Ma il Governo Conte sugli sbarchi?

La storia dei migranti che sognano l'Occidente non è nuova. Ma da alcuni anni, specie via mare, si registrano flussi con punte fortissime, tali da allarmare una buona parte di opinione pubblica. A nascondere questa preoccupazione si falsa la realtà in un afflato di retorica, espressa in particolare da chi aprirebbe a tutti senza regole.
Ci pensavo rispetto al "caso Salvini", che finirà a processo dopo che il Senato ha concesso l'autorizzazione a procedere per il blocco di una nave di disperati in arrivo dall'Africa. Per il leader leghista una ventata di popolarità in un momento di crisi, perché dubito che sarà facile dimostrare reati. Ma questo spetta ai giudici e non a me.
Quel che stupisce è che il premier Conte non abbia avuto, secondo l'accusa, nessun ruolo, come se fosse stato un fantasma a Palazzo Chigi, quando la Lega governava con lui scelto dai "grillini".
Noto però che nella sostanza questa storia degli sbarchi è in piena ripresa e l'Europa tace.

Autostrade diventa pubblica: e il "gruppo Gavio"?

Par di capire che la società "Autostrade" - socio che controlla è la famiglia Benetton - diventerà a controllo statale, conseguenza delle vicende complicate di questi anni, con la punta dell'iceberg del "Ponte Morandi" ed altre dimostrazioni di mancata manutenzione, per non dire delle politiche tariffarie sempre più elevate e molto altro. Si potrà discutere sulla legittimità della scelta, ma ormai pare cosa fatta e come tale è bene capire le ricadute sul nostro territorio.
Riassumo: nel caso valdostano c'è la "Sav - Società autostrade valdostane SpA" che è la concessionaria - con un primo atto risalente al 1963 - dell'autostrada "A5 Quincinetto - Aosta" e del "sistema tangenziale" di Aosta (compresa quella galleria verso il Gran San Bernardo che ha reso problematici i bilanci). Chi decide è un privato: il "Gruppo Gavio", azionista di maggioranza, diventato il dominus anche per colpa della Valle d'Aosta - ed io so di chi - quando non comprò le azioni pubbliche degli Enti pubblici piemontesi nel momento in vennero vendute. Scadenza della concessione, mai soggetta a gara («per l'ultima volta» ha precisato la Commissione europea), è il 2032.
Ciò vale in tutto e per tutto per la "Rav - Raccordo autostradale Valle d'Aosta SpA" - nata con lo scopo di progettare, realizzare e gestire il raccordo autostradale fra la città di Aosta ed il Traforo del Monte Bianco con una concessione ufficializzata nel 1988. Chi decide è il "Gruppo Benetton", che è socio di maggioranza avendo acquisito dal pubblico - con la privatizzazione di "Autostrade" - il controllo del Traforo del Monte Bianco.

Estate bislacca

Estate bislacca, vissuta sotto minaccia. Un giorno la racconteremo con ricca aneddotica.
Sarà piena di ricordi e di come ci si arrivò a questi mesi estivi, dopo settimane infinite di clausura domestica e di "smart working".
Ci siamo trovati impreparati, vivendo con bollettini terroristici e l'angoscia di diventare uno dei positivi con la speranza di non prendere una forma grave e trovarsi in una rianimazione ventilati artificialmente. Sempre che ci fosse un posto libero nei momenti di massimo affollamento.
Pareva dapprima che l'estate non ci sarebbe stata e che saremmo stati ingabbiati, se non proprio in ambiente domestico, in un territorio ridotto, forse regionale.
Poi, invece, i confini regionali, di cui per la prima volta si è avuta piena contezza con il "coronavirus", si sono aperti e dunque possiamo muoverci.
Però ci sono molti "però" è pesano come macigni. Non è tanto l'arcobaleno di regole locali, che ci sta in toto perché nessun territorio è uguale ad un altro (anche se in certe circostanze ci vorrebbe un dettaglio persino comunale), quanto il fatto che in generale non si capisce se ci sia utilità vera.

Perché gli Stati Generali portano male

Gli Stati Generali del premier Giuseppe Conte sono la quintessenza dell'inutilità. Una specie di parata per celebrarsi nella "fase 3" di quella pandemia non ancora spenta. Tentativo di affermare il suo ruolo di neofita di Palazzo Chigi da parte di sé medesimo.
Tutto improvvisato nella logica di quella propaganda di radici "grilline" di cui Conte è espressione somma, anche se ora cerca uno spazio tutto suo, giocando a tutto campo con ambizione sfrenata e vanità magniloquente. Ma i riferimenti storici sono inquietanti e foriere di guai.
Ha scritto Mario Ajello su "Il Messaggero": «Un'idea creativa, recuperata da una storia tumultuosa. Ed ecco allora gli Stati Generali. Intento nobile quello di Giuseppe Conte, che chiama a raccolta le migliori energie per dare una scossa di futuro. Ma riuscirà? Tutti se lo augurano, e però il ricordo degli Stati Generali del 1789 a Versailles - ben più maestosa di Villa Pamphilj che pure è un gioiello secentesco - con la convocazione da parte di Luigi XVI dell'aristocrazia, del clero e del popolo diventò l'origine della rivoluzione».

