Triste per gli USA

Vedere Donald Trump che dalla Casa Bianca ripete al suo popolo teorie complottiste, negando la sconfitta e accendendo gli animi, pensavo fosse il peggio. Ed invece assistere all'assalto di questa folla che invade Capitol Hill e viola uno dei simboli più antichi della democrazia parlamentare ha aumentato il disgusto ed anche le paure.
I politici che aizzano i propri sostenitori fanno questi danni, specie quando la miscela di ignoranza e stupidità diventa incendiaria e sfugge persino di mano a certi apprendisti stregoni.
Ci si ragioni anche qui in Italia: questa questione dell'odio come collante, dell'avversario che diventa nemico, dei "social" usati come clave, non è più democrazia e quindi bisogna preoccuparsi e reagire.
Basta con chi strumentalizza le cose, semplifica rozzamente e volgarmente. Non si può accettare che una democrazia solida come quella americana diventi fragile per via di un Presidente buffone, che sente la terra cedergli sotto i piedi.

Anno nuovo? Incrociamo le dita

Se si riavvolge il nastro di questo 2020 lo scenario è quello che ben sappiamo. Sono stati dodici mesi in un clima di generale inquietudine con dolori e paure ed una "spada di Damocle" incombente su ciascuno di noi.
Circola un umorismo macabro su questo anno che lasciamo indietro e che non rimpiangeremo per i danni umani, economici e sociali. Ferite da rimarginare e non sarà facile farlo, perché la parola "fine" su questa pandemia non è ancora stata scritta.
Certo, molte cose non saranno più come prima: la malattia e la morte, purtroppo sempre presenti, quest'anno sono state protagoniste sempre in primo piano nei nostri pensieri.
Per cui non è facile essere ottimisti nel traguardare il nuovo anno.

Contro le Alpi

Esiste sugli impianti a fune un'incomprensione grande come le Alpi. Mai come in questo momento è così.
Posso capire, ripeto posso capire che esistano rischi nella catena degli impianti a fune: ci sono problemi da risolvere all'arrivo ai parcheggi e per l'ottenimento dello "skipass"; lo stesso vale per le code e per le salite, pur diverse come accortezza, in telecabina, in funivia, in seggiovia; poi bisogna evitare assembramenti sulle piste e naturalmente bisogna essere attentissimi per la stessa ragione in bar e ristoranti.
Era l'insieme di misure scelte dagli esperti delle Regioni, che con gravissimo ritardo sono state esaminate da questa specie di Tribunale speciale, che è il "Comitato tecnico scientifico". Lo stesso Comitato ha eccepito con controproposta al protocollo con osservazioni più o meno pertinenti.

Conte? Non lo reggo più!

Scrivo di getto e sull'onda di una arrabbiatura. Oggi, non avendo capito nulla di quello che ha detto Giuseppe Conte (che non ho visto in diretta, ma in registrata, perché non lo reggo più per i suoi ritardi e per un eloquio fastidioso e inconcludente), mi sono riletto le misure stabilite.
Già arrivano in ritardo perché frutto di liti e compromessi e dunque in tempi indegni di un Paese civile coi propri cittadini, ma in più non se ne capisce il senso furbesco e levantino, degno di quei mercati dove la logica è la contrattazione sul prezzo.
Ho guardato altri premier alla televisione che si rivolgono con chiarezza ed educazione al proprio Paese e lo fanno con raziocinio e spiegando le ragioni delle scelte. Lo fanno nei tempi giusti e con rispetto, senza pompa e retorica. In momenti di difficoltà bisogna essere essenziali e comunicativi.
Conte no. Non lo è affatto. Crea disagio e persino ripulsa con quel suo modo di fare ammiccante e la totale mancanza di carisma e di rispetto.

Per evitare equivoci

Quel che mi ha addolorato nelle polemiche in Valle d'Aosta di questi giorni sugli spazi di adeguamento alla nostra realtà delle norme nazionali sul "covid-19" è l'accusa più stupida: «mettete l'economia davanti alla salute».
Chi lo dice lo fa per sterile polemica politica. Nessuna persona di buonsenso penserebbe mai di dimenticare i rischi della pandemia, specie pensando al prezzo doloroso che stiamo pagando con una generazione di anziani che ci lasciano, spesso in una terribile solitudine.
Ma non si può neppure pensare che si debbano applicare ad una Regione di montagna come la nostra e al sistema dei nostri Comuni regole imposte dal centro quando siano inadatte o inapplicabili.
Non è solo una questione di salvaguardare spazi legittimi della nostra Autonomia, ma di essere razionali e ragionevoli e adoperare gli strumenti normativi e regolamentari che abbiamo a nostra disposizione.

