Se in Europa si canta "Bella ciao"

Grande curiosità ha creato in queste ore il video, diffuso sul Web, che mostra il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni mentre, con altri commissari del gruppo dei socialisti e democratici europei, canta "Bella ciao" in Parlamento.
Oltre a Gentiloni, ad intonare il famoso brano, considerato e vedremo se a torto o a ragione, emblema della lotta partigiana e della Resistenza in Italia, c'erano i vicepresidenti Frans Timmermans e Maros Sefcovic, Nicolas Schmit, commissario al Lavoro, Jutta Urpilainen, commissaria ai Partenariati internazionali, Helena Dalli, commissaria all'Uguaglianza, ed Elisa Ferreira, commissaria alla Coesione e alle Riforme.
Non c'è occasione di vario genere e anche nei diversi Continenti in cui "Bella ciao" venga intonata per la sua musicalità e il valore simbolico che incarna. Per altro, cantanti di tutto il mondo l'hanno ripresa, allargando la sua popolarità, e pochi mesi fa in Spagna ed in Francia due versioni diverse "modernizzate" sono finite nelle "Hit Parade".

La strana politica estera dei pentastellati

Quando la famosa e lucidissima politologa Sofia Ventura ha scritto un suo editoriale su "La Stampa" di domenica non sapeva che Beppe Grillo - messo in riga il leader traballante dei "Cinque Stelle", Luigi Di Maio - sarebbe andato ad omaggiare (e viceversa) l'Ambasciatore cinese in Italia.
Ma quel che aveva scritto ottiene, se possibile, ancora più forza ed è bene tenerlo a mente, perché la politica estera di un Paese non sono bruscolini ed ogni scelta di campo pesa.
Dice Ventura: «Il percorso del M5s è sempre più accidentato. La sconfessione della decisione di Di Maio di non partecipare alle prossime elezioni regionali venuta da Rousseau ha rappresentato un vero inciampo. E come accade nei momenti critici, torna fuori il nome di Alessandro Di Battista, un nome improbabile, ma che Di Maio usa come minaccia contro chi davvero conta - perlomeno nelle istituzioni - e che gli sta sottraendo la fiducia. Ma Di Battista, un po' fuori e un po' dentro, pur tuttavia immagine dell'originaria anima movimentista, altermondialista dei 5 stelle, che con Di Maio andò a incontrare l'esponente dei Gilet Gialli Christophe Chalençon e che lo scorso anno batté le strade dell'America Latina ansioso di cogliere i fermenti populisti di quel continente, si dibatte tra la voglia di politica italiana e la passione di "inviato"».

Ricordare il nazismo contro l'indifferenza

La cronaca quotidiana offre piccoli pezzi di puzzle che, una volta composti, consentono un'immagine d'insieme, oggetto di riflessione. Pensiamo al ritorno del nazismo, uno dei fenomeni storici più abietti, che continua ad avere nel mondo dei suoi adepti, evidentemente decerebrati.
Penso ai due ragazzi che si sono visti un paio di giorni fa a "Lucca Comics and Games" a sfilare con divise naziste, con tanto di svastiche e celtiche, e persino di un carro armato in scala per rendere più suggestiva la loro "sfilata". Ho ammirato un cittadino, finito sul Web, che li ha ben apostrofati, facendo capire la gravità di quel loro gesto evocatore, che non aveva nulla di una simpatica mascherata.
Più o meno nelle stesse ore il Consiglio comunale di Dresda, città tedesca della Sassonia abitata da oltre mezzo milione di persone e bombardata dagli Alleati nell'ultimo periodo dell'ultima guerra mondiale, ha approvato una mozione per dichiarare una "emergenza nazismo". Nella mozione si legge che "le azioni e gli atteggiamenti antidemocratici, antipluralisti, misantropici e dell'estrema destra, inclusi atti di violenza, stanno accadendo a Dresda con una frequenza sempre maggiore".
Insomma, persino in Germania - specie nell'Est, per anni sotto il comunismo - rispunta questa brutta bestia.

Ivana Meynet e la sua umanità

Sono rimasto colpito - non solo perché legata da una parentela con mia moglie - dalla morte di Ivana Meynet e ne scrivo qualche giorno dopo per scelta.
Avevo conosciuto Ivana alcuni anni fa ed il caso aveva voluto che la sua bambina fosse nata, alla "Maternità" di Aosta, quasi in contemporanea con il mio bambino più piccolo. La perdita della mamma di una sua coetanea è una storia tristissima e profondamente ingiusta.
Mi ha molto colpito il fatto che molte delle persone incontrate in questi giorni mi parlassero con trasporto e con partecipazione di questa perdita, che dimostrava qualche cosa in più della normalità di un lutto e per questo ho atteso: per la conferma di una sorta di onda che si è alzata nel ricordo.
Oltretutto le circostanze della morte sono arrivate dopo una lunga ed invalidante malattia per un tumore che le era stato purtroppo diagnosticato tardivamente ed il decorso della malattia aveva costretto Ivana ad una terribile immobilità in un letto.

