Tempo di bagna cauda

"Ël piat convivial ch'a 'rpresenta 'd pì 'l Piemont ant l'an-maginari comun, la bagna càuda, a comprend, oltra a l'aj, doi prodòt lontan da l'ideja dla tipicità piemontèisa: l'euli e l'ancioa".
Che musicalità il piemontese, che pratico in modo rozzo e basico come molti valdostani della bassa Valle per via della vicinanza con il Canavese. Mio papà lo parlava fluentemente per via dei commercianti piemontesi di via Sant'Anselmo ad Aosta, dov'era cresciuto.
Ma accanto al piemontese bisognerebbe usare l'occitano, visto che sono considerati gli acciugai per eccellenza. Spiega il sito della "Fiera degli acciugai" dal libro "L'Acciuga nel Piatto" di Diego Crestani e Roberto Beltramo: «Gli acciugai ("anchoiers" in occitano, "anciuè" in piemontese, "anciuat" in lombardo) della Valle Maira, a fine estate, terminati i lavori nei campi, scendevano al piano per vendere acciughe e pesce conservato. La merce da vendere la compravano in Liguria: non lavoravano il pesce, lo vendevano soltanto, girovagando in tutto il Piemonte, in Lombardia e persino in Veneto ed Emilia. Sull'origine del fenomeno sono molte le ipotesi, destinate peraltro a rimanere tali».

Nessuno sconto ai molestatori

Seguo con interesse questo dibattito in corso sulle molestie sessuali, nato per via di un produttore di Hollywood - una specie di orco assatanato - che ci provava con le attrici che avevano a che fare con lui e la lista che non finisce più dimostra un comportamento da psichiatria.
Da un caso singolo siamo ormai ad un gruppo nutrito di personaggi simili e non solo nel mondo del cinema, che dimostrano pulsioni inarrestabili. Certo è che - con tanto impegno a molestare, se non a compiere veri propri stupri - dovevano essere tantissimi a conoscere le tendenze di questi assatanati oggi all'attenzione delle cronache.
Ma, si sa, nella ferrea morale americana tutti gridano agli scandali solo quando scoppiano pubblicamente, mentre prima si è davvero tolleranti di quanto solo si bisbiglia.
Si passa dal silenzio complice ad eccessi da caccia alle streghe, che rischiano di trasformare in ridicolo un tema invece serissimo, che riguarda il comportamento degli uomini di potere (ma non solo...) verso le donne.

Il mercato elettrico fra Italia e Francia

Ascolto talvolta, su "Radio Radicale", Michele Governatori, che - da biografia sul suo sito "Derrick energia" - si occupa professionalmente di energia dal 1998.
Ha lavorato in "Eni", "Edison", "Acquirente Unico", "Egl" (oggi "Axpo") dopo essersi laureato in Economia politica all'Università "Bocconi" nel 1996 e poi specializzato in energia presso la "Scuola superiore Enrico Mattei".
Per un valdostano, che si interessi al destino del nostro idroelettrico - grande ricchezza autoprodotta - capire qualcosa del complicatissimo mercato energetico con una visione "laica" e non venata dagli interessi, come quelli che ormai portano il metano nelle nostre vallate o impianti di cippato di grandi dimensioni con legno di provenienza dal Centro Europa e non dai nostri boschi.
In un suo recente articolo, in cui confronta la stagione scorsa con quella attuale, accende un faro (la luce!) molto interessante sui rapporti energetici fra Italia e Francia, che in parte ci riguarda per l'enorme elettrodotto costruito molti anni fa sulle montagne valdostane.

Le vallate piemontesi in fiamme

A guardare le immagini del fuoco che risale le montagne e riscende in fondovalle c'è anzitutto la paura e poi la partecipazione umana. Un segno evidente intanto della vicinanza delle vallate piemontesi colpite da incendi distruttivi sono stati i fumi portati dal vento che hanno investito tutta la Bassa Valle d'Aosta.
Ma sappiamo quanto ci sia di più nei rapporti storici di vicinato nella medesima area geografica e finanche culturale. Che siano le vallate canavesane confinanti con un continuo via vai di famiglie sino a quella Val di Susa - dove il francoprovenzale cede il passo all'occitano - con cui nella Storia si sono avuti fruttuosi interscambi.
Emile Roux, padre di mia nonna materna Clémentine, classe 1881, era nato ad Oulx da una famiglia originaria della Maurienne e del Dauphiné. Segno tangibile di quel movimento fra le vallate alpine che c'è sempre stato, specie per motivi di lavoro.

Quando la saggezza sa essere antica e moderna

Ci sono libri che scovi per caso e la cui lettura diventa - anche grazie alla magia degli e-book che scarichi come se ci fosse una bacchetta magica - immediata e intensa, quando trovi elementi che fanno, come si dice in francese, un "déclic", cioè ti accendono una lampadina nella testa.
Mi è capitato con un articolo di Pierluigi Battista dal "Corriere della Sera" in cui presentava un libro sommatoria di tre saggi separati, ma di fatto possono essere letti per come si intersecano. Riporto la prima parte di quanto scritto da Battista: «Ancora una volta su "Cari fanatici" di Amos Oz, pubblicato ora in Italia da "Feltrinelli", un manuale prezioso contro il fanatismo in tutte le sue forme. Una forma di fanatismo descritta da Oz è per esempio quella apparentemente di buon senso, ragionevole e blanda, che si esprime nella mistica dell'unità, nella condanna delle divergenze che ci impediscono di agire come "un sol uomo" contro il nemico, nel fastidio per il dissenso, per la critica puntigliosa, per lo spirito polemico bollato alla fine come un tradimento».

