Aspettando l'estate

Siete pronti? E' sulla dirittura d'arrivo l'estate 2018 e mancano poche ore al solstizio.
Ricordo che la parola "solstizio" deriva da "-sol", ossia "sole" e "-sistere" ossia "fermarsi", in quanto è il momento di massima declinazione del sole nel suo cammino apparente lungo l'eclittica.
Nel giorno del 21 giugno il sole resterà sopra la linea del tramonto per quindici ore e quattordici minuti. Poi dal 22 giugno un lento, ma inesorabile accorciamento fino a raggiungere il minimo nel giorno del solstizio d'inverno, ovvero il 21 dicembre. Ma, intanto, ci godremo l'estate e l'autunno!
E per me l'estate è soprattutto la luce fino alla sera e per questo mi batterò dappertutto contro la nascente paranoia che serpeggia sulla possibile abolizione dell'ora legale che consente questo "slittamento" combattendo la notte.

Il "Re Travicello" ed il serpente

Giuseppe Conte, nuovo presidente del Consiglio dei Ministri, è un personaggio fiabesco. Sembra - l'ho scritto in un tweet prima di editorialisti ben più titolati - un "Re Travicello".
L'espressione deriva da una favola di Esopo, ripresa Fedro e poi da La Fontaine e si usa per riferirsi, spesso con una connotazione dispregiativa, a una persona che ricopre una carica o un ruolo importante ma che non ha l'autorità o le capacità per esercitare effettivamente il potere.
Essere un "Re Travicello" significa dunque avere un potere solo nominale e sulla carta, senza gestirlo realmente. Nel caso in esame Conte si è trovato catapultato a svolgere un ruolo importante senza avere alcuna esperienza politica e senza meriti particolari: un miracolato.

Fra impegno e disimpegno

E' un periodo nel quale oscillo fra due tentazioni molto contrastanti. La prima è quella che certe vicende valdostane, italiane e europee mi confermano che chi non si occupi di politica, per l'interesse necessario verso la cosa pubblica, perde un'occasione importante. L'altra, esattamente opposta, è quella di accomodarmi sul divano dei delusi e guardare in televisione solo programmi d'intrattenimento, al limite della stupidità, per distrarmi.
Per ora - ma non ci giuro sopra - opto per la prima soluzione con spirito libero e con la logica - mia moglie mi chiede sempre dove riesca a trovarne la voglia - di guardare avanti con occhi ben aperti. ed anche in questo caso il bivio indica due strade divergenti.
Da una parte esiste la questione - preso atto dell’esito del voto molto proporzionalistico per l'idea balzana del legislatore di fissare la quota maggioritaria al tetto elevato del 42 per cento - di capire come gestire il periodo che intercorre da qui al 26 giugno, data fissata per la prima riunione del Consiglio Valle.

Il potere salvifico del Popolo...

L'utilizzo delle piazze pro o contro il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è piuttosto grottesco in una Democrazia, ma chi gioca con le Istituzioni lo fa volentieri e rischia di cascare nella medesima trappola chi, invece, intende difendere la democrazia rappresentativa. Uno scontro fra opposti che farà scintille con il solito rischio che al posto di assumere il valore di un confronto civile si scada, come sta già avvenendo, con insulti sui "social" al Capo dello Stato, che dovrebbe essere occasione per condannare in Tribunale gli insultatori professionisti per vilipendio, perché certe storie nulla hanno a che fare con la libertà d'informazione.
Difficile - lo capisco - mantenere i nervi saldi a fronte di certi eccessi, ma non si risponde ai vomitatori professionisti se non con la forza della Legge e non scendendo a certi livelli così bassi.

Cassese da leggere e da meditare

Grande Sabino Cassese sul "Corriere della Sera" nel raccontare l'evoluzione della politica italiana e il rischio di derive che fanno venire i brividi in questo quadro indeterminato.
Così esordisce: «E' nata la Terza Repubblica? Si completa il secondo importante rivolgimento tra le forze politiche italiane. Un quarto di secolo fa, erano usciti di scena Dc, Psi e Pci, oltre ai partiti minori, protagonisti di mezzo secolo di storia politica. Ora sono fuori dal governo (in via di costituzione) Forza Italia e il Partito democratico, che avevano dominato la scena dal 1994 (anche se prima con nomi diversi). La Costituzione, tuttavia, nonostante due tentativi di modifica, è rimasta la stessa, mentre la periodizzazione francese, a cui ci si ispira correntemente, indica, invece, altrettante modificazioni costituzionali».
Giusto! in Francia siamo alla Quinta Repubblica non per definizione giornalistica, ma per via delle riforme costituzionali.

I teorici del "Gomplotto"

Quando si prende in giro qualcuno che costruisce castelli in aria su vicende banali o, viceversa, banalizza castelli ben solidi in italiano oggi si usa la parolina "Gomblotto" al posto di "Complotto". Si tratta di un fenomeno di storpiatura o meglio di malapropismo, cioè l'uso di un suono simile (la "G" al posto della "C") per creare un effetto comico.
Quindi, pur essendo il tema serissimo al limite dello svenimento, esiste - con l'affollarsi delle inchieste giudiziarie - un "Gomblotto valdostano" per colpire il Potere costituito?
Così qualcuno dice e adombra, segnalando la circostanza di come - a poche ore dalle elezioni - spuntino vicende molto pesanti su alcuni amministratori pubblici, come se si trattasse di missili "terra - aria" scagliati contro Qualcuno.
Ora si potrebbe a lungo disquisire sulla Giustizia in Valle d'Aosta e su certi "stop and go" di questi anni, specie sugli "stop", visto che molte vicende che ora arrivano a cottura risalgono a molto tempo fa e non si era più saputo nulla.

