Il nostro territorio

Larga parte del territorio valdostano non è abitabile oppure non è più abitata.
Nel primo caso, ciò è dovuto alle caratteristiche geografiche della nostra montagna. In questo senso, vi assicuro che sorvolare in elicottero la nostra Valle offre ogni volta nuove emozioni e dà la consapevolezza della varietà di quegli ambienti che formano il nostro territorio, compresi quelli estremi, fatti di cime, orridi, ghiacciai, creste e molto ancora.
E' una visione diversa da quella dal fondovalle - dal basso verso l'alto - e anche dalla visuale di quei differenti belvedere che offrono scorci originali sui panorami della nostra Regione. Se si sale di quota - a me è capitato sui diversi massicci - di osservare in volo con il cuore in tumulto un mare di... montagne.

Ricordo, anni fa, una sorta di estasi del filosofo e politico veneziano Massimo Cacciari che ammirò dal cielo, grazie proprio alla straordinaria mobilità dell'elicottero che consente di ruotare attorno alle montagne e rapide salite e discese, la bellezza di questo saliscendi nel seguire il profilo aspro di questo pezzo delle Alpi. A Cacciari, espressione della cultura profonda di quel mondo cosmopolita derivante dalla storia di Venezia, segnalai sommessamente il mio pensiero: di come questa altimetria, questa verticalità, un clima freddo-caldo senza eguali abbiano forgiato una civiltà montanara ricca di originalità nello sforzo nel tempo di adeguare la presenza della vita umana alle condizioni peculiari della natura.
Ecco perché mi spiace che cresca la porzione di territorio non più antropizzato. Uso scientemente questo verbo, dal greco αντρόπος (uomo), per polemica con i Verdi che negli anni, nella legge-quadro sui Parchi, parlavano dei territori da proteggere, segnalando come assai negativa l'antropizzazione, vale a dire la presenza umana. Un'autentica aberrazione, pensando come la nostra montagna, sino ad alte quote, sia stata forgiata dai montanari anche in vasti territori non propriamente abitati (boschi, terrazzamenti, canalizzazioni). Purtroppo forme di abbandono e di accresciuta stagionalità spingono alla naturale scomparsa o trasformazione di forme tradizionali di vita e di conseguenza di cultura.
Ma così cambia il mondo, qui come altrove e il passatismo è una malattia infantile, così come il folklore rischia di essere solo una rappresentazione fittizia di quel mondo che al naturale non c'è più.

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