Il mio intervento al "Congrès national" dell'Union Valdôtaine

congres_uv_intervento.jpgIl mio intervento, nel pomeriggio di sabato 22 novembre, al settimo "Congrès national" dell'Union Valdôtaine.

Commenti

Si sono un po stupita, perché

Si sono un po stupita, perché dopo aver letto un po di commenti su questo blog, sempre in Italiano, mi ritrovo di fronte a un intervento in francese, durante il congresso. E allora mi domando, ma davvero la lingua dell'UV è solo il francese? Luciano o qualche altro potrà rispondermi...
Di seguito, mi rallegro di sentire una volta ancora questi "statements" incontornabili che sono il fatto che l'identità della Valle cambia, con l'immigrazione, e che questo non vuole dire che le cose debbano andare peggio. Penso che le persone che si siano trasferite in Valle, sia dal Sud Italia, o da altri paesi, possano amare questa ragione in modo tale a fare che possa andare avanti e progredire (I'm not sure about this word), per il meglio della regione.
Penso proprio che Luciano ha questa visione di una valle pluri-multi-culturale, che ama la valle e che sarebbe pronta ad assumere un identità che non è la sua, per costruire una Nuova Valle. Qual è il problema se questo funzionasse???

Si tratta di accettare

Si tratta di accettare cambiamenti ma non stravolgimenti, integrazione e non separatezze. Al Congrès si parla francese o patois.

alle volte anche un pc al

alle volte anche un pc al posto della montanelliana "lettera22" può fare paura. Ma in una classe dirigente questo non è accettabile. I cambiamenti, come le difficoltà, vanno cavalcati e portati a vantaggio della propria comunità. La Valle d'Aosta deve essere un laboratorio politico non una biosfera!

"alle volte anche un pc al

"alle volte anche un pc al posto della montanelliana "lettera22" può fare paura". Se con questo intendi dire che la lingua ufficiale dell'union dovrebbe essere l'italiano visto che in valle anche l'italiano è lingua ufficiale e la sola lingua corrente, non sono d'accordo con te. Non sono d'accordo con te perchè il francese era vivo in valle proprio perchè esistevano ambiti in cui la sola lingua ammessa era il francese e non il patois, perchè tale monopolio di lingua ufficiale ricorda la situazione d'antan in valle e perchè la tutela dello studio del francese in valle è una delle ragioni d'essere dell'union ed è giusto che la vita interna dell'union possa essere un'oasi di monopolio di uso di questa lingua. Io, sull'uso del patois a livello regionale sono piuttosto scettico, è invece la lingua de facto nelle riunioni di sezione e mi piace che così sia, io il patois non lo so parlare, ma lo capisco e mi piace sentirlo parlare, e quindi come dice Luciano globalmente si usa il francese ed i dialetti nella vita del mouvement. Se vuoi è un po' come l'uso del latino per tanto tempo nella vita della Chiesa Cattolica Romana, un uso anche simbolico, solo che il francese NON è una lingua morta. Quindi perchè abbandonarne l'uso ufficiale?
Inoltre proprio l'OBBLIGO di usare il francese TOGLIE DI IMBARAZZO TUTTI DALL'USARLO, perchè nessuno può pensare, ecco, quello neppure lo sa bene e se la tira ad usarlo, l'obbligo PARADOSSALMENTE è invece una SCELTA DI LIBERTA'. Perchè uno già sceglie iscrivendosi al Mouvement. Quindi lasciateci liberi di essere obbligati ad usare il francese nella vita del Mouvement.
Se la sola lingua ufficiale dell'Alliance Française è il francese nessuno fa una piega, se lo è dell'Union Valdotaine siamo invece una biosfera. L'union mica impone sta cosa alla vita amministrativa della Valle, ma esercita solo un suo diritto linguistico garantito dallo statuto della Regione ad esprimersi unicamente in francese, e se i diritti non si esercitano, poi si perdono.

