Una lettera al Papa?

benedetto_xvi_aosta_2.jpgMi auguro che la storia della lettera al Papa di Piero Marrazzo, già presidente del Lazio, sia una "bufala". Sarebbe una lettera di richiesta di perdono per i fatti incresciosi in cui è stato coinvolto.
Avevo espresso sul sito la mia simpatia umana per Marrazzo, ma ora - se la lettera fosse vera, come temo - sarei allibito. Ognuno scrive a chi vuole, per carità, ma la vera lettera di scuse doveva in primis essere indirizzata ai cittadini del Lazio. Sniffare cocaina e fare i festini con i trans è ingiustificabile per un uomo delle istituzioni e vadano a farsi benedire i richiami allla privacy, quando certi atteggiamenti o frequentazioni sono e restano
deprecabili per chi, in pubblico, fa poi il "santerellino".
Ciò vale per questo e altri casi: il comportamento pubblico e privato devono avere sintonia e il richiamo alla morale in politica non dovrebbe essere un calpestabile divertissement.

Commenti

Te lo ricordi...

quando in una nota trasmissione televisiva faceva la paternale e lo scandalizzato per quello che il cittadino pativa per casini vari con l'Amministrazione pubblica, per l'allaccio del telefono, per le "ganasce selvagge" dei vigili...
Mi sa che al posto di fare il moralista verso gli altri avrebbe fatto bene a pensare a quello che faceva lui. Se poi è vera la storia della lettera, ed io fossi il Papa, lo prenderei a schiaffi, altro che balle.
Al posto di andare a fare il pentito bigotto in convento avrebbe dovuto procurarsi una pala, fare un bel buco profondo e scomparire agli occhi di tutti al posto di guaire.

In effetti...

ergersi, come avveniva, a paladino del cittadino-utente ingannato e sfruttato implicava una diversa autorevolezza, che si è sgretolata di fronte alla visione agghiacciante a "Porta a Porta" del trans Natalì (così il sottopancia) che spiegava come conobbe "Marrassu" ai tempi della sua trasmissione televisiva e di come passassero tanto tempo a parlare (!).

Purtroppo...

a meno che non si tratti di un caso borderline di marketing virale giornalistico, tanto per continuare a sfruttare la vicenda e riempire delle gran pagine senza grossi sforzi, la notizia della lettera al Pontefice sembra avere un fondamento. Se così non fosse, peraltro, all’amo avrebbero abboccato anche pesci del calibro di Repubblica, cosa che si rivelerebbe triste e grave al tempo stesso. Però, pur nella convinzione che sarebbe interessante - e, ormai, indifferibile - discutere delle ultime storture del sottobosco pennivendolistico nostrano (il caso di Genova, con un redattore autore del volantino di minacce brigatiste recapitato al "Giornale", fa gelare il sangue), trovo che su questa storia il punto sia un altro. Visti gli ultimi sviluppi di cronaca legati all'affaire Marrazzo, nonostante l'approccio di Vespa degno del Festival della supercazzola (avete notato che è ricomparso il plastico dell'alloggetto di Brenda, come nelle gloriose puntate dedicate al delitto Cogne?), sarebbe bene che "Pieru", anziché scrivere alle alte sfere vaticane andasse dal Magistrato a riferire tutto ciò di cui è a conoscenza. Non so come mai, ma quel «non ricordo, perché ero in stato confusionale a seguito dell’assunzione di cocaina» messo a verbale dall’ex governatore del Lazio suona tanto come una scorciatoia, oltre a costituire un'ammissione vergognosa sul piano umano e su quello delle funzioni che era chiamato ad esercitare.
Prima di invocare perdono, bisogna mostrarsi responsabili di fronte ai propri pari, specie nei casi in cui altri hanno pagato con la vita.

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