Il penoso assalto alle macellerie

I macellai in Francia incominciano ad avere paura. Già alcuni loro negozi sono stati danneggiati e alcuni di loro sono stati minacciati fisicamente.
Per altro le stesse manifestazioni pacifiche di queste ore degli antispecisti hanno avuto un tono che certo preoccupa per le connessioni con chi alla fine sceglie la violenza.
Mi spiego meglio con una cronaca su "HuffingtonPost" versione francese: "Des militants antispécistes ont organisé samedi 22 septembre des happenings pacifiques devant des boucheries en France pour dénoncer le "zoocide" que représentent, selon eux, l'élevage, le commerce et la consommation de viande, alors que les dégradations de vitrines de boucheries se sont multipliées ces derniers mois.
"Boucherie Abolition", qui organisait les happenings avec d'autres mouvements tel que "269 Life France", dénonce le "système zoophage". Les antispécistes s'opposent à toute hiérarchie entre espèces, notamment entre l'être humain et les animaux"
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Ambiente: pour éviter le pire

L'attrice Juliette Binoche e l'astrofisico Aurélien Barreau hanno messo assieme in Francia due storie personali molto diverse a fin di bene e ciò attraverso un appello pubblicato su "Le Monde" e firmato da personalità molto varie, nel solco del dibattito francese sul futuro del Pianeta.
Ciò è avvenuto dopo che il carismatico e mediatico ministro dell'Ambiente francese, Nicolas Hulot, ha annunciato le dimissioni dal suo incarico, motivandole con la mancanza di progressi sul clima e sulle altre tematiche ambientali.
Mi incuriosisce molto l'astrofisico, così descritto da un giornalista francese per il suo stile non convenzionale: «Avec ses cheveux longs, ses poignets couverts de bracelets et ses santiags, Aurélien Barrau, 45 ans, a le look du scientifique iconoclaste. Professeur à l'université Grenoble-Alpes, astrophysicien au Laboratoire de physique subatomique et de cosmologie du CNRS et auteur de plusieurs ouvrages scientifiques, il est spécialisé dans l'étude des trous noirs».

Raffreddare gli animi, non incendiare le piazze

La premessa è la solita: la democrazia deve di questi tempi fare i conti con i "social", come strumento potente che crea un legame diretto fra Politica e cittadini ed è un capitolo nuovo di una storia antica nell'uso di mezzi di propaganda e di comunicazione di massa, che obbliga a ricordare come ci voglia molta misura per non attizzare gli animi e accendere scontri in un'Italia confusa e in transizione, che non può permettersi benzina sul fuoco.
E' auspicabile che nei giorni a venire si abbassino i toni derivanti dall'errore - perché di questo si tratta - di Matteo Salvini di adoperarsi in una continua campagna elettorale, specie come in questo caso rispetto alle vicende giudiziarie che lo riguardano personalmente nel suo ruolo di ministro dell'Interno e che riguardano la Lega per la conferma di un sequestro preventivo legato alle note vicende dell'uso, in passato, dei finanziamenti pubblici al partito.
Ieri, in diretta dal suo ufficio al Viminale il leader leghista, conscio di sondaggi che prevedono una Lega come primo partito in Italia, perse le primigenie caratteristiche di partito territorio della cosiddetta "Padania", ha aperto e commentato in diretta "Facebook" l'avviso di garanzia della Procura di Palermo nell'ambito delle indagini sul blocco dei migranti sulla nave "Diciotti".

Ricordando Cavalli Sforza

Muore, quasi centenario e dopo una vita piena di successi, il genetista Luca Luigi Cavalli Sforza, cui spetta il merito di avere diffuso un messaggio chiaro sulla baggianata che sta tornando in auge in politica e anche in ambienti pseudoscientifici delle razze umane: «Nella nostra specie non esistono le razze perché siamo troppo giovani come specie, non ne abbiamo avuto il tempo. Le grandi differenze sono tra individui mentre quelle tra popolazioni sono una piccola percentuale, per esattezza circa l'undici per cento delle differenze tra uomini».
Per cui chi cavalca il razzismo, oltre ad essere riprovevole ed erede di una serie di orrori nel suo nome, prende un granchio e si riallaccia a filoni che portano su strade pericolose.
Michel Wieviorka ("Lo spazio del razzismo", "Il Saggiatore", 1993) scrive: «il riconoscimento della diversità delle culture, di per sé, non porta ad alcun pericolo; è quando ciò lascia il posto all'affermazione della loro ineguaglianza che nasce il razzismo, indissociabile dal sentimento di una superiorità basata su rapporti di potere».
Si trasformano arbitrariamente le differenze culturali in altrettante caratteristiche "razziali" con la nascita di razze «superiori» ed «inferiori».

La religione degli spaghetti e dello scolapasta in testa

Odio i fanatici e credo per buone ragioni che ci derivano da pagine oscure della storia umana. Non so perché la parola "fanatico" sia usata meno che in passato, ma trovo che abbia sempre un suo perché.
Lo "Zanichelli" così ammonisce sulla duplice definizione: "chi, mosso da esagerato entusiasmo per un'idea, una fede, una teoria e simili, si mostra intollerante nei confronti di ogni posizione che non sia la sua: è un credente fanatico; il suo è uno zelo fanatico. Si aggiunge come sinonimi: fazioso, settario".
Altra definizione, abbastanza analoga, suona così: "ammiratore entusiasta di qualcuno o di qualcosa: essere fanatico del teatro, della letteratura, dello sport; essere fanatico per la musica; sono tutti fanatici ammiratori di quell'attrice; è un fanatico della puntualità, della pulizia".
L'aspetto tragico, pur nei diversi livelli di gravità, sta tutto in una frase di Michel Verret: «Le fanatisme n'est-ce pas cela? La haine justifiée par l'amour».

