La disinformazione come un virus

Ormai è evidente che siamo tutti esperti di "coronavirus" e problematiche annesse e connesse. In mezzo alla folla carnevalesca, bastava drizzare le orecchie e ritrovavi spiegazioni e analisi degne del virologo più accademico. Ma, a fare ancora più attenzione, potevi anche nelle discussioni ritrovare tutta una serie di elementi antiscientifici, irrazionali e complottistici che segnano questi tempi fra disinformazione e superstizione, un mix micidiale.
Ecco perché ho apprezzato molto, nella miriade di commenti sul virus che si sta diffondendo e che minaccia anche la Valle d'Aosta, un pacatissimo articolo di Gianmario Verona, Rettore dell'Università "Bocconi", che fa l'economista e dunque fa un discorso di principio e di metodo che non fa una grinza.
Così osserva in un editoriale su "La Stampa": «Che cosa ci insegna il Covid-19 e in particolare il suo arrivo in Italia? Che siamo fragili e incapaci di far prevalere il pensiero critico di fronte all'immensità delle informazioni, più o meno corrette, che ci bombardano da ogni device e ogni social network nel secolo digitale. Nonostante viviamo nel paese che ha dato i natali a Galileo e Leonardo e che è stato al cuore dell'Età Moderna, da cui si è diramato l'Illuminismo, la scienza nel 2020 fa ancora fatica a imporsi a vantaggio di un misto tra fake news, polemiche e naturali paure. E a fronte di nuovi nemici che si affacciano improvvisamente e inaspettatamente nella società globale».

Il dramma delle poche nascite

Non ci vuole un mago, ma un semplice esperto di statistica, per avere conferma della crisi demografica della Valle d'Aosta. Qualche dato: nel 2002 su 119.546 abitanti la percentuale di cittadini con più di 65 anni era del 19,2 per cento, mentre nel 2018 era del 23,8 per cento su 128.298 abitanti (numero totale in calo dal 2012).
L'età media dai valdostani era, nel 2002, di 42,6 anni e nel 2018 è salita a 45,6 anni. La discesa dell'indice di natalità è confermata dal fatto che resta bassa la percentuale di valdostani fra gli zero ed i 14 anni, che vale il 13,1 per cento. L'indice di vecchiaia si situa oggi a 181,6 anziani ogni cento giovani, mentre nel 2002 era a 149.
Nel 2018 si è interrotta, quasi in modo inaspettato, la costante decrescita della popolazione straniera in Valle d'Aosta che registra un aumento del 2,2 per cento passando da 8.117 residenti a 8.294. Su cento cittadini valdostani, un pochino meno di sette sono stranieri, provenendo da un Paese che non sia l'Italia.
Ma la realtà è che questa emorragia di energie giovani e l'invecchiamento della popolazione non sembrano per ora essere reale argomento politico.

Il dramma delle poche nascite

Non ci vuole un mago, ma un semplice esperto di statistica, per avere conferma della crisi demografica della Valle d’Aosta. Qualche dato: nel 2002 su 119.546 abitanti la percentuale di cittadini con più di 65 anni era del 19,2%, mentre nel 2018 era del 23,8% su 128.298 abitanti (numero totale in calo dal 2012). L’età media dai valdostani era nel 2002 di 42,6 anni e nel 2018 è salita a 45,6 anni. La discesa dell’indice di natalità è confermata dal fatto che resta bassa la percentuale di valdostani fra gli 0 e i 14 anni, che vale il 13,1%. Indice di vecchia si situa oggi a 181,6 anziani ogni 100 giovani, mentre nel 2002 era a 149.
Nel 2018 si è interrotta, quasi in modo inaspettato, la costante decrescita della popolazione straniera in Valle d’Aosta che registra un aumento del 2,2 per cento passando da 8.117 residenti a 8.294. Su 100 cittadini valdostani, un pochino meno di 7 sono stranieri, provenendo da un Paese che non sia l’Italia.
Ma la realtà è che questa emorragia di energie giovani e l’invecchiamento della popolazione non sembrano per ora essere reale argomento politico.

