Moana

moana_pozzi.jpgUn film su "Sky" ricorda la vita di Moana Pozzi, l'avvenente pornodiva scomparsa prematuramente e sulla cui morte si coltivò un mito casareccio di una fuga chissà dove tipo "leggende metropolitane" su Elvis Presley.
Per me Moana Pozzi fu una metafora: il primo giorno da deputato - era l'estate del 1987 - nude, avvolte solo in bandiere tricolori, c'erano all'ingresso di Montecitorio la neoeletta Ilona "Cicciolina" Staller (voluta in lista dai radicali di quel provocatore di Marco Pannella) e Moana Pozzi, che apparteneva alla medesima "scuderia".
Diafana, procace e bellissima - si seppe in seguito pure amante di Bettino Craxi - sembrava l'incarnazione di quella che poi verrà chiamata la "Prima Repubblica", quasi un simbolo di decadenza discinta. Ora torna sugli schermi bella e maledetta come quegli anni Ottanta, che per molti rappresentano la giovinezza, mentre per l'Italia furono il fulgore di una crisi politica profonda, che pare ora - come il fantasma di Moana - tornare dal passato.

Commenti

"Serie" poco serie?

Non sono tra coloro che ritengono opportuno il lanciarsi in crociate contro il soggetto di una serie televisiva. Per farla breve, se il "Romanzo Criminale" (sempre su "Sky") è discutibile perché promuove la violenza e può indurre all'emulazione (tesi sostenuta, tra l’altro, non esattamente da un chierichetto, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno), allora che dire di videogiochi come "Grand Theft Auto"” o "Vice City"? Per non parlare poi di molti telegiornali. Non sono forse prodotti dedicati ad un vasto pubblico, anche giovane?
Ciò premesso, non riesco però a non rilevare un virare verso il filone "pulp" degli autori, specie nostrani. Se penso all'infanzia (che coincide, in qualche modo, con gli albori della televisione commerciale e, quindi, agli esordi delle serie sul piccolo schermo) mi vengono in mente "Hazzard" (Daisy non si è mai svestita, eccezion fatta per i jeans e le maniche corte, ma ci siamo innamorati quasi tutti di lei), "Arnold" (il titolo originale era "Different strokes", dall’epilogo drammatico per tutti gli attori che vi hanno dato vita) e, anche quando le storie avevano respiro maggiormente metropolitano, i toni non scadevano mai nell’infimo, vedi "C.H.i.P.s" e "TJ Hooker" (e, anche in quel caso, quanti giramenti di capo per Heather Locklear, pur se costantemente avvolta nella sua divisa nera).
Si può immaginare, ritornando con la mente alle tante puntate viste nei pomeriggi dopo la scuola, che gli autori-produttori di quei telefilm (alcuni diventati poi dei magnati del settore, come Donald Bellisario) partissero dal presupposto che l’obiettivo di una serie televisiva fosse offrire agli spettatori un orizzonte diverso da quello della quotidianità, non sempre fatta di cose necessariamente piacevoli. Oggi, con lavori ispirati dalle pagine di cronaca di un passato recente, come appunto "Moana", ma anche "Il Mostro di Firenze" (in onda anch'essa su "Sky", cui va comunque il merito di promuovere opere che esulino dallo stucchevole "buonismo" e dall'approssimazione storica di marca "Mediaset"-"Rai", rintracciabile anche in casi delicati, vedi la fiction di qualche anno fa sulla "Uno bianca"), si stiano impostando modelli diversi.
Non so dire se si riveleranno più o meno nefasti, in termini di impatto sul pubblico. Vivo ancora illuso del fatto che un genitore, qualora reputi che un programma non sia adatto per i suoi figli, possa sempre spegnere la televisione (con noi ha funzionato, non vedo perché debba smettere ora). Di sicuro, vi è da registrare un minor sforzo creativo. Inoltre, fare sì che la mente degli spettatori non "stacchi" mai da episodi rientranti nel filone criminale, o da un sottobosco non sempre di tinte allegre, va esattamente nella direzione opposta da quella seguita dai "papà" delle serie televisive. Allora si diceva «là fuori non è tutto roseo, con una puntata delle nostre potrai però trovare una mezz'ora di affrancamento». Oggi, dopo che a colazione hai letto sul giornale di uno stupro di gruppo, di una sparatoria in centro e di una rapina degenerata in omicidio, puoi rilassarti un attimo dedicandoti alle avventure di Pietro Pacciani o ai fasti della Magliana.
Se tanto mi dà tanto, i prossimi approdi sul piccolo schermo saranno "Io e le donne" (su Donato Bilancia), "Mamma stà zitta!" (ispirato alla vicenda di Erika e Omar) e, magari, pure qualche puntata su quella maledetta mattina a Cogne. Sul filone non strettamente della cronaca nera, una monografia su re della truffa come Sergio Baracco (ve lo ricordate, il "gioielliere televisivo" che tentò di colpire Antonio Lubrano con una torta di panna?), o Vanna Marchi sarebbero ottimi soggetti. Per carità, la televisione sarà anche lo specchio della società, e se tra i maschi che stanno leggendo tutti negano di aver visto almeno un film di Moana allora mentono spudoratamente, ma la vita ogni giorno regala anche buone notizie, o fatti non esattamente tragici. Perché, in un coraggioso tentativo di ribellione a un sistema che trova interessante la storia di una pornostar, non si prova, per una volta, a sviluppare uno di questi?
E' così difficile?

Comunque...

GRAN GNOCCA!!!

Il film...

mi è parsa un'occasione mancata...

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