I Lupi e la lettera al Signor Orso

Del Lupo si parlerà sempre di più in Valle d'Aosta. Si sa che esistono oggi due branchi ed una serie di lupi solitari che vivono per conto loro, ma il flusso proseguirà e così l'occupazione del territorio, anche per la natalità è notevole e inverni miti sono di buon auspicio per il ritorno di questo predatore
Rispetto al passato, è interessante citare quanto scritto da Ronni Bessi in un articolo pubblicato nel 1998 su "Piemonte Parchi", di cui mi permetto di usare una parte: «Nel '700 e nei primi decenni dell'800 risultano numerose sia le cronache che i provvedimenti relativi all'uccisione di lupi. Ridotte e rarefatte le foreste che li ospitavano, quasi scomparsa la fauna selvatica di cui si nutrivano, i lupi superstiti dovettero ridursi ad avvicinarsi maggiormente ai luoghi frequentati dagli esseri umani per tentarvi la predazione di qualche animale domestico. Il conflitto verso questi predatori e le paure che essi ispiravano non poterono quindi che aumentare. Inoltre i compensi previsti per l'uccisione dei lupi senz'altro dovettero costituire un aspetto economico non indifferente».

Joseph César Perrin (nel suo recente "Aymavilles") rivela che «les chasseurs le poursuivaient pour en détruire l'espèce et pour toucher la prime d'un ducaton que les communautés devaient payer pour chaque exemplaire tué». Questo stesso autore, tramite le sue ricerche dai "Registres du Pays", fornisce interessanti testimonianze di abbattimenti di questi animali e di premi pagati per gli stessi.
"Nel Comune di Lillianes nel 1761 risulta attestato che Jean-Baptiste de feu Jacquemin Lazier per aver ucciso un lupo ricevette la taglia prevista.
L'11 maggio 1766, verso le 6 del mattino, comparve una lupa affetta da rabbia nel villaggio di Ozein della parrocchia di S. Martin d'Aymaville. Qualche ora dopo lo stesso animale aggrediva alcune persone nel villaggio di La Poyaz. Qui attaccava «un tale chiamato Jean Maurice Pesse» che con un bambino si dirigeva verso la propria abitazione a St. Martin. Alle grida dell'uomo accorsero tre persone che abbatterono a colpi di bastone la lupa. «I tre uccisori della bestia feroce hanno supplicato i sindaci e i consiglieri dei due rispettivi consigli di S. Léger e di S. Martin, ampiamente informati dell'avventura, di voler rilasciare loro un certificato autentico sperando che, mostrandolo a chi di dovere, gli sia accordato qualche ricompensa».
Le aggressioni e le ferite provocate da questa lupa (senz'altro rabida) furono documentate da una serie di visite fiscali compiute da chirurghi. Tra Brissogne, St. Marcel, Jovensan, Aymaville vi risultarono coinvolte ventisette persone. Una ragazza di nome Marie Estienne Gorret di Aymaville fu la prima a morire il 25 maggio 1766.
Ed il 9 giugno dodici persone «avaient succombé sous la maladie qui s'était manifestée par les symptômes classiques (l'un des blessés avait même tenté de mordre sa mère)». Sei giorni più tardi, nel corso della loro ultima visita, i chirurghi Pierre Besson e Mathieu Chapellain constatarono complessivamente quindici decessi attribuibili al fatto sopra descritto.
Il "Règlement particulier pour le Duche d’Aoste" approvato con RR.PP. del 13 agosto 1773 (e che andava a sostituire l'abrogato "Coutumier") conteneva disposizioni per la cattura con trappole, ordigni "et autres pièges, des loups, renards, ours et sangliers". Ad Aosta il sindaco nel comunicare il 3 aprile 1776 al Consiglio che nel passato inverno Francesco Bochetey e Giovanni Luigi Empende avevano ucciso un lupo nel territorio del Borgo (di S. Orso) chiedeva se la prevista ricompensa di cinque lire dovesse essere loro pagata.
Nella "Mémoire sur la Vallée d'Aoste", datata 21 aprile 1778, l'autore, A.L.M. Vignet, si occupa anche di lupi, nel senso ovviamente del loro sterminio, parlando sia di premi in denaro sia, soprattutto, illustrando dettagliatamente come realizzare delle "leuvires".
