Fra catechismo e pensionamento

Un giorno verrà in cui una certa curiosità - come dire? - "sociologica" si esaurirà. Ma per il momento e per fortuna mi ritrovo ad osservare, nel teatro della vita, situazioni di cambiamento che mi colpiscono e che, nella banalità della quotidianità, finiscono per essere scarsamente percepiti, nella logica di un certo conformismo che diventa distrazione.
Ogni età ha le sue prospettive e i suoi riti.
Ci pensavo in questo periodo in cui mi trovo a partecipare a due momenti diversissimi, che si incrociano però in modo singolare nella mia vita. Osservo con curiosità certi cambiamenti in corso, che dimostrano come si debba essere attenti a considerare certe vicende come segni di chissà quali evoluzioni, quando a conti fatti e comunque la si pensi diventano un segno inquietante di impoverimento.
Il primo è il cammino di formazione religiosa del mio bimbo più piccolo: confessione, comunione, cresima.
Il secondo sono le festicciole sempre più numerose di chi, più o meno mio coetaneo, se ne va in pensione.

L'area megalitica? Uno stabilimento balneare!

La rivelazione lascia davvero di stucco. Per anni gli archeologi hanno studiato a fondo l'area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans di Aosta, scoperta per caso nel 1969 durante la costruzione di case. In circa un ettaro si rivelò uno dei più interessanti siti d'Europa con significative testimonianze di quasi cinque millenni di storia, dai momenti finali del Neolitico ai giorni nostri, oggi visitabile in un vero e proprio viaggio nel passato.
Si è sempre pensato che fosse un'area sacra destinata sin dall'inizio a essere sede di ricorrenti manifestazioni legate al culto e alla sepoltura con la ricostruzione di riti che si svolgevano sovrapponendosi su quanto preesistente.
Ora la scoperta di due esperti olandesi, Jan Karlsson e Peter Bergström, apre scenari molto diversi. Tutto parte dalla tradizione popolare secondo la quale la conca di Saint-Vincent sarebbe stata invasa, nella tarda preistoria, da un lago di grandi dimensioni. Un riscontro della fondatezza era già da indagini svolte dal Servizio archeologico della Soprintendenza per i Beni culturali della Valle d'Aosta.
Il lago in questione, la cui presenza è stata geologicamente accertata, si sarebbe formato in seguito allo sbarramento del corso della Dora provocato da una frana di enormi proporzioni, precipitata in prossimità della località Champerioux di Montjovet.

Basilicata e politica dei due forni

Dopo l'Abruzzo e la Sardegna, arriva il nuovo test elettorale in Basilicata, dove - dopo quasi venticinque anni - il centrosinistra cede il governo al centrodestra. La Lega vola ed i "Cinque Stelle" affondano, il Partito Democratico "tiene" per modo di dire ma perde la Regione e non fruisce di un "effetto Zingaretti", che pareva esserci nei sondaggi nazionali.
Appare sempre più evidente come la politica dei due forni (con i "pentastellati" a Roma e con Forza Italia e "Fratelli d'Italia" nelle Regioni) non potrà essere una situazione valida per sempre per il leader in crescita Matteo Salvini, che non potrà in più che far tesoro di come i "grillini" si siano evaporati in tempi rapidissimi.
L'elettorato è ormai, per natura, infedele e colpisce nel breve chi lo delude, dando alla propria risposta tempi rapidi, perché manca la pazienza nell'incalzare degli eventi che hanno reso tutto più veloce.
Certo, le elezioni europee saranno un passaggio significativo e non tanto, purtroppo, in una logica di discussione sulla politica comunitaria, ma perché questo passaggio sarà e resterà una forca caudina per la politica nazionale.

