Non sono solo vegetali

La copertina del libero di Michael PollanHo maturato la convinzione che, di tanto in tanto, i libri ti scelgano. Specie quando ti aggiri per una libreria senza meta esatta, scartabellando di qua e di là, quando d'improvviso un libro ti punta. Non sempre il colpo di fulmine funziona, ma ogni tanto trovi dei testi che mai e poi mai avresti scoperto, se di mezzo non ci fosse stata la casualità.
Racconto qui di un libro - "La botanica del desiderio" per "Il Saggiatore" - che mi ha incuriosito, trattando in modo colloquiale di una materia - la botanica - che non ho mai studiato. Lo ha scritto un giornalista ambientale, Michael Pollan, e parte da un assunto che, di primo acchito, ti fa vedere il mondo alla rovescia: «Abbiamo scelto noi le specie vegetali che coltiviamo e lasciamo proliferare nel mondo o in realtà è accaduto il contrario?».
L'introduzione è già illuminante, essendo intitolata "L'ape umana", e si sviluppa attorno alla spiegazione di questo assunto: «Noi pensiamo in modo automatico all'addomesticamento come a un atto che abbiamo compiuto su altre specie, eppure è altrettanto sensato pensarci come a un'azione che determinate piante hanno attuato su di noi, un'ingegnosa strategia evolutiva per promuovere i propri interessi. Le specie che hanno trascorso gli ultimi diecimila anni a escogitare il modo migliore per nutrirci, guarirci, vestirci, inebriarci o deliziarci in qualche altro modo rappresentano alcuni fra i maggiori successi nella storia della natura».
Seguono quattro casi di scuola. Si comincia con la dolcezza della mela e del suo sviluppo negli Stati Uniti, di cui è diventato uno dei simboli. E' consolante pensare che ci sia, così come viene descritto, sulle rive del Lake Geneva a New York, la sede dell'organizzazione governativa "Plant genetic resources unit", che detiene - come un'arca botanica - circa 2.500 varietà di mele provenienti da tutto il mondo.
Si passa poi al capitolo dedicato alla bellezza e alla storia incredibile del tulipano, partendo dalle vicende stupefacenti dell'Olanda del Seicento, quando un'incredibile speculazione (oggi la chiameremmo "bolla") creò un fenomeno noto come "tulipomania". Interessante in questa parte del libro la citazione del neuro scienziato Steven Pinker e della sua teoria: «…la selezione naturale era destinata a favorire chi, tra i nostri antenati, notava i fiori ed era portato a riconoscere le piante, a classificarle ed a ricordare dove crescevano».
Il terzo capitolo, sotto il segno dell'ebbrezza, è dedicata ad una pianta proibita (tra l'altro, in altra parte del libro, l'autore chiarisce che da nessuna parte è scritto che nell'Eden Eva mangiò proprio la mela, offerta dal satanasso), la cannabis e la sua marijuana, trattandosi di una delle prime piante addomesticate dall'uomo. Occasione per parlare di altre piante "da sballo", adoperate dai millenni dalle diverse culture umane e del sistema protettivo creato dall’esistenza dei tabù.
L'ultimo capitolo è per me il più appassionate e riguarda la storia del successo, tra alti e bassi, della patata, ormai uno degli elementi della cucina valdostana. Interessante quando Pollan si trova, davvero attonito, di fronte alla patata "ogm" (il seme resta sempre di proprietà della multinazionale che l'ha scoperta!), che avrà pure sconfitto i parassiti - specie la terribile dorifora - ma appare come una creatura innaturale. Impressionante è anche la storia dell’arrivo della patata nel Cinquecento nella poverissima Irlanda e poi l'orrore, tre secoli dopo l’arrivo del tubero sull'isola, quando nell'estate del 1845 arrivò la peronospora della patata e fece un disastro, come dice l'autore «condannando le patate e coloro che se ne nutrivano».
Dopo aver letto il libro, senza giungere a parlare con loro come fa qualcuno che conosco, guardo le piante con aria diversa, come ho sempre fatto con un animale domestico.
Quasi.

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