L'Appennino sinistrato e ingannato

E' passato quasi un anno dal terribile terremoto che investì l'Appennino centrale e che nei mesi successivi vide ulteriori gravi scosse con lo sciame sismico. Alla commozione solita e di maniera, ma con l'impegno di non dimenticare, sta ora subentrando lo scandalo per quanto non fatto e i ritardi pesano moltissimo sulla credibilità dello Stato.
C'è davvero da essere indignati per quanto sta accadendo o meglio non sta accadendo, perché la ricostruzione langue, imprigionata da una burocrazia lenta e forse corrotta. Un pezzo importante sconta sulla propria pelle la distonia fra "effetto annuncio" e cruda realtà quotidiana.

Costa meno telefonare in Europa

Chi ha dovuto, come me, passare parecchio tempo all'estero - nel mio caso specialmente in Belgio ma anche in Francia - ha vissuto il dramma dei costi folli del "roaming" internazionale, tant'è che alla fine una delle scelte era quella di comprare una "sim" nel Paese ospitante per evitare salassi e trovarsi nella triste e persino disperante situazione di un telefono "nazionale" che veniva prosciugato e che dunque non poteva più né chiamare né usare la navigazione dati.
I gestori delle telefonie nazionali, benché talvolta facenti parte di gruppi dalla dimensione europea, approfittavano della situazione con una situazione ricattatoria e costosa per ogni consumatore, in barba al mercato unico europeo ed al concetto ancora più elevato di una cittadinanza comunitaria. Ma, per fortuna, tra mille problemi della ricerca di una normativa di compromesso alla fine le autorità europee - sempre accusate di mille misfatti sulle spalle dei cittadini - hanno rimesso a posto le cose.

Mai sprecare il tempo

Capisco quanto sia un vezzo, ma un tempo chi era alla vigilia dei sessant'anni era un vecchio, oggi mi sento autorizzato a dire che mi sento nel pieno dell'età matura, cioè - anche se suona comunque poco consolatorio - il periodo che precede immediatamente la vecchiaia.
Maturità che è venata dall'equivoco doppione linguistico, che indica quell'esame - la "Maturità", appunto - che sembra essere l'anticamera dell'età adulta, anche se si il concetto di giovinezza è anch'esso diventato fluido e si allunga ormai come un elastico, tanto per complicarci la vita.
Ma proprio queste settimane dell'anno, in cui la scuola finisce e per qualcuno prepara la Maturità appena citata mi fanno pensare più di altro al tempo che passa ed all'ammonimento che mi facevano quando ero bambino o ragazzino.

Calamandrei e il 2 giugno

Si avvicina il 2 giugno, Festa della Repubblica. Se guardiamo ad altre democrazie occidentali, ci accorgiamo di come per tutti noi - lo dico con autocritica - questa festività sia diventata buona per un ponte se, come quest'anno, il caso ed il calendario la fanno figurare in posizione strategica.
Non c'è retorica nazionale o nazionalista che possa combattere la peggior logica: l'indifferenza verso capisaldi di quella che potremmo definire la storia patria. Non si tratta di dare importanza alle date, ma a quello che si cela dietro di esse.
Così il referendum fra Monarchia e Repubblica, così come le elezioni di quei membri della Costituente che diedero vita alla Costituzione repubblicana non dovrebbero lasciare nessuno indifferente. Compresi i valdostani, visto che la Costituente votò quello Statuto d'Autonomia senza il quale saremmo un landa sperduta del Piemonte.

Pannella, morto un anno fa

Un anno fa moriva Marco Pannella, personalità della politica italiana che avevo molto ammirato da ragazzo e che poi ho avuto la fortuna di conoscere a Roma e poi a Bruxelles.
Era una specie di gigante sorridente, con una dialettica fuori dal comune, e una voglia di vivere senza schemi, nuotando senza paure controcorrente come sfida perenne e divertita.
Ho già raccontato di come si sentisse - per via della nonna vallesana, che lo aveva cresciuto con un francese impeccabile - un pochino alpino, anche se la sua montagna di teramano era il Gran Sasso. Mi chiedeva spesso delle "nostre" montagne sotto il Gran San Bernardo.
Essendomi più volte iscritto al Partito Radicale, perché condividevo certe battaglie per i diritti civili, che sono il sale della democrazia, mi considerava un interlocutore amichevole e non a caso - ogni volta che mi candidai - mi fece avere il suo appoggio, come ben sapeva il radicale valdostano di origine unionista Marino Pasquettaz.

