Chi controlla i controllori?

Un giornalista di lungo corso come Giovanni Bianconi ha scritto, in queste ore in un suo editoriale sul Corriere della Sera, queste parole dedicate alla scoperta – che certo non stupisce più di tanto – di come anche l’organo di autogoverno della Magistratura sia sottoposto a logiche politiche e correntizie, che sono sfociate persino e purtroppo in manovre su nomine piccole e grandi.
Così Bianconi: “Lo sfregio a un’istituzione di rango costituzionale come il Consiglio superiore della magistratura potrà forse essere coperto con le dimissioni degli ultimi consiglieri che ancora non si sono rassegnati ad abbandonare l’incarico dopo essere stati sorpresi da una microspia a trattare le nomine degli uffici giudiziari, nottetempo, in un albergo romano con altri magistrati e parlamentari che nulla avrebbero dovuto avere a che fare con quelle scelte. Anzi, prima si arriverà all’avvicendamento di tutte le persone coinvolte nel cosiddetto «mercato delle toghe», prima si potrà porre fine al discredito che sta investendo l’organo di autogoverno dei giudici presieduto dal capo dello Stato. Il quale non a caso ha già indetto le elezioni suppletive dei due consiglieri-pm che hanno rimesso il mandato, considerandole il «primo passo per voltare pagina» e restituire «fiducia e prestigio» incrinate agli occhi dei cittadini. Ma le vicende di questi giorni vanno oltre l’imbarazzo generale e i destini dei singoli consiglieri finiti sotto procedimento penale o disciplinare, che continuano a rivendicare la propria correttezza e si difenderanno come meglio riterranno davanti alle autorità competenti”.

Negozi sfitti e degrado urbano

Ci sono fenomeni sociali e economici che mi incuriosiscono e mi stupisce leggere raramente di tentativi in ambito locale per affrontare emergenze che imbruttiscono l'immagine complessiva della nostra comunità, in piena contraddizione con la retorica della vivibilità per i residenti e di una forza attrattiva per i turisti che sono una risorsa importante.
Dappertutto in Valle d'Aosta, dai paesi piccoli alla città di Aosta, stanno sparendo i negozi. Si tratta di un fenomeno visibile, esattamente inverso a quanto cominciò ad affermarsi dall'inizio dell'Ottocento la nascita di locali specifici con merci disposte in un certo modo con locali con insegne e vetrine.
Per altro gli stessi "killer" dei negozi così concepiti, cioè i capannoni ospitanti commerci grandi e piccoli, stanno subendo una crisi e lo si vede bene nei Comuni che fanno da ingresso ad Aosta e nelle zone periferiche dei paesi più grandi.
Nulla è eterno, perché cambiano gusti, modi e consumi. Chi avrebbe mai detto - solo per fare un esempio - che saremmo diventati in parte dipendenti dai corrieri che vanno e che vengono dappertutto con pacchi e pacchetti dell'e-commerce? Ormai qualunque cosa può essere comprata sul Web e con varietà incredibili nella scelta e tempi di consegna e di eventuale sostituzione della merce davvero impensabili.

La gioia delle nascite

Nasce in queste ore un bimbo di un una coppia di amici. Dirò solo, per la privacy che ormai morde, che si chiama Sergio Carlo ed è la gioia di mamma e papà, cui va tutta la mia simpatia. Posso prevedere che diventerà un grande musicista...
Una nascita mi accende pensieri, non solo perché io stesso ho avuto la chance di vivere tre nascite con quella novità, ormai in voga, dell'inutile papà in sala parto bardato come un medico, ma perché ogni volta che sento dell'arrivo di un neonato è come se si accendesse una fiammella nel buio.
Mia mamma era la seconda di tre sorelle, mio papà fra i più piccoli di otto fra fratelli e sorelle. Ognuno può portare esempi, che sia un papà o un nonno, di come la natalità contasse ed era ancora presente nel mio periodo, quello dell'epoca del "baby boom", e questo avveniva sull'onda dell'entusiasmo del dopoguerra e non solo sulla precedente vivace fertilità del tempo che fu.

