La vecchia storia dell'evasione fiscale

Il settimanale "L'Espresso", come un flash dal passato, pubblica un articolo del 1980 di Leonardo Sciascia dedicato al tema più controverso che ci sia in Italia: le tasse e gli evasori fiscali.
Così scriveva il grande scrittore siciliano, intitolato «Far pagare le tasse agli italiani, la più grande delle utopie» annotava Sciascia «Quale il vizio, il difetto la remora da colpire principalmente negli italiani cominciando, come troppo tardi si comincia, a parlare di una "questione morale"?
Qualche anno fa, da pochi giorni in Italia, un diplomatico straniero mi chiese: "da dove si comincia in questo paese? Dalla scuola?". Risposi: "dalle tasse". E continuo a pensarla così.
Non avendo dello Stato un'idea mitica o mistica, considerandolo come un insieme di servizi al cui mantenimento i cittadini dovrebbero concorrere principalmente devolvendogli una parte considerevolmente proporzionata del loro reddito, ritengo che il sottrarsi a questo dovere implichi necessariamente una condizione di indifferenza o di rassegnazione o addirittura di avversione nei riguardi di quei servizi che si dovrebbero pretendere in cambio»
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«Insomma: si pretende di avere per quel che si paga - continua Sciascia - Quando non si paga, si ha soltanto quel tanto che non si paga: del denaro che non può diventare servizio, specie in un mondo e in un'epoca in cui i servizi non possono essere gestiti e assicurati che dall'organizzazione di vaste collettività.
Se si riuscirà a vincere negli italiani l'orgoglio di non pagare le tasse, e anzi a trasformare il sentimento di orgoglio in sentimento di vergogna - e ciò, purtroppo, non potrà avvenire che attraverso un fatto repressivo - credo che ciascuno e tutti cominceranno a pretendere di più dai servizi dello Stato: di più nella giustizia, di più nella scuola, di più nella sicurezza pubblica... far pagare le tasse a tutti gli italiani che le debbono: è forse l'utopia più grande che possa darsi in questo paese»
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La Finanziaria dello Stato del 2020 - lo hanno ben compreso in Europa con ovvio scetticismo - è costruita immaginando miliardi di rientro dall'evasione, facendo sentire anche il rumore delle manette ai grandi evasori. Intanto - perché crea consenso - ci sono condoni piccoli ma significativi (tipo "bollo auto") e si prosegue nel mantra della riduzione fiscale, ma qualcosa si toglie aumentando in parallelo la tassazione con nuovi balzelli. Poi, naturalmente, esiste la vasta polemica sull'uso del contante, che serve a molti per smaltire il "nero" occultato per evitare di pagare le tasse, e la politica del rinvio, assieme alla confusione sull'uso dei pagamenti digitali, mostra il volto vero di partiti che, feroci contro gli evasori, li accarezzano poi dalla parte giusta del pelo alla ricerca del loro consenso.
Questo è il dramma di una classe politica che pensa solo alle elezioni, dicendo invece di volere il famoso "bene comune".
Sono argomenti difficili, ma nel caso della Valle d'Aosta - con buona parte delle tasse che rientrano nelle casse regionali ad alimentare il nostro Bilancio - gli evasori locali sono ancora più masochisti, perché impoveriscono i servizi pubblici pagati dalle tasse, che loro non pagano con ovvie conseguenze.
Bisognerebbe, con norma di attuazione, modernizzare un articolo, ormai obsoleto, dello Statuto speciale, esattamente all'articolo 13: "Ai fini dell'accertamento delle imposte dirette erariali, gli uffici finanziari dello Stato nella Regione comunicano alla Giunta regionale la lista dei contribuenti che, domiciliati nella Valle, possiedono redditi tassabili al loro nome mediante ruolo.
La Giunta esamina la lista, la completa e la rettifica, aggiungendovi coloro che furono omessi e che vi dovevano essere compresi e cancellandone coloro che per qualsiasi causa vi furono indebitamente iscritti o che per motivi sopravvenuti ne debbono essere esclusi.
Delle variazioni introdotte la Giunta deve indicare la ragione.
La Giunta indica altresì gli altri dati necessari per il nuovo o migliore accertamento dei tributi nei confronti degli iscritti nella lista.
Gli uffici finanziari dello Stato nella Regione sono tenuti a riferire alla Giunta i provvedimenti adottati in base alle indicazioni dalla stessa ricevute"
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Sarebbe interessante concretizzare la norma con le novità attuali, visti i cambiamenti epocali dal 1948 ad oggi, ma temo sarebbe troppo impopolare farlo e ci vorrebbe una buona dose di coraggio, non pensando ai voti perduti, ma a quanto guadagnerebbe la Valle!

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