Montagna, morte e poesia

Uno ha un bel da raccontare su questa storia dell'alta quota e del rischio di chi sceglie l'alpinismo come mestiere, ma credo che ci siano da rimarcare due elementi: la passione che divora chi cerca nuove sfide e anche - perché non dirlo? - la spinta di sponsor che cercano la prestazione estrema come chiave di successo di certi prodotti.
Per ognuno esistono proporzioni diverse, restando il fatto certo che, pensando ai due alpinisti morti giorni fa sul Nanga Parbat (Daniele Nardi e Tom Ballard) su di una parete "impossibile", i commenti, senza troppe mezze misure, oscillano fra chi capisce e giustifica e chi non capisce e condanna, e questo vale per chi è digiuno e commenta così e chi, invece, del mestiere prende anch'esso possesso di una delle due parti della scacchiera.
Ma questi ragionamenti sono in fondo privi di quella parte di avventura, persino di poesia, di chi sceglie di sfidare le cime, senza una ragione apparente, seguendo il filo logico delle proprie speranze ed affermazioni. Per questo mi permetto di citare in toto Altitudini.it e lo scritto, pieno di immagini e con citazioni ad hoc, di Vittorio Giacomin, che ci fa entrare in una dimensione differente: «E' quando cammini su quella morena che senti il trascorrere della vita, la forza della natura, il ribollire della vita, il tutto in divenire. Sotto i tuoi piedi tutto è instabile, transitorio, passeggero. Vivi il tuo passo all'interno di una cornice meravigliosa che non riesci a capire se sta tra il sogno e la realtà perché a tanta fatica corrisponde altrettanta felicità e bellezza. Solo l'incedere del passo regola il tuo tempo e il tuo respiro e ti aiuta ad entrare in una dimensione estranea alla quotidianità».

I trent'anni del Web a due passi dalle Alpi

Una premessa è d'obbligo e la traggo da un articolo di qualche anno fa su "Webnews" che racconta con molto efficacia di un'invenzione che, pur con passaggi precedenti, si concretizza in un giorno di trent'anni fa.
Ecco il racconto: "12 marzo 1989, Ginevra, "Cern" - Tim Berners-Lee quel giorno varcò senza neppur farci caso la frontiera tra la Svizzera e la Francia: il "Cern" è così, costruito proprio sul confine tra i due Paesi, nella periferia alta di Ginevra: con ingresso in Svizzera, ma con visuale su viti, montagne e borgate francesi. Per arrivare al suo ufficio, "TBL" doveva attraversare tutto il comprensorio del "Cern" per giungere sul fronte francese, esattamente pochi metri al di là del confine teorico tracciato dalle mappe. Neppure i confini hanno però una loro importanza in questo contesto: il "Cern" è di fatto sotto amministrazione svizzera, ma al di fuori della giurisdizione dei due Paesi confinanti.
Una sorta di territorio libero e transnazionale, insomma, nel quale sventolano oltre venti bandiere ivi compreso il tricolore italiano"
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Il rischio sugli 8000

La storia ha tenuto tutti con il fiato sospeso sino al tragico epilogo successivo a questa pubblicazione: una coppia di alpinisti, un italiano ed un inglese ormai installato in Trentino, spariscono su di una montagna con una terribile nomea, il Nanga Parbat.
Uno è un alpinista romano di grande esperienza, Daniele Nardi, l'altro è Tom Ballard, la cui mamma, Alison Hargreaves - alpinista eccezionale sugli ottomila - morì nel 1995 sul K2, nella stessa zona dove si cercano il figlio e il compagno di cordata, in circostanze drammatiche, quando scendeva dalla vetta. Tom aveva sei anni, ma ha scelto la stessa strada: l'amore per la montagna estrema.
L'ultimo aggiornamento del 26 febbraio sul sito di Nardi era questo: "Siamo in attesa di ricevere conferme sulla loro posizione, si presume che non abbiano segnale per comunicare il cielo è nuvoloso e quindi non si riesce a vedere oltre campo 3".

Trump e Kim Jong-un falliscono

Mi faceva impressione quando - da bambino - andavo in Svizzera, profittando dei due trafori alpini (per Ginevra dal Monte Bianco aperto nel 1965, per il Vallese attraverso il Gran San Bernardo inaugurato un anno prima), e mio papà mi raccontava che sotto la casa gli elvetici avevano i rifugi antiatomici.
Che ne sapevo io, impegnato nei primi anni delle scuole elementari, di questa storia che mi trovavo sulla testa della "Guerra fredda" e della minaccia di finire volatilizzato da un esplosione nucleare.
Crescendo - e studiando la genesi e le conseguenze delle bombe atomiche, rese sempre più sofisticate nel tempo - ho capito bene questa storia dell'equilibrio del terrore ed ho ben compreso anche i rischi che oggi forme artigianali di ordigni atomici possano servire per terribili stragi ai terroristi di turno.

La ridicola polemica su più poteri ad alcune Regioni

Quando fra gli anni Novanta ed il 2001 - nel pieno dei miei mandati parlamentari - si discusse delle famose riforme del "regionalismo" fui sempre in prima fila.
In quel clima in cui pareva palesarsi un interesse per il "federalismo" - e la Lega all'epoca lo professava - presentai quella riforma complessiva dello Stato in senso federale che fece scalpore, trattandosi della prima proposta di legge costituzionale organica e non solo teorica.
Eppure, in certi passaggi avvertii, ma oggi mi pare peggio, il solito fastidio di provenienza da diverse aree politiche verso le Autonomie speciali come la nostra. Per cui, in particolare come membro della Prima Commissione della Camera, non mancai passaggi pubblici e riunioni ristrette per vigilare e proporre.
Annoto che alla fine non votai il testo completo della riforma del Titolo V voluta dal centrosinistra sul regionalismo proprio per l'assenza di un serio principio di intesa per la modifica degli Statuti Speciali.

