Stoppare per capire la quotazione di "Cva"

Un momento dell'incontro, con Elso Gerandin, il sottoscritto e Fabio CappaHo contribuito a far nascere e ho seguito nel tempo i fatti riguardanti "Cva - Compagnie Valdôtaine des Eaux". Ricordo la prima volta in "Finaosta" in cui parlai della questione con un funzionario, poi asceso ad alti livelli proprio in quella società, che si dimostrò - si vede che non conosceva neanche i fondamentali dell'ordinamento valdostano - del tutto ignaro della tematica acqua e idroelettrico come trattata nello Statuto Speciale. Comunque sia, l'acquisizione del patrimonio "Enel" in Valle fu una scelta giusta per la comunità valdostana e la sua centralità nell'economia valdostana è evidente.
Ora al centro della scena purtroppo ci sono anche errori compiuti su cui la Magistratura sta facendo il suo dovere. Mentre la società, sorda alle preoccupazioni serie sull'operazione, viaggia a tutto vapore verso la quotazione in Borsa.
Operazione che non demonizzo perché non è una privatizzazione, ma che appare in questa fase piena di incognite e poco discussa per com'è impostata, con alcune opacità e con un quadro giuridico che riguarda la legislazione nella triangolazione fra "Aosta - Roma - Bruxelles" poco chiaro che pesa, ad esempio sulla valutazione di "Cva", anche in prospettiva della gara per la scadenza delle centrali elettriche del 2029 (ma nel 2024 la gara dovrà essere bandita). Incide poi la data del 2047, quando scadrà per la Valle d'Aosta la proprietà di 99 anni, pur rinnovabile, delle acque, che si incrocia con la concessione - presumibilmente trentennale - delle grandi derivazioni che alimentano le centrali.
Sarebbe bene avere chiarezza, certezze e onestà di intenti nei piani di sviluppo - che come noti sembrano bozze più che certezze - per questa nostra società fiore all'occhiello, perché non appassisca e sappia davvero affrontare le trasformazioni del mercato elettrico.
"Mouv'" ne ha parlato venerdì scorso in un incontro pubblico ad Aosta assai partecipato e qui propongo la registrazione del mio intervento.
Chi voglia farlo - in attesa che il mio nuovo Sito riapra qui più facilmente le discussioni - potrà scrivermi a lcaveri@gmail.com.

A Gignod, nel ricordo di Claudio

Un momento del mio intervento all'incontro di Mouv' a GignodPer fortuna la Politica non è solo un elemento impersonale ma cammina sulle gambe delle persone che ci credono. Le idee non vivono fra le nuvole ma sono trasfuse nei progetti e nelle proposte, che hanno per fortuna personalità che sanno dare quel tocco in più che fa la differenza, specie quando sanno lasciare la loro testimonianza per chi verrà.
Per "Mouv'", che ha scelto di diventare soggetto politico e non solo più d'opinione con un nuovo Statuto che verrà presto, c'è stato, fra chi ha dato il suo apporto a questo cammino, Claudio Brédy, morto prematuramente per un incidente in montagna. Il suo è stato un percorso nel mondo autonomista maturo e consapevole, di cui non bisognerà perdere la traccia, in una Valle d'Aosta spesso smemorata nel ricordo dei suoi figli migliori.

Così l'ho ricordato ieri a Gignod, contento della presenza dei suoi familiari e di tante persone che lo ammiravano e anche di chi ha scelto "Mouv'" come scommessa per il futuro.
Lo scriveva Claudio quando diceva di sperare «in una stagione di rinascita economica, sociale e culturale che solo attraverso la partecipazione, il confronto, le idee e la rappresentanza potrà prendere corpo».

L'Autonomia con William Shakespeare, Etienne de La Boétie e Luigi Einaudi

Un momento del mio intervento al Congresso dell'UVP a BrissogneSono intervenuto ieri al Congresso dell'Union Valdôtaine Progressiste a Brissogne. Si è trattato di lavori interessanti, che hanno centrato una serie di obiettivi e che in parte rimandano a decisioni che dovranno essere assunte.
Quanto più mi interessa è la riflessione sul futuro riguardo a temi concreti, perché l'Autonomia non è un fatto ideologico o astratto. L'autonomia significa "governarsi con le proprie leggi", ma significa anche l'insieme di diritti e doveri che spettano ad una comunità.
Un compito difficile e impegnativo che necessita di coesione e di fratellanza, ma sia chiaro che tutto ciò ha limiti e confini, di cui ho cercato di parlare nel discorso che ho fatto.