Nel 1799 la Valle d'Aosta fu occupata dalle truppe francesi e dal 1801 venne a far parte del Dipartimento della Dora della Repubblica Cisalpina fino al 1812. Inoltre, sempre legato a quell'epoca ed a quei fatti, si produssero o furono favoriti movimenti erratici di lupi dalla Svizzera verso la Valle d'Aosta: «che giunsero al seguito delle armate napoleoniche impegnate nella seconda campagna d'Italia». Questo periodo ebbe notevole rilevanza per quanto riguardava i provvedimenti delle autorità pubbliche locali nei confronti dei lupi. Infatti se «la Rivoluzione del 1789 abolì la louveterie» ed i conseguenti premi per la distruzione di questi animali cessarono di essere pagati, il Consolato ne riprese invece la consuetudine. Nuovamente da Valgrisenche, nel 1805, si hanno notizie di cacce al lupo: «la commune disposait encore en mais de battues aux loups». E nel 1808 otto lupi vennero avvistati a Vencorère nel Comune di Verrayes.
L'Intendenza di Aosta, con una circolare del 14 novembre 1815, informava la popolazione del Ducato riguardo alle ricompense previste per l'uccisione dei lupi e sulle modalità previste dalla legislazione allora in vigore per la loro cattura.
Sempre per il 1815 si ha la descrizione di un episodio di predazione di bestiame da parte di uno di questi animali avvenuto a Valgrisenche: «un loup arrivait soudain et lui emporte une brebis. Que faire? La lui arracher? Il ne pouvait le faire à son âge, onze ans» (dalla biografia di Pierre Balthazar Chamonin).
L'anno seguente lo stesso Réan in un altro documento rendeva noto che: "Dei Lupi detti di Montagna o della Svizzera di una specie fino ad oggi sconosciuta nelle nostre Contrade e di una ferocità straordinaria infestante da qualche tempo le campagne e i territori di diverse Province dello Stato..." e stabiliva premi ancora maggiori (duecento franchi) "affine di maggiormente incoraggiare i contadini, ed i cacciatori, a tentarne la distruzione...".
E ancora nel 1817 e poi nel 1825 "l'Intendant de la cité d'Aoste lança une circulaire (...) ordonnant aux syndics de la plaine et de la montagne d'organiser une battue pour détruire les loups devenus nombreux à tel point qu'ils infestaient tout le pays". Le taglie vi risultavano ulteriormente aumentate: seicento franchi per una lupa, quattrocento per un lupo e duecento per un cucciolo (louveteau).
Come commentava nel 1915 Vescoz: «Grâce à ces mesures de sûreté publique, les loups ont complètement disparu de nos contrées alpestres». Ed in effetti, considerando l'entità di queste taglie, le condizioni pietose delle foreste valdostane e la loro ridotta estensione e le battute che anche nei territorio confinanti (Vallese e Province di Novara e Vercelli) vi stavano falciando gli ultimi lupi, per quelli valdostani la definitiva estinzione fu solo una questione di (breve) tempo.
Furono probabilmente gli esemplari più diffidenti, ormai solitari e più abili nel sottrarsi alle cacce che venivano loro date, ad essere involontari protagonisti degli ultimi avvistamenti e degli ancor meno numerosi abbattimenti.
Per l'anno 1840 il canonico Seraphin-Bruno Vuillermin dava in breve la notizia che «un enfant fut étranglé, dévoré par un loup dans les chalets d'Ayas».
Nel comune di St. Christophe, in località Cérisole, il 24 marzo 1841, Jean-Michel Chuc, («sord et muet de naissance» da il "Feuille d'Aoste" del 15 aprile dello stesso anno) mentre conduceva il suo gregge, si accorgeva della presenza di un grosso lupo che stava per attaccare una pecora. Questo ragazzo di ventitré anni colpiva allora inutilmente con un bastone la testa dell'animale. Riusciva quindi ad infilargli nella bocca aperta la propria maglia (!). E lo uccideva infine «quoique avec beaucoup de peine» a forza di bastonate e di «coups de pierres». Tagliava quindi la coda dell'animale e con i segni riusciva a far comprendere agli abitanti del suo villaggio ciò che era accaduto.
Una sera d'inverno, verso il 1850, Jean-Baptiste Cuaz, si recava alla sua abitazione nel villaggio di Posseille in comune di Doues, quando venne spaventato dall'ululato di un lupo. Dopo aver accelerato il passo ed essersi chiuso la porta alle spalle «il voit un loup passer devant la fenêtre. Quelques jours après sur le chemin de Doues à Ollomont on trouve les restes du corps d'une mendiante qui vraisemblablement avait été assaille et dévorée par ce loup».
Il 19 maggio 1852 si poté ancora assistere al «rare spectacle d'un loup traversant la place de Gressoney-La-Trinité. Des enfants s'amusaient aux environs de l'église et un groupe de personnes devisaient tranquillement quand le carnassier passa sans faire du mal à personne. Il fut aussitôt poursuivi par les habitants jusqu'à Leselbalmo où l'animal gagna la forêt voisine et disparut». Ed il "Feuille d'Aoste" del 19 febbraio 1857 segnalava ancora un branco di lupi nei pressi dei villaggi tra i due Challand.