La vecchia storia dell'evasione fiscale

Il settimanale "L'Espresso", come un flash dal passato, pubblica un articolo del 1980 di Leonardo Sciascia dedicato al tema più controverso che ci sia in Italia: le tasse e gli evasori fiscali.
Così scriveva il grande scrittore siciliano, intitolato «Far pagare le tasse agli italiani, la più grande delle utopie» annotava Sciascia «Quale il vizio, il difetto la remora da colpire principalmente negli italiani cominciando, come troppo tardi si comincia, a parlare di una "questione morale"?
Qualche anno fa, da pochi giorni in Italia, un diplomatico straniero mi chiese: "da dove si comincia in questo paese? Dalla scuola?". Risposi: "dalle tasse". E continuo a pensarla così.
Non avendo dello Stato un'idea mitica o mistica, considerandolo come un insieme di servizi al cui mantenimento i cittadini dovrebbero concorrere principalmente devolvendogli una parte considerevolmente proporzionata del loro reddito, ritengo che il sottrarsi a questo dovere implichi necessariamente una condizione di indifferenza o di rassegnazione o addirittura di avversione nei riguardi di quei servizi che si dovrebbero pretendere in cambio»
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Altro Calepin breve e triste

Mi viene da piangere a pensare allo stato d'animo dei miei amici catalani.
Se la scelta democratica e non violenta sortisce condanne alla galera, allora c'è da chiedersi che cosa debba fare un popolo per affermare il proprio desiderio di libertà.
Rabbrividisco pensando alla Spagna ed all'Europa sua complice.

Il "Calepin" più breve di sempre

Inviato da luciano 8 October, 2019 - 21:28.
So che la maggioranza è contenta del taglio dei parlamentari.
Il tempo dimostrerà che la Costituzione non si cambia "a spizzichi e bocconi" e che chi oggi festeggia in piazza odia la democrazia.
L'anti-parlamentarismo cavalcato dalla Camera dei deputati è un paradosso a furor di popolo.

Il coraggio della Consulta sul "suicidio assistito"

In premessa ricordo il caso di cronaca: Marco Cappato, politico radicale, accompagnò DJ Fabo, in fase terminale di una malattia degenerativa, in una clinica in Svizzera, dov'è consentito, come in altri Paesi del Vecchio Continente, il "suicidio assistito".
Una scelta finale, drammatica ma consapevole, per un malato sofferente senza più speranza. Ripeto: "consapevole" ed è certo meglio che buttarsi da una finestra o aprire il gas per farsi fuori.
Ricordo che i pubblici ministeri (che già avevano chiesto l'archiviazione della posizione) conclusero la requisitoria chiedendo l'assoluzione o, in subordine, l'incidente di costituzionalità. Questa fu appunto la strada scelta dal Tribunale di Milano che, con sentenza, aveva rimesso gli atti alla Consulta affinché valutasse - la compatibilità con i principi costituzionali della norma incriminatrice in questione, che punisce l'istigazione o l'aiuto al suicidio.

Avere un'identità europea non è xenofobia

La polemica è di qualche giorno fa e penso si possa dire che viene spenta da un intervento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen su diversi giornali europei, "La Repubblica" per l'Italia.
La denominazione del nuovo commissario nella Commissione europea, che si occuperebbe dello "stile di vita europeo", ha suscitato polemiche, perché strizzerebbe l'occhio ai nazionalisti xenofobi. La verità è che si tratta di una discussione insensata: l'estrema destra non c'entra. Ma soprattutto, questo "stile di vita europeo" non esiste così come è stato strumentalizzato nel suo significato reale, come vedremo.
Così raccontava "Linkiesta" qualche giorno fa: "Il greco Margaritis Schinas, del partito di centrodestra Nuova Democrazia, ha preso il posto di Dīmītrīs Avramopoulos nella DG (Direzione generale) sulle migrazioni, con una novità: la denominazione è cambiata, e ora prende il nome di "Commissario per la Protezione dello stile di vita europeo". Apriti cielo, la polemica è subito scattata. La motivazione è che, accostando la competenza sull'immigrazione al termine "protezione" si strizzerebbe l'occhio all'estrema destra, rinsaldando la retorica xenofoba che vede nell'immigrazione una minaccia capace di minare le fondamenta della società europea".

Tengo per Lard e reines

Giorni fa ho avuto modo di leggere e di stupirmi di una lettera contro la "Festa del Lard d'Arnad" e contro le "Batailles de Reines" di un'animalista militante che - guardando sul Web - è avvezza ad attaccare manifestazioni come le due appena citate.
Non cito nome, cognome e associazione perché sarebbe pubblicità gratuita.
Per altro in genere ammiro chi sposa qualunque causa, ma sarebbe bene che chi lo fa conoscesse bene gli argomenti e francamente sono stufo dei "pasdaran dell'antispecismo" di cui mi sono già occupato.
E' legittimo allevare animali che non sarebbero neppure viventi se non facessero parte della catena alimentare, come i maiali, se non con il mantenimento di qualche raro esemplare da compagnia? Se vincessero i vegani non ci sarebbe più neanche una mucca negli alpeggi e nelle stalle valdostane, perché nessuno mangerebbe formaggi e carne e nessuno terrebbe mandrie come abbellimento della Natura.
Chiara la follia estremistica?

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