Spero che l'ascolto vi sia gradito.

I luoghi comuni sull'Europa

Un momento della conferenza per i giornalistiImmagino che nessuno se lo ricordi, ma per avere l'Ordine dei giornalisti della Valle d'Aosta fu necessaria una "leggina" che presentai in Parlamento e feci approvare. Poi, nella logica italiana, per sancire il distacco da Torino si dovettero attendere i tempi della burocrazia. Anche per questo mi ha fatto piacere tenere una conferenza, nel quadro delle attività formative dell'Ordine, di cui ormai e purtroppo sono uno dei professionisti più vecchi.
Il tema prescelto era uno dei miei cavalli di battaglia: l'Europa. Avendo sempre seguito le tematiche europeistiche, ancor prima di diventare parlamentare europeo e poi membro del "Comitato delle Regioni", mi fa piacere - specie nel quadro di momenti formativi - ragionare attorno ad argomenti come la storia dell'Europa e dell'integrazione europea, così come spiegare i meccanismi di funzionamento delle Istituzioni e comprendere le prospettive di sviluppo futuro.
Non esiste argomento oggi che un giornalista debba trattare che non abbia alla fine un qualche riferimento, grande o piccolo, con il contesto comunitario. Dal dopoguerra ad oggi, con alti e bassi (e oggi siamo in basso per ventate anti-europeiste che impressionano), l'Unione Europea è diventato un riferimento familiare. Ma non sempre a questa presenza corrisponde una reale conoscenza di tutto ciò che sarebbe necessario sapere anche a fondamento della nostra cittadinanza europea.
Se oggi ci fosse un referendum in Italia - non possibile per via del dettato costituzionale - sull'appartenenza dell'Italia all'Europa, vedremmo scatenarsi tutta la deriva populista e tutta la demagogia deteriore che cavalca da tempo - e da diverse posizioni dello scacchiere politico - sentimenti e passioni contrarie al processo d'integrazione europea. Intendiamoci: le critiche alla costruzione dell'Europa, come la conosciamo oggi, possono essere tante e motivate. L'Unione Europea ha perso per strada ogni ambizione federalistica e la sussidiarietà spesso è la "foglia di fico" del centralismo di Bruxelles, ma quanto non funziona deve essere oggetto di riforme e non di un "marcia indietro" che per altro non si capisce affatto dove mai porterebbe.
Per cambiare, però, bisogna conoscere e bisogna avere consapevolezza di quanto abbiamo dietro le spalle e di quello che potrebbe accadere. Dietro alle spalle c'è anzitutto un assunto: l'Europa con il lento propagarsi dei processi di integrazione economica e politica è diventata una realtà vasta, contrastando il rischio che il Vecchio Continente fosse insanguinato da guerre fratricide. Dove il territorio era "non Europa" si sono visti gli orrori dei Balcani e oggi si vedono, a due passi da noi, le stragi in Ucraina. Davanti nel futuro, esiste, invece, un problema serio di crisi dell'economia e di deficit democratico ed il rischio che prima o poi ci sia un'Europa a due velocità che lasci indietro chi non ce la fa.

Propongo qui sotto un brano del mio intervento, dedicato ad una serie di luoghi comuni sull'Europa.

L'idea della "Constituante Valdôtaine" prende quota

Il sottoscritto ed Alessia Favre all'inizio della giornata di lavoriL'idea della "Constituante Valdôtaine" prende quota e raccoglie molti consensi e pochi «niet».
A Cogne si è partiti per un'operazione coinvolgente, che mira a familiarizzare sul tema del futuro della nostra autonomia anche chi si dimostri per ora freddino o scettico. Quest'oggi spesso questo distacco avviene solo perché certi temi di politica possono apparire astratti a chi non abbia piena consapevolezza della posta in gioco.
E' bene, invece, parlarne per evitare poi di piangere sul latte versato.

Qui propongo due momenti di mio intervento assieme ad Alessia Favre, presidente UVP, il primo nelle battute iniziali, il secondo a chiusura.

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