Montagna, morte e poesia

Uno ha un bel da raccontare su questa storia dell'alta quota e del rischio di chi sceglie l'alpinismo come mestiere, ma credo che ci siano da rimarcare due elementi: la passione che divora chi cerca nuove sfide e anche - perché non dirlo? - la spinta di sponsor che cercano la prestazione estrema come chiave di successo di certi prodotti.
Per ognuno esistono proporzioni diverse, restando il fatto certo che, pensando ai due alpinisti morti giorni fa sul Nanga Parbat (Daniele Nardi e Tom Ballard) su di una parete "impossibile", i commenti, senza troppe mezze misure, oscillano fra chi capisce e giustifica e chi non capisce e condanna, e questo vale per chi è digiuno e commenta così e chi, invece, del mestiere prende anch'esso possesso di una delle due parti della scacchiera.
Ma questi ragionamenti sono in fondo privi di quella parte di avventura, persino di poesia, di chi sceglie di sfidare le cime, senza una ragione apparente, seguendo il filo logico delle proprie speranze ed affermazioni. Per questo mi permetto di citare in toto Altitudini.it e lo scritto, pieno di immagini e con citazioni ad hoc, di Vittorio Giacomin, che ci fa entrare in una dimensione differente: «E' quando cammini su quella morena che senti il trascorrere della vita, la forza della natura, il ribollire della vita, il tutto in divenire. Sotto i tuoi piedi tutto è instabile, transitorio, passeggero. Vivi il tuo passo all'interno di una cornice meravigliosa che non riesci a capire se sta tra il sogno e la realtà perché a tanta fatica corrisponde altrettanta felicità e bellezza. Solo l'incedere del passo regola il tuo tempo e il tuo respiro e ti aiuta ad entrare in una dimensione estranea alla quotidianità».

I trent'anni del Web a due passi dalle Alpi

Una premessa è d'obbligo e la traggo da un articolo di qualche anno fa su "Webnews" che racconta con molto efficacia di un'invenzione che, pur con passaggi precedenti, si concretizza in un giorno di trent'anni fa.
Ecco il racconto: "12 marzo 1989, Ginevra, "Cern" - Tim Berners-Lee quel giorno varcò senza neppur farci caso la frontiera tra la Svizzera e la Francia: il "Cern" è così, costruito proprio sul confine tra i due Paesi, nella periferia alta di Ginevra: con ingresso in Svizzera, ma con visuale su viti, montagne e borgate francesi. Per arrivare al suo ufficio, "TBL" doveva attraversare tutto il comprensorio del "Cern" per giungere sul fronte francese, esattamente pochi metri al di là del confine teorico tracciato dalle mappe. Neppure i confini hanno però una loro importanza in questo contesto: il "Cern" è di fatto sotto amministrazione svizzera, ma al di fuori della giurisdizione dei due Paesi confinanti.
Una sorta di territorio libero e transnazionale, insomma, nel quale sventolano oltre venti bandiere ivi compreso il tricolore italiano"
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Il rischio sugli 8000

La storia ha tenuto tutti con il fiato sospeso sino al tragico epilogo successivo a questa pubblicazione: una coppia di alpinisti, un italiano ed un inglese ormai installato in Trentino, spariscono su di una montagna con una terribile nomea, il Nanga Parbat.
Uno è un alpinista romano di grande esperienza, Daniele Nardi, l'altro è Tom Ballard, la cui mamma, Alison Hargreaves - alpinista eccezionale sugli ottomila - morì nel 1995 sul K2, nella stessa zona dove si cercano il figlio e il compagno di cordata, in circostanze drammatiche, quando scendeva dalla vetta. Tom aveva sei anni, ma ha scelto la stessa strada: l'amore per la montagna estrema.
L'ultimo aggiornamento del 26 febbraio sul sito di Nardi era questo: "Siamo in attesa di ricevere conferme sulla loro posizione, si presume che non abbiano segnale per comunicare il cielo è nuvoloso e quindi non si riesce a vedere oltre campo 3".

