Strasburgo insanguinata non a caso

Ho seguito con apprensione le notizie che arrivavano da Strasburgo, dove ai mercatini di Natale un islamista ha ucciso persone inermi, riaccendendo i fari sui rischi dell'integralismo religioso nel cuore dell'Europa.
Annoto subito la follia di chi sui "Social" ha parlato di una strategia della tensione innescata apposta da chissà chi del Governo francese per distogliere l'attenzione dai "gilets jaunes" e dalla loro protesta. E' ora di punire severamente i seminatori di odio con stupidaggini del genere.
Ma torniamo in Alsazia. Quella Regione di confine, dove troppi cimiteri testimoniano di un eccesso di battaglie combattute per disfide territoriali. Ci pensavo, tempo fa ed a maggior ragione in questa occasione, non solo perché Strasburgo è stata per me una città familiare per il lavoro al Parlamento europeo e per il "Consiglio d'Europa", ma perché non è un caso che sia stata scelta questa città per ospitare queste Istituzioni, proprio per questa sua vocazione di terra di confine fra culture è stata considerata significativa per passare dal dolore delle guerre generate dal nazionalismo aggressivo a simbolo della speranza di un'armonia attraverso l'integrazione europea.

Pensieri sul nuovo e il vecchio

Per fortuna la Politica non è solo fatta dai sondaggi e dalle gazzarre sui "social" o dall'assalto all'arma bianca alle stanze del potere. Esiste anche il ragionamento a tavolino, che detta vittorie e sconfitte, con dei tempi diversi dalla discussione spicciola e dai ragionamenti emotivi e dalle scelte di convenienze parallele.
Un prototipo del ragionatore, con il coraggio di dire "pane al pane e vino al vino", sino a perdere a suo tempo la Direzione del "Corriere della Sera" quando Matteo Renzi non sopportava le sue critiche, è Ferruccio De Bortoli, che appartiene alla schiatta dei giornalisti che disprezzano la logica dei giornalisti-tifosi, di cui Marco Travaglio è esempio mirabile per il suo appoggio ai "pentastellati".
Scriveva in questi giorni sul "Corriere", giornale - ricordiamolo! - che ha alimentato il vento dell'antipolitica negli anni e ha dato un certo appoggio ai suoi esordi al Governo giallo-verde, lo stesso De Bortoli: «Governando si impara, forse. Romano Prodi confidò di aver provato, nei primi mesi della sua esperienza a palazzo Chigi, un senso di disagio o persino di inadeguatezza e di averlo superato "con tanto lavoro alla scrivania e chiedendo consiglio alle persone sagge". Si può e si deve far tesoro dei propri errori. Ne fece Prodi. Ne fecero anche altri suoi successori».

L'SOS dei "gilets jaunes"

Si guarda tutti alla Francia con curiosità per i moti di piazza in corso ed anche perché è uno dei pochi Stati che mantiene una visione europeista, malgrado i virus di opposta posizione che proliferano nell'Unione europea.
Interessante sul simbolo dei "gilets jaunes" quanto scritto da Bernard-Henry-Lévy: «Ce mouvement est aussi, à l'évidence, un appel de détresse. Un gilet jaune, tous les automobilistes de France et de Navarre le savent, c'est ce gilet à bandes fluorescentes que la Sécurité routière exige, depuis dix ans, que nous ayons tous dans nos voitures pour, en cas de panne ou d'accident, pouvoir, depuis le bas-côté, rester visible et faire de cette visibilité même un appel de détresse vivant. Eh bien, il faut prendre au sérieux le fait que les Gilets jaunes aient choisi ce signe de ralliement.
Il faudrait faire une phénoménologie du Gilet jaune comme Sartre faisait une phénoménologie des pantalons à rayures des sans-culottes ou comme Roland Barthes aurait peut-être pu le faire dans une de ses Mythologies»
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Dolce e Gabbana e la gaffe "cinese"

