Ancora troppi suicidi in Valle d'Aosta

E' come se ogni tanto esplodesse una bomba in una famiglia della nostra Valle e capita da tanto tempo, creando situazioni di dolore terribili con ferite che restano aperte, spesso nella drammatica ricerca dei "perché", ed un lutto che in molti stentano ad elaborare.
Mi riferisco al fenomeno dei suicidi, vecchia storia che si è evoluta probabilmente nel tempo nelle sue ragioni scatenanti, ma resta un fenomeno drammatico non solo per chi decide di togliersi la vita, ma per parenti, amici, conoscenti in una Valle d'Aosta dove i rapporti sociali continuano ad essere stretti e dunque eventi così drammatici hanno una ridondanza notevole. Spesso, tra l'altro, questa ridondanza ha creato effetti imitativi concatenati nella scelta di darsi la morte.
Tante volte negli anni mi è capitato di essere addolorato per un amico che ha scelto di smettere di vivere o ad aver raccolto analoghi racconti di eventi dolorosi.
I dati purtroppo restano chiari e indicano un triste record per i suicidi in Valle, fatto salva la piccolezza del campione che può mutare per pochi numeri.
In Italia è come se ogni dodici mesi un piccolo paese svanisse nel nulla. Infatti ogni anno quattromila persone decidono di togliersi la vita ma la metà - così sostengono gli esperti - poteva essere aiutata a cambiare idea se ci fosse stato un grido d'allarme dato e ascoltato.

L'incredibile coppia Renzi-Grillo

Matteo Renzi avrebbe dovuto lasciare la politica dopo la batosta del referendum costituzionale, che fu un referendum contro di lui ed il suo confuso disegno di potere. E invece è rimasto sulla scena, piazzando nella nuova Legislatura una buona pattuglia di parlamentari per aspettare un'occasione per riciclarsi, non rassegnandosi agli eventi.
Ora trama per un Governo anti-Salvini per tornare in pista addirittura con un proprio partito, alleandosi con Grillo e company, quelli che di lui hanno detto il peggio del peggio.
Ma Renzi, pur di tornare sulla scena, è pronto a tutto con una logica da lettino di psicanalista.
Sullo scenario è chiaro, su "La Stampa", Marcello Sorgi: «Per prima cosa, è giusto chiamare le cose con il proprio nome: un ribaltone è un ribaltone, non c'è niente di illegale o incostituzionale nel farlo, basta solo non dipingerlo per quel che non è: un governo di salute pubblica, d'emergenza, di salvaguardia dell'euro e così via, siamo solo ai primi giorni del tentativo di evitare le elezioni, chieste da Salvini dopo aver annunciato la fine del governo Conte, e già le fantasie più sbrigliate si esercitano».

Primo Levi, nato 100 anni fa

Il 31 luglio del 1919 nasceva a Torino Primo Levi ed è giusto, ad un secolo di distanza, ricordare questo uomo, che ci ha lasciato un patrimonio ricco di pensieri sulla libertà, avendo subito il suo esatto contrario.
Ricordate - e l'evoco subito - questa sua profezia? «Ogni tempo ha il suo fascismo. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell'intimidazione poliziesca, ma anche negando e distorcendo l'informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti sottili modi la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l'ordine».
Questo ammonimento vale molto se si pensa a questi tempi strani in cui la libertà e i valori sembrano subissati da nuove forme di comunicazione che obnubilano le menti, specie quelle più deboli di fronte alla marea di disinformazione che viene sparsa senza risparmio di energie e di denari.
Leggevo giorni fa su "La Repubblica" in una serie di articoli sull'anniversario di Levi scritti da Marco Belpoliti come una delle parole chiave della sua vita fosse "alpinismo" e trovo che sia stata una scelta interessante.