Telefonino, telefonino delle mie brame...

Va bene il rischio c'è: la dipendenza da telefonino esiste.
Lui, il telefonino, è una creatura multitasking ed è così onnivora da mangiare pure il nostro tempo, tanto che devi spremerti le meningi per pensare a come prima lo occupassi. Forse talvolta ci si riposava o si entrava in quella logica - che esiste come parola pure in francese - che è "farniente", l'ozio indispensabile per far fruttare il... negozio.
Oggi siamo connessi ovunque e ripeto che un giorno verrà in cui i "buen retiro" senza "wi-fi" saranno presi d'assalto, come le cliniche della salute per riscoprire sensi e sensazioni, oggi in parte appaltati ad un assorbente mondo virtuale.
Coltiva questa nostra nuova protesi digitale una situazione ambigua: la solitudine accresciuta con gli affetti che ci circondano, perché sei lì che contatti persone remote o fai altre cose che dovrebbero renderti social ed invece diventi antisociale con chi è in prossimità.

Brutta la fiducia e pure la nuova legge elettorale

Non si sa mai se parlare prima, quando si tratta di materia elettorale, della forma o della sostanza.
Cominciamo dalla forma con un riassuntino: dopo che la Consulta ha smontato per l'ennesima volta la legge elettorale in vigore perché incostituzionale, appurato anche che il Senato attuale restava vivente dopo il "no" popolare alla riforma costituzionale di Matteo Renzi, spettava al Parlamento dare le regole per il voto per le Politiche di primavera.
Si è a lungo cincischiato, malgrado apparisse periodicamente lo spauracchio delle elezioni anticipate, e benché - come noto - non si sarebbe potuto votare, pena il caos, con il sistema derivante dai "ritagli" sulla normativa vigente operati dalla Corte Costituzionale.
Poi, nelle scorse ore, si è partiti alla carica come i bersaglieri, con il "Rosatellum bis" o "2.0", con l'uso ridicolo di un latinismo senza un perché.

Quando Mentana "smonta" la Specialità

Non sarà né il primo né l'ultimo a pensarlo, ma certo non sono molti a dirlo, specie quando sono ospiti a casa di chi criticano. Ecco una prima frase molto forte: «Parlarne a Trento mi sembra quasi di dire le parolacce in chiesa, ma io la penso così: l'autonomia è un privilegio e non ha più senso di esistere».
Enrico Mentana - celebre giornalista televisivo ed oggi direttore del telegiornale di "La 7" - lo ha detto, con il suo modo diretto e un pochino svagato, in piazza Cesare Battisti alcuni giorni fa davanti a un pubblico delle grandi occasioni durante un intervento al "Festival delle Resistenze contemporanee".
Un elefante nella cristalleria in apparenza, perché in realtà ha avuto applausi e non contestazioni, specie da parte dei giovani presenti in massa.

I pensieri sulla politica del Vescovo di Aosta

Ho letto con grande attenzione, come penso sia doveroso fare, la lettera del Vescovo della Diocesi valdostana, Franco Lovignana, all'inizio dellìAnno pastorale 2017-2018.
Mai mi permetterei di commentare quelle parti che Monsignor Lovignana dedica alle questioni più propriamente religiose del suo mandato. Lo conosco da tanti anni e so non solo della profondità del suo pensiero, del dinamismo messo nella sua missione, ma anche quel suo radicamento nella realtà locale, che non è affatto provincialismo, ma è la consapevolezza che ogni comunità dev'essere conosciuta e interpretata.
E chi ha il privilegio di averla vissuta fin dalla nascita credo che possa farlo con un vantaggio, fatto di conoscenze e sensibilità. C'è, nel suo intervento, una parte più politica di altre, nel senso nobile di politica, termine che deriva da quel "politico", che viene dal latino "politĭcus", a sua volta ricavato dal greco "politikós, che riguarda i cittadini" e l'amministrazione della "pólis", che viene appunto da "polítēs, cittadino".

Fiducia e Politica

La ripresa post estiva sconta ancora una certa lentezza nella ripartenza, anche se talvolta cova il fuoco sotto la cenere. Ma c'è da prevedere che l'autunno porterà, come sempre, elementi che renderanno assai dinamica la situazione in Valle e, in più, l'approssimarsi dei due appuntamenti elettorali - politiche e regionali - renderanno il clima ancora più particolare, temo al calor bianco su qualche punto.
So che è sempre difficile scrivere di politica, perché per farlo con serenità ci vorrebbero due condizioni.
La prima è che ci sia chiarezza nel mondo della politica, in ossequio ai grandi discorsi sulla trasparenza e la partecipazione, mentre anche nella piccola Valle d'Aosta c'è troppa nebbia che avvolge lo scenario è questo crea preoccupazione perché un conto è una necessaria riservatezza in passaggi decisivi, un conto è profittarne per rendere oscuri i disegni.

Copyright © 2008-2017 Luciano Caveri