La verità sul Natale

A me nessuno mi porterà mai via il Natale. Non solo perché, comunque sia, resta il mio compleanno. Ma perché ho talmente tanti ricordi e mi basta chiudere gli occhi per rievocarlo dalla più tenera infanzia allo scorso anno, prima che...
Già, prima che arrivasse il Guastafeste, che vuole inghiottire le nostre vite e la normalità del suo svolgimento. Noi speravamo che non mangiasse il panettone ed invece siamo qui in attesa che capiti quel che appare ormai come inevitabile.
Ma ha ragione Fabio Luppino su "Huffpost" in un magistrale ed umanissimo articolo quando dice: «Non ci piace la sarabanda di dichiarazioni di alcuni membri del Governo, non ci piace l'ammiccamento intermittente dello stesso premier sugli abbracci di Natale, sui sorrisi e l'intenzione nemmeno tanto sotterranea di dare orari più lunghi ai negozi per le feste, perché l'economia deve girare. Facciamolo, ma facciamolo con ragione e regole. Queste amene dissertazioni sul cenone, sul Capodanno, sui parenti e i congiunti hanno come solo risultato quello di generare confusione e inutili aspettative».

La frattura sociale

Bisogna tenere compatta e solidale la società valdostana in questo tornante decisivo rappresentato dalla crisi economica al tempo del "covid-19", che è emergenza sanitaria serie e pericolosa.
Come nel resto d'Europa esiste, accentuato da noi da una forte presenza del settore pubblico e para pubblico, il rischio di una frattura nella società fra chi ha il posto pubblico garantito e chi, imprenditore o dipendente del settore privato, si trova di fronte a difficoltà ed incertezze per un periodo gramo di cui oggi sfugge l'esatto orizzonte.
Interessante, a questo proposito, il quadro tracciato da Alessandro Barbano su "Huffpost".
Così esordisce: «Il vaso di coccio incrinato che era la società italiana, fino a ieri tenuto insieme con lo scotch, s'è spaccato. Diviso in due lungo una linea di faglia che da sempre lo attraversa. Di qui il pubblico, che resta al centro, di là il privato, che si allontana di una distanza spaventosa. Replicando a livello sociale quanto avviene su un piano biologico, non è stata la pandemia a dare il colpo di grazia al sistema, quanto la reazione autoimmune del sistema stesso alla pandemia, cioè le politiche di questi mesi per combatterne gli effetti».

Coronavirus: attenzione!

Resto convinto che fra i primi temi della Legislatura regionale che si avvierà ufficialmente ad ottobre ci sia ancora la storia triste che ci ha segnati dell'epidemia da "coronavirus".
Sono sinceramente curioso di capire a fondo se e come la nostra sanità si sia preparata al ritorno della malattia dopo i mesi estivi, che per altro sta già investendo altri Paesi europei. Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute e professore di Igiene all'Università "Cattolica" di Roma, in occasione della presentazione del rapporto annuale sull'innovazione in campo sanitario e farmaceutico ha detto: «Il presente è "stringiamoci a coorte", cioè noi dobbiamo continuare a reggere, lo dobbiamo fare tutti, a onta di qualche cretino che dice "il virus è finito", "buttate le mascherine", "tornate a fare tutte le vostre attività", "ho avuto una polmonite peggiore del virus". Questi sono degli imbecilli che fanno dei danni enormi dal punto di vista della salute pubblica, perché alle persone sprovvedute o analfabete funzionali alimentano nel migliore dei casi l'idea che è tutto finito e che si può fare tutto quello che si poteva fare prima, o nel peggiore dei casi l'idea del complotto, dei poteri forti, dell'invenzione del virus e del fatto che questa è tutta una cospirazione internazionale».

Io voto NO

In Valle d'Aosta si tace sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari.
La concomitanza con le elezioni regionali spinge al silenzio moltissimi per la semplice ragione che scegliendo il "NO" si potrebbe scontentare i ragionamenti di pancia di molti cittadini. Si tratta di una pavidità cui non mi adeguo, anche se l'altro giorno mi è stato chiesto il perché da una persona che mi ha consigliato «di stare zitto» proprio per convenienza.
Non ci sto e dico in premessa, prima di proporvi un'interessante riflessione che chiunque abbia a cuore la Valle deve sapere che con le nuove Camere, ridotte in modo incongruo (perché si doveva ridurre il numero dei parlamentari, ma in modo congruo nel quadro di una riforma razionale e non artigianale), il rischio che le riforme costituzionali diventino, con i numeri proposti e le leggi elettorali che vanno e vengono, una bazzecola da far passare.
E questo vale per riforme soppressive o gravemente modificative del nostro Statuto di Autonomia.
Si sappia e lo si dica agli opinionisti da bar e ai costituzionalisti in erba.