Quel volo sulla Luna

Mi ha sinceramente impressionato come - a parte quegli imbecilli di complottisti che non credono che l'impresa sia avvenuta - si sia celebrata in modo corale ed universale lana spedizione del luglio del 1969, quando gli americani arrivarono sulla Luna.
Pagine e pagine dei giornali e reportage televisivi e radiofonici di vario genere, oltreché le manifestazioni le più varie, hanno illustrato questa impresa, rimasta impressa nella memoria di chi la seguì all'epoca, ma anche chi è nato successivamente è sembrato ammaliato da questa storia di un progetto vincente.
Ho visto, avendolo perso a suo tempo, il film "First Man - Il primo uomo", del regista Damien Chazelle con Ryan Gosling nella parte di Neil Amstrong e di Claire Foy in quello della moglie del primo astronauta che scese sul suolo lunare.

Non dimenticarsi dell'Europa

Partirò da vicino, che è apparentemente distante da dove voglio davvero arrivare, tuttavia resta sempre chiarissimo di come chi pensi di avere una Valle d'Aosta come un orticello chiuso senza il peso dell'esterno è obbligato dalla realtà a ricredersi.
L'Autonomia, dal 1945 ad oggi, si è trovata ad affrontare un turbinio di cambiamenti interni ed esterni e sempre più certe decisione esterne, che siano italiane, europee o persino mondiali, si riflettono sul nostro ordinamento politico.
Chi si illude diversamente vive nel passato e quando si parla di una «nuova Autonomia» ciò significa anzitutto avere questa consapevolezza, quella di avere energie e conoscenze tali che consentano di decidere sapendo quanto influisce dall'esterno su queste nostre scelte.

Magris contro i muri

Ho letto con curiosità le dichiarazioni del presidente leghista del Friuli-Venezia Giulia, quando aveva sostenuto «Un muro», lungo 243 chilometri, «o altro» lungo il confine est dell'Italia.
«E' un'ipotesi che si sta valutando col Viminale» aveva aggiunto in un'intervista con il "Fatto Quotidiano" «perché noi dobbiamo dare sicurezza ai nostri cittadini. Tranquillità nelle case, decoro nelle pubbliche vie. Ladri, delinquenti di piccolo o grande calibro non ne vogliamo».
«Se l'Europa non tutela i suoi confini noi saremo costretti a fermare l'ondata migratoria che avanza attraverso altri Paesi dell'Ue con tutti i mezzi - ha detto ancora Massimiliano Fedriga - non possiamo mettere poliziotti a ogni metro, anche se le misure di vigilanza, grazie al nuovo piano del Viminale, stanno dando i loro frutti».

Mattarella al CSM senza sconti

Chi ha avuto la fortuna - ed io fra questi - di frequentare il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, negli anni di lavoro comune alla Camera dei deputati, sa che il Capo dello Stato è un siciliano dall'ira fredda. Non c'è mai scompostezza in lui per indole e per educazione e questo suo tratto non vuol dire affatto lasciar correre e non esprimere i propri sentimenti, ma farlo con garbo e lucida determinazione.
Per questo - a fronte del tentativo di tirarlo dentro nelle recenti vicende fra politica e magistratura - non si è fatto "tirare per la giacchetta", ma ha voluto - nelle sedi istituzionali e non sui "social" o in chissà quali comizi - esprimere tutta la sua sferzante preoccupazione e richiamare all'ordine nelle vesti che gli sono proprie di custode di valori costituzionali inderogabili.
Ecco perché ritengo utile pubblicare il suo discorso al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, investito dal vento impetuoso di vicende inquietanti.
Così il Presidente: «Rivolgo a tutti un saluto cordiale, particolarmente ai due nuovi consiglieri, cui auguro buon lavoro all'interno del Consiglio nell'interesse della Repubblica.
Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, nel corso di un'inchiesta giudiziaria, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile.
Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l'autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche per il prestigio e l'autorevolezza dell'intero Ordine Giudiziario, la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica»
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Chi controlla i controllori?

