La solidarietà non è autarchia

Mele al mercatoChi mi segue sa che sulla retorica dei prodotti "a chilometri zero" ho sempre espresso i miei dubbi. Riassumo le ragioni da un sito Internet che esprime questa "filosofia" per i prodotti agricoli.
"Se ti stai chiedendo perché dovresti preferire il "chilometri zero" qualche risposta te la diamo noi!
1) costa meno: perché la merce per arrivare al consumatore non deve essere trasportata, imballata e posta su uno scaffale, questi sono passaggi che fanno aumentare il prezzo dei prodotti e che alla fine paghi tu!
2) è sostenibile: scegliendo i prodotti "a chilometri zero" fai risparmiare anche l'ambiente: "co2" perché i prodotti non devono essere trasportati lontano, acqua ed energia dei processi di lavaggio e confezionamento e plastica e cartone sull'imballaggio.
3) iI prodotti sono più freschi: in cascina trovi solo i prodotti di stagione, naturalmente freschi senza bisogno di conservanti!
4) si può visitare l'azienda produttrice e avere più controllo sul prodotto: puoi trascorrere dei bei momenti in fattoria con amici e familiari vedendo da vicino i prodotti che acquisti e la loro produzione, raramente un acquisto può essere tanto trasparente!
5) si riacquistano i profumi e i sapori delle diverse stagioni: ogni stagione è diversa per il palato, la vista e l'olfatto. Riscopri i sapori tipici dei prodotti che nascono e crescono secondo natura!"
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Sin qui una sorta di manifesto, ma va detto che questa scelta ha poi gemmato iniziative non solo per i prodotti agricoli, ma anche per la loro applicazione a piatti cucinati, che implicano anche il valore aggiunto della tradizione culinaria, ad esempio nelle mense scolastiche.
Per carità, si tratta di iniziative "nobili", ma se la filosofia passasse in una logica oltranzista saremmo nei guai con le indispensabili esportazioni dei nostri prodotti e chi l'applicasse in maniera rigida – specie alle quote più elevate! - si priverebbe di prodotti indispensabili per la propria salute visto che in una montagna come la nostra non si può certo tornare alla grama autosufficienza o ad una pratica autarchica degna d'altri tempi.
Tuttavia , in questi tempi difficili, un appello un pochino retorico lo vorrei fare anch'io, che quando compartecipo alla spesa mi sento cittadino del mondo (di recente ho comprato prodotti greci perché anche così si possono aiutare). Io penso che una riflessione su di una logica di reinvestimento in ambito locale nell’acquisto di una serie di prodotti autoctoni non limitabili all'agroalimentare ma a una gamma di beni e servizi, per fare reddito da noi stessi, ci stia abbondantemente.
E' interessante leggere per la sua completezza lo studio della Facoltà di economia e commercio di Torino che ha elencato i prodotti a vantaggio del label "Saveurs du Val d'Aoste" e del suo disciplinare.
Stringere le fila in epoca di crisi non è una logica di chiusura ma di solidarietà.

Commenti

E se allargassimo...

le tue considerazioni finali anche ad altri settori della economia, non solo alimentari?
Vedo poca sensibilità a proposito (pur salvando la concorrenza di mercato).

Certo che sono d'accordo...

ne accenno in fondo parlando di "beni e servizi".
So che gli obblighi di concorrenza rendono in certi settori la situazione non semplice per il pubblico, ma almeno il privato può scegliere in una logica onnicomprensiva fornitori locali.
Trovo che tutti ne abbiamo le scatole piene di risparmiare qualcosa ma di avere poi a che fare con entità fantasmatiche se ti capita qualcosa, per non dire appunto del "PIL" e suoi annessi e connessi.

Aggiungo solo...

che anche nel caso degli acquisti pubblici si potrebbe fare di meglio, pur nel rispetto delle regole della concorrenza che, sottolineo con enfasi, fanno bene al mercato, se fossero sempre applicate.

Contro corrente...

frutta e formaggi valdostani li compro spesso e volentieri, il latte è già più complesso e, quando possibile, preferisco andare nei negozi in città piuttosto che negli ipermercati, anche se, per alcuni acquisti (detersivi, igiene personale, surgelati), non si può evitare.
Recentemente ho scelto di regalare alla mia piccola, per il 25esimo "complimese" un giocattolo in legno realizzato in Alta Savoia, sobbarcandomi un costo di 35 euro rispetto un oggetto simile in plastica, realizzato in Cina, dal costo molto più basso e prima o poi, se le finanze lo permetteranno, le porterò un "tatà" realizzato con un pezzo di legno proveniente da un albero che era non troppo lontano da dove lei ha aperto gli occhi per la prima volta.
Sul "chilometri zero", pur essendo un grande fan di "Eataly", la mia opinione è «ni»: evito accuratamente di acquistare i "pomodori ciliegino" che fanno migliaia di chilometri dopo che sono stati raccolti per essere lavati e confezionati, ma non mi fossilizzo nell'acquistare prodotti che poi non mangio, ad esempio certe mele, che non trovo all'altezza con altri prodotti simili che arrivano dall'altra parte d'Italia e sono più competitivi sotto tutti i punti di vista.
Allargando il discorso al mercato automobilistico, devo ammettere di essere molto deluso dalla principale industria del Paese: non c'è proprio paragone, né dal punto di vista del prodotto, né per quanto riguarda la convenienza economica e, per la seconda volta, contribuirò al mantenimento di un colosso d'oltralpe, conscio di aver acquistato un'auto prodotta in Spagna. Non in Serbia, non in Romania e neanche in Repubblica Ceca... e di qualità ce n'è davvero tanta!
Se poi le auto "di qualità" di marca italiana sono dei prodotti americani posticci, se tanto la produzione viene ormai effettuata fuori Italia, dove vengono ancora richiesti gli "aiuti di Stato", mi chiedo perché devo viaggiare mediocremente spendendo di più quando non serve a nessuno...

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