Messner, l'orso e il lupo

Prima che la famosa orsa del Trentino venisse uccisa dalla Forestale provinciale della Provincia di Trento, Enrico Martinet per "La Stampa" aveva raccolto il pensiero del montanaro-alpinista Reinhold Messner, che si è poi complimentato con la scelta di abbattere un animale pericoloso, così dicendo a "L'Adige": "«Faccio i miei complimenti al presidente Rossi». Reinhold Messner, alpinista e uomo di montagna, non ha dubbi: bene ha fatto il governatore della Provincia, Ugo Rossi, a firmare l'ordinanza che ha portato all'abbattimento dell'orsa KJ2. Tanto che, di fronte al polverone sollevato dagli animalisti e alle polemiche che hanno investito la Provincia per la decisione di uccidere l'orsa, Messner taglia corto: «Questa storia degli orsi inizia ad essere noiosa - dice lo scalatore - Finalmente hanno preso una decisione chiara e mi congratulo con il presidente. Quello che mi fa pena - aggiunge - è il fatto che i fondamentalisti non siano disposti ad accettare che bisogna trovare una soluzione. Un orso pericoloso è un orso pericoloso e siccome l'habitat è piccolo, non c'è posto per tutti questi orsi, quelli pericolosi bisogna abbatterli»".

Il gorgo delle Mafie

Qualche anno fa ero stato nel Gargano, dove mi avevano raccontato fatti e misfatti della criminalità locale, originale espressione di quella logica di clan del malaffare, che si disputano - con faide e lotte intestine - il controllo del territorio in una delle perle del turismo pugliese.
Una recente strage conferma quanto già era ben noto, per cui la reazione muscolare dello Stato potrà servire a tranquillizzare l'opinione pubblica, ma non nasconde la realtà di Mafie che, comunque si definiscano (Mafia, 'Ndrangheta, camorra, criminalità foggiana) restano della stessa pasta e dimostrano come, in Italia - come se fossimo in America Centrale o in quella del Sud - vaste porzioni del territorio sono occupate manu militari da organizzazioni di delinquenti che si sostituiscono alle autorità pubbliche e seminano pure adepti nelle Amministrazioni locali, per cui sfugge chi siano controllori e controllati, in un pastone che fa paura.

La forza della Bellezza

E' con il suo spirito acuto, giocando con i sinonimi, che Umberto Eco così osservava: «E' ritenuto bello ciò che è carino, piacevole, attraente, gradevole, avvenente, delizioso, armonico, meraviglioso, delicato, grazioso, leggiadro, incantevole, magnifico, stupendo, affascinante, eccelso, eccezionale, favoloso, fiabesco, fantastico, magico, mirabile, pregevole, spettacolare, splendido, sublime, superbo».
Questa storia della bellezza non è cosa di poco conto, se applicata al posto dove abitiamo. Mi è capitato negli anni di visitare luoghi meravigliosi in giro per il mondo e di trovarli tempo dopo irrimediabilmente rovinati perché imbruttiti in vario modo.
Oppure ho visitato zone dove si affiancavano zone dove la bellezza dominava a fianco a località deturpate senza pietà con un contrasto eclatante.

Ora e sempre grembiulino...

Non c'è nulla di più evocativo delle vecchie fotografie. A casa dei miei genitori, in un cassettone di uno scrittoio, sono state stipate foto di varie epoche. Da paesaggi di Pila anni Trenta a foto "Kodak", quelle foto grande foto piccola a colori della mia infanzia, da foto dei miei genitori - matrimonio compreso - ai battesimi miei e di mio fratello con parenti ormai scomparsi che ci auguravano una buona vita. Una specie "di tutto un po'", senza alcun tipo di classificazione, in cui ogni tanto mi immergo, ritrovandomi a diverse età.
Ci sono foto topiche, come quelle delle elementari, dove esibisco i miei grembiulini e l'aria che, con il passare degli anni, da spaurita si fa più spavalda. Preciso che in prima elementare non avevo alcuna intenzione di cominciare la scuola, proprio perché non capivo perché dovessi andarci, stando bene a casa.
Per cui nelle prime settimane mi ritrovai - era il 1964 - con inspiegabili mal di pancia, evidentemente simulati con capacità attoriale mica da ridere. Una volta appurata che dovevo starci il mal di pancia passò ed ho bei ricordi della scuola.

