Peuples minoritaires

Il sottoscritto insieme ai relatori dell'incontro del 'Festival des Peuples minoritaires'E' la quarta volta che si svolge, su iniziativa dell'assessore Laurent Viérin questa manifestazione sui "Peuples minoritaires" che mette assieme politica e musica. L'edizione di quest'anno, morta la "Festa della Valle d'Aosta", assume poi un valore particolare.
Trovo che l'idea sia coerente con la necessità per la Valle di non guardare solo il proprio ombelico. Niente come il confronto fortifica e rafforza, specie quando il momento non è così felice con crisi di diverso genere che ci imprigionano in u a gabbia di paura e insoddisfazioni.
Ma la buona reazione sta nella necessaria vitalità che consenta di migliorare. Per natura - l'ho scritto molte volte - sono ottimista e speranzoso. Ma questo vale se non ci si ricopre gli occhi con la pelle del salame. E' un esercizio salutare e per nulla depressivo quello di rappresentare senza sconti lo scenario che ci circonda.
E non vi è nulla di semplice o immediato, ma bisogna rimboccarsi le maniche e avere degli amici, come si cerca di fare con questo Festival che mette assieme tanti "piccoli", facendoli diventare più grandi e solidali tutti assieme.
Vi propongo cosa ho detto nella tavola rotonda ad Aosta.

L'inutile trafila della riforma costituzionale

Il sottoscritto alla fine del discorsoLa riforma costituzionale varata dal Senato non ha reale possibilità di giungere alla sua conclusione.
Il punto di partenza è l'articolo 138 della Costituzione, che vale per le leggi costituzionali e che i valdostani dovrebbero sempre ricordare perché sono esattamente queste le procedure che si adoperano per le revisioni del nostro Statuto d'autonomia. Ne approfitto per ricordare che il Costituente usò il termine "Statuto" e non "Costituzione regionale" per non creare confusione con la Costituzione della Repubblica e il termine Statuto è per altro nobilissimo, visto il precedente "Statuto Albertino".
Dicevo del 138 che così recita:
"1. Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
2. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
3. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
4. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti"
.
L'assenza della maggioranza assoluta nel primo voto al Senato - e i voti alla Camera saranno ancora più risicati - mostra come il treno che è partito ha un viaggio breve perché è su di un binario morto.
Ed è bene che sia così. Sul merito e sul clima complessivo mi sono espresso in Consiglio Valle. Buon ascolto!

Rendiconto e preoccupazioni

La copertina della relazione sul Rendiconto 2011Quest'anno sono stato revisore sul "Rendiconto del Bilancio regionale 2011". Un'esperienza interessante per vedere i conti della Regione da un diverso punto di vista, avendo potuto occuparmi dei Bilanci - specie da Presidente - nel delicato meccanismo di montaggio del puzzle della manovra finanziaria.
Come avrete modo di sentire nella registrazione audio - che sconta la cattiva qualità del suono che arriva dal Consiglio - ho diviso in due il mio intervento: una parte istituzionale e qualche annotazione più propriamente politica.
L'ho fatto con franchezza e penso che qualche spunto politico ci sia. Da notare che il Consiglio, votando il Rendiconto, ha già abrogato quella Autorità di cui parlo, evocando i diversi tipi di controllo che oggi si occupano delle Finanziarie regionali.
Sono temi complessi, ma il più forte dei segnali politici è un allarme: quello di un dilagante centralismo statale.

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