La spiaggia

Anni di osservazione, nell'ozio marino, nei luoghi più diversi, mi confortano nell'idea che nulla come una spiaggia sia un microcosmo che riproduce vizi e virtù umane. E tutto, come in televisione, rigorosamente in diretta e, se si frequentano gli stessi posti ogni estate, è come un serial a puntate con nascite, morti, amori e tutto il resto.
Le "compagnie" - io l'ho vissuto alla "Spiaggia d'Oro" d'Imperia - ti inglobano da bambino e, a un certo punto, ti scopri adulto e la spiaggia ti ha svezzato fra castelli di sabbia, prime cotte, juke-box, piste per le biglie coi ciclisti sopra, pizze e granite, i cavalloni delle mareggiate, aperitivi, bagni di mezzanotte e altro ancora. Molti "fondamentali" son passati di lì in un'educazione sentimentale stampata nei ricordi.
Gli antropologi, al posto di perdere tempo a studiare tribù in Amazzonia, dovrebbero farsi imprestare uno di quei trespoli d'osservazione dei bagnini e limitarsi a guardare il popolo in costume da bagno tra battigia e cabine. I sociologi dovrebbero mettersi in braghette e guatare fra gli ombrelloni gli umori profondi della società fra abbronzanti e iPod nelle orecchie. Gli psicoanalisti avrebbero il vantaggio di un'umanità già stesa sul lettino, anche se più abituata alla immersione totale da tintarella che all'analisi.

Tra l'altro il denudarsi, eccettuati gioielli e orologi, è una sorta di "livella" trilussiana e - tolti gli abiti - ci riporta in parte ad uno stato di natura che è meglio dell'égalité della Rivoluzione francese e la fraternité è la logica conviviale e l'ammiccamento alla bella del lettino accanto. La liberté è fuggirsene a nuoto al largo per starsene tranquilli oppure profittare di un vicino molo per passeggiate da svago a guardare i soliti gatti smagriti.
Il capitalismo selvaggio è esemplificato, nelle spiaggie dei Club (non in quelle ordinarie dove il censo e la consuetudine declinano la fila dell'ombrellone), dalla mancata corrispondenza fra numero di turisti e disponibilità di sdraio e ombrelloni. L'occupazione delle sdraio specie dell'agognata prima fila, avviene con sveglie antelucane e apposizione di teli da mare o altri segni di vita del genere libri, palette o formine oppure i soliti furbi lasciano per tutto il soggiorno asciugamani ormai imbalsamati come arrogante segnaposto.
La spiaggia è uno specchio deformante della lettura dei giornali quotidiani con la presenza de visu di editorialisti tuttologi in ciabatte o a piedi nudi tra un caffé e un krapfen e la cronaca sportiva e il gossip sui vip dominano le mattinate, mentre un telefono senza fili ingigantisce le notizie locali e quelle, ghiottissime, sui vicini dei vicini dei vicini d'ombrellone.
Altro che il "Grande Fratello"! Vamos a la playa.

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