Nel 1861 (maggio), un lupo cadde in una «trappe à loups» a Champ Martin presso Ussel. Nella stessa trappola vi si trovava già un calderaio, Meo Vitton, che sbadatamente vi era rotolato dentro. All'alba del giorno successivo l'uomo, incolume, veniva recuperato dagli abitanti del villaggio che successivamente rivolsero la propria attenzione al lupo: «la sorte non fu per lui così benigna; egli terminò nella fossa la sua vita randagia colla morte crudele che gli Ebrei infliggevano alle donne adultere (cioè tramite la lapidazione, n.d.a.). Il suo cadavere, portato ad Aosta, per riscuotere il premio stabilito dallo Stato per i distruttori di animali nocivi, fu ceduto al Canonico Giorgio Carrel. Io vidi per molti anni la sua spoglia impagliata nella loggia che corre sulla fronte occidentale del claustro di Sant’Orso». Si è ora giunti al 1862, a quelle che sembravano essere le ultime tre segnalazioni di lupi in Valle d'Aosta.
Non è di particolare rilevanza sapere quando e dove fu ucciso l'ultimo lupo della Valle d'Aosta. Probabilmente il 1862 dovette comunque rappresentare l'anno finale, nel quale, a seguito di un incessante prelievo venatorio, questa specie non fu ormai più in grado di compensare, nemmeno minimamente, le perdite subite"
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Ora la questione torna, in un contesto legislativo e sociale molto diverso, ma alla fine tutte le discussioni in corso porteranno ad un tema dirimente: sui potrà o no in Italia - e se ne discute ormai in documenti ufficiali - consentire politiche di controllo e di abbattimento del lupo?
Inutile dire quanto il dibattito sia incandescente.
Io vorrei solo citare una lettera di queste ore di un giovane allevatore trentino, che si rivolge invece all'Orso, ormai molto diffuso nella Provincia autonoma e che illumina dei rischi di incomprensioni se non si aggiungerà un punto di equilibrio nella difesa di certe specie predatrici. Traggo la lettera da una lettera al quotidiano locale "Il Trentino": «Signor orso, non venire a fare visita a me e alle mie caprette...».
«Con questa storia - esordisce Davide Cavedine nella sua lettera - si racconta la paura degli allevatori. Sono un ragazzo di ventun anni che vorrebbe fare di una passione la sua attività lavorativa: allevare capre. Purtroppo non sono figlio di allevatori, devo iniziare da zero, ho lavorato ed ho investito i miei risparmi, e pian piano riuscirei a realizzare il mio sogno se... non ci fosse l'orso. L'ho già incontrato l'autunno scorso quando è arrivato fino in paese e l'ho visto con i miei occhi. Notti passate in macchina vicino al recinto delle capre per paura che tornasse a fare il suo "spuntino di mezzanotte". Non avevo e non ho ancora una stalla: e così dopo gli avvistamenti ho dovuto spostare le mie capre in paese, improvvisando un recinto provvisorio in un campo, finché signor Orso non se ne è andato in letargo. Ora siamo a marzo, il mese dei parti. Le quindici caprette potrebbero diventare trenta se... signor Orso non viene a farci visita...».
Con il risveglio dal letargo «inizia la paura che venga a fare razzia nel mio recinto: non serve che sbrani qualche bestia, basta che la spaventi per perdere i capretti che devono nascere... e di conseguenza il latte delle loro mamme. E così diventa tutto più difficile. Grazie signor Orso, grazie a chi ha portato l'orso. Voi direte sono solo bestie, sì ma per me sono le mie bestie, sono il mio lavoro: provate solo a pensare se al posto di una capra uccisa ci fosse il vostro animale domestico, il vostro cane o gatto o cavallo… cosa provereste? Direste ancora era solo un cane?» si chiede Davide Cavedine.
In autunno l'orso è arrivato fino al paese «e non si è fatto nulla. Ora cosa si fa? Si deve aspettare che faccia danni maggiori? Deve fare del male a qualche persona? E' giusto che noi proprietari di animali dobbiamo vivere con il pensiero che le nostre bestie non sono al sicuro e potrebbero diventare il pasto di un'altra bestia? La mungitura è sia la mattina che la sera, fuori è ancora notte… se viene a farmi visita l'orso mentre sono lì cosa faccio? Devo solo sperare che non succeda…» conclude il giovane allevatore.
Una lettera utile per capire un punto di vista da non banalizzare.

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