Un giornalista di lungo corso come Giovanni Bianconi ha scritto, in queste ore in un suo editoriale sul "Corriere della Sera", queste parole dedicate alla scoperta - che certo non stupisce più di tanto - di come anche l'organo di autogoverno della Magistratura sia sottoposto a logiche politiche e correntizie, che sono sfociate persino e purtroppo in manovre su nomine piccole e grandi.
Così Bianconi: «Lo sfregio a un'istituzione di rango costituzionale come il Consiglio superiore della magistratura potrà forse essere coperto con le dimissioni degli ultimi consiglieri che ancora non si sono rassegnati ad abbandonare l'incarico dopo essere stati sorpresi da una microspia a trattare le nomine degli uffici giudiziari, nottetempo, in un albergo romano con altri magistrati e parlamentari che nulla avrebbero dovuto avere a che fare con quelle scelte. Anzi, prima si arriverà all'avvicendamento di tutte le persone coinvolte nel cosiddetto "mercato delle toghe", prima si potrà porre fine al discredito che sta investendo l'organo di autogoverno dei giudici presieduto dal capo dello Stato. Il quale non a caso ha già indetto le elezioni suppletive dei due consiglieri-pm che hanno rimesso il mandato, considerandole il "primo passo per voltare pagina" e restituire "fiducia e prestigio" incrinate agli occhi dei cittadini. Ma le vicende di questi giorni vanno oltre l'imbarazzo generale e i destini dei singoli consiglieri finiti sotto procedimento penale o disciplinare, che continuano a rivendicare la propria correttezza e si difenderanno come meglio riterranno davanti alle autorità competenti».

Negozi sfitti e degrado urbano

Ci sono fenomeni sociali e economici che mi incuriosiscono e mi stupisce leggere raramente di tentativi in ambito locale per affrontare emergenze che imbruttiscono l'immagine complessiva della nostra comunità, in piena contraddizione con la retorica della vivibilità per i residenti e di una forza attrattiva per i turisti che sono una risorsa importante.
Dappertutto in Valle d'Aosta, dai paesi piccoli alla città di Aosta, stanno sparendo i negozi. Si tratta di un fenomeno visibile, esattamente inverso a quanto cominciò ad affermarsi dall'inizio dell'Ottocento la nascita di locali specifici con merci disposte in un certo modo con locali con insegne e vetrine.
Per altro gli stessi "killer" dei negozi così concepiti, cioè i capannoni ospitanti commerci grandi e piccoli, stanno subendo una crisi e lo si vede bene nei Comuni che fanno da ingresso ad Aosta e nelle zone periferiche dei paesi più grandi.
Nulla è eterno, perché cambiano gusti, modi e consumi. Chi avrebbe mai detto - solo per fare un esempio - che saremmo diventati in parte dipendenti dai corrieri che vanno e che vengono dappertutto con pacchi e pacchetti dell'e-commerce? Ormai qualunque cosa può essere comprata sul Web e con varietà incredibili nella scelta e tempi di consegna e di eventuale sostituzione della merce davvero impensabili.

La gioia delle nascite

Nasce in queste ore un bimbo di un una coppia di amici. Dirò solo, per la privacy che ormai morde, che si chiama Sergio Carlo ed è la gioia di mamma e papà, cui va tutta la mia simpatia. Posso prevedere che diventerà un grande musicista...
Una nascita mi accende pensieri, non solo perché io stesso ho avuto la chance di vivere tre nascite con quella novità, ormai in voga, dell'inutile papà in sala parto bardato come un medico, ma perché ogni volta che sento dell'arrivo di un neonato è come se si accendesse una fiammella nel buio.
Mia mamma era la seconda di tre sorelle, mio papà fra i più piccoli di otto fra fratelli e sorelle. Ognuno può portare esempi, che sia un papà o un nonno, di come la natalità contasse ed era ancora presente nel mio periodo, quello dell'epoca del "baby boom", e questo avveniva sull'onda dell'entusiasmo del dopoguerra e non solo sulla precedente vivace fertilità del tempo che fu.

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