Povera Scuola...

Sono sinceramente preoccupato per il futuro della Scuola. Lo sono non solo perché ho un figlio alle elementari ed una figlia all'Università, ma perché ritengo che - tra i diversi settori che hanno subìto una battuta d'arresto - proprio il settore dell'Istruzione in senso vasto (compresa la Formazione) ha sofferto moltissimo.
E viviamo in un Paese in cui, in queste ore, a fronte di una ripartenza del virus in parte in corso ed in parte prevedibile, si scopre che i locali da ballo sono luoghi di contagio e, al posto di intervenire in discoteche con folle impensabili, inizia la minaccia governativa, pur sfuggendo il rapporto causa-effetto, «dovremo tenere chiuse le scuole».
Prospettiva che fa tremare i genitori che vogliono il ritorno in classe dei loro figli e non perché credano che gli insegnanti siano baby-sitter, ma perché la Pubblica istruzione è un dovere in una democrazia.

Ma il Governo Conte sugli sbarchi?

La storia dei migranti che sognano l'Occidente non è nuova. Ma da alcuni anni, specie via mare, si registrano flussi con punte fortissime, tali da allarmare una buona parte di opinione pubblica. A nascondere questa preoccupazione si falsa la realtà in un afflato di retorica, espressa in particolare da chi aprirebbe a tutti senza regole.
Ci pensavo rispetto al "caso Salvini", che finirà a processo dopo che il Senato ha concesso l'autorizzazione a procedere per il blocco di una nave di disperati in arrivo dall'Africa. Per il leader leghista una ventata di popolarità in un momento di crisi, perché dubito che sarà facile dimostrare reati. Ma questo spetta ai giudici e non a me.
Quel che stupisce è che il premier Conte non abbia avuto, secondo l'accusa, nessun ruolo, come se fosse stato un fantasma a Palazzo Chigi, quando la Lega governava con lui scelto dai "grillini".
Noto però che nella sostanza questa storia degli sbarchi è in piena ripresa e l'Europa tace.

Autostrade diventa pubblica: e il "gruppo Gavio"?

Par di capire che la società "Autostrade" - socio che controlla è la famiglia Benetton - diventerà a controllo statale, conseguenza delle vicende complicate di questi anni, con la punta dell'iceberg del "Ponte Morandi" ed altre dimostrazioni di mancata manutenzione, per non dire delle politiche tariffarie sempre più elevate e molto altro. Si potrà discutere sulla legittimità della scelta, ma ormai pare cosa fatta e come tale è bene capire le ricadute sul nostro territorio.
Riassumo: nel caso valdostano c'è la "Sav - Società autostrade valdostane SpA" che è la concessionaria - con un primo atto risalente al 1963 - dell'autostrada "A5 Quincinetto - Aosta" e del "sistema tangenziale" di Aosta (compresa quella galleria verso il Gran San Bernardo che ha reso problematici i bilanci). Chi decide è un privato: il "Gruppo Gavio", azionista di maggioranza, diventato il dominus anche per colpa della Valle d'Aosta - ed io so di chi - quando non comprò le azioni pubbliche degli Enti pubblici piemontesi nel momento in vennero vendute. Scadenza della concessione, mai soggetta a gara («per l'ultima volta» ha precisato la Commissione europea), è il 2032.
Ciò vale in tutto e per tutto per la "Rav - Raccordo autostradale Valle d'Aosta SpA" - nata con lo scopo di progettare, realizzare e gestire il raccordo autostradale fra la città di Aosta ed il Traforo del Monte Bianco con una concessione ufficializzata nel 1988. Chi decide è il "Gruppo Benetton", che è socio di maggioranza avendo acquisito dal pubblico - con la privatizzazione di "Autostrade" - il controllo del Traforo del Monte Bianco.

