Le beffe sul nuovo riparto fiscale

Qualche problema sul riparto fiscalePubblico un mio intervento nell'ultimo Consiglio Valle per un'interrogazione sul nuovo riparto fiscale della Valle e il suo svuotamento a causa sia del Governo Berlusconi che, peggio ancora, del Governo Monti.
La risposta fornita da Leonardo La Torre, assessore alle finanze, già Fédération Autonomiste ed oggi "Gruppo misto" e dunque assessore di sé stesso, è stata una breve nota, pure contraddittoria che esprimeva soddisfazione per la prima applicazione nel 2011 delle nuove norme, quando proprio in quell'anno l'attacco al contenuto del rinnovato ordinamento finanziario è partito dal sempiterno Giulio Tremonti.
Stupisce che un assessore non pretenda di avere una buona risposta dai suoi funzionari, ma certo per farlo deve padroneggiare la materia finanziaria, che non è facile.
Tutto parte dai decreti legislativi del 1945, nel corso della prima autonomia, e una certa debolezza nelle certezze finanziarie è presente nello Statuto del 1948 e nella lunga fase che va dal 1948 sino alla celebre legge 690 del 1981 che fissò elementi di certezza e il famoso principio del nove decimi sulle principali tasse e imposte. Importante fu poi - e la seguii di persona - quel fondo compensativo, ottenuto nel 1993, per il venir meno dell'IVA ottenuta coi TIR che sdoganavano all'Autoporto di Pollein. L'ordinamento fu poi "blindato" con il principio dell'intesa pcon norma d'attuazione nel 1994.
Nel 2009 arriva il federalismo fiscale e l'accordo conseguente che portò alla norma d'attuazione 12 del 2011 che seguii come membro della "Commissione Paritetica Stato - Valle d'Aosta".
I famosi dieci decimi (ma con la contemporanea rinuncia a crediti che la Regione aveva accumulato dallo Stato!) compensavano solo in parte i tagli progressivi, sino alla sua scomparsa nel 2017, del fondo compensativo già citato. Ma soprattutto quel che ha pesato sono l'impatto sul nuovo riparto delle manovre finanziarie con lo Stato che trattiene parte della fiscalità indebitamente (lo ha già detto la Corte Costituzionale su un decreto dell'epoca Berlusconi) e con il peggioramento delle norme cogenti derivanti dal patto di stabilità.
Ascoltando credo capirete meglio il problema!

La delicata questione europea degli impianti a fune

Le cabine della funivia di CourmayeurIn vita mia mi sono occupato sotto molte vesti degli impianti a fune. Sono stato presidente della "Sitib", che si occupava della piccola stazione sciistica di Brusson con uno skilift in paese (all'epoca) e gli impianti di Estoul (ai miei tempi venne costruita la lunga seggiovia). E' stata interessante come esperienza, visto che all'epoca come deputato ero più politico che amministratore: pur nel piccolo c'erano lì riassunti tutti i problemi di gestione legati al settore funiviario. La parte più promozionale l'avevo invece seguita quando mi occupavo della prima fase del "Monterosa ski" e mi trovai proprietario di una mongolfiera!
L'esperienza impiantistica crebbe non solo nell'Associazione valdostana impianti a fune - con un "maestro" di grande competenza e spessore umano come Ferruccio Fournier - ma anche nell'associazione nazionale di categoria, l'Anef, di cui son stato vice presidente, potendo a quel punto capire le di erse modellistiche alpine, appenniniche e insulari, pensando alle piste sulle pendici dell'Etna. Ma anche in veste politica seguii, nella veste di "lobbista buono", il settore prima a Roma e poi a Bruxelles, nel quadro naturalmente dei problemi della montagna e conoscendo impiantisti di provenienza di diversi Paesi europei.
Il "battesimo del fuoco" fu, in Europa, sul tema delicatissimo per la Valle e non solo degli aiuti pubblici al settore, senza i quali gli impianti chiuderebbero con un terribile effetto domino sul turismo invernale.
Già una decina di anni fa i responsabili della concorrenza europea, al tempo sotto l'occhio vigile del Commissario europeo Mario Monti (proprio lui!), seguivano in modo severo l'evoluzione del settore per vedere se ci fossero o meno distorsioni della concorrenza per gli aiuti di Stato. Eviterò di addentrarmi in una materia troppo specialistica, ma spero che l'ascolto del mio intervento in Consiglio Valle (esposizione e replica) possa risultare interessante.

La nuova legge sul commercio in Valle

Un negozio nel centro di AostaLa riforma del commercio in Valle, frutto di una lunga gestazione in Consiglio Valle, vede la luce alla fine di un percorso fatto di grandi discussioni. Non bisogna stupirsene, essendo in gioco non solo grandi interessi economici, ma anche delicati problemi di tutela e di interpretazione degli spazi del nostro Statuto d'autonomia per evitare che sia come una margherita che uno ad uno perde i suoi petali.
E' quello del commercio un tema che conosco bene, avendo seguito le riforme degli anni Novanta, quando a liberalizzare fu l'attuale candidato premier del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ed anche il dibattito vivace di questi mesi in Valle mostra la posta in gioco. Basti pensare al parere che i commercianti hanno chiesto al grande costituzionalista Valerio Onida.
L'argomento è complesso e certi passaggi giuridici sfuggenti, per cui il mio intervento in discussione in Consiglio Valle doveva servire, nelle mie aspettative, a mettere ordine nei miei pensieri.

Spero di esserci riuscito e vi propongo a proposito il mio intervento che mira certo agli aspetti giuridici ma si spinge anche a problemi più vasti, come la crisi del commercio al dettaglio.

L'UVP in pista

Il sottoscritto mentre presenta la candidatura alla Camera di Laurent ViérinNasce ufficialmente l'Union Valdôtaine Progressiste, dopo alcune settimane di incubazione.
Il caso vuole che l'approvazione dello Statuto e la scelta della Presidente - un volto nuovo, Alessia Favre, che svolgerà gratuitamente il suo ruolo e non si candiderà alle regionali - sia stata in contemporanea con il lancio della candidatura di Laurent Viérin per la Camera dei Deputati.
In un clima vivace e partecipativo, il lungo pomeriggio ad Aymavilles ha dimostrato l'impronta di novità che il Movimento impone nella politica valdostana. Certo è l'inizio di un cammino in un clima non facile nella cappa antidemocratica che, malgrado tanti bla bla e dichiarazioni propagandistiche, è calata sulla Regione e lo dico con mestizia ma con la serenità di chi ha deciso di reagire.
Intanto vi propongo il mio intervento di ieri.

Il Catasto mai regionalizzato

Il geonavigatore valdostanoTorno all'antico: come deputato e come parlamentare europeo gli strumenti ispettivi - genere interrogazioni, mozioni o ordini del giorno - erano un lavoro quotidiano.
Rientrato in Valle, essendo in maggioranza, non si usava farlo per ovvie ragioni se si è Esecutivo e per nulla se si è membro di Assemblea, come avviene a Roma e a Bruxelles, dove si fa a qualunque schieramento si appartenga.
Ma da noi il consigliere di maggioranza non usa "disturbare" il suo Governo: peccato, perché questo metterebbe un maggior interesse nelle sedute.
Adesso che sono all'opposizione sono libero di "ispezionare".
Ecco la mia interpellanza sulla mancata - da sei anni! - regionalizzazione del Catasto. Strano ma vero!

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