Ciao Emilio, veramente io mi

Ciao Emilio, veramente io mi riferivo ai cambiamenti e ho usato la similitudine tra lettera22 e pc per sottolineare il passaggio temporale.

Avevo capito tu ti riferissi

Avevo capito tu ti riferissi alla questione della lingua ufficiale dell'union, visto che la tua era una risposta ad una risposta di Luciano ad un'obiezione in tal senso. I cambiamenti rappresentano in sé sempre un costo, ma certi cambiamenti portano dei vantaggi che superano il costo che comunque rappresentano. Se questo accade, ben vengano. Altri cambiamenti poi sono imposti, non scelti, sono rogne, nuovi problemi da risolvere, e non c'è niente da fare, ci sono ed occorre farci i conti. Il brutto è il NUOVISMO immotivato, il cambiamento per il cambiamento, il costo che non porta nessun beneficio (ad esempio aver cambiato il nome della sip in telecom-italia o le fs in trenitalia) ma solo sperpero di denaro.

Je dois dire que la mienne

Je dois dire que la mienne n'était pas une objection à l'utilisation du français, juste une bonne surprise. Car par le passé, j'avais plusieurs fois lu ces commentaires sur l'emploi du français qui était, pour certains, "forcé", alors que pour moi, c'était une chose naturelle. J'ai toujours entendu parlé français, patois et italien en Vallée, et je trouve que c'était une bonne chose. Simplement, je n'avais pas réalisé que c'était la langue officielle de l'UV.

L'emploi du français peut

L'emploi du français peut etre forcé dans deux façons: ou on est obligé par le contexte, ou on est "libre" et alors on accuse celui qui fait un choix de faire un choix "forcé" et donc on est pas vraiment libre, ce choix libre devient forcé dans le sens de l'emploi de l'italien qui est la langue dominante et bien connue, parce que sinon le choix est forcé. Quand on est obligé par le contexte (dans cette répose TU es le contexte), il n'y a pas de choix, et l'emploi du français est bien plus naturel. Nous avons une bonne connaissance du français parce que nous l'étudions à l'école et parce que nous avons des occasions de le pratiquer ensuite, mais il faut aussi avoir la chance du bon example dans les familles, et ça n'est pas toujours le cas. Moi j'ai eu cette chance, d'autres valdotains non et il n'emploient jamais ces occasions de pratiquer la langue (les télévisions francophones, les bibliothèques et la saison culturelle). Un autre problème est le mythe de la francophonie comme français connu comme langue maternelle qui fait que pour beaucoup de nous les valdotains le niveau de la langue n'est jamais suffisant et ça porte à une frustration, à une haine vers cette langue alors "imposée", à l'accuse d'un emploie politique, etc, quand il suffirait considérer notre francophonie comme elle l'a été toujours, une connaissance du français due à l'école, pas une langue maternelle, et donc francophonie entendue comme tradition culturelle d'étude et connaissance d'une langue pas maternelle mais à cultiver avec l'étude et l'amour comme faisaient les abbés chez nous au XIX siècle. Chez nous donc on regarde toujours "le verre mi-vide" en employant une expression italienne, et jamais le verre "mi-plein". Le modèle valdotain devrait etre un modèle pour l'étude des langues étrangères dans le reste de l'Italie, et à améliorer, certes, mais chez nous les gens savent seulement avoir honte de cette francophonie entendue dans cette façon. Notre but, devrait etre, arriver a porter une maitrise de l'anglais dans la population, au meme niveau que celle du français. Et ça se peut faire si les familles interviennent, si les parents sont capables de donner eux-meme l'example, une aide nous l'avons: la television italienne n'est plus décente. Toi, tu entends parler le français dans notre région parce que TU ES LE CONTEXTE, parce que tu parles français et donc il n'y a pas de choix forcé. Mais couramment, le contexte ici n'est jamais francophone et donc on parle italien ou dialecte. Si on veut, chez nous on est libre d'apprendre les langues, mais les gens beaucoup de fois savent seulement protester.

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