Per fortuna che c'è l'Europa

Dirsi "europeisti" di questi tempi vuol dire scontrarsi troppo spesso con chi non capisce un tubo, ma subisce un quotidiano lavaggio del cervello di chi odia l'Europa e le ascrive qualunque responsabilità.
Un tempo mi giravano le scatole e combattevo sul tema, senza omettere critiche ed insoddisfazioni verso questa Unione che abbiamo. Ho poi deciso di lasciar stare nel nome del "quieto vivere" e della considerazione che chi meno sa e più è combattivo, chiuso nella sua gabbietta di certezze, tipo criceto nella ruota.
In questa fase, tra l'altro, si attendono gli aiuti comunitari all'Italia, che non può fare la schizzinosa, ma è anche vero che la componente "pentastellata" del Governo Conte freme, perché vuole restare al Governo e perché sa bene che il consenso popolare sta finendo, per cui attualmente - come fa per altre cose il Partito Democratico, che ormai non si può neanche più vedere - deve far finta che il loro feroce antieuropeismo sia stato dismesso, mentre è nel loro "dna".
Leggevo un articolo interessante di Pierre Haski su "L'Obs": "Une nouvelle fois, c'est dans la crise que l'Europe avance. La négociation n'est pas terminée mais l'optimisme est de mise à Paris, Berlin et Bruxelles, après l'annonce du plan de relance de la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen. Reprenant en partie celui qu'avaient présenté une semaine plus tôt Emmanuel Macron et Angela Merkel, il a créé la surprise: il accepte pour la première fois un endettement commun des 27 pays de l'UE pour des subventions budgétaires - et pas seulement des prêts - aux régions et secteurs les plus touchés par la pandémie. C'est un test "existentiel" pour l'Europe; il est en passe d'être réussi".

Perché l'aula è insostituibile

Non so se sia chiara la sfida che riguarda il mondo della scuola in vista della riapertura a settembre. Appare ormai chiaro come, a differenza di altri Paesi colpiti dal virus, da noi non si aprirà nulla, e anzi, la tentazione pare essere quella di formule miste (aula e collegamento digitale) che rischiano alla ripresa di creare un mostro contro i nostri figli, nel nome di non si sa bene che cosa, se non di paure ridicole e di interessi corporativi.
Leggo su "La Stampa" Donatella Di Cesare, filosofa, saggista ed editorialista, che ha sottoscritto l'appello di sedici intellettuali contro la prospettiva di un "modello di scuola in remoto".
Quel che dice è quel che penso anch'io e lo scrivo da settimane, trovando ridicolo chi mi chiede se mi conviene politicamente, indicandomi chi in Valle d'Aosta dice il contrario per bieca convenienza elettorale, perché gli insegnanti sono una cospicua massa di voti e di tessere sindacali.
Dice l'articolo: «La didattica a distanza avrebbe dovuto costituire un ripiego temporaneo - solo qualche settimana - ed essere perciò considerata con tutte le precauzioni. Adesso, con il passare del tempo, vengono alla luce tutti i limiti. Anzitutto è ormai evidente che si finisce per perdere il contatto proprio con gli scolari delle famiglie più disagiate, quelli che non hanno il wifi, che vivono in condizioni di sovraffollamento domestico. La distanza accentua le discriminazioni. Ma il punto è inoltre che la scuola non può essere concepita come un flusso di nozioni che passano attraverso il web e raggiungono l'obiettivo, cioè chi dall'altra parte dovrebbe imparare. Questo significherebbe travisarne completamente il ruolo, il significato, lo scopo. E bisogna dire che in questo momento è altissimo il rischio, nel nostro Paese, che tutto il sistema formativo scivoli nel baratro».