Roma e Aosta, aspettando le Europee

Leggo Stefano Folli su "La Repubblica" e mi domando se sullo strano clima elettorale a Roma abbia o no ragione e, in fondo, esiste - pur nel quadro con molte diversità - una qualche analogia con la Valle d'Aosta.
Così Folli: «Queste elezioni europee che si avvicinano somigliano sempre più al primo tempo di una partita che si concluderà con altre elezioni, quelle per il Parlamento nazionale. Le uniche, a ben vedere, che interessano davvero ai partiti. Se si guarda al 26 maggio come alle prove generali in vista di un secondo voto, tutto diventa più chiaro, sebbene non più trasparente. Anche l'irrisolta polemica su cosa accadrà a breve - definitiva rottura tra Lega e "Cinque Stelle" oppure nuovo "contratto" tra i due commedianti? - perde di significato, se si considera che entrambi, Salvini e Di Maio, sono già proiettati verso il secondo tempo della tenzone, verso un altro e decisivo passaggio elettorale. Il che toglie respiro e prospettiva a eventuali nuove intese che fossero sottoscritte dopo i risultati delle europee. Del resto l'accordo di governo tra loro è sempre stato precario e l'alleanza innaturale. Li ha tenuti insieme la convenienza, cioè la divisione del potere, ma oggi l'impalcatura sembra non reggere più».

Corona è il prototipo del montanaro?

Sono rispettoso di tutti e cerco di dimostrarlo anche quando certe situazioni mi farebbero saltare la mosca al naso.
Rispetto, ad esempio, il grande successo - fatto di libri e comparsate di vario genere - di Mauro Corona, che conobbi tanti anni fa, quando non era ancora lo scrittore di oggi. Mi era stato presentato come artigiano-artista, che con la sua bizzarria sanguigna faceva personaggio e mi era risultato nel suo genere simpatico.
Poi c'è stato l'affermarsi - e lo dimostrano le copie vendute - nello scrivere con grande prolificità ed è emersa la capacità sua ed immagino della sua casa editrice di presentarsi come «il montanaro» per eccellenza e come tale proposto urbi et orbi con molti che pendono dalle sue labbra. Look rustico, lingua tagliente, rozzezza manifesta, pronto per ogni materia da discutere. E' diventato così con queste fattezze una sorta di popolare "buon selvaggio" alla Rousseau, caricatura dell'homo montanus, con una loquela diretta e senza peli sulla lingua.
L'ideale per fare "audience", specie in una televisione di oggi dove emerge chi dimostra carattere, anche se in una logica dialettica borderline.

La Svizzera e i cambiamenti climatici sulle Alpi

Se vivessimo in uno Stato alpino, il tema dei ghiacciai che stanno scomparendo sarebbe un tema capitale. Ma l'Italia - lo "Stivale" della nostra infanzia - malgrado la vasta estensione delle Alpi resta un Paese che considera l'Arco alpino come marginale zona di confine, vista nella logica romanocentrica che resta fondamentale nella visione complessiva.
Chi auspica che le Autonomie regionali - comprese quelle Speciali - sfocino prima o poi nel federalismo non lo fanno per nulla. Si sa, però, che il clima è esattamente inverso in questa fase storica, senza troppe eccezioni.
Ci pensavo, leggendo in queste ore sul sito del giornale svizzero "Le Matin" un articolo, che annuncia un'iniziativa politica di fatto impensabile in Italia non solo per la diversità degli ordinamenti giuridici, ma anche per le differenti volontà appena descritte.
Lo riporto tale e quale: "La protection du climat devrait être ancrée dans la constitution et les émissions de gaz à effet de serre réduites à zéro d'ici 2050. C'est ce que vise l'initiative populaire pour les glaciers. Ses initiants ont jusqu'au 30 octobre 2020 pour récolter les signatures".

Torna il Mezzalama

Sono fiero di essere stato, nelle riedizioni a cavallo fra gli anni Novanta e il Duemila, il presidente della "Fondazione Mezzalama". Non ho potuto ritirare il riconoscimento ai "rifondatori" dato quest'anno per un mio impedimento, ma sono lieto di questa scelta di non dimenticare coloro che fecero rinascere questa competizione di sci alpinismo cosi prestigiosa e fiore all'occhiello per l'alta montagna fra Breuil-Cervinia e Gressoney-Saint-Jean, simbolo della magnificenza delle montagne valdostane.
Lo spirito di Ottorino Mezzalama sarà lieto che atleti di tutto il mondo percorrano in suo nome, sci ai piedi, quelle vette alpine che amava.
Era nato, in verità, nella pianeggiante Bologna nel 1888, ma si trasferì presto a Torino. Era uno degli iscritti allo "Ski club Torino", il primo sodalizio ufficiale ad occuparsi di questa pratica sportiva nel 1901 in piena epoca pionieristica. All'epoca non esisteva l'italiano "sci", ma si diceva "ski" alla francese.
Mezzalama era un atleta vero e proprio di quell'epoca pionieristica e nel giugno del 1927 compì la prima ascensione sciistica italiana al Monte Bianco, e la settima sciistica in assoluto, in compagnia di Ettore Santi, per i "Grands Mulets". Morì, dall'altra parte delle Alpi, per una slavina il 23 febbraio 1931, mentre scendeva dal "Rifugio Gino Biasi", in provincia di Bolzano, in compagnia di Domenico Mazzocchi.
Nel suo ricordo nacque il "Trofeo Mezzalama", gara di scialpinismo sul massiccio del Monte Rosa, anzi ad essere precisi dal Cervino al Monte Rosa (anche se poi è stato fatto anche il percorso inverso).
Lo stesso Mezzalama sarebbe stupefatto dell'evoluzione dello sci e del suo progenitore, lo scialpinismo, prima che gli impianti modificassero questo sport, diventato di massa.

