La sceneggiata del “totoministri”

Confesso che ormai trovo inutili e persino nocivi i retroscena che ronzano attorno alla formazione del Governo Meloni.
Il “totoministri”, condito di sussurri e grida della politica romana, hanno un aspetto quasi grottesco, pensando ai problemi reali che spaventano.
Se qualcosa bisogna fare in termini istituzionali è togliere questo periodo di interregno fra elezioni e formazione del Governo, che sembra un limbo inutile. Si eviterebbero queste paginate sui giornali che fanno salire o scendere Tizio o Caio con un esercizio francamente inutile.
Questo ridicolizza la politica e fa assomigliare logiche spartitorie che hanno una logica in un mercato delle vacche che non mobilità chi deve infine votare la fiducia, cioè il Parlamento. E l’impressione sgradevole è che non ci si renda conto che certi comportamenti ingrassano l’astensionismo, che è il vero dramma attuale della democrazia rappresentativa.

Togliere la voglia di votare

E se fosse che una parte di astensionisti sono stufi di una politica concentrata più sulle elezioni che su quello che viene dopo? Possibile che conti di più anche in campagna elettorale svilire le idee e le proposte del proprio avversario piuttosto che affermare le proprie ragioni?
Il dubbio su queste storture ha incominciato a frullarmi nella testa da un po’ di tempo per la constatazione che in troppi usano le elezioni come un tram su cui salire e scendere se non eletti e pure fra gli eletti c’è chi si accomoda nel suo ruolo e sparisce dagli impegni assunti.
Ha scritto lo scrittore francese Robert Sabatier: “C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino, e consiste nel togliergli la voglia di votare”. Certi comportamenti sviliscono le elezioni e le istituzioni in egual misura.
Il lavoro del politico, che una buona parte di elettori continuano a considerare sbagliando un “non lavoro”, dovrebbe consistere nell’affrontare e risolvere i problemi della comunità da cui è stato espresso. E per farlo bisogna crederci davvero e dimostrarlo con i fatti e non con le
parole.
Ma riconquistare al voto gli astensionisti incalliti o i nuovi praticanti del genere non sarà facile.

Il coraggio degli ucraini

Bisognerebbe pubblicare in ordine alfabetico tutti coloro che in un primo tempo annunciavano la sconfitta in quattro e quattr’otto dell’Ucraina e poi si sono assestati sul ”Ucraina, arrenditi!”.
Un giorno, quando la dittatura putiniana finirà, speriamo escano i documenti di chi, in questa schiera, ha preso soldi da Mosca.
Anzi, sarebbe interessante sapere se su questo filoni qualcuno stia indagando sul serio.
Certo necessita essere realisti su questa guerra su cui pende sempre il rischio nucleare e questo significa ribadire che la Russia resta un gigante rispetto all’Ucraina. E dunque resta la sproporzione, per quanto corretta dagli aiuti militari ingenti giunti a Kiev dall’Occidente, che suona come un riconoscimento alla combattività e al coraggio degli ucraini.
Sappiamo bene che il ricatto energetico di Mosca si abbatterà su di noi, ma è un prezzo da pagare a vantaggio della libertà e contro i filorussi nostrani.

Ucraina!

Oggi è la Festa nazionale dell’Ucraina. Mai come oggi bisogna confermare l’appoggio a questo Paese aggredito dalla Russia e obbligato a difendersi. E bisogna farlo in maniera cristallina di fronte a chi, con evidente logica filorussa che sia visibile o celata, continua da mesi una propaganda che sembra mettere in discussione la Resistenza degli ucraini e gli aiuti, compresa la fornitura di armi, che vengono assicurati.
So bene che l’appoggio a questo caposaldo europeo (e l’adesione all’Unione europea sarà la conferma) contro le mire espansionistiche della Russia significa – specie per il legame creatosi in materia energetica con responsabilità varie e forse aspetti corruttivi – dover affrontare sacrifici e rincari in diversi settori. Ma bisogna mantenere coerenza nella difesa dei nostri valori occidentali e non piegarsi ai ricatti e alle violenze di quel dittatore liberticida e di un Paese, la Russia, che accetta passivamente un regime autocratico.
La posta in gioco è importante e sarà interessante scrutare le posizioni che stanno emergendo in campagna elettorale.

Politiche: i conti senza l’oste

Resto convinto che avrei potuto fare un buon lavoro a Roma, se fossi stato eletto.
Questo in fondo è il mio solo e unico dispiacere dopo la bocciatura - chiamiamo le cose con il loro nome! - della mia candidatura per le prossime elezioni Politiche.
Pensavo di avere - vedi come nella vita ci si illude! - un buon curriculum e l’esperienza necessaria. E invece le sottili alchimie della politica - le conosco bene e non mi stupisco! - hanno portato ad un’altra scelta, che immagino largamente motivata e prima o poi forse la capirò anche io.
Resta il fatto che questa volta la posta in gioco è rilevante per l’area autonomista che si trova a tenere conto di quello scontro Destra-Sinistra (più terzo polo…) che accende la tenzone nella politica italiana, ma che rischia però di far perdere alcune specificità che ci sono proprie.
Da noi soprattutto si tratta di eleggere due parlamentari degni e capaci di navigare nel mare procelloso di Montecitorio ed di Palazzo Madama. E questo avverrà in un periodo storico che si dimostrerà non molto benevolo per la nostra Autonomia.
Il resto sono chiacchiere o tatticismi che lasceranno il tempo che trovano, perché i conti anche nelle elezioni non si fanno senza l’oste, che sono i cittadini.

