La Festa della donna

Donne al lavoro in Cina, nelle piantagioni di risoPur non avendo ancora oggi piena consapevolezza di come affrontarla, per i suoi caratteri di festa non comandata, annoto anche qui un pensiero sulla celebrazione odierna della "Festa della donna", sapendo che di questo oggi si parlerà parecchio.
Sul tema vige una qual certa ipocrisia in noi uomini, che facciamo - per non sbagliarci - degli auguri cangianti a seconda delle interlocutrici, muovendoci goffamente - caratteristica maschile per eccellenza - su di un terreno scivoloso fra sms romantico-goliardici e battute da bar o da "baci Perugina".
C'è chi crede nella festa e dunque con loro è inutile essere sardonici. Di conseguenza avanti con sorrisi e mimose e con una buona dose di "politicamente corretto". Mentre c'è chi non ci crede e compartecipa dunque, con complicità, alla titubanza per una ricorrenza che rischia di essere la rappresentazione di un'inferiorità. 
Comunque sia, la Festa va presa sul serio nelle sue varie declinazioni: dall'impegno militante alla goliardia degli spogliarelli. Dalla riflessione seria sui dati del lavoro femminile come espressione di libertà alla storia - per me non convincente - delle "quote rosa" come panacea per l'eguaglianza.
La sostanza della festa è sfuggente, perché la "condizione femminile" muta profondamente. Forse la maggior utilità sta nell'approfittare dell'occasione per una società avanzata in tema di parità come quella valdostana per osservare - come ormai avviene anche e purtroppo fra di noi con certe situazioni d'immigrazione che configurano ormai l'esistenza di "società parallele" - quelle situazioni di sudditanza e di mortificazione delle donne che sono una vergogna.

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