La verità sul Natale

A me nessuno mi porterà mai via il Natale. Non solo perché, comunque sia, resta il mio compleanno. Ma perché ho talmente tanti ricordi e mi basta chiudere gli occhi per rievocarlo dalla più tenera infanzia allo scorso anno, prima che...
Già, prima che arrivasse il Guastafeste, che vuole inghiottire le nostre vite e la normalità del suo svolgimento. Noi speravamo che non mangiasse il panettone ed invece siamo qui in attesa che capiti quel che appare ormai come inevitabile.
Ma ha ragione Fabio Luppino su "Huffpost" in un magistrale ed umanissimo articolo quando dice: «Non ci piace la sarabanda di dichiarazioni di alcuni membri del Governo, non ci piace l'ammiccamento intermittente dello stesso premier sugli abbracci di Natale, sui sorrisi e l'intenzione nemmeno tanto sotterranea di dare orari più lunghi ai negozi per le feste, perché l'economia deve girare. Facciamolo, ma facciamolo con ragione e regole. Queste amene dissertazioni sul cenone, sul Capodanno, sui parenti e i congiunti hanno come solo risultato quello di generare confusione e inutili aspettative».

La frattura sociale

Bisogna tenere compatta e solidale la società valdostana in questo tornante decisivo rappresentato dalla crisi economica al tempo del "covid-19", che è emergenza sanitaria serie e pericolosa.
Come nel resto d'Europa esiste, accentuato da noi da una forte presenza del settore pubblico e para pubblico, il rischio di una frattura nella società fra chi ha il posto pubblico garantito e chi, imprenditore o dipendente del settore privato, si trova di fronte a difficoltà ed incertezze per un periodo gramo di cui oggi sfugge l'esatto orizzonte.
Interessante, a questo proposito, il quadro tracciato da Alessandro Barbano su "Huffpost".
Così esordisce: «Il vaso di coccio incrinato che era la società italiana, fino a ieri tenuto insieme con lo scotch, s'è spaccato. Diviso in due lungo una linea di faglia che da sempre lo attraversa. Di qui il pubblico, che resta al centro, di là il privato, che si allontana di una distanza spaventosa. Replicando a livello sociale quanto avviene su un piano biologico, non è stata la pandemia a dare il colpo di grazia al sistema, quanto la reazione autoimmune del sistema stesso alla pandemia, cioè le politiche di questi mesi per combatterne gli effetti».

Coronavirus: attenzione!

Resto convinto che fra i primi temi della Legislatura regionale che si avvierà ufficialmente ad ottobre ci sia ancora la storia triste che ci ha segnati dell'epidemia da "coronavirus".
Sono sinceramente curioso di capire a fondo se e come la nostra sanità si sia preparata al ritorno della malattia dopo i mesi estivi, che per altro sta già investendo altri Paesi europei. Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e professore di Igiene all'Università "Cattolica" di Roma, in occasione della presentazione del rapporto annuale sull'innovazione in campo sanitario e farmaceutico ha detto: «Il presente è "stringiamoci a coorte", cioè noi dobbiamo continuare a reggere, lo dobbiamo fare tutti, a onta di qualche cretino che dice "il virus è finito", "buttate le mascherine", "tornate a fare tutte le vostre attività", "ho avuto una polmonite peggiore del virus". Questi sono degli imbecilli che fanno dei danni enormi dal punto di vista della salute pubblica, perché alle persone sprovvedute o analfabete funzionali alimentano nel migliore dei casi l'idea che è tutto finito e che si può fare tutto quello che si poteva fare prima, o nel peggiore dei casi l'idea del complotto, dei poteri forti, dell'invenzione del virus e del fatto che questa è tutta una cospirazione internazionale».

Io voto NO

In Valle d'Aosta si tace sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari.
La concomitanza con le elezioni regionali spinge al silenzio moltissimi per la semplice ragione che scegliendo il "NO" si potrebbe scontentare i ragionamenti di pancia di molti cittadini. Si tratta di una pavidità cui non mi adeguo, anche se l'altro giorno mi è stato chiesto il perché da una persona che mi ha consigliato «di stare zitto» proprio per convenienza.
Non ci sto e dico in premessa, prima di proporvi un'interessante riflessione che chiunque abbia a cuore la Valle deve sapere che con le nuove Camere, ridotte in modo incongruo (perché si doveva ridurre il numero dei parlamentari, ma in modo congruo nel quadro di una riforma razionale e non artigianale), il rischio che le riforme costituzionali diventino, con i numeri proposti e le leggi elettorali che vanno e vengono, una bazzecola da far passare.
E questo vale per riforme soppressive o gravemente modificative del nostro Statuto di Autonomia.
Si sappia e lo si dica agli opinionisti da bar e ai costituzionalisti in erba.

Povera Scuola...

Sono sinceramente preoccupato per il futuro della Scuola. Lo sono non solo perché ho un figlio alle elementari ed una figlia all'Università, ma perché ritengo che - tra i diversi settori che hanno subìto una battuta d'arresto - proprio il settore dell'Istruzione in senso vasto (compresa la Formazione) ha sofferto moltissimo.
E viviamo in un Paese in cui, in queste ore, a fronte di una ripartenza del virus in parte in corso ed in parte prevedibile, si scopre che i locali da ballo sono luoghi di contagio e, al posto di intervenire in discoteche con folle impensabili, inizia la minaccia governativa, pur sfuggendo il rapporto causa-effetto, «dovremo tenere chiuse le scuole».
Prospettiva che fa tremare i genitori che vogliono il ritorno in classe dei loro figli e non perché credano che gli insegnanti siano baby-sitter, ma perché la Pubblica istruzione è un dovere in una democrazia.

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