Il mio Green pass

Quando ho messo sul mio telefono il qr code del "Green pass", stampando poi il tesserino cartaceo, mi sono emozionato. Aspettavo questo lasciapassare come il simbolo di una scelta scontata: vaccinarmi contro il "covid-19".
Come tutte le persone ragionevoli, per fortuna maggioranza schiacciante e forse troppo silenziosa, ho fiducia nel vaccino, pur sapendo che, come qualunque medicina, esistono possibili controindicazioni. Ma appartengo a una generazione che ne ha vissuto sulla propria pelle (compresa una cicatrice sul braccio!) i vantaggi della loro diffusione. Mai ho esitato sulla necessità che i miei figli li facessero e non solo quelli obbligatori.
Non discuto più con i "no-vax" perché è tempo perduto e perduti sono loro, nei casi più gravi siano ormai di fronte a casi di delirio contagioso con punte di violenza verbale per chi sostiene l’importanza dei vaccini. Ormai sono intollerante verso chi con le sue convinzioni rischia di far durare la pandemia per anni e discetta su diritti e libertà.
Sono persone che vanno messe al bando e la loro scelta antisociale deve comportare prezzi. Le sette da sempre sono nocive perché finiscono per danneggiare chi segue le regole ed il buonsenso.
Ho avuto paura di ammalarmi e di soffrire, se non persino di morire.
Ora mi sento più sereno e spero che questo maledetto virus non abbia alleati fra i miei simili.

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