Perché non mi candido alle regionali

Io, nella prima riunione del Consiglio Valle di questa LegislaturaLa notizia ormai era diventata un "segreto di Pulcinella". Anche perché nelle ultime ore non l'ho nascosta: non presenterò la mia candidatura alle prossime elezioni regionali.
Ora ne posso scrivere, dopo averlo detto - poco fa e per correttezza - alla riunione di zona dell'Union Valdôtaine Progressiste a Saint-Vincent, dove abito e dove avrei dovuto, come si dice, «dare la mia disponibilità».
Non trattandosi né di un addio - facendo gli scongiuri contro la logica da orazione funebre - e neppure di un'auto-rottamazione sull'altare del "nuovismo", visto che ritengo immodestamente di avere ancora qualcosa da dire, vorrei qui spiegare le mie ragioni.
Sono molti anni che faccio politica come eletto, esattamente dal 1987. Il mio percorso è noto Roma, Bruxelles, Strasburgo, Aosta: basta scorrere il curriculum qui sopra per ritrovare le tappe salienti, che dunque vi risparmio.
Sono stati anni interessanti e velocissimi, che mi hanno portato, con una sola tirata, elezione dopo elezione, sino ad oggi. Penso di avere sempre onorato gli impegni e la fiducia.
Quando sono stato fra i fondatori dell'UVP, c'è chi - e niente è peggio delle critiche degli ex amici - si è divertito a diffondere urbi et orbi l'ennesima provocazione: ha fondato un partito per garantirsi una ricandidatura in Consiglio. Una logica "poltronistica" da sottolineare in tutto il suo squallore, che mira a sminuire i contenuti di un progetto di rinnovamento. La scelta di non partecipare in prima persona alle elezioni regionali è scaturita anche dalla voglia di smentire le cattiverie di chi si diverte da sempre con il "giochino al massacro": dicerie a iosa non solo su di me, ma anche sui miei familiari, che non c'entrano. Questo non ha nulla a che vedere, almeno per come io la interpreto, con la politica. Punto e a capo. Niente di eroico e chissà cosa potrà riservarmi il futuro rispetto al quale ho un atteggiamento, come sempre, ottimistico. Lasciando il campo, trasformo in orfani tutti quelli che - specie anonimi su "Twitter" - mi avevano ultimamente scelto come capro espiatorio preferito.
La politica resta la mia passione e non è solo una questione astratta di approfondimento di argomenti e temi, ma anche e soprattutto la politica applicata alla concretezza della "cosa pubblica". Ecco perché il mio passo indietro non è per nulla un tradimento - e lo spiegherò a tutti quelli che si risentiranno della scelta per stima e amicizia - e anzi ho energia e voglia di fare come non mai. Al centro della mia attenzione ci saranno la storia e la cultura autonomista e federalista e l'idea di un partito, l'UVP, che sappia proporre un modello di Valle d'Aosta all'orizzonte dei prossimi decenni.
Vedremo poi se tornerò utile per future battaglie elettorali.
Se desiderate potete ascoltare qui sotto l'inizio del mio discorso.

Il cuore giuridico dell'autonomia

L'ultima riunione del Consiglio ValleLe norme d'attuazione dello Statuto sono una vecchia storia. Ab origine il nostro Statuto non ne aveva bisogno, poi la Corte Costituzionale ci obbligò ad averle, ma mancavano meccanismi stabili. Per cui negli anni Settanta e Ottanta si adoperarono deleghe a termine, poste da leggine votate dal Parlamento che consentirono di varare norme importanti. Poi all'inizio degli anni Novanta, di mio pugno, passò la riforma dello Statuto e la stabilizzazione della Commissione paritetica (articolo 48 bis).
Ma, pur avendo avuto qualche soddisfazione con norme interessanti, lo Stato si comporta malissimo, specie di questi tempi. E le cose peggiorano ancora e questo argomento l'ho evocato - per il delicato profilo politico e non solo giuridico - in Consiglio Valle.
Pubblico questa registrazione per chi la vorrà ascoltare.