Niente pop corn in Politica

Ne ho abbastanza delle lacrime di coccodrillo di buona parte della Politica italiana. Si piange poi sul latte versato, perché la legge elettorale in vigore - ennesima prova di incapacità legislativa - ha sortito la solita ingovernabilità ed ormai esiste un'evidenza e cioè che comunque la si giri resta il vizio antico dell'eterno terremoto politico.
Gli appelli del Quirinale cadono nel vuoto e per altro appare evidente che un Governo di minoranza non sta in piedi, vista anche l'eccitazione da voto anticipato di cui molti hanno la fregola vendendo l'esito delle urne sul quale dovrebbero essere quantomeno cauti.
Scrive oggi Antonio Polito sul "Corriere della Sera": «Con un discorso drammatico, perché non ha nascosto nulla della gravità senza precedenti della crisi in corso, Mattarella ha annunciato un suo governo a partiti dimostratisi incapaci di farne uno loro. Un governo "neutrale", "di servizio", composto da persone non ricandidabili, con scadenza comunque a dicembre; perché un governo in ogni caso serve, anche se si vuole tornare alle urne, perfino se si vuole votare, per la prima volta nella storia della Repubblica, in piena estate».

Non perdiamo di vista l'Europa

Leggevo l'altro giorno, sul "Corriere della Sera", la "Lettera dal'Europa" di Alberto D'Argenio e riflettevo sul rischio di terribile provincialismo del dibattito in Italia sul futuro dell'Unione europea.
Per non dire di come cui valga anche per la campagna elettorale per le regionali valdostane, che rischiano di diventare una rincorso alla promessa più mirabolante, mentre lo scenario europeo pare aver scarsa attenzione, forse perché non attrae voti.
Osserva D'Argenio: «Se ancora esisterà, nel 2025 l'Unione europea conterà almeno 31 partner. Serbia e Montenegro stanno già negoziando l'adesione alla Ue, Albania e Macedonia potrebbero farlo presto visto che Bruxelles con Federica Mogherini ha da poco raccomandato ai governi di aprire le trattative entro giugno. In futuro potrebbe toccare a Kosovo e Bosnia. Anche se alcune capitali preferirebbero rallentare questo processo, in fondo nessuno in Europa è contrario all'integrazione dei Balcani occidentali».

Dal Molise al pasticciaccio brutto

Non fosse che la Valle d'Aosta è più piccola del Molise e a noi le piccole Regioni piacciono in barba alle "macroregioni", verrebbe da sorridere a vedere con quale attesa si siano svolte le elezioni molisane, diventate - nel pieno delle attese per il nuovo Governo - un test probante, certo più del voto il voto il 20 maggio in Valle d'Aosta per la vasta presenza di liste autonomiste o sedicenti tali.
Il "Movimento Cinque Stelle", dopo il 44,8 per cento delle politiche, avrebbe potuto sfondare e ottenere la sua prima regione con tanto di presidente eletto dal popolo. Invece il "Movimento" è fermo a quota 31 per cento. Vince, invece, il centrodestra. La coalizione è nettamente in testa al 49,2 per cento, con Forza Italia primo partito al 9,4 per cento e Lega seconda all'8,2 per cento: un segnale politico di una qualche importanza per la compattezza della coalizione anche a Roma.
Molto male il Partito Democratico con il 9 per cento (alle politiche era al 15,2 per cento), che conferma con altri "cespugli" della Sinistra come il baratro non è sia ancora finito.

La Catalogna e il silenzio degli intellettuali

Il silenzio sulla Catalogna è una vergogna per l'Europa e lo è per quella marea di intellettuali europei che sono pronti - ad ogni piè sospinto - a formare appelli per qualunque cosa, spesso anche per cause che, a bocce ferme, si dimostrate cause perse, se non sbagliate. Invece sui fatti gravissimi di Barcellona in troppi, spesso verbosi per fatti distanti, sono stati zitti o hanno persino ciecamente sposato le tesi inqualificabili di Madrid e della sua sterzata liberticida.
Per questo ho letto con interesse e condivisione quanto scritto sul quotidiano belga "Le Soir" dal filosofo Daniel Salvatore Shiffer.
Ecco un pezzo del suo editoriale, che ricorda all'inizio dell'arresto in Germania di Carles Pudgemont, già Presidente catalano, derivante dal mandato di cattura internazionale, già sgonfiato dai giudici tedeschi che negano l'esistenza del reato di ribellione, non essendoci stata violenza nella scelta indipendentista: «Certes ne nous appartient-il pas de nous immiscer dans les affaires internes d'un pays souverain - l'Espagne, en l'occurrence - ni de nous prononcer donc sur l'indépendance, ou non, de l'une de ses régions, la Catalogne précisément. Je serais même plutôt enclin à plaider, en ce qui me concerne, pour un pays unifié».

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