Trump e Kim Jong-un falliscono

Mi faceva impressione quando - da bambino - andavo in Svizzera, profittando dei due trafori alpini (per Ginevra dal Monte Bianco aperto nel 1965, per il Vallese attraverso il Gran San Bernardo inaugurato un anno prima), e mio papà mi raccontava che sotto la casa gli elvetici avevano i rifugi antiatomici.
Che ne sapevo io, impegnato nei primi anni delle scuole elementari, di questa storia che mi trovavo sulla testa della "Guerra fredda" e della minaccia di finire volatilizzato da un esplosione nucleare.
Crescendo - e studiando la genesi e le conseguenze delle bombe atomiche, rese sempre più sofisticate nel tempo - ho capito bene questa storia dell'equilibrio del terrore ed ho ben compreso anche i rischi che oggi forme artigianali di ordigni atomici possano servire per terribili stragi ai terroristi di turno.

La ridicola polemica su più poteri ad alcune Regioni

Quando fra gli anni Novanta ed il 2001 - nel pieno dei miei mandati parlamentari - si discusse delle famose riforme del "regionalismo" fui sempre in prima fila.
In quel clima in cui pareva palesarsi un interesse per il "federalismo" - e la Lega all'epoca lo professava - presentai quella riforma complessiva dello Stato in senso federale che fece scalpore, trattandosi della prima proposta di legge costituzionale organica e non solo teorica.
Eppure, in certi passaggi avvertii, ma oggi mi pare peggio, il solito fastidio di provenienza da diverse aree politiche verso le Autonomie speciali come la nostra. Per cui, in particolare come membro della Prima Commissione della Camera, non mancai passaggi pubblici e riunioni ristrette per vigilare e proporre.
Annoto che alla fine non votai il testo completo della riforma del Titolo V voluta dal centrosinistra sul regionalismo proprio per l'assenza di un serio principio di intesa per la modifica degli Statuti Speciali.

Pensieri sul singolare esito di #Sanremo2019

Non ho seguito in diretta gli esiti finali delle votazioni di questa edizione autarchica (niente stranieri neppure fra le star ospiti) del "Festival di Sanremo".
Non lo dico per snobismo ma perché queste lunghe maratone, viste dal divano di casa, sono per me concepibili solo se oggetto - come mi è capitato in passato - di frizzi e lazzi in compagnia di un gruppo di amici con cui destrutturare la serata con spirito goliardico.
Ed anche quest'anno - da quanto ho visto soprattutto nelle registrazioni delle serate ce n'era ben donde, visto che si trattava di un'edizione molto nostalgica più per un pubblico attempato che giovanile. Per altro è questa la fotografia della demografia italiana ed anche del pubblico medio della televisione generalista e dunque - per inseguire gli ascolti - questa è la strada maestra nella scelta dei conduttori e nei copioni predisposti dagli autori.
Questa "TeleNostalgia" non è solo nostalgia e vecchi merletti fra naftalina, formalina e chirurgia estetica, ma deriva anche dal rifiuto di un presente che mette ansia per la sensazione di un nuovismo politico che manda tutto a rotoli, con esponenti politici che hanno il tocco opposto a quello del famoso Re Mida.

Morire sotto la neve

Addolora davvero che, dopo nevicate come quelle avvenute in questi giorni, si debbano contare i soliti morti perché colpiti da una valanga fuoripista. Ed è il caso di quanto avvenuto in queste ore ai piedi del Monte Bianco.
Sia chiaro che questa volta non ci sono scuse: i bollettini diramati in Valle d'Aosta non erano interpretabili, mettendo sul chi vive chiunque avesse avuto l'accortezza necessaria per ascoltarli. Ed invece, purtroppo, siamo qui a contare i morti per l'evidente avventatezza di chi ha deciso di sfidare la sorte.
Così spetta ai soccorritori, che troppo spesso sono poi chiamati a rischiare la loro vita per i recuperi, tenere la triste contabilità inverno dopo inverno e la meraviglia di sciare in neve fresca diventa per alcuni una tomba perenne.

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