Estate bislacca

Estate bislacca, vissuta sotto minaccia. Un giorno la racconteremo con ricca aneddotica.
Sarà piena di ricordi e di come ci si arrivò a questi mesi estivi, dopo settimane infinite di clausura domestica e di "smart working".
Ci siamo trovati impreparati, vivendo con bollettini terroristici e l'angoscia di diventare uno dei positivi con la speranza di non prendere una forma grave e trovarsi in una rianimazione ventilati artificialmente. Sempre che ci fosse un posto libero nei momenti di massimo affollamento.
Pareva dapprima che l'estate non ci sarebbe stata e che saremmo stati ingabbiati, se non proprio in ambiente domestico, in un territorio ridotto, forse regionale.
Poi, invece, i confini regionali, di cui per la prima volta si è avuta piena contezza con il "coronavirus", si sono aperti e dunque possiamo muoverci.
Però ci sono molti "però" è pesano come macigni. Non è tanto l'arcobaleno di regole locali, che ci sta in toto perché nessun territorio è uguale ad un altro (anche se in certe circostanze ci vorrebbe un dettaglio persino comunale), quanto il fatto che in generale non si capisce se ci sia utilità vera.

Perché gli Stati Generali portano male

Gli Stati Generali del premier Giuseppe Conte sono la quintessenza dell'inutilità. Una specie di parata per celebrarsi nella "fase 3" di quella pandemia non ancora spenta. Tentativo di affermare il suo ruolo di neofita di Palazzo Chigi da parte di sé medesimo.
Tutto improvvisato nella logica di quella propaganda di radici "grilline" di cui Conte è espressione somma, anche se ora cerca uno spazio tutto suo, giocando a tutto campo con ambizione sfrenata e vanità magniloquente. Ma i riferimenti storici sono inquietanti e foriere di guai.
Ha scritto Mario Ajello su "Il Messaggero": «Un'idea creativa, recuperata da una storia tumultuosa. Ed ecco allora gli Stati Generali. Intento nobile quello di Giuseppe Conte, che chiama a raccolta le migliori energie per dare una scossa di futuro. Ma riuscirà? Tutti se lo augurano, e però il ricordo degli Stati Generali del 1789 a Versailles - ben più maestosa di Villa Pamphilj che pure è un gioiello secentesco - con la convocazione da parte di Luigi XVI dell'aristocrazia, del clero e del popolo diventò l'origine della rivoluzione».

Per fortuna che c'è l'Europa

Dirsi "europeisti" di questi tempi vuol dire scontrarsi troppo spesso con chi non capisce un tubo, ma subisce un quotidiano lavaggio del cervello di chi odia l'Europa e le ascrive qualunque responsabilità.
Un tempo mi giravano le scatole e combattevo sul tema, senza omettere critiche ed insoddisfazioni verso questa Unione che abbiamo. Ho poi deciso di lasciar stare nel nome del "quieto vivere" e della considerazione che chi meno sa e più è combattivo, chiuso nella sua gabbietta di certezze, tipo criceto nella ruota.
In questa fase, tra l'altro, si attendono gli aiuti comunitari all'Italia, che non può fare la schizzinosa, ma è anche vero che la componente "pentastellata" del Governo Conte freme, perché vuole restare al Governo e perché sa bene che il consenso popolare sta finendo, per cui attualmente - come fa per altre cose il Partito Democratico, che ormai non si può neanche più vedere - deve far finta che il loro feroce antieuropeismo sia stato dismesso, mentre è nel loro "dna".
Leggevo un articolo interessante di Pierre Haski su "L'Obs": "Une nouvelle fois, c'est dans la crise que l'Europe avance. La négociation n'est pas terminée mais l'optimisme est de mise à Paris, Berlin et Bruxelles, après l'annonce du plan de relance de la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen. Reprenant en partie celui qu'avaient présenté une semaine plus tôt Emmanuel Macron et Angela Merkel, il a créé la surprise: il accepte pour la première fois un endettement commun des 27 pays de l'UE pour des subventions budgétaires - et pas seulement des prêts - aux régions et secteurs les plus touchés par la pandémie. C'est un test "existentiel" pour l'Europe; il est en passe d'être réussi".

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