Olimpiadi? No, grazie

L'arco olimpico di TorinoSe l'Italia fosse un Paese normale, nessuno penserebbe seriamente, con questi chiari di luna, a candidare Roma per le Olimpiadi del 2020.
La crisi economico-finanziaria è sufficiente, al di là delle molte altre considerazioni possibili, per dire che oggi mettere le risorse nel "superfluo" sarebbe una scelta eccentrica. I "tagli" pesanti al sistema del Welfare nel nome del rigore sarebbero difficili da spiegare con tutto quello che servirebbe in termini di investimento per dare una credibilità alla candidatura di una città sempre più scalcinata come Roma. 
Oltretutto, mentre le "speciali" restano ormai considerate come delle galline da spennare senza tanti complimenti (a proposito: ma Mario Monti la Valle d'Aosta non la riceve?) e con un vero e proprio accanimento, Roma Capitale ha avuto regalie di vario genere con il federalismo fiscale, scelta di cui bisogna in parte ringraziare la Lega del celebre «Roma ladrona».
Poi, come sempre, bisogna intendersi sullo schieramento di quelli "a favore" dei Giochi Olimpici, che sbandierano tra l'altro studi fatti da fior di economisti nell'intento ovvio di «chiedere all'oste se il vino è buono». Ci sono, infatti fior di persone in buona fede che considerano questa "vetrina" come importante per l'Italia e per lo sport italiano e ce ne sono molti altri che sono attirati come le mosche da "grandi eventi" e "grandi opere" - tutto il mondo è paese - nella convinzione che ci sia "ciccia" da spartire.
Non è neanche il caso di perdere tempo e di indicare il caso di scuola di Atene e di altre città olimpiche per ribadire che, comunque sia, si tratta di un'operazione azzardata dal punto di vista economico e pure si può dubitare di una loro reale utilità promozionale. 
Consentitemi, per una volta, di risparmiarvi il pistolotto sulle Olimpiadi fortunatamente scampate dalla Valle d'Aosta, visto la piega che aveva preso la candidatura. Per altro è un passato denso di ammonimenti anche sul presente.

Commenti

C'è chi dice che la Grecia...

sia stramazzata sotto le spese per le Olimpiadi del 2004...

Visitai...

i cantieri quando venivano costruite opere faraoniche che non hanno aiutato...

La storia recente insegna...

che gli effetti negativi dei Giochi Olimpici sono molteplici. I soldi che vengono spesi per le (molteplici) infrastrutture necessarie per questa manifestazione sono tantissimi, e spesso e volentieri una volta terminato il "galà" gli stadi e i palazzetti rimangono come cattedrali nel deserto.
Non vorrei essere più negativo di altri, ma non dobbiamo andare a cercare esempi neanche troppo lontani (vedasi Grecia) per consolidare questa teoria: basti pensare ai Giochi di Torino 2006 e - se andiamo ancora un pò più indietro nel tempo - ai Mondiali di Italia '90.
Torino fu certamente una bella Olimpiade, ma a Cesana adesso devono mantenere un poligono per il biathlon che costa una fortuna e che viene utilizzato a malapena per la Coppa Italia giovanile (hanno fatto la "Coppa del Mondo" un anno prima dei Giochi - perchè è obbligatoria - e dopo il 2006 non si è più visto nessuno). Stessa sorte per i trampolini del salto con gli sci, senza contare che le strutture costruite ad hoc per i Giochi, al Sestrière, sono già in stato di abbandono.
Il problema è che l'interesse - una volta terminata la competizione stellare - ritorna ai livelli di prima: praticamente inesistente. A La Plagne, non troppo lontano da noi, piangono ancora per i soldi spesi per la pista dei Giochi del '92 e che adesso è andata in disarmo. A Torino ci hanno messo ancora meno: a neanche tre anni dalle Olimpiadi la pista di bob e slittino (e skeleton) è stata chiusa, e la federazione italiana di queste discipline deve fare i conti con un paese che non ha una pista vera e propria (a Cortina occorrerebbero degli investimenti di grande portata per rimettere in sesto il budello).
Capitolo "Italia '90": lo stadio "San Nicola" di Bari è l'esempio lampante di come le cose - qui soprattutto, ma per (s)fortuna non abbiamo l'esclusiva - vengano fatte senza troppa attenzione. Sessantamila posti, disegno (bellissimo) di Renzo Piano... E poi? Una squadra che fa la spola tra la "B" e la "A" e che ha una media di spettatori ampliamente sotto ai diecimila a partita. Se si escludono le gare interne dei pugliesi contro "Juventus", "Milan" ed "Inter", l'ultimo "esaurito" è datato 26 maggio 1991, finale di Coppa dei Campioni tra "Olympique Marseille" e "Stella Rossa Belgrado".
A Londra le cose sembrano andare meglio. Lo stadio Olimpico che è stato costruito per la rassegna di questo mese di agosto conta sì 80mila posti a sedere, ma una volta terminata la cerimonia di chiusura saranno ridotti a 28mila: tutto questo in una città che conta tredici impianti di altissimo livello (i campi di "Arsenal", "Chelsea", "Tottenham", "West Ham", "Reading", "Crystal Palace", "Queen Park Rangers", "Fulham", "Watford" e "Millwall", più "Wembley" e "Twickenaim") più una decina di stadi minori.
Cosa ci faranno all'Olimpico di Londra dopo i Giochi non è dato saperlo... Ma se le Olimpiadi di Roma vi sembrano un buon investimento, andate a vedere come sono finite le cose in occasione dei Mondiali di Nuoto nella città eterna...
Grandi eventi, Bertolaso, Anemone... Che bella compagnia...

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