Il peso del destino

Una foto d'antan della funivia del CrestFra qualche giorno, esattamente mercoledì prossimo, 13 febbraio, saranno trent'anni da un fatto di cronaca nera, che tra l'altro in quella data esatta alle ore 20 - lo dico per tempo - verrà rievocato in un programma di "RaiVd'A" con testimonianze interessanti, raccolte da Luca Casali e Guido Raimondo.
Io ebbi la possibilità di vivere quelle vicende, quando ero un giovane cronista radiotelevisivo: raccontare la cronaca è una scuola di vita, ve l'assicuro.
In breve: tre cabine dell'ovovia di allora che portava da Champoluc al Crest si staccarono dalle funi, caddero a terra e morirono undici persone. Il caso mi aveva messo alla prova: quell'impianto, un bifune ad agganciamento automatico, costruito nel 1959, era per me del tutto familiare, perché era lì che ero andato fin da piccolissimo per imparare a sciare e proprio al Crest mio papà aveva costruito una casa. Per me Champoluc era familiarissimo e quella mattina maledetta ero in redazione nella vecchia sede "Rai" di via Chambéry, quando mi chiamò per dirmi dell'incidente l'allora amministratore, Ferruccio Fournier. Partii come un razzo con l'operatore Roberto Moranduzzo e lo specializzato Stefano Ialongo per raggiungere Ayas e mi trovai di fronte ad una vicenda dolorosa, che dovetti ricostruire con freddezza e terzietà con servizi radio e televisivi distribuiti alle diverse testate nazionali. Non era facile in un luogo amico in un impasto fra dolore e incredulità (poche ore prima ero salito su un "ovetto" di quelli) in una giornata limpida all'alba e poi coperta con la neve a ricoprire l'agghiacciante scenario del sinistro.
Cos'era successo? In quella domenica, con la stazione piena di sciatori, una cabina, non molto dopo la partenza in una zona di sorvolo molto alta, perse l'ammorsamento, scivolando su quella seguente ed entrambe caddero su di una terza cabina. Le tre cabine urtarono poi un pilone, restando appese per un soffio. Una quarta cabina, appena uscita dalla stazione e non ancora giunta al primo pilone, per gli urti subiti, tornò indietro con violenza e scarrucolò. L'addetto pensò che quest'ultimo fosse stato l'incidente vero e proprio e, messo a posto quell'ovetto, riavviò l'impianto e le cabinette in precario equilibrio si schiantarono al suolo con le terribili conseguenze note. Ci furono arresti, perizie, processi, valutazioni assicurative e quel fatto cambiò molti aspetti della sicurezza negli impianti a fune. Anche se nel caso specifico, le morse incriminate, risultarono infine essersi aperte per un problema dovuto ad un eccesso di ingrassaggio, fatto in buona fede.
L'apertura del "Tg3" delle ore 19 avvenne con il mio reportage e così il "Tg2" all'epoca in onda alle 19.45, mentre alle ore 20 al "Tg1" la prima notizia fu il rogo del cinema "Statuto" a Torino, dove una sessantina di persone morirono a causa della chiusura con catene delle uscite di sicurezza.
Quel giorno c'è chi lasciò Champoluc, dopo il primo dramma, e decise di andare al cinema, ma purtroppo scelse il cinema "Statuto".
Il destino, incomprensibile e beffardo, incombeva su di loro come una "roulette russa".

Commenti

Ricordo...

io e mio padre pronti per uscire. Lui scosta una tenda e vede la neve cadere. Decide di non uscire e quindi niente cinema.
La mia rabbia sfumò quando, durante la cena, vedevamo al Tg allineare i cadaveri nella rimessa vicina.

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