Olivetti, addio

Lo stabile di Arnad che ospita la 'Olivetti I-Jet'Come un fiore a cui pian piano vengano tolti tutti i petali, chiude un altro pezzo di "Olivetti", quello delle stampanti e fax, per decisione della "Telecom Italia", oggi proprietaria del marchio e delle residue attività industriali. La società, visto il declino del mercato, alla fine ha deciso di cessare le attività e cedere la sua controllata Olivetti i-Jet con, come conseguenza, la chiusura dello stabilimento di Arnad, che si occupava di prodotti della tecnologia "a getto d'inchiostro".
Quella fabbrica, nelle sue diverse evoluzioni, dentro quello stabilimento che fu costruito in seguito ad un accordo fra Regione e il gruppo tessile "Carminati", era rimasto l'ultimo baluardo di un legame assai stretto fra "Olivetti" e Valle d'Aosta.
Dovessimo cercare un "fil rouge" di una storia finora mai scritta fra la nostra Valle e la grande fabbrica di Ivrea dovremmo anzitutto far ruotare la questione attorno alla figura poliedrica di Adriano Olivetti e partire da quel Piano regolatore della Valle d'Aosta, elaborato nel 1936-1937, posto nel solco dell'architettura razionalista, per immaginare una sviluppo della Valle contro la logica di una zona individuata come solo bacino di forza lavoro.
Per poi, nel dopoguerra, esaminare - nell'interazione con il vicino Canavese - che cosa volesse dire, negli anni Cinquanta, avere Ivrea a due passi, quando era centro nevralgico dell'innovazione tecnologica italiana ed internazionale, e la società aveva 24mila dipendenti. 
Questo ha significato che molti valdostani erano pendolari verso Ivrea per lavoro ma anche per studio o che altri si spostavano definitivamente per lavorare nel "Gruppo" oppure vi è anche il caso di famiglie valdostane di agricoltori che sostituirono i canavesani che lasciavano le cascine della zona. 
Vi è poi una lunga fase che parte dal 1960, quando Adriano Olivetti muore prematuramente e il suo progetto federalista di "Comunità" declina lentamente, e la Valle d'Aosta continua ad avere un processo di osmosi che culmina negli anni Ottanta con la nascita di un accordo nel 1988 fra la nostra Regione e l'Olivetti con la nascita di "In.Va.", che doveva essere "strumento di sistema per il settore pubblico della Regione Autonoma Valle d'Aosta, fornendo soluzioni globali nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni (Ict - Information and communication technology)". Diverse iniziative nascono, direttamente o indirettamente in Valle, tipo la sciagurata operazione "Tecdis" a Chatillon.
Gli anni Novanta segnano la svolta per "Olivetti", con grandi intuizioni come la telefonia mobile e Internet, ma i nuovi proprietari non nascondono ambizioni puramente finanziarie e l'azienda viene spezzettata, smembrata e si assiste a quell'agonia che oggi porta anche alla chiusura di Arnad.
Un giorno - non nelle "pillole" qui proposte - qualcuno potrà scrivere di questo lungo legame fra Valle d'Aosta e Canavese nel segno di quella "Olivetti" che fu.

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Le difficoltà del mondo del lavoro

Le difficoltà dell'Olivetti di Arnad vanno ad aggiungersi ad un quadro dell'industria valdostana assai preoccupante, per non dire drammatico.
A famiglie già in difficoltà se ne aggiungono ora purtroppo delle altre, mancano le risposte, ci si "rimpalla" le responsabilità ma alla fine, di concreto non c'è nulla, e la gente soffre per il mancare ormai perenne della tranquillità, della stabilità e della programmazione che ogni famiglia fa, dalle spese, alle vacanze (che ormai diventano sempre più rare) fino ad ogni necessità che si presenta.
Ora, mi limito a fare una riflessione che collega una crisi, quella industriale ad una crisi che, sembra cercata e spero non voluta, parlo del settore forestale. Ritenevo che rappresentasse un valore aggiunto della nostra Regione, la manutenzione dei sentieri di montagna, i paravalanghe ad alta quota, possono sembrare (per qualcuno) delle sottigliezze ma, per la conformazione territoriale della Valle, la prevenzione è un elemento assolutamente indispensabile.
L'alluvione del 2000 non ha insegnato nulla? E' chiaro che una riforma del settore andava fatta, riforma ma non questi tagli così drastici e sotto certi aspetti incomprensibili. Si sarebbe potuto rivedere il sistema nella sua generalità partendo dalla conservazione del posto di lavoro per coloro che, sono vicini alla pensione, alle categorie più deboli, a coloro che vedevano nei cantieri forestali la momentanea occupazione in vista di un lavoro più vicino alla loro preparazione professionale.
I cantieri forestali come una risposta momentanea ma concreta per chi, come i dipendenti "Olivetti", dopo sei mesi di cassa integrazione (Legge Fornero) rischiano di essere senza entrate a fine mese.
Spero che da parte dell'Amministrazione regionale si possa rivedere la decisione presa, si guardi al settore forestale senza provare alcuna vergogna ma, essendo fieri ed orgogliosi che, grazie alle risorse della Regione stessa il territorio è controllato, il turista può fare le escursioni con sentieri e segnaletica in condizioni ottimali, la soddisfazione e l'orgoglio di poter dare occupazione a molte persone che, tradotto significa, famiglie con una certezza a fine mese che di questi tempi non è poco.

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