Viaggiare per capire

Una delle regole cui cerco di attenermi è quella di non perdere mai la curiosità per il mondo che ci circonda.
Trovo insopportabile chi predica turismi esclusivamente autarchici, pensando di fare del bene, mentre il meglio viene davvero dal confronto e dallo scambio. Ci penso ogni volta che scopro un ragazzo che parte per un "Erasmus" in un'Università qualunque, perché so già quanto un'esperienza del genere ti apra la mente.
Dice dal passato remoto Michel De Montaigne: «Il faut voyager pour frotter et limer sa cervelle contre celle d'autrui».
Aggiunge un nostro contemporaneo, Italo Calvino: «Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda».
Ci ragionavo dopo un viaggetto a Valencia, città spagnola, dove - oltre al catalano - si mantiene una lingua particolare, il "valenciano", che ha espressioni simili al francoprovenzale, come avviene per il catalano con cui questa lingua particolare è imparentata. E non a caso una parte di autonomisti locali guarda più ad un matrimonio con Barcellona che a progetti di maggior autonomia verso Madrid.

Credo che sia esemplare passare qualche giorno in questa località.
Anzitutto per avere la conferma dell'utilità di un aeroporto: sia per una dignità istituzionale sia per una sua intrinseca utilità per il turismo. Ma poi deve esistere una capacità d'innovazione, come dimostrato dalle grandi costruzioni dell'archistar Santiago Calatrava, valenciano che vive ormai in Svizzera, dedicate alla Scienza e al grande Acquario attiguo, così come avviene per il "Biopark" in una città che ha la fortuna di aver spostato altrove il fiume Turia, minaccioso per la città e il cui letto è diventato un'enorme area verde che fa da anello alla città in barba a chi voleva farne una specie di gigantesca circonvallazione.
Esiste inoltre, nel centro storico, il racconto di una città, attraverso una miriade di monumenti, che va dalla città romana, all'occupazione araba e poi le dinastie successive con monumenti e opere d'arte. La continuità è rappresentata dallo straordinario Mercato Centrale che più di molto altro racconta il territorio circostante ed anche il mare, che si trova a pochi chilometri, anche se Valencia non è mai stata marina, perché in passato era un porto lacustre collegato con il Mediterraneo, di cui ha certo i ritmi lenti e talvolta sonnolenti.
In una Spagna alla ricerca della sua nuova identità politica, dopo il fallimento del tentativo di dar vita a un Governo nazionale dopo le elezioni politiche, si può esaminare con curiosità l'andamento politico di questa Comunitad, pur colpita da vicende di corruzione politica, ma che sfrutta la sua posizione per guardare intelligentemente al bacino Mediterraneo, oggi fonte di guai con i flussi migratori, ma certo risorse economica futura per chi dall'Europa sappia guardare a Paesi pieni di necessità e questo può incrementare scambi e affari.
Questo desiderio di cercare nuovi spazi di sviluppo l'ho visto nella mia esperienza europea, specie quando si vede come fossero stati spesi i soldi comunitarie nel raffronto di zone molto simili al nostro Sud, dove spesso i finanziamenti europei non sono neppure stati investiti o sono stati buttati dalla finestra. Dimostrazione che certi pregiudizi su popoli mediterranei propensi a chissà quale pigrizia sono davvero ridicoli. Non conta la latitudine ma l'impegno che ci si mette e la Spagna, arrivata tardi in Europa per via del franchismo, ha saputo fare una rincorsa che ha portato oggi i suoi frutti, malgrado tutti i problemi che naturalmente ci sono.
Ero stato in diverse località spagnole sia per svago ma anche in delegazioni ufficiali proprio nel quadro delle Istituzioni europee ed ho sempre apprezzato la voglia di abbinare una gradevole qualità della vita con l'idea radicata di non perdere il treno dello sviluppo.
Mettere assieme "capra e cavoli" - almeno questa potrebbe essere l'apparenza - è un risultato per nulla banale.

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