Pensieri sul "caso Etruria"

Mi è capitato, come testimone in Tribunale, di leggere quella formula che così recita: «Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza». E' un momento, anche se non sei imputato (non ho mai avuto condanne penali), che ti emoziona, perché ci si sente come intimiditi di fronte alla solennità della Giustizia.
Quella Giustizia cui, in uno Stato di Diritto, si assegna un ruolo cardine e devo dire di averne sempre avuto il massimo rispetto, pur soffrendo in certe circostanze, sia quando mi trovai di fronte a un interrogatorio aggressivo per una vicenda che riguardò una vicenda che riguardava un mio diritto di parlamentare per una visita al carcere (la Camera dei deputati bloccò il procedimento per la manifesta infondatezza), sia quando vidi sparire nel nulla vicende a mia conoscenza che invece sarebbero state meritevoli di interesse degli inquirenti (come le turbine cinesi di "Cva" su cui ora finalmente si indaga).

Perché Chanoux non sia un santino

Essere un mito, malgré toi, è sempre difficile. Dico "malgré toi" perché ho sempre pensato come un uomo simbolo della storia valdostana, Émile Chanoux, sposato con due figli, non avrebbe certo voluto morire per offrire ai posteri l'immagine, che invece giustamente ha, di martire della Resistenza valdostana.
I casi della vita - e la ferocia dell'epoca nazifascista, che lo vedeva come il "pericolo pubblico numero uno" - hanno purtroppo spezzato la sua vita - non aveva ancora quarant'anni - quel fatale 18 maggio del 1944.
Data che ha segnato, come la sua scomparsa, un buco nero nella storia valdostana, perché nulla sarà più come prima ed un brivido di dolore percorse tutta la Valle.

Lavoro e mughetti: il 1° maggio

Capisco che le celebrazioni hanno il limite di scadere nella ripetitività e in certi casi - vedi "1° Maggio" - si perde quell'afflato collettivo che in certi tempi faceva da collante almeno in certi milieu sociali.
Ricordo da bambino certe manifestazioni operaie o studentesche, che oggi sarebbe impensabili. Oggi è pieno di militanti da tastiera più che da comizio o da corteo, ma non è certo la stessa cosa.
Adriano Olivetti fu un industriale illuminato ed un federalista nel nome di Comunità e disse del Lavoro una cosa molto semplice: «Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo».

L'Inferno e non il Paradiso per gli islamisti

Nei giorni di Pasqua ero a Parigi e anche questa volta sono stato agli Champs-Elysées, meta turistica classica, cui non si può sfuggire nella suggestione del "tout Paris", che quella zona finisce per incarnare a perfezione.
Tra l'altro, vista una certa frequentazione del passato, ho del tutto presente quel pezzo di vialone davanti a "Mark & Spencer" dove un terrorista islamico ha assaltato un mezzo della polizia, uccidendo un poliziotto, venendo poi a sua volta abbattuto.
Non ci sarà per lui di certo - maledetto! - un pezzo di Paradiso, quello che si illudono di ottenere uccidendo in modo feroce persone innocenti. Evidentemente lo zotico che ha imbracciato il fucile mitragliatore non saprà neppure che cosa siano i Campi Elisi, che per la mitologia greca e romana è il luogo nel quale, dopo la morte, dimoravano le anime di coloro i quali erano i più amati dagli dei.
A lui, invece, lo aspettano - se esistono - gli Inferi più profondi di qualunque religione.

Quel portafoglio sparito

Ci sono circostanze spiacevoli, ma non terribili, specie se comparate ai problemi veri. Ci pensavo non a caso l'altro giorno all'aeroporto "Charles De Gaulle" di Parigi, quando un nugolo di forze dell'ordine e di militari hanno bloccato nervosamente l'ingresso agli imbarchi delle Partenze con un andirivieni di artificieri, nel pigia pigia della folla di viaggiatori, che non prometteva nulla di buono.
Era, per fortuna, un falso allarme, ma serve sempre a misurare come nelle insidie della vita ci si possa trovare nel momento giusto nel posto sbagliato.
Per cui ogni cosa che sia al disotto del rischio reale finisce per essere una scocciatura da incassare senza farne troppi drammi.

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