"Pars construens"

Un'immagine del film tratto dal libro di Dino BuzzatiL'attesa in politica è snervante e spesso stancante. Genere: il "pre" e il "post" "sentenza Mediaset" per Silvio Berlusconi, nella sostanza condannato ieri sera con sentenza definitiva, ma con un pochino più di tempo per la misura di interdizione dai pubblici uffici, che arriverà. À suivre...
Mi riferisco, però, al "caso valdostano" ed alla situazione che ha confermato, seppur di misura, il pur declinante potere del Presidente Augusto Rollandin. Chi, come me, ha dissentito e se n'è andato con altri (e dimostratisi tanti con le elezioni) per dar vita al movimento dell'Union Valdôtaine Progressiste vive una ragionevole speranza che si produca il cambiamento e crede che questo, ineluttabilmente, avverrà.
L'attesa può avere un aspetto negativo, che viene oggi propagandato dai difensori dello status quo, che temono il cambiamento per ovvie ragioni e dai pessimisti di varia fattezza, che astrologano sul futuro. Capisco, ma non condivido, perché bisogna sempre essere attenti.
Ricordate il celebre capolavoro, "Il deserto dei Tartari", di Dino Buzzati? La storia è quella del giovane ufficiale di belle speranze, Giovanni Drogo, assegnato in una vecchia e desolata fortezza nel deserto chiamato dei Tartari, da dove chiede subito - inutilmente - di essere trasferito. Così resta e anzi finisce per adattarsi e passa i migliori anni della sua vita senza che mai arrivi l'attesa battaglia.
Solo a un certo punto viene avvistata una fila di soldati, ma sono reparti dello Stato vicino, incaricati di stabilire la linea di confine in un punto sulle montagne. Resta vana l'illusione che prima o poi i Tartari sarebbero arrivati. Drogo invecchia, viene trasferito in città, dove, infine, muore in una locanda con un sorriso sul volto e mostrando - come mai aveva potuto fare da soldato - serenità e coraggio.
Il romanzo è intenso e va inteso in positivo. L'errore è vivere rivolti solo verso un Nemico. Si tratta di un'attività logorante e persino inutile. Quel che conta, invece, è lavorare per il cambiamento, sapendo che se il lavoro è serio e fatto con correttezza un riconoscimento arriverà. Certo i periodi in cui si attende l'esito sperato sono proprio come l'attesa, terribile e vuota, in un avamposto.
Ma l'approccio non è meccanicistico, ma deve servire ad accendere delle speranze.
Scriveva Antoine de Saint-Exupéry: «Si tu veux construire un bateau, ne rassemble pas tes hommes et femmes pour leur donner des ordres, pour expliquer chaque détail, pour leur dire où trouver chaque chose... Si tu veux construire un bateau, fais naître dans le cœur de tes hommes et femmes le désir de la mer».
Così è per un progetto politico serio e condiviso, che prenda atto della realtà e della cattedrale di problemi che è stata costruita in questi anni, spingendo la Valle d'Aosta verso un baratro.
Questo è il peggior nemico, cui bisogna contrapporre - come il desiderio del mare, nelle vesti di "pars construens" - la voglia di libertà e di una Valle d'Aosta migliore.

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