Il presidente Testolin non risponde

Raramente sulla pagina locale de "La Stampa" viene pubblicato un editoriale ed oggi il fatto che ne sia uno indirizzato al presidente della Regione, Renzo Testolin, appare come un messaggio forte, che mette in gioco due cose: il diritto dei valdostani di sapere e il diritto-dovere dei giornalisti di svolgere a pieno il proprio lavoro di informare.
Una posta in gioco essenziale in una democrazia e par di capire che i silenzi del presidente, che si sommano a sconcertanti atteggiamenti che l'editoria ricorda bene, abbiano raggiunto un livello tale da obbligare ad una presa di posizione senza peli sulla lingua e mi auguro che Ordine dei Giornalisti e Sindacato Stampa Valdostana facciano sentire la propria voce a tutela della libertà di stampa.
Nessuno può essere sordo o tirare dritto quando una crisi come quella del "coronavirus" colpisce una comunità, perché questa situazione, che già ha sospeso molte libertà, non mi risulta abbia sospeso la libera informazione e gli obblighi di rispondere alle domande poste.
Già i meccanismi delle conferenze stampa mi avevano lasciato perplesso, ma la fotografia definita dall'editoriale della pagina valdostana del quotidiano torinese, diretta da Stefano Sergi, non lascia ombre o dubbi sul giudizio da dare.

La mediocrità in Politica

"Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia lo lessi per la prima volta in quarta Ginnasio e feci una figuraccia quando - della mafia sapevo poco - dovetti illustrare il libro alla classe e dissi che il capomafia del libro, don Mario Arena, era un prete, ingannato dal titolo di "don", che in Sicilia è appannaggio di chi ha ruoli di comando nella malavita.
Ma il libro, per il resto, mi era piaciuto molto e spesso nella mia vita è tornata quella citazione, messa in bocca proprio ad Arena nel colloquio con il capitano dei Carabinieri Bellodi, emiliano ed ex partigiano, uomo che crede fermamente nei valori di una società democratica e moderna.
Dice Arena: «Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini... E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre... Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo».

Prime indicazioni sul Turismo estivo

Brancolare nel buio per le proprie vacanze è già brutto, ma lo è ancor di più quando, vivendo in una Regione turistica come la Valle d'Aosta, si fa parte della preoccupazione collettiva su cosa avverrà questa estate e persino nella prossima stagione sciistica.
L'ineffabile Giuseppe Conte, illustrando il suo ultimo Dpcm (certe materie dovrebbero - lo ripeterò ogni volta - essere previste in decreto legge!), è stato vaghissimo sul turismo, destinato tra l'altro anche in zona alpina a partire tra un mesetto.
Ora la sempre informata Fiorenza Sarzanini sul "Corriere della Sera" fornisce notizie assai utili in prima pagina del giornale.
L'inizio è bruciante: «Esclusa la possibilità di andare all'estero, l'estate si trascorrerà in Italia. Ma sarà possibile andare al mare o in montagna? Quando si potranno raggiungere le seconde case? E soprattutto, ci si potrà spostare da una regione all'altra? A queste domande dovrà rispondere nelle prossime settimane la "cabina di regia" dopo aver sentito il parere degli scienziati. E partirà dalle regole già contenute nel decreto sulla "fase 2" dell'emergenza da "coronavirus" in vigore dal 4 maggio. Nel provvedimento vengono fissati criteri e parametri che dovranno essere rispettati dalle Regioni per tenere in attività le aziende e programmare le ulteriori aperture di negozi e locali. Linee guida che dunque varranno anche per il turismo. E dovranno tenere conto della capacità ricettiva delle località, paragonando il numero di abitanti durante l'inverno e quello previsto con l'arrivo di turisti e vacanzieri».

Cosa ne sarà del turismo estivo?

Parlare di vacanze appare in questa fase come un'attitudine maldestra.
Il "coronavirus" ha falciato e falcerà molte vite e chi è stato malato racconta spesso di questa brutta malattia come in un incubo. E immaginare cosa fare questa estate fa venire un senso di colpa pensando anche a chi lavora duro nel sistema sanitario e sembra di pessimo gusto rispetto ai molti che tribolano per la crisi economica, che è solo all'inizio se non si trova il modo per stoppare il virus e la sua insinuante presenza nei mesi a venire, aspettando il vaccino come unica arma definitiva.
Se invece cambiamo prospettiva e non pensiamo alle nostre vacanze, come per altro è legittimo fare come valvola di sfogo che ci fissi un orizzonte che potrebbe purtroppo dimostrarsi come un miraggio, allora si tratta di pensare al Turismo, anche in salsa valdostana. Ho amici, a tutti i livelli della filiera turistica, che vivono il presente con grande angoscia e tutto peggiora ancora immaginando l'estate che verrà e nessuno sa se i turisti verranno e come verranno.
Ma soprattutto non si sa come funzionerà l'accoglienza e quali saranno le regole per trasporti, soggiorni, pubblici esercizi, attività all'aria aperta e tutto il resto che si interseca nel vasto puzzle del turismo di massa.

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