Finisce la scuola

L'ingresso del liceo di AostaQuesta mattina, per l'ultima volta in quest'anno scolastico, lungo il quotidiano tragitto fra Saint-Vincent e Aosta, porto i miei figli a scuola (rientrano a casa in treno). Di fatto quello di oggi è l'ultimo giorno di lezione, domani al Liceo Classico hanno organizzato una giornata all'aria aperta, come chiusura in festa e si organizzeranno con i loro compagni di classe.
Ovvio che questa giornata ti faccia ritornare al passato e scorrono, in un flash-back, i ricordi degli ultimi giorni di scuola in quella rigidità dei cicli che caratterizzano la pubblica istruzione: sfocatissime ma dai colori sgargianti sono le immagini delle elementari, più nitide quelle delle medie quando avevi maggior consapevolezza, mentre le superiori sono del tutto presenti e, a partire da una certa età, premessa ad estati indimenticabili, specie - come aveva ragione chi te lo diceva allora - quella fatidica vissuta dopo la Maturità. Il tempo appariva "sospeso" in un'attesa piena di speranze per una porta che si apriva verso il mondo degli adulti. Poi  con Università e con il lavoro, la nozione di "ultimo giorno di scuola" scompare e con essa quell'insieme di sensazioni irripetibili, di cui godi solo solo di riflesso con i figli e nipoti.
Certo è che quando si guarda indietro tutto appaia più bello per un meccanismo di rimpianto che cancella il brutto e lascia solo i ricordi migliori. Eppure, rischiando di apparire un vecchio barbottone, non nascondo - ai tempi della crisi più cupa nella mia vita - di quanto mi capiti di pensare alla differenza di contesto fra me e i miei figli.
L'onda lunga del dopoguerra, pur piena di problemi, contraddizioni e dolori di quei decenni che l'operazione di ripulitura della memoria non deve dimenticare, dava ancora la sensazione di un mondo in progresso e delle molte opportunità che si aprivano davanti a noi giovani. Oggi il clima e diverso e regna il pessimismo, per altro tangibile in dati evidenti: molti giovani rinunciano all'Università, cresce la disoccupazione giovanile, vi è meno propensione al rischio, inseguendo una propria vocazione. Vi è anche un generale disimpegno verso la politica e una visione più intimistica della propria vita.
I giudizi generali sono sempre arrischiati, ma spero davvero che si esca dalle difficoltà attuali e che una comunità piccola come la nostra si impegni ancora di più per il futuro dei nostri ragazzi per evitare che siano fragili e smarriti in questa situazione che angoscia noi adulti e loro con noi.

Commenti

Caro Luciano...

scusa la lunga assenza (leggo quasi quotidianamente ma a scrivere mi manca il tempo).
Una sola considerazione veloce riguardo al ruolo delle istituzioni nel favorire lo sviluppo delle giovani generazioni, soprattutto ora che la questione dei forestali è "à la une".
Ricordi quanti ragazzi più o meno della mia età (sono del 1974) a quattordici anni venivano assunti nei cantieri della forestale? A Saint-Oyen credo furono almeno tre. Prendevano circa una milionata delle vecchie lire e perdevano ogni incentivo a studiare appena si rendevano conto che si sarebbero potuti pagare il "cinquantino" in due mesi. Parlo del finire degli anni '80, non del Dopoguerra.
Che politica era quella? La Regione cosa intendeva promuovere? Che strumenti voleva offrire ai giovani? Quanto talento sprecato.
Certo, da lì a quatttro anni avrebbero cominciato a votare...

Ciao...

è sempre un piacere leggerti.
Quel che tu racconti è la fotografia della Valle d'Aosta "ricca" degli anni Ottanta, dove nascono storture difficili da raddrizzare, compresa la lunga e intricata storia dei cantieri forestali, di cui si è certamente abusato.
Oggi il clima, in piena crisi, è diverso. Non sto a menartela con problemi giuridici, che sono pur tuttavia uno dei problemi all'esame della politica, cioè - in sostanza - se sia corretta l'idea perseguita dalla Giunta regionale che quel personale dovesse rientrare o no in blocchi previsti da una Finanziaria dello Stato di qualche anno fa.
Prima con la nascita di una "partecipata" la "Società di servizi", più nota come "Salvaprecari" (non solo nella forestazione) e poi, con un cambio di rotta, con appalti aperti alle aziende private con obbligo di utilizzo di "quel" personale e infine aprendo per i più anziani a nuovi cantieri diretti, si è tracciata una strada piuttosto contorta. Lungo la quale si inserisce anche, di recente, una sentenza di primo grado della magistratura del lavoro di Aosta che dice: non andava applicata la Finanziaria a personale stagionale.
Il vero problema, insomma, senza difese d'ufficio di nessun genere sul "fenomeno cantieri", sta nel fatto che i lavoratori vivono incertezze per il futuro (e alcuni per il presente) e questo non va bene, perché le persone devono sapere quale deve essere il loro destino. Specie quando il lavoro non si trova e le vacche sono magrissime.

Beh, io la milionata...

ma anche la "milionata e mezza" abbondante, la prendevo attorno ai quindici anni (sono del '72) lavorando da un benzinaio, dalle 8 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19.30 dal lunedì al sabato ed a volte anche domenica. Sicuramente non girandomi i pollici, come anche penso gli operai della forestale non stavano a giocare a carte per prendere quei soldi.
Piuttosto sono ridicoli certi stipendi che vengono offerti adesso, dopo più di vent'anni sono ben più bassi di quel che guadagnavo quando ho iniziato a lavorare, mentre il costo della vita (affitti compresi) è ampiamente raddoppiato o anche triplicato.

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