Sereno nella scelta difficile

Io con Elso, Gigi, Laurent ed Andrea al tavolo"The day after" è la vigilia di Natale e del mio compleanno. Da ieri sera «il dado è tratto» e mi ritrovo sicuro della decisione assunta - lasciare l'Union Valdôtaine - ma con uno stato d'animo addolorato di chi ha dovuto compiere un gesto che mai avrebbe voluto fare.
Ho sempre respirato aria e Union nella mia famiglia che dalla fondazione della "Jeune Vallée d'Aoste" nel 1927 alla nascita - direi conseguente nel 1945 -dell'Union Valdôtaine, specie ma non solo con quella straordinaria personalità che è stato mio zio Séverin, ha dato un contributo importante alla "causa valdostana". Io stesso spero di averlo fatto in venticinque anni di carriera politica di cui devo essere grato al Mouvement ed agli elettori.
Questo legame affettivo e politico ha reso la scelta di lasciare l'Union difficile e a lungo ragionata, ma oggi sono sereno. Ormai lavorare da dentro per cambiare e correggere la gestione verticistica e personalista del presidente Augusto Rollandin era diventato impossibile e il Movimento è in via di mutazione da tempo e ormai si caratterizza come un partito personalista manovrato da Palazzo e dove sono ormai venute meno regole di civile convivenza di quelle anime diverse che devono stare assieme in un partito "di raccolta", come i politologi definiscono movimenti autonomistici di questo genere, dove i tratti identitari e territoriali agiscono come un collante.
So bene che nelle prossime settimane e forse sin da oggi la parola più gentile per il gruppo di "fuoriusciti", che non rinnoveranno la tessera del partito, sarà «traditori». Ieri il vecchio Senatore César Dujany, che nel 1970 fuoriuscì a sinistra dalla Democrazia Cristiana fondando un movimento autonomista (i Democratici Popolari) e che è stato con me in Parlamento, ha raccontato all'assemblea di Fénis il suo travaglio dell'epoca, dicendoci di avere coraggio nella nostra scelta. Da qui in poi la cosiddetta "contraerea" non avrà pietà di noi e delle nostre storie politiche e personali. Ma io non ho nulla da temere: i miei figli possono guardare in faccia il loro papà senza il timore di dovere vergognarsi per il suo comportamento in politica per chissà quale malaffare.
Da gennaio in Consiglio Valle e nella comunità ci sarà l'occasione per spiegare le ragioni e le motivazioni, guardando avanti e mai indietro. Non si tratta di chiedere rispetto, perché la politica ha suoi meccanismi che si accettano quando si entra in gioco, ma di pretendere la serietà delle questioni poste che non sono capricci personali o frutto di ambizioni personali o di chissà quali risibili frustrazioni, ma temi seri che riguardano il futuro della comunità valdostana che non possono diventare una caricatura per chi questi argomenti non li vuole affrontare.
Per questo "il giorno dopo" sono tranquillo soprattutto con la mia coscienza, benché - come dicevo all'inizio - addolorato dopo tanti anni e tante energie spese nell'UV. Il cammino che mi trovo di fronte è uno spazio di libertà da riempire e un giorno verrà in cui anche quest'ultima diaspora unionista (sono usciti ormai dall'Union quattro presidenti della Regione unionisti degli ultimi quarant'anni, tranne... il quinto) verrà ricomposta in una riunificazione.
Ringrazio tutti quelli che, in vario modo, si sono manifestati in questo passaggio per nulla banale della mia vita.

Comments

Auguri, per la scelta fatta...

per il prossimo Natale e per il compleanno, visto che ci siamo.
Molti valdostani, sono sicuro, aspettano solo di vedere cosa avete da offrire di diverso dall'UV, per poter finalmente rottamare alle prossime elezioni quel
partito.
Purtroppo so anche che molti votano per abitudine e altri per "fede" (non dissimile da quella calcistica) e non mettono mai in discussione niente e nessuno, preferendo l'usato sicuro, anche se poi alla fine quell'usato li lascia spesso a piedi e costa più del nuovo.
La Valle ha bisogno di nuova aria e nuove idee.