Persuasione e buonsenso

Alla siccità che rode le montagne assieme al caldo che non si vedeva da secoli si somma questa logica di piogge monsoniche che si abbattono in modo distruttivo.
Toccherà abituarsi, comunque sia. Anche se l’umanità riuscirà nello sforzo collettivo di ridurre i fenomeni che alimentano il riscaldamento globale - e che ciò avverrà è tutto da dimostrare - comunque gli eventi nel medio eroismo obbligheranno a fare i conti con mutazioni profondi nella Natura e dunque su di noi che abitiamo questo Pianeta, montanari compresi.
Gli sforzi personali sono utili ma non decisivi. Ci vuole davvero uno sforzo mondiale, ma come le cicale che muoiono di freddo, dopo aver preso in giro la formica previdente che d’estate accumulava riserve, rischiamo di non avere il buonsenso.
Lo scrivo senza alimentare paure o annunciare catastrofi. La Politica deve usare le armi della persuasione e del buonsenso.

La chiusura del Plateau Rosa

Brutta storia che finisca già in queste ore - ed è la prima volta che capita - lo sci estivo a Plateau Rosa a cavallo con la Svizzera. La sofferenza dei ghiacciai senza la neve invernale e con il caldo anomalo di questa estate stronca un classicissimo del turismo valdostano.
Chi come ha sciato lassù, con quella bella neve mattutina e l'estate che fiorisce nella sottostante Valtournenche, non può che rimanere colpito di fronte a questa ennesima mancanza, che si somma a questa stagione bislacca, pur eccezionale, che però indica una tendenza evidente.
Gioiscono in quel loro i proibizionisti della montagna, quelli che sarebbero ben lieti che lo sci scomparisse per sempre. E lo stesso vale per chi delira di questi tempi per un vero e proprio stop delle alte quote per l'intrinseca pericolosità.
Invece, sia chiaro, la montagna chiusa al pubblico sarebbe non solo un errore, ma un danno per l'economia e un'offesa al buonsenso.
Spiace che questa penuria di neve e il ghiacciaio molto "aperto" avvenga sotto il Cervino nell'anno in cui tutti aspettiamo in autunno la Coppa del Mondo di sci con la libera mozzafiato a quote elevatissime.
Facciamo gli scongiuri e speriamo che lassù, sin da agosto, torni la neve.

CVA fuori dalla Madia

Sono contento che la "CVA", gioiello valdostano nel settore delle rinnovabili, specie nell' idroelettrico, sia stata sottratta - come già si sarebbe potuto fare molti anni fa - alla legge Madia, che imponeva obblighi vari incoerenti per una società sul mercato.
Il successo avvenuto con una norma inserita nel "decreto Aiuti" in fase di conversione è frutto di un gioco di squadra non facile ed offre prospettive interessanti per il nostro settore energetico così in prima pagina in questi tempi complicati.
Le rinnovabili sono il futuro e "CVA" ha tutti i numeri per essere un protagonista nel settore se saprà investire come già previsto per rafforzarsi. La prospettiva del l'idrogeno verde apre una nuova stagione.
Le Partecipate regionali sono e restano un patrimonio per l'economia valdostana e possono produrre ricchezza se ben gestite in un quadro di programmazione regionale lungimirante.

Grillini? Nessuno li rimpiangerà

Giuseppe Conte resterà come una macchia nera nella politica italiana, giunto com'è stato a Palazzo Chigi per chissà quali vicende che un giorno scopriremo. Questa ascesa, oggi trasformatasi in tracollo, ebbe come sponsor quel Beppe Grillo, che è stato il creatore del "grillismo" con i danni che ha fatto.
Lo sappiamo bene in Valle d'Aosta con l'elezione alla Camera dei deputati di quella Elisa Tripodi, la cui azione parlamentare è stata nulla e la presenza in Valle d'Aosta del tutto inesistente. Ora dovrà trovarsi un lavoro.
Non è solo la crisi del Governo Draghi, inopportuna ed intempestiva, ma il crescendo di stupidaggini dell'«Avvocato del popolo», come Conte si autodefinì, a sancire la fine dei pentastellati con una specie di suicidio politico collettivo.
Nessuno rimpiangerà i "Cinque Stelle" e la colpa dei loro misfatti in Valle d'Aosta sarà ascritta anche a chi li ha votati, seguendo Grillo, pifferaio magico.

Le Alpi minacciate

E' una notizia breve pubblicata sul "Dauphiné", il quotidiano della Savoia, che leggo ogni giorno con viva curiosità, perché siamo così vicini con i problemi da affrontare e le soluzioni da dare per affinità geografica e culturale.
Premessa: come capita da noi agitano gli animi gli eventi catastrofici, in prospettiva e talvolta nel presente, legati ai cambiamenti climatici. L'impressione è che tutto si stia accelerando.
Ecco la breve: "Mont Blanc: record de température au sommet. Le samedi 18 juin à 14 h, la station météorologique italienne installée au col Major (4.750 m), tout près du sommet du Mont Blanc a enregistré la température de 10.4 degrés Celsius. Une valeur plus qu'exceptionnelle pour une telle altitude. Le précédent record de cette station météo gérée par l'agence régionale de la protection de l'environnement du Val d'Aoste était de 6,8 °C".
Se si scava nei giornali vallesani, come "Le Nouvelliste", notizie analoghe, ad esempio sul futuro del Cervino e del Monte Rosa, inquietano. Se allarghi la lettura a tutte le Alpi e alle Regioni che si attestano su questa catena montuosa trovi dappertutto preoccupazioni e la manifestazione di fenomeni meteo straordinari che spaventano e le prospettive sono ancora più cupe.
Credo che sia ora di proporre alla macroregione alpina, "Eusalp", di tenere rapidamente una Conferenza internazionale per reagire, per quel che possiamo fare, per gridare forte che o si interviene con misure mondiali o qui cambia tutto in fretta, e ben prima di quanto ci fosse stato annunciato!

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