Guardando quei ragazzi

Code nel centro di Aosta, in prossimità di una scuolaAl mattino, quando entro nel centro di Aosta, pochi minuti prima delle ore 8, cosa che faccio quasi tutti i giorni, c'è un ingorgo di auto talmente spaventoso e in progressivo peggioramento che si procede a passo d'uomo. A quell'ora la città è degli studenti che accorrono verso la loro scuola: così, impantanato nel traffico, finisco per guardare questi ragazzi e osservare quell'andirivieni vitale e pensare di loro e di me.
Non lo faccio con nostalgia o invidia: la vita è un film che non può essere riavvolto e ogni età ha un suo perché. Quando incontro i miei coetanei dei tempi fantastici delle scuole superiori ripiombiamo assieme nel tempo passato, ma se ne avessi la possibilità non fisserei le lancette dell'orologio della macchina del tempo su quel periodo. Mi piacerebbe tornare semmai alla fine degli anni Settanta quando, finita la Maturità, cominciai a fare il giornalista, il lavoro che già da qualche annetto pensavo che sarebbe stato il mio.
Guardando quei giovani di oggi, compresi i miei due figli più grandi, penso proprio che la grande differenza fra allora e oggi - sprofondati come siamo in un clima di tremende incertezze - stia nel fatto che allora nello scegliere il "da farsi", se non c'erano impedimenti familiari, avevi di fronte a te una "tabula rasa". Potevi, con un legittimo spazio di speranza, pensare che le strade da intraprendere fossero varie e spettava a te sceglierne una, certo con quella parte di azzardo che c'è nelle scelte fatte nel corso della nostra esistenza. Certo gli errori, oggi come allora, li pagavi, ma oggi i condizionamenti pesano di più: la difficoltà di trovare un lavoro condiziona enormemente la vita di chi non vuole proseguire i suoi studi, come dimostrato da un tasso di disoccupazione giovanile senza eguali anche in Valle d'Aosta; se scegli di studiare ti trovi di fronte le ristrettezze attuali delle famiglie a fronte di costi crescenti per le Università e soprattutto non è facile scegliere tra i rischi del numero chiuso negli accessi a molte Facoltà e il timore fondato di scegliere una strada sbagliata proprio per le condizioni così negative del mercato del lavoro.
Così come genitore vivi l'evidente paura - questo termine è stato usato giustamente dalla sindacalista Susanna Camusso per descrivere un sentimento diffuso di fronte alle troppe incertezze - per l'avvenire delle generazioni future. Esiste un senso di impotenza e talvolta anche di sconfitta per una macchina che, nell'economia come in politica, si è inceppata e bisogna a tutti costi far ripartire. Lo dobbiamo a noi stessi e a loro, i giovani che si trovano a vivere anni complessi in momenti decisivi per quello che diventeranno e per la società tutta intera.

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