Fra catechismo e pensionamento

Un giorno verrà in cui una certa curiosità - come dire? - "sociologica" si esaurirà. Ma per il momento e per fortuna mi ritrovo ad osservare, nel teatro della vita, situazioni di cambiamento che mi colpiscono e che, nella banalità della quotidianità, finiscono per essere scarsamente percepiti, nella logica di un certo conformismo che diventa distrazione.
Ogni età ha le sue prospettive e i suoi riti.
Ci pensavo in questo periodo in cui mi trovo a partecipare a due momenti diversissimi, che si incrociano però in modo singolare nella mia vita. Osservo con curiosità certi cambiamenti in corso, che dimostrano come si debba essere attenti a considerare certe vicende come segni di chissà quali evoluzioni, quando a conti fatti e comunque la si pensi diventano un segno inquietante di impoverimento.
Il primo è il cammino di formazione religiosa del mio bimbo più piccolo: confessione, comunione, cresima.
Il secondo sono le festicciole sempre più numerose di chi, più o meno mio coetaneo, se ne va in pensione.

L'area megalitica? Uno stabilimento balneare!

La rivelazione lascia davvero di stucco. Per anni gli archeologi hanno studiato a fondo l'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta, scoperta per caso nel 1969 durante la costruzione di case. In circa un ettaro si rivelò uno dei più interessanti siti d'Europa con significative testimonianze di quasi cinque millenni di storia, dai momenti finali del Neolitico ai giorni nostri, oggi visitabile in un vero e proprio viaggio nel passato.
Si è sempre pensato che fosse un'area sacra destinata sin dall'inizio a essere sede di ricorrenti manifestazioni legate al culto e alla sepoltura con la ricostruzione di riti che si svolgevano sovrapponendosi su quanto preesistente.
Ora la scoperta di due esperti olandesi, Jan Karlsson e Peter Bergström, apre scenari molto diversi. Tutto parte dalla tradizione popolare secondo la quale la conca di Saint-Vincent sarebbe stata invasa, nella tarda preistoria, da un lago di grandi dimensioni. Un riscontro della fondatezza era già da indagini svolte dal Servizio archeologico della Soprintendenza per i Beni culturali della Valle d'Aosta.
Il lago in questione, la cui presenza è stata geologicamente accertata, si sarebbe formato in seguito allo sbarramento del corso della Dora provocato da una frana di enormi proporzioni, precipitata in prossimità della località Champerioux di Montjovet.

Basilicata e politica dei due forni

Dopo l'Abruzzo e la Sardegna, arriva il nuovo test elettorale in Basilicata, dove - dopo quasi venticinque anni - il centrosinistra cede il governo al centrodestra. La Lega vola ed i "Cinque Stelle" affondano, il Partito Democratico "tiene" per modo di dire ma perde la Regione e non fruisce di un "effetto Zingaretti", che pareva esserci nei sondaggi nazionali.
Appare sempre più evidente come la politica dei due forni (con i "pentastellati" a Roma e con Forza Italia e "Fratelli d'Italia" nelle Regioni) non potrà essere una situazione valida per sempre per il leader in crescita Matteo Salvini, che non potrà in più che far tesoro di come i "grillini" si siano evaporati in tempi rapidissimi.
L'elettorato è ormai, per natura, infedele e colpisce nel breve chi lo delude, dando alla propria risposta tempi rapidi, perché manca la pazienza nell'incalzare degli eventi che hanno reso tutto più veloce.
Certo, le elezioni europee saranno un passaggio significativo e non tanto, purtroppo, in una logica di discussione sulla politica comunitaria, ma perché questo passaggio sarà e resterà una forca caudina per la politica nazionale.

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