La benedizione di Sant'Orso alla Politica

Sul sito "Santi e Beati" Antonio Borrelli così riassume certe caratteristiche del nostro amato Santo valligiano, Sant'Orso: «Sul santo più popolare della Val d'Aosta, protettore contro le calamità naturali e molte malattie, tra cui i reumatismi e il mal di schiena, si posa nell'iconografia, un uccellino, a ricordare che destinava una parte del raccolto del suo campo ai passeri».
Sui prodigi annota dal leggendario popolare: «per mesi e mesi non aveva piovuto, la siccità devastava i campi, ma cominciava anche a scarseggiare l'acqua necessaria per i bisogni dei suoi fedeli; allora il santo preoccupato per loro, fece scaturire colpendo una roccia col suo bastone, una sorgente a Busséyaz; la sorgente, chiamata "Fontana di Sant'Orso", continua ancora oggi ad offrire la sua acqua, una volta considerata miracolosa, sotto la cappella costruita nel 1649 e restaurata nell'Ottocento».

Politica VdA: cosa direbbe Snoopy?

Ci vorrebbe il grande disegnatore dei "Peanuts", Charles M. Schulz ed il suo impagabile bracchetto Snoopy per dire qualcosa di arguto sulla situazione politica valdostana.
Io l'ho presa da tutta i lati, sul serio e per ridere come estremi, questo avvolgersi in storie, cui in parte ho compartecipato. Tipo riunioni, pranzi, ceni, caffè, confronti, telefonate, messaggini e mail.
Il peggio sono i documenti che pongono ultimatum: "o mangi questa minestra o salti dalla finestra" e non è poco quando le maggioranze sono appese ad un filo. Male anche la presenza di scrittori di programmi monstre con citazioni dotte e grandi filosofie, magari da parte di chi ha l'esperienza politica di una scarpa, ma si piace molto.

Carissimo 2020...

Carissimo 2020,
so bene che sei bisesto e dunque, come sostiene un detto menagramo, funesto. Poteresti sfortuna per via di quegli inusuali 29 giorni del mese di febbraio, che ti poteranno ad avere 366 giorni.
Ma come nasce la superstizione che sostiene che un anno bisesto porti sfortuna? Si ritiene che siano stati proprio gli antichi romani - di fronte a questa variazione tecnica del calendario ogni quattro anni - a coniare per primi questa frase.
Tutto deriva dal fatto che febbraio era anche il Mensis Feralis, quello in cui si celebravano le ricorrenze funebri, il mese dei morti. Roba da fare gli scongiuri e che si estendeva all'anno intero!
Vorrei rassicurarti: in Valle d'Aosta dovrebbe essere difficile fare peggio del 2019 che esce di scena. Un annus horribilis in tutto e per tutto, tranne che - per onestà - per l'ultimo inverno che ci porterà agli anni Venti, in cui la neve è arrivata a far frittura la stagione dello sci.
Per il resto poche cose buone. La Politica in particolare è affondata nella melma e la Giustizia ha scoperchiato pentoloni puzzolenti.
Bisognerà riprendersi e contiamo sul tuo autorevole sostegno, sperando davvero che infine si risalga! Altrimenti saranno guai ancora più grossi.

Tregua di Natale e auguri

Per qualche giorno - almeno per gli auguri - propongo una "tregua di Natale", che possa permettere, al di là delle legittime posizioni, qualche riflessione in prospettiva, ben oltre la politique politicienne per il bene complessivo della Valle.
Ricordo che la "tregua di Natale" è avvenimento storico, della Prima Guerra Mondiale. dapprima il 25 dicembre del 1914 alcuni soldati inglesi e tedeschi si trovarono nella "terra di nessuno", posta fra le trincee dei due schieramenti, e celebrarono il Natale con uno scambio di doni ed una partita di calcio. Un anno dopo capitò a Natale fra francesi e tedeschi.
Il mio augurio, al di là delle classiche formule di rito, è che si esca dall'impasse morale, ancor prima che penale, che tocca in profondità la credibilità della nostra Valle all'interno e all'esterno. Una comunità come la nostra - che conosciamo come seria e operosa - deve in coro rifiutare i pericoli delle infiltrazione mafiose e condannare le complicità locali.
Su questo punto deve esserci un idem sentire e deve esprimersi il massimo della solidarietà.
À l'aube du Nouvel An, acceptez de tout cœur les vœux les plus chaleureux pour une année exceptionnelle!