J'étais à Fénis hier...

et je me félicite avec vous tous, même si la cohérence aurait imposé, à mon avis, d'autres réflexions (voir votre blog du 25 et 26 février 2006) au sujet de ceux que vous appeliez les "voltagabbana" et surtout quant à votre affirmation: «Io non uscirò mai dall'Uv. Se non concordassi sulla linea farei, come mi è capitato, una battaglia interna e se registrassi totale incompatibilità lascerei la vita pubblica».
D'un personnage d'une si grande expèrience je m'attendais aussi une certaine autocritique que je n'ai pas relevé.
De toute façon j'espère vraiment que de votre action pourra renaître une nouvelle forme de politique. Nous en avons tellemet besoin.
Bon Tsalèndre.

Il faut voir quand même...

la différence quand à s'en aller est un groupe. Toutefois personellement je n'ai pas encore choisi si me présenter ou non.

Scelta coraggiosa...

mi auguro che tu non abbia dei ripensamenti sulla tua candidatura, la Valle d'Aosta ha bisogno della tua capacità e conoscenza in questo campo.
Però mi chiedo, come mai ieri a Fénis non c'era il quarto firmatario della vostra lettera di protesta.
Ti auguro un buon Natale.

Grazie del sostegno...

a breve si saprà chi c'è è chi non c'è, con le dettagliate ragioni!

La replica di Viérin all'attacco di Perron...

"Il presidente del Movimento, Ego Perron, probabilmente confonde i suoi atteggiamenti con quelli altrui. E' lo stesso presidente Perron, infatti, che oggi ricopre un ruolo che avrebbe dovuto lasciare, per coerenza ed onestà intellettuale, in occasione della sconfitta elettorale al referendum del 18 novembre scorso, da lui stesso definito «un referendum pro o contro l'Union», a seguito del quale ha cercato capri espiatori ed attribuito responsabilità a tanti, dimenticandosi stranamente delle sue. Un ruolo di presidente, il suo, lautamente retribuito, che ricopre, tra l'altro, con una finalità ben precisa, che ha contraddistinto la sua Presidenza, che non ha di certo brillato per equilibrio ed autonomia, ma piuttosto per il suo unico e reale obiettivo, riconquistare un seggio in Consiglio regionale. Seggio che ha già ha occupato per quindici anni consecutivi e che oggi, alla faccia del rinnovamento, vorrebbe occupare nuovamente. Invito quindi il presidente Perron alla coerenza, prima di tutto, ed alla prudenza nelle dichiarazioni ed analisi politiche, ribadendo, che né il sottoscritto, né altri, sono in cerca di poltrone o di visibilità. Anzi, il sottoscritto la poltrona l'ha abbandonata, ed il relativo posto di potere, come anche la visibilità ad essa legata, rinunciando anche alla proposta da parte del presidente Augusto Rollandin, di «andare a Roma» ed essere candidato per le elezioni politiche per l'UV. Inviterei quindi Perron ad aprire una seria riflessione sulla sua disastrosa gestione del Movimento, alla base, con altri elementi, delle recenti spaccature, e sulla lontananza dell'UV dalla gente, piuttosto che cercare facili slogan che discreditano le scelte di libertà altrui, e la coerenza ed i principi delle persone, valori a lui probabilmente sconosciuti".

Aggiungo solo che sono d'accordo e che anche io ho avuto le mie promesse e lusinghe. Intristisce l'uso del dileggio da parte di Perron, che "mostra i muscoli" proprio inseguendo un seggio per non tornare a lavorare. Oppure mi sbaglio e non si candiderà? Se fossimo nel mondo delle favole...

Ringrazio per i diversi interventi...

e penso che saranno gli avvenimenti futuri a dimostrare la bontà o meno di quanto sto facendo assieme ad altri.

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