Quando si esagera nel voler essere originali e controcorrente è chiaro il rischio di prendersi una nasata. Poi se a farlo è un marchio di moda come "Dolce & Gabbana" la nasata può trasformarsi in un danno economico colossale e nel rischio che si chiudano mercati fiorenti.
E' di queste ore il caso: il famoso marchio, alla vigilia di una grande presentazione a Shangai, tira fuori uno spot con una bella mannequin cinese che cerca goffamente di mangiare pizza e spaghetti con le bacchette e un cannolo siciliano con evidente riferimento sessuale. I cinesi si arrabbiano, la sfilata di moda viene soppressa, parte un campagna social contro "D&G" ed i prodotti spariscono dalle vendite online e molte star cinesi annunciano che mai più useranno prodotti dei due stilisti, Domenico Dolce e Stefano Gabbana.
I quali, infine, appaiono in un video, con aria contrita, chiedendo scusa e il muso lungo equivale ai danni economici creati in poche ore e sfugge se riusciranno a recuperare uno straccio di credibilità. Ho l'impressione che i loro pagatissimi esperti di marketing e comunicazione abbiano "toppato" con questo strano messaggio con i due che sembrano due statue di cera senza alcuna parvenza di umanità ed un'inquadratura distante da cui non si vede l'espressione del viso.

La volgarità in politica in favor di "populace"

Quando si era ragazzi l'uso della parolaccia era una sorta di prova del fuoco per sdoganarsi verso l'età adulta. Per altro questo avveniva in rottura con i propri genitori, che ovviamente ci tenevano ad un linguaggio "pulito" dei propri figli.
Crescendo ci si accorge di come "modus in rebus" sia del tutto vero e, se qualche parolaccia può scappare, specie ad uso comico o come imprecazione di fronte ad un imprevisto, un suo abuso diventa maleducato e ingiustificato.
Eppure sembra che oggi l'uso di parolacce e di espressioni forti e persino offensive faccia parte dell'armamentario di certo populismo, quello che - usando un francesismo imparentato con questa parola - ammicca verso il "populace", cioè una parte di popolazione culturalmente bassa che apprezza il politico che si mette al suo stesso livello con un uso rozzo del linguaggio.
Questo non vale solo più per l'oratoria da comizio, quando si arringa una folla, ma si trasferisce nell'uso dei "social", visto che oggi chi ha responsabilità di governo finisce per avere staff - roba da matti! - che non lavorano nell'alveo della comunicazione istituzionale, come sarebbe corretto fare, ma montano delle macchine per il consenso in cui usano toni aggressivi e spregiudicati perché questi "sfondano" e fanno parlare di te.
Un meccanismo perverso da "Circo Barnum", che rischia di avvelenare i rapporti umani e sociali e non è dunque solo una questione di bon ton...

Il silenzio dei "difensori" della Costituzione

Sfugge con esattezza quale sia il progetto politico di destrutturazione modernista e digitale della Costituzione e della Democrazia nella testa dei veri leader dei pentastellati. Ho letto parecchio dei due Casaleggio, prima il padre Gianroberto e poi il figlio Davide, e non ho capito granché, ma quel è che certa è la logica confusa ma pericolosa. Per altro la scelta di una classe politica espressa con personalità di basso profilo come Luigi Di Maio spinge a ritenere che nel famoso "Movimento" conti più l'obbedienza che la preparazione.
Eppure i pentastellati, contraddittori è demagogici, populisti e aggressivi, contano su uno zoccolo duro di intellettuali silenti che tacciono dopo aver molto parlato negli anni scorsi ed a mio avviso talvolta a proposito, come sulla famosa riforma Renzi-Boschi che personalmente ritenevo allarmante.

Una voce dall'Appennino terremotato

Leggo ogni giorno su "La Repubblica" la singolare rubrica di lettere curata da Concita De Gregorio, intitolata “Invece Concita - Il luogo delle vostre storie”.
C'è di tutto, come in altre rubriche aperte ai lettori e spesso emerge una straordinaria umanità. Meno brillante pare, come altrove, la comunità di commentatori, anch'essi lettori, creatasi a piè di pagina, dove - accanto ad utili osservazioni - si annidano, come avviene nella logica "social", polemisti su qualunque tema che inquinano il dibattito e imbrattano qualunque cosa.
Da noi, in Valle d'Aosta, questa storia delle lettere non regge molto. Ho notato che su "La Stampa", pagine di Aosta, è cessato il ritmo quotidiano, trasformatosi in settimanale. Immagino che sia la scarsità di lettere a non consentirlo o forse si è voluto evitare il rischio che fossero i "soliti noti" a scrivere.
Ma questa era solo una digressione. Volevo parlare di una lettera a Concita di una donna, Stella Caporioni, che si occupa del terremoto colpi l'Appennino ed in particolare le zone di montagna interessate a suo tempo.