Salsa: i montanari e il progresso

Annibale Salsa, già presidente del "Club Alpino" cui diede una sterzata salutare e noto antropologo, è fra i pochi intellettuali italiani, ma dal respiro europeo, che sa con esattezza cosa dire sui problemi della montagna con competenza e con rara visione prospettica.
Esce un suo articolo de "L'Adige" - Annibale vive in Provincia di Trento da qualche anno - che ha elementi specifici di quella realtà, ma che hanno ridondanza anche sulla nostra Valle per le evidenti analogie e per la capacità dell'autore di adoperare le intere Alpi come la tastiera di un pianoforte per trovare elementi di comparazione.
Così esordisce: «I quarant'anni trascorsi dalla protesta delle popolazioni della Val Rendena contro l'apertura di cave per l'estrazione dell'uranio offrono l'occasione di riflettere sul pesante tributo che i montanari delle Alpi - ma non solo - hanno dovuto o rischiato di pagare al progresso, i cui benefici finali erano destinati ad altri. Le Alpi, fin dall'antichità, hanno rappresentato un grande giacimento di materie prime e, come scriveva lo storico francese Fernand Braudel, sono state "una fabbrica di uomini per essere usati da altri uomini"».

Dalla nefomanzia alla pareidolia

Il mio, da bambino, era un gioco solitario e ricordo certi tramonti colorati visti da Pila, nella baita estiva di zia Eugenia, che ispiravano la mia fantasia.
Ora - con la stessa curiosità tinta di ingenuità - mi capita di farlo con qualcuno, ad esempio i miei figli: indico la nuvola e mi confronto su che cosa lui veda. E' un gioco innocuo, che applicato alle nuvole fa sorridere, per quanto di effimero e cangiante, che dà il senso di come si possano piegare anche queste bizzarre e aeree costruzioni all'immagine umana che forgia questo nostro mondo.
In realtà, in passato, c'è chi ci campava nell'intepretazione delle nuvole. Mi riferisco alla "nefomanzia" o "nefelomanzia" o "arcomanzia", che è - sotto diversi definizioni - una medesima pratica con cui si vorrebbe prevedere il futuro analizzando la forma delle nuvole, basandosi sulla somiglianza più o meno spinta con oggetti, animali o persone.

Si decida sulla "Torino - Lione"

L'autocitazione talvolta ci può stare, specie su un tema serio come quello dei Trasporti attraverso le Alpi. Scrivevo, a proposito, quattro anni fa, su questo stesso mio blog, e la sua attualità risulta sconcertante: «L'Italia è il Paese del "Gioco delle tre tavolette". Ad un certo punto certi cambiamenti di direzione sono così rapidi da non permetterti di capire più nulla.
Pensiamo al destino incrociato fra la Valle d'Aosta e la Val di Susa, in tema di trasporti, a causa dell'ovvia collocazione geografica, oggi come nel passato remoto. La modernità, dopo i Colli alpini, sono stati i trafori. Si comincia nell'Ottocento con la ferrovia: tra il 1857 e il 1871, quindi si comincia sabaudi e si finisce italiani, viene costruita la galleria ferroviaria del Fréjus e questa scelta spiazza per sempre la speranza dei valdostani di avere un collegamento ferroviario internazionale verso la Francia sotto il Piccolo San Bernardo o sotto il Monte Bianco»
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Mariano Allocco e il bene comune

Cito qui, di tanto in tanto, il mio amico occitano, Mariano Allocco, intellettuale umanista e amministratore alpino con cui condivido molte idee e tanti pensieri. Lui vive nella Val Maira in Provincia di Cuneo, di cui segue l'attualità con sguardo profondo che solo la Storia consente a pieno.
Così è anche per le vicende valdostane, che hanno analoghe radici millenarie, di cui noi, con le nostre vite, dobbiamo essere degni. Ma, per affrontare la realtà odierna, bisogna operare confronti e abbeverarci di ragionamenti altrui per imparare e per avere punti di vista originali.
Come mi piacerebbe avere una agorà periodica con tanti amici di diverse zone delle Alpi per addivenire ad una pacifica Rivoluzione alpina. Ce ne sarebbero ragioni e forze, ma rischiamo di non arrivarci mai perché o sparpagliati o troppo chiusi nei nostri ragionamenti.
Ecco Mariano!

Impasse europea sui migranti

Il tema dei migranti scotta. La "prova del 9" è semplicissima: aprite (e direi chiudete in fretta) il capitolo ad una cena con amici e conoscenti e ne sentirete delle belle. Sono stato sere fa ad una conferenza di un prelato che conosco da tempo: ho sentito dire sul tema delle cose che mi hanno scosso, dette da chi dovrebbe predicare sempre la comprensione evangelica e l'apertura.
Ed invece questa questione solleva polemiche e si ragione più di pancia che di testa e le elezioni dimostrano apprensione e paura popolari anche laddove, come in Valle d'Aosta con tutta evidenza, i numeri sono piccoli e l'impatto marginale.
La propaganda politica gonfia però le vele e ciò avviene per la semplice ragione che il fenomeno migratorio sembra inarrestabile e agita paure ataviche e sembra in mano a dilettanti allo sbaraglio ormai da anni che stentano a gestire non dico i flussi ma neppure l'accoglienza priva di reali soluzioni per il futuro.

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