Scomode verità sul Casinò di Saint-Vincent

Giocatori di poker a Saint-Vincent Il "Casino de la Vallée" va male. Lo dicono i bilanci e non le parole. Ma la logica è quella del silenzio o meglio "dei silenzi", mai così evidenti di fronte ad una crisi che spaventa e a cui la Regione risponde, in sostanza, con un'alzata di spalle. E con una logica ben nota: ai vertici della Casa da gioco ci devono essere solo "pretoriani" del Presidente della Regione e professionalità o titolo di studio non sono elemento di distinzione.
Visto che i ricavi sono inferiori ai costi, è evidente che non mancherà molto alla resa dei conti e "pompare" denaro nella società non sarà facile in tempi di vacche magre. Esiste un "piano B", naturalmente smentito in Consiglio Valle perché non è gradevole parlarne in periodo elettorale, e si chiama riduzione del personale attraverso strumenti di legge, genere esodi incentivati o prepensionamenti, che possono anche passare - perché vedrete che arriverà - attraverso lo stato di crisi.
È quanto bolle in pentola negli altri Casinò italiani, dove l'argomento non è tabù perché non ci sono elezioni e, nel nostro caso, chi gestisce il Casino è di fatto il Presidente della Regione, unico - oltre al Papa - a godere di infallibilità.
Ma, guardando a Saint-Vincent e a molto altro, questa prerogativa scricchiola molto e i conti parlano da soli, senza bisogno di commenti.
Della Casa da gioco e delle illusioni per i giovani che frequentano corsi per croupier mi sono occupato in Consiglio. Alla vostra attenzione la registrazione dell'intervento.

"Chi controlla i controllori?"

Turbine nella centrale di MaenConosco l'obiezione: «Ma come fai a lamentarti di "Cva" - azienda elettrica regionale - se proprio hai dato la Presidenza della società ad Augusto Rollandin, ai tempi non confermato al Senato?».
Vero! Chi è causa del suo mal... Ma è anche vero che "il troppo stroppia", come sta avvenendo a "CvA" fra "assunzioni facili", turbine cinesi dubbie, prestiti intra-societari strani ("Casinò") e via di questo passo.
Chi dirige tutto questo? Chi controlla la controllata? Chi controlla i controllori?
Con un'interrogazione e una mozione ho posto alcuni problemi in Consiglio Valle, che sono "scoppiati" proprio dopo il ritorno del Presidente Rollandin in Regione e ne discuteremo a breve in Commissione.
Sarà una voce nel deserto, ma è bene farla sentire. Certo, al consigliere spetta un'attività ispettiva solo politica e non di altro genere, tuttavia preoccuparsi è salutare per tutti.
Buon ascolto.

Perché difendere i maestri di sci

Un maestro di sci all'operaHo seguito per anni, prima in Italia e poi in Europa, i destini della professione di maestro di sci in ossequio, come base di partenza, a quella competenza primaria che il nostro Statuto d'autonomia prevede alla lettera "u" dell'articolo 2 della nostra "Costituzione regionale" in materia di "ordinamento delle guide, scuole di sci e dei portatori alpini".
Argomento sempre caldo nei rapporti con Roma, oggi come in passato, per il desiderio da sempre esistente dal centro di rosicchiarci poteri e competenze. Chi è curioso su certi antefatti storici vada sul sito della Corte Costituzionale a leggersi la sentenza numero 13 del 17 marzo del 1961, a conferma che la difesa dell'autonomia speciale ha caratterizzato tutti i decenni che ci precedono sin dai primi atti del 1945 dell'autonomia contemporanea. Un'autonomia dinamica, fatta di alti e bassi, che obbliga a tenere la barra dritta contro ogni tentativo di invadere i confini del nostro particolare ordinamento giuridico.
Roma oggi tenta, spesso a vanvera, di giocare a questa "logica invasiva", come di recente avvenuto con la decisione - che spiego nel mio intervento in Consiglio qui sotto - di impugnare una legge regionale appunto sui maestri di sci.
Si tratta di un esempio emblematico della complessità di porre la nostra legislazione regionale in rapporto alla normativa comunitaria e a quella nazionale. Un esercizio di equilibrismo cui non si può venir meno per non darla vinta a chi vorrebbe che capitolassimo dalle nostre prerogative, accettando di trasformare la nostra specialità in una fotocopiatrice di normative scritte altrove.
A questa prospettiva, cui hanno ceduto anche certi autonomisti, io non credo che si dovrà mai cedere.

Copyright © 2008-2017 Luciano Caveri