L'antieuropeismo becero va combattuto

Un giorno verrà in cui ci potrà essere una rilettura critica degli anni che hanno preceduto una grave crisi della democrazia in Italia che è in corso in tutta evidenza, per quanto gli esiti finali siano ancora incerti.
Chi ha soffiato sul fuoco della Politica solo come espressione della famosa "Casta" e chi ha cavalcato l'antieuropeismo più becero siederà sul banco degli imputati per avere imbeccato quella parte crescente di popolazione italiana che ha seguito l'onda in modo passivo, lasciandosi trascinare contro la scogliera del populismo più gretto. Alcuni mostrano già tardivi pentimenti dopo aver fatto montare rabbia e ignoranza come miscela esplosiva.
Ognuno, compresi i popoli, ha quello che si merita e gli italiani già in passato hanno battuto il naso anche per proprie colpe per poi - come il fascismo - far finta che si trattasse di una sorta di parentesi sfortunata, mentre si trattò di una piaga purulenta anche a causa di un'adesione massiccia ad una dittatura.
In troppi, in poco tempo, divennero da "fascistissimi" ad "antifascisti" e nel secondo dopoguerra la Repubblica nacque con la stessa muratura burocratica e amministrativa del Ventennio con le conseguenze ben note.

I consigli di Steve Jobs

Steve Jobs, inventore di "Apple" ha, con il suo lavoro e le sue "invenzioni", rivoluzionato la nostra vita. Leggendo i libri su di lui emerge l'immagine di un antipatico di grande talento, forse addolcito quando la malattia che lo colpì gli rese evidente quanto la sua vita fosse arrivata al capolinea.
Tuttavia tutte le storie di successo passano attraverso alcune intuizioni di chi diventa capofila di rivoluzioni di qualche genere e nel solco della rivoluzione digitale e della sua discesa nella vita quotidiana di ciascuno di noi Jobs ha pochi rivali.
La sua è stata una vita "fortunata": madre svizzera, papà siriano, viene adottato da una famiglia californiana e deve il successo ad una vita febbrile, spesso con andirivieni, che dimostrò soprattutto, oltre ad una certa bizzarria, un evidente fiuto imprenditoriale.
E' uscito un libro in Francia, "Trouver un job grâce aux conseils de Steve Jobs - Trente idées pour décoller", pubblicato dalle "Editions Eyrolles", di Hervé Bommelaer, di cui Quentin Périnel su "Le Figaro" riassume le idee forti, specie a vantaggio dei giovani, ma non solo.

Le Stagioni di un tempo

In fondo il ciclo della Natura, che noi esseri umani con buona pace degli specisti abbiamo diviso in Stagioni, va preso per quello che è: una ripartizione del tempo, che non sempre sta nelle categorie che assegniamo loro.
Per cui, forse dai tempi delle caverne, ci lamentiamo del clima cangiante che agisce sulle nostre vite e sulle nostre abitudini.
Anche se so che non tutti ci credono, questa volta - ad agire in maggior profondità dei sempre esistiti cambiamenti, che nel caso valdostano hanno inciso in profondità sull'esistenza stessa del nostro territorio - ci sono mutazioni che non sono solo frutto di meccanismi legati al nostro pianeta e che hanno percorso milioni di anni, ma è l'umanità con i suoi comportamenti ad avere agito assecondando il riscaldamento globale nel breve volgere di pochi anni.
Una brutta bestia che agisce con velocità impressionante e conseguenze disastrose, come nel caso valdostano la pericolosa e non distantissima sparizione dei ghiacciai.

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