La filastrocca dei luoghi comuni

«Ambarabà Ciccì Coccò
Ambarabà Ciccì Coccò
tre civette sul comò
che facevano l'amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
Ambarabà Ciccì Coccò»
.
Nella vita, sin da alcune filastrocche infantili come questa, ci sono degli elementi misteriosi, di cui prendere atto senza troppo chiedersi un perché.
Per questo adoro i luoghi comuni, che scaldano la nostra vita, come una minestrina tiepida e diventano le filastrocche di oggi, persino più sintetiche.

Caso Bonucci e i dubbi sul Calcio

I miei amici calciofili non parlano d'altro e se sono juventini è peggio ancora, perché plana sulla vicenda l'evocazione drammatica del tradimento.
Leonardo Bonucci - che mi pareva già antipatico di suo - lascia la Juventus e approda al Milan: tutto ruota attorno al trasferimento del calciatore e tocca informarsi di più per non fare proprio la figura del bamba nelle discussioni susseguenti.
Apro parentesi. Non seguo più il calcio da molti anni, dopo averlo fatto con la passione del bambino giocando dappertutto con gli amici e persino nella squadretta dei pulcini del mio paese, ma ero una pippa con modesta carriera nelle partite estive con gli amici.
E come non evocare gli album delle figurine con i doppioni scambiati a scuola e cronache domenicali ascoltate per Radio con il fascino della descrizione più affascinante dell'immagine. Da adulto ho seguito con la moderazione di chi apprezzava il bel gioco in televisione senza andare allo stadio.
Poi ho staccato la spina.

Immagina...

Volete mettervi paura? Andate nel sito guerrenelmondo.it e vi si spalancherà una realtà sotto i piedi, Continente per Continente, con descrizione minuta di quante guerre (in senso estensivo) siano in corso - mentre scrivo - nel nostro mondo.
Per cui, ogni volta che capita di discutere del rischio nefasto di una guerra mondiale e periodicamente emergono vicende che potrebbero innescarne una, sarebbe bene riflettere sul fatto che quanto già c'è insanguina parecchio il nostro pianeta e dunque non c'è bisogno di aggiungere orrore ad orrore.
Ci riflettevo in queste ore, immerso come sono in un luogo di vacanza multinazionale, dove stanno a fianco a fianco persone proveniente da molti Paesi.

L'Appennino sinistrato e ingannato

E' passato quasi un anno dal terribile terremoto che investì l'Appennino centrale e che nei mesi successivi vide ulteriori gravi scosse con lo sciame sismico. Alla commozione solita e di maniera, ma con l'impegno di non dimenticare, sta ora subentrando lo scandalo per quanto non fatto e i ritardi pesano moltissimo sulla credibilità dello Stato.
C'è davvero da essere indignati per quanto sta accadendo o meglio non sta accadendo, perché la ricostruzione langue, imprigionata da una burocrazia lenta e forse corrotta. Un pezzo importante sconta sulla propria pelle la distonia fra "effetto annuncio" e cruda realtà quotidiana.

Costa meno telefonare in Europa

Chi ha dovuto, come me, passare parecchio tempo all'estero - nel mio caso specialmente in Belgio ma anche in Francia - ha vissuto il dramma dei costi folli del "roaming" internazionale, tant'è che alla fine una delle scelte era quella di comprare una "sim" nel Paese ospitante per evitare salassi e trovarsi nella triste e persino disperante situazione di un telefono "nazionale" che veniva prosciugato e che dunque non poteva più né chiamare né usare la navigazione dati.
I gestori delle telefonie nazionali, benché talvolta facenti parte di gruppi dalla dimensione europea, approfittavano della situazione con una situazione ricattatoria e costosa per ogni consumatore, in barba al mercato unico europeo ed al concetto ancora più elevato di una cittadinanza comunitaria. Ma, per fortuna, tra mille problemi della ricerca di una normativa di compromesso alla fine le autorità europee - sempre accusate di mille misfatti sulle spalle dei cittadini - hanno rimesso a posto le cose.

Mai sprecare il tempo

Capisco quanto sia un vezzo, ma un tempo chi era alla vigilia dei sessant'anni era un vecchio, oggi mi sento autorizzato a dire che mi sento nel pieno dell'età matura, cioè - anche se suona comunque poco consolatorio - il periodo che precede immediatamente la vecchiaia.
Maturità che è venata dall'equivoco doppione linguistico, che indica quell'esame - la "Maturità", appunto - che sembra essere l'anticamera dell'età adulta, anche se si il concetto di giovinezza è anch'esso diventato fluido e si