luciano's blog

7) L'Autonomia sociale

Umberto Eco in una foto di Alex JacksonNel solco di una visione contemporanea, ma anche del federalismo personalista, deve esserci, mantenersi e rafforzarsi un modello di "Welfare alla valdostana", espressione originale e locale del più celebre "Welfare State", tradotto in "Stato-sociale" all'italiana o nell'espressiva definizione francese di "Etat-providence". Dopo il "covid-19" mai come ora bisogna rifletterci e non è certo la sua versione nefasta fatta di assistenzialismo. Sotto il profilo occupazionale esiste la solita differenza fra dare un pesce ("Reddito di cittadinanza"...) o una canna da pesca (occasioni di lavoro...).
Parafrasando l'antico e pur massonico "Diritto alla Felicità" della Costituzione americana, ritengo che in una piccola comunità debbano emergere elementi di solidarietà e di fratellanza con politiche pubbliche attive, che sappiano coinvolgere le energie del privato. Ripeto, come Welfare efficace si dovrebbe mettere assieme il verticale e quello orizzontale, che fa parte del patrimonio politico e culturale della Valle, fatto anche di cooperazione e di "terzo settore".
Ricordo una "Bustina" di Umberto Eco, che ammoniva sulla Felicità: «Talora mi viene il sospetto che molti dei problemi che ci affliggono - dico la crisi dei valori, la resa alle seduzioni pubblicitarie, il bisogno di farsi vedere in televisione, la perdita della memoria storica e individuale, insomma tutte le cose di cui sovente ci si lamenta in rubriche come questa - siano dovuti alla infelice formulazione della Dichiarazione d'indipendenza americana del 4 luglio 1776, in cui, con massonica fiducia nelle magnifiche sorti e progressive, i costituenti avevano stabilito che "a tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà, e al perseguimento della felicità". Sovente si è detto che si trattava della prima affermazione, nella storia delle leggi fondatrici di uno Stato, del diritto alla felicità invece che del dovere dell'obbedienza o altre severe imposizioni del genere, e a prima vista si trattava effettivamente di una dichiarazione rivoluzionaria. Ma ha prodotto degli equivoci per ragioni, oserei dire, semiotiche. La letteratura sulla felicità è immensa, a iniziare da Epicuro e forse prima, ma a lume di buon senso mi pare che nessuno di noi sappia dire che cos'è la felicità. Se si intende uno stato permanente, l'idea di una persona che è felice tutta la vita, senza dubbi, dolori, crisi, questa vita sembra corrispondere a quella di un idiota - o al massimo a quella di un personaggio che viva isolato dal mondo senza aspirazioni che vadano al di là di una esistenza senza scosse».
Poi picchia duro: «La questione è che la felicità, come pienezza assoluta, vorrei dire ebbrezza, il toccare il cielo con un dito, è situazione molto transitoria, episodica e di breve durata: è la gioia per la nascita di un figlio, per l'amato o l'amata che ci rivela di corrispondere al nostro sentimento, magari l'esaltazione per una vincita al lotto, il raggiungimento di un traguardo (l'Oscar, la coppa, il campionato), persino un momento nel corso di una gita in campagna, ma sono tutti istanti appunto transitori, dopo i quali sopravvengono i momenti di timore e tremore, dolore, angoscia o almeno preoccupazione. Inoltre l'idea di felicità ci fa pensare sempre alla nostra felicità personale, raramente a quella del genere umano, e anzi siamo indotti sovente a preoccuparci pochissimo della felicità degli altri per perseguire la nostra. Persino la felicità amorosa spesso coincide con l'infelicità di un altro respinto, di cui ci preoccupiamo pochissimo, appagandoci della nostra conquista.
Questa idea di felicità pervade il mondo della pubblicità e dei consumi, dove ogni proposta appare come un appello a una vita felice, la crema per rassodare il viso, il detersivo che finalmente toglie tutte le macchie, il divano a metà prezzo, l'amaro da bere dopo la tempesta, la carne in scatola intorno a cui si riunisce la famigliola felice, l'auto bella ed economica e un assorbente che vi permetterà di entrare in ascensore senza preoccuparvi del naso degli altri.
Raramente pensiamo alla felicità quando votiamo o mandiamo un figlio a scuola, ma solo quando comperiamo cose inutili, e pensiamo in tal modo di aver soddisfatto il nostro diritto al perseguimento della felicità»
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Sono parole realistiche ma personalmente mi auguro che, proprio per la loro crudezza, consentano di riflettere su quanto, invece, si potrebbe fare in una piccola comunità come quella valdostana alla ricerca di quei segni di coesione umana, coltivando quella rete di protezione a vantaggio di tutti i cittadini, che non è una remota utopia. Specie se si guarda avanti e, come diceva Denis de Rougemont: «Toute politique est autorisation de l'avenir».
Sappiamo, per esperienza, che non per tutti c'è davvero questo sguardo verso il futuro.
Tutti piagnucolano sul declinare della demografia e sulle difficoltà per le famiglie e sui rischi di abbandono degli anziani, ma poi nella realtà sembra mancare un filo logico e c'è chi preferisce la strada utile del "panem et circenses" e del clientelismo come chiave che lega i cittadini alle loro scelte elettorali. In sostanza una sconfitta per la democrazia.
Così penso, scrivendo in coda, a come l'espressione "Stato sociale sostenibile" non possa essere la foglia di fico per l'uso indiscriminato di tagli, taglietti e soprattutto di tariffe che gravino su tutto con un uso non equilibrato di quel termine a doppio taglio che è proprio in Sanità "l'appropriatezza" (misura di quanto una scelta o un intervento diagnostico o terapeutico sia adeguato rispetto alle esigenze del paziente e al contesto sanitario).
Non bisogna deflettere sui servizi al cittadino ed alle famiglie, non è un piacere fatto dalla politica ma un suo dovere!

