Chissà...

Pensieri di fine anno, che come tali vanno letti, visto che gli anni si succedono in questo momento di passaggio in cui si guarda indietro e avanti e in questa sospensione, nel flusso del tempo che passa, si seguono delle percezioni.
Leggo e sento dire che siamo in un regime e ci saranno presto un 25 luglio e un 8 settembre, le due date cardine del 1943, che sancirono la caduta del fascismo.

Una sorta di discontinuità di cui avremo coscienza solo al momento dovuto: come se la capacità previsionale sfuggisse in fondo a chi vive le circostanze del presente. Un tema che mi ha sempre arrovellato, pensando al rischio di avere gli occhi ricoperti di pelle di salame e di non capire come evolvano le cose. Essere dentro i fatti con il rischio di non accorgersene.
Gli accostamenti storici sono comunque affascinanti ma insidiosi: gli studi che ho fatto mi confermano che la storia sale, scende, si impenna, crolla in varianti che non sono infinite e per questo capitano - a distanza di secoli o millenni - similitudini e assonanze. Fra queste il gusto dei popoli di avere dittatori più o meno forti o meglio figure forti più o meno dittatoriali: ci sono molte nuances che vanno dal blando al sanguinoso, come se la libertà fosse una scala come quella che serve per capire la forza dei terremoti.
Io non so che cosa ne è della democrazia in Italia e - perché no - in Valle d'Aosta. Ci sono segni che portano a dire che qualcosa stride fra le affermazioni e la realtà. La democrazia non esiste come sforzo solo verbale, affermazione retorica o tetto di una casa senza pareti. Invece ci deve far riflettere il disinteresse per la cosa pubblica, l'astensionismo al momento del voto, la distanza fra elettori ed eletti, i partiti ridotti a macchine elettorali, la critica crescente per chiunque governi, l'incapacità delle opposizioni di fare il loro lavoro e la fatica di governare per chi dovrebbe farlo.
Questo genera un malessere che somiglia ad un rumore di fondo, cioè consente - molto più di un singolo episodio simile ad un urlo - di abituarsi a convivere con un disagio. Ti accorgi che scema l'entusiasmo, sale il mugugno, si assottiglia il senso della comunità, avanza la voglia di chiudersi nel privato come unico porto sicuro.
Chissà se si tratta di uno stato d'animo soggettivo, che colora con i suoi umori il contesto attuale o se invece è la giusta percezione di qualcosa che sta avvenendo davvero giorno dopo giorno e al quale non si può sfuggire.
Fa certo sorridere l'idea che dopo l'8 settembre e figurarsi dopo il 25 aprile del 1945 in molti si scoprirono, tardivamente, antifascisti, perché quello - e non l'altro ormai passato - era diventato il conformismo.

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