Cosa ne sarà del turismo estivo?

Parlare di vacanze appare in questa fase come un'attitudine maldestra.
Il "coronavirus" ha falciato e falcerà molte vite e chi è stato malato racconta spesso di questa brutta malattia come in un incubo. E immaginare cosa fare questa estate fa venire un senso di colpa pensando anche a chi lavora duro nel sistema sanitario e sembra di pessimo gusto rispetto ai molti che tribolano per la crisi economica, che è solo all'inizio se non si trova il modo per stoppare il virus e la sua insinuante presenza nei mesi a venire, aspettando il vaccino come unica arma definitiva.
Se invece cambiamo prospettiva e non pensiamo alle nostre vacanze, come per altro è legittimo fare come valvola di sfogo che ci fissi un orizzonte che potrebbe purtroppo dimostrarsi come un miraggio, allora si tratta di pensare al Turismo, anche in salsa valdostana. Ho amici, a tutti i livelli della filiera turistica, che vivono il presente con grande angoscia e tutto peggiora ancora immaginando l'estate che verrà e nessuno sa se i turisti verranno e come verranno.
Ma soprattutto non si sa come funzionerà l'accoglienza e quali saranno le regole per trasporti, soggiorni, pubblici esercizi, attività all'aria aperta e tutto il resto che si interseca nel vasto puzzle del turismo di massa.

Leggo un interessante editoriale di Bertrand de Saint Vincent sul giornale francese "Le Figaro", che con realismo affronta il tema ovviamente per Oltralpe, ma penso che la lettura consenta riflessioni valide anche per l'Italia, per i turisti e per gli operatori turistici.
Così comincia: «Jusqu'où? Jusqu'à quand? Les Français n'ont pas encore repris le chemin du travail - ni les écoliers celui de l'école - que déjà ils s'interrogent sur ce que seront leurs congés d'été. L'inquiétude grandit. Cette grande évasion que tous attendent depuis 1936 risque cette année d'être contrecarrée par les mesures de sécurité visant à endiguer une nouvelle propagation du virus. Le flou demeure, mais une chose est certaine: l'heure ne sera pas aux lointaines escapades.
La deuxième vague hante les esprits. Les frontières resteront closes, les avions ignorent encore s'ils pourront décoller, les trains ne rouleront qu'à moitié vides. Seules les voitures, hier maudites, retrouveront leur statut de valeur refuge. Gares, aéroports, restaurants, mais aussi plages de galets ou de sable fin: tout lieu de rassemblement, fût-il idyllique, fait désormais figure de menace. Dans ce climat briseur de rêves où la promiscuité devient symbole de danger et les enfants qui jouent, de mini-bombes virtuelles, les grandes transhumances appartiennent au passé. Il va falloir apprendre à changer de route, comme on change de roue: pas si facile»
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Già le abitudini: se ripercorro le mie estati nel loro sviluppo da bambino ad adulto sono ricche di abitudini mutate nel tempo, a seconda dell'età e delle circostanze, ma con delle sicurezze. Per capirci normalmente di questi tempi sapevo già dove sarei andato e nella mia follia programmatoria mi sarei spinto già sono alla fine dell'anno e magari, con gli aerei low-cost, avrei già fissato i voli per il 2021. Quest'anno nulla di nulla: si sogna qualche meta come un "post-it" messo lì per fare un senso a qualcosa che non c'è l'ha!
Prosegue Saint Vincent: «Quitter l'autoroute du soleil, se détourner des stations à la mode, des lieux de villégiature surpeuplés, des hôtels où l'on s'entasse. Le confinement fut l'occasion de renouer avec des gestes simples, une culture oubliée; ces premières grandes vacances sous contrôle en sont l'amer prolongement. L'acte II de la tragédie née du coronavirus. Elles nous invitent, nous incitent - nous obligent - à sortir des sentiers battus. Fuir l'autre, jouer à cache-cache avec la foule: et si c'était le jeu de l'été? L'objectif est simple: redécouvrir la France. Celle des paysages oubliés, des régions délaissées, des villages endormis; des routes secondaires et des cultures locales, des lieux d'histoire et de mémoire. Une France sans tapage, sans artifices. Chaque soir, à 20 heures, on pourrait même imaginer l'applaudir pour sa belle résistance. Et cet automne, il sera temps de la reconstruire».
Togliete francesi e Francia, mettete italiani ed Italia e il gioco è fatto.
Dunque un turismo interno che potrebbe essere interessante e redditizio, se solo si conoscesse il quadro nazionale e le scelte regionali. Ma, tranquilli, perché ad Aosta è nato un apposito Comitato e si sa che nulla è più efficace per decidere che creare un grande comitato.
Scusate la perfida ironia.

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