Erano saliti per vedere le stelle

Marco Appendino con gli amici ed la 'Land Rover Defender' in montagnaLa montagna è fatta di storie che si somigliano. Per questo sono sempre stato curioso - e non solo in quello straordinario susseguirsi di popoli e di culture che sono le Alpi - di capire come altrove si risolvessero i medesimi problemi. Per cui è facile confrontarsi e immedesimarsi con montanari vicini e lontani, come fossero degli alter ego.
Questo vale anche per storie apparentemente minori e purtroppo fra queste ci sono anche le tristi vicende di cronaca nera. Ed è nerissima e dolorosa questa vicenda, raccontata magistralmente nelle pagine de "La Stampa" che ogni tanto ricorda di avere nelle zone alpine di suo radicamento storico cronisti di razza, del fuoristrada rotolato fuori da una strada poderale, falciando giovani vite, così preziose sempre e lo sono a maggior ragione in quelle vallate occitane dove le culle sono sempre più vuote.

6) L'Autonomia culturale

Claude Lévi-StraussL'Autonomia non è solo fatta di Istituzioni politiche e di un ordinamento giuridico. Si erge su fondamenta importanti, che si possono sintetizzare in quell'insieme di espressioni presenti in "Civilisation Valdôtaine".
Dice il dizionario on line "La Toupie": "Une civilisation est l'ensemble des caractéristiques spécifiques à une société, une région, un peuple, une nation, dans tous les domaines: sociaux, religieux, moraux, politiques, artistiques, intellectuels, scientifiques, techniques... Les composantes de la civilisation sont transmises de génération en génération par l'éducation".
Interessante rifletterci, sapendo quanto questa nostra civiltà sia una delle espressioni del mondo alpino, che oggi muta, come sempre avvenuto, nel confronto con un mondo sempre più globalizzato e questo arricchisce e impoverisce.

Direzione Ferragosto

Chiuso per ferie...Il tempo passa molto in fretta e la prua di questa estate si dirige ormai verso il Ferragosto, che resta un giorno da sempre sopravvalutato in un'Italia che somiglia ancora a quella ormai inesistente della chiusura forzata di agosto con ferie obbligatorie in logiche fantozziane. Ma così è per antica abitudine, che ci porta a logiche da formicaio e da "tutto esaurito", quest'anno segnale apprezzabile, dopo mesi difficili e con il periodo che verrà denso di incognite.
Il comico Enrico Bertolino, in una bella intervista al "Corriere", alla domanda «Come sarà settembre?» risponde caustico: «All'insegna della vendetta dell'infettivologo che andrà in giro a dire: ve lo avevo detto».

5) L'Autonomia dinamica

Le bandiere sudtirolesi e scozzeseVale sempre, come arricchimento, il confronto con le Autonomie differenziate presenti sul territorio italiano. Ed ecco un termine importante come Autonomia dinamica, che possiamo prendere dalla più forti e rapide "Speciali" a seguire le necessità di adeguarsi agli scenari, quelle sudtirolese e trentina (spesso a rimorchio della prima che gode dell'importante garanzia internazionale dell'Austria).
Sono loro che hanno creato poderosi pacchetti di norme di attuazione dei loro Statuti, facendo così potenti passi in avanti in materie ferme nel dettato statutario propriamente detto.
Meccanismo che noi non avevamo agli esordi della stagione autonomista. Non sto a tediarvi con spiegazioni giuridiche sul perché la Valle, che non prevedeva "norme di attuazione" nel suo Statuto, si sia ritrovata a dover avere una Commissione Paritetica a causa di una sentenza della Corte Costituzionale, la numero 76 del 1963, che mirava già all'epoca a ridurre la portata della nostra Autonomia speciale. Tant'è che fino a questo 48 bis del 1993 - mia creatura - le "norme d'attuazione", dagli anni Settanta in poi, passavano attraverso procedure difficili e complesse.