Giovani che non sanno leggere

Non so se capiti anche a voi di rendervi conto, nella vita quotidiana, delle difficoltà nella capacità di lettura anche di persone inaspettate. Come se il leggere fosse diventato non solo una fatica, ma si affaccino i fantasmi non tanto del famoso analfabetismo di ritorno, ma persino di partenza.
Eppure ricordo tante persone conosciute che non avevano fatto che pochi anni di elementari, che sapevano leggere, scrivere e far di conto, come se quei rudimenti fossero acquisiti per sempre e fossero l'ovvia base per processi sempre esistiti di un'acculturazione in proprio. "Autodidatti", un tempo li si chiamava così con ammirazione.
Leggevo sul "Sole - 24 ore" Eugenio Bruno e Claudio Tucci: «Fatto sta che la capacità di lettura degli studenti italiani continua a peggiorare. E anche in scienze sono messi male mentre in matematica se la cavano. A dirlo sono le rilevazioni "Pisa-Ocse 2018" che valutano le conoscenze e competenze chiave dei quindicenni sparsi per il globo. Ad arrancare, dal punto di vista territoriale, sono soprattutto il Sud e le isole. Mentre, per tipologia di scuola, a restare indietro sono soprattutto gli istituti professionali».

Se in Europa si canta "Bella ciao"

Grande curiosità ha creato in queste ore il video, diffuso sul Web, che mostra il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni mentre, con altri commissari del gruppo dei socialisti e democratici europei, canta "Bella ciao" in Parlamento.
Oltre a Gentiloni, ad intonare il famoso brano, considerato e vedremo se a torto o a ragione, emblema della lotta partigiana e della Resistenza in Italia, c'erano i vicepresidenti Frans Timmermans e Maros Sefcovic, Nicolas Schmit, commissario al Lavoro, Jutta Urpilainen, commissaria ai Partenariati internazionali, Helena Dalli, commissaria all'Uguaglianza, ed Elisa Ferreira, commissaria alla Coesione e alle Riforme.
Non c'è occasione di vario genere e anche nei diversi Continenti in cui "Bella ciao" venga intonata per la sua musicalità e il valore simbolico che incarna. Per altro, cantanti di tutto il mondo l'hanno ripresa, allargando la sua popolarità, e pochi mesi fa in Spagna ed in Francia due versioni diverse "modernizzate" sono finite nelle "Hit Parade".

La strana politica estera dei pentastellati

Quando la famosa e lucidissima politologa Sofia Ventura ha scritto un suo editoriale su "La Stampa" di domenica non sapeva che Beppe Grillo - messo in riga il leader traballante dei "Cinque Stelle", Luigi Di Maio - sarebbe andato ad omaggiare (e viceversa) l'Ambasciatore cinese in Italia.
Ma quel che aveva scritto ottiene, se possibile, ancora più forza ed è bene tenerlo a mente, perché la politica estera di un Paese non sono bruscolini ed ogni scelta di campo pesa.
Dice Ventura: «Il percorso del M5s è sempre più accidentato. La sconfessione della decisione di Di Maio di non partecipare alle prossime elezioni regionali venuta da Rousseau ha rappresentato un vero inciampo. E come accade nei momenti critici, torna fuori il nome di Alessandro Di Battista, un nome improbabile, ma che Di Maio usa come minaccia contro chi davvero conta - perlomeno nelle istituzioni - e che gli sta sottraendo la fiducia. Ma Di Battista, un po' fuori e un po' dentro, pur tuttavia immagine dell'originaria anima movimentista, altermondialista dei 5 stelle, che con Di Maio andò a incontrare l'esponente dei Gilet Gialli Christophe Chalençon e che lo scorso anno batté le strade dell'America Latina ansioso di cogliere i fermenti populisti di quel continente, si dibatte tra la voglia di politica italiana e la passione di "inviato"».

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