Il tramonto del Senatùr

Roberto Maroni ed Umberto Bossi si stringono la manoSi chiude la parabola politica di Umberto Bossi, iniziata nel suo impegno politico vero e proprio con le elezioni europee del 1979 nella lista, denominata negli anni successivi, "Federalismo" e voluta dall'Union Valdôtaine.
A scoprire Bossi e la "sua" Lega Lombarda fu l'esponente unionista Bruno Salvadori, incaricato dal suo Movimento di dar vita - fra minoranze e federalisti di tutta Italia - ad una lista nazionale in corsa, ma allora andò male, per l'ultimo resto. La scelta dell'Union era dovuta all'assenza di un seggio garantito per i valdostani al Parlamento europeo, analogo ai due previsti dallo Statuto per il Parlamento italiano.
Ho conosciuto bene Bossi negli anni successivi alla mia elezione del 1987, quando entrò in Senato e gli venne appiccicata la definizione corrente di Senatur. Con me rideva e scherzava, ricordando sempre quelle "radici valdostane" del suo impegno politico. Era sempre un po' guascone, direi bonariamente bauscia, piuttosto chiassoso e fierissimo di essere considerato - sarà poi stato vero? - un volpone della politica.
Non vorrei che queste poche parole suonassero come uno sgradevole necrologio anzitempo. Ma è vero che la grave malattia, dopo un ictus, lo aveva reso fragile, e il Bossi odierno era da tempo pallida immagine del "vecchio" Bossi e oggi vediamo bene che c'è chi - il "cerchio magico", come si è detto facendo forse il verso al ridicolo lessico celtico del leghismo - se n'è approfittato.
Quando la merda finisce nel ventilatore - ammonimento che vale per tutti i partiti - finisce dappertutto e Bossi, con le dimissioni, prova a sacrificarsi per evitare che la Lega perisca con lui e i suoi evidenti errori, specie con un entourage familiare grottesco e risibile. Magari tra breve scopriremo anche i perché del legame con Silvio Berlusconi, rimasto intatto in passaggi incomprensibili per i leghisti e per chi sperava che la Lega fosse sincera interprete del federalismo.
Ma il federalismo non è mai stato davvero perseguito, malgrado le illusioni innescate nel popolo leghista sino al disegno indipendentista disseppellito periodicamente per scaldare i cuori dei militanti.
Ora il vecchio comandante lascia il campo, direi a tempo ormai scaduto, e molti suoi amici se lo sbraneranno come avviene nelle terribili leggi non scritte della politica.
Mors sua, vita mea.

Commenti

La fine di un sogno utopico...

Con le dimissioni di Umberto Bossi, si chiude un cerchio iniziato vent'anni or sono quando le "ringhiate" del senatur contribuirono - assieme alla magistratura - a chiudere una fase politica detta la "prima Repubblica".
Personalmente non ho mai condiviso, ne apprezzato quanto la Lega Lombarda prima, la Lega Nord poi e infine, la Lega Nord per l'indipendenza della Padania andavano dicendo.
Secessione, "Roma ladrona", tutte balle, tutte farneticazioni di chi, non ha testa per pensare e fa dell'eresia l'arma politica per avere consensi, e così è stato.
Ora, c'è da chiedersi cosa resterà delle macerie di Alberto da Giussano, a dirla tutta, le accuse (presunte) rivolte alle alte sfere del Carroccio sono così gravi che nemmeno mettendo assieme quanto, a suo tempo la magistratura contestava alla DC, al PSI, PLI, PSDI, PRI si arriva a così tanto! Lauree e diplomi comprati, auto di lusso, fiumi di denaro... agitavano il cappio alla Camera dei Deputati, Luciano se lo ricorderà bene quell'episodio, ora sono le manette che agitano i sonni dei padani non più così liberi.

Al tempo del cappio...

i colleghi sudtirolesi e il sottoscritto erano seduti in cima all'emiciclo, proprio dietro la Lega.
Il "fenomeno Lega", con l'eccezione di Bossi, legato al ricordo di Salvadori, non dimostrava un attenzione verso le "speciali" come noi.
Le macroregioni furono un esempio, emerso nel tempo, di "imperialismo" lumbard. Anche se ho sempre ritenuto utile tenere aperto un dialogo politico.

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