Un rischioso taglio dei parlamentari

La Camera dei deputati vuota...Tra due giorni la Consulta darà o no ragione alla Regione Basilicata, che tramite i suoi avvocati ha depositato alla Corte costituzione un'istanza per chiedere la sospensiva del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari fissato per il prossimo 20-21 settembre. Alla base della richiesta ci sarebbe, secondo la Basilicata, un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato e, se al referendum dovessero vincere i "sì", ci sarebbe una «lesione grave della rappresentatività parlamentare costituzionalmente riconosciuta alla Regione, che verrebbe drasticamente ridotta».
Non sarebbe male che ciò avvenisse, perché forse farebbe uscire questa storia del taglio da un certo oblio che non ci sta proprio, compresa una clamorosa e forse voluta mancata di informazione...

4) L'Autonomia federalista

Pezzi di puzzleBisogna cercare sempre di volare alto quando si discute di questioni istituzionali e per farlo bisogna creare ponti e non sollevare barriere. Esiste, in una piccola comunità, un problema di cultura politica, che obbliga ad elevare il livello senza trascinarsi in querelles e pettegolezzi che avvelenano la civile convivenza. E mi domando spesso come fare ad evitare certe paludi in cui siamo come imprigionati in questi tempi difficili.
Certo, i contesti politici ed istituzionali cambiano nel tempo, ma bisogna sempre tendere l'orecchio a quanto ci arriva dal passato. Pensiamo a quel "Federalismo ed autonomie" di Émile Chanoux, che, dopo il suo assassinio nelle carceri fasciste, venne pubblicato per tramite di Franco Venturi fra i "Quaderni dell'Italia libera". Fu una delle basi di discussione della "Dichiarazione di Chivasso" del 1943, documento ben più federalista del più celebre "Manifesto di Ventotene".

Il Monte Bianco non crolla, ma...

Il ghiacciaio del Planpincieux ad agosto 2020Scrive Enrico Marcoz, giornalista che di montagna se ne intende, sul "Corriere della Sera": «Una massa di ghiaccio di oltre 500 mila metri cubi, poco più grande del Duomo di Milano, che incombe sulla val Ferret, a una manciata di chilometri da Courmayeur. A causa degli sbalzi di temperatura degli ultimi giorni il ghiacciaio di Planpincieux, sotto le Grandes Jorasses (massiccio del Monte Bianco), torna ad essere una minaccia dopo la paura dello scorso anno».
Torna così in scena, ai piedi della montagna più alta d'Europa (meglio sarebbe dire dell'Unione europea, precisano i geografi), un tormentone dell'estate, che ruota attorno al «cade, non cade». Sino a pochi mesi fa avevo capito che si era stabilizzato, a dimostrazione che anche la Scienza è mobile, ma ora il caldo rende di nuovo rischiosa la zona sottostante e riparte la macchina della drammatizzazione.

Oltre il perimetro autonomista

Misurazioni...Fa impressione - e non lo dico con chissà quale approccio romantico perché il passato è ormai passato - l'ampiezza assunta dalla diaspora unionista. La dispersione di un mondo che ho conosciuto bene, sia per ragioni familiari che per ragioni personali, dovute in prevalenza alla mia attività politica. Questa disseminazione sino ad un certo punto ha avuto una logica: i fuoriusciti dall'Union Valdôtaine restavano comunque in un perimetro che non comprendeva, se non per rare e non significative eccezioni, i partiti nazionali. Ora, con le elezioni regionali e le comunali di Aosta, le migrazioni politiche hanno rotto questi confini e si può dire che si è giunti ad un nuovo passaggio pieno di storie, in gran parte personali.
Ma ognuno fa quel che vuole e immagino che di critiche ce ne possano essere per tutti, me compreso. Pur con tutti i difetti che posso avere, io ero e sono rimasto sempre nei confini del mondo autonomista-federalista, anche se dentro questa area si sono insinuati nel tempo personaggi che poco c'entrano con questa collocazione, spesso nella sola logica da porta girevole per acquisire vantaggi.

3) L'Autonomia giuridica

Un poster del 1937 di 'Aosta e la sua Provincia'Fra le poche cose che so di certo sull'Autonomia è che senza un suo fondamento giuridico non si va da nessuna parte. L'ho imparato facendo politica a Roma e a Bruxelles, confrontandomi con le Autonomie speciali in Italia e con le Regioni europee simili o con maggior Autonomia della nostra. I più pervicaci restano i sudtirolesi, i più tosti - arrivati sino alla soglia dell'indipendenza, sono i poveri catalani che per questo hanno propri politici in galera e gli scozzesi che hanno provato a restare soli, ma hanno perso il referendum.
Segno che bisogna diffidare di chi a parole alza la posta e spinge sull'acceleratore della retorica vuota o s'inventa scenari fantasiosi sul futuro della Valle e pare non conoscere quanto avvenuto sinora.
Se torniamo indietro nel tempo cosa scopriamo? Intanto che dobbiamo rifarci a quanto sappiamo e cioè ai documenti scritti che dal Medioevo in poi, che hanno regolato i rapporti con le strutture politiche di cui abbiamo fatto parte.

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