Pensieri sul singolare esito di #Sanremo2019

Non ho seguito in diretta gli esiti finali delle votazioni di questa edizione autarchica (niente stranieri neppure fra le star ospiti) del "Festival di Sanremo".
Non lo dico per snobismo ma perché queste lunghe maratone, viste dal divano di casa, sono per me concepibili solo se oggetto - come mi è capitato in passato - di frizzi e lazzi in compagnia di un gruppo di amici con cui destrutturare la serata con spirito goliardico.
Ed anche quest'anno - da quanto ho visto soprattutto nelle registrazioni delle serate ce n'era ben donde, visto che si trattava di un'edizione molto nostalgica più per un pubblico attempato che giovanile. Per altro è questa la fotografia della demografia italiana ed anche del pubblico medio della televisione generalista e dunque - per inseguire gli ascolti - questa è la strada maestra nella scelta dei conduttori e nei copioni predisposti dagli autori.
Questa "TeleNostalgia" non è solo nostalgia e vecchi merletti fra naftalina, formalina e chirurgia estetica, ma deriva anche dal rifiuto di un presente che mette ansia per la sensazione di un nuovismo politico che manda tutto a rotoli, con esponenti politici che hanno il tocco opposto a quello del famoso Re Mida.

Morire sotto la neve

Addolora davvero che, dopo nevicate come quelle avvenute in questi giorni, si debbano contare i soliti morti perché colpiti da una valanga fuoripista. Ed è il caso di quanto avvenuto in queste ore ai piedi del Monte Bianco.
Sia chiaro che questa volta non ci sono scuse: i bollettini diramati in Valle d'Aosta non erano interpretabili, mettendo sul chi vive chiunque avesse avuto l'accortezza necessaria per ascoltarli. Ed invece, purtroppo, siamo qui a contare i morti per l'evidente avventatezza di chi ha deciso di sfidare la sorte.
Così spetta ai soccorritori, che troppo spesso sono poi chiamati a rischiare la loro vita per i recuperi, tenere la triste contabilità inverno dopo inverno e la meraviglia di sciare in neve fresca diventa per alcuni una tomba perenne.

Conoscere i rischi della montagna

Partendo da una vicenda dello scorso anno - nota come "Il dramma d'Arolla" - quando morirono sette alpinisti su quattordici per ipotermia lungo l'Haute Route in Svizzera, "Le Nouvelliste", in un speciale a cura di Lysiane Fellay, offre degli spunti di riflessione molto interessanti.
Così si spiega il contesto: "Si un événement d'une telle ampleur est plutôt rare, il est pourtant assez fréquent que des alpinistes ou des randonneurs restent coincés en montagne toute une nuit. «Nous rencontrons ce type de situation avec des problèmes d'hypothermie plusieurs fois par année en toutes saisons», explique Stéphane Oggier, médecin-sauveteur chez "Air-Glaciers", membre du "Grimm" - le groupement d'intervention médicale en montagne, et également guide de montagne. «Dans ces situations, l'angoisse prédomine. Pour les personnes coincées, c'est souvent la panique. Elles ont peur de mourir. Pour nous aussi, c'est l'angoisse... Nous ne savons jamais dans quel état nous allons les retrouver...» continue le Dr Oggier qui précise que notre corps nous permet de résister au froid pendant plusieurs heures".

Una Politica campata in aria

E' dai tempi dell'antica Grecia, culla di alcuni principi della democrazia moderna, che esiste una parte propagandistica della politica. Naturalmente sappiamo che questa logica "tanto fumo, poco arrosto" sulla lunga distanza non resiste e su questo altare sono stati sacrificati, nei millenni, un sacco di leader politici.
Oggi la situazione si è fatta ancora più delicata, perché i topoi della nostra umanità, pur mantenendo delle caratteristiche universali e atemporali, devono fare i conti con le modalità contemporanee e dunque si adeguano all'aria dei tempi.
Esemplare un recente articolo sul "Corriere della Sera" di Mauro Magatti, sociologo e economista: «C'era una volta la lotta di classe, gli scioperi sindacali, la propaganda di partito. Era l'epoca in cui la classe operaia, concentrata nelle grandi fabbriche, votava comunista e lottava unita per il riconoscimento dei propri diritti economici e sociali. Poi è arrivata la società dei consumi che ha disinnescato il conflitto sociale, di fatto sparito nei Paesi occidentali nonostante il continuo aumento delle disuguaglianze registrato a partire dagli anni '80».

La lettera di Macron ai francesi

E' molto difficile capire se e come il "caso francese", spesso laboratorio politico nel corso della Storia, questa volta imprimerà o meno qualche fenomeno epocale in politica e nelle Istituzioni con questa vicenda di piazza - per me ancora di difficile lettura e già cavalcata da troppi - dei "gilets jaunes" e dell'incredibile storia di un Presidente della Repubblica giovanissimo, Emmanuel Macron, che da "plebiscitato" diventa poi vittima di un'impopolarità rapida e crescente.
Interessante è questa lettera che Macron ha spedito ai suoi concittadini, che vorrei leggere per riflettere sulla sua portata sin dalla modalità così controcorrente rispetto all'uso e all'abuso dei "social".
Oltretutto una lunga missiva rispetto alla logica della brevità - pensiamo ai "tweet" di Donald Trump – che sembra oggi controcorrente.
La prima parte è un'autorappresentazione della Francia con frasi secche: «La France n'est pas un pays comme les autres. Le sens des injustices y est plus vif qu'ailleurs. L'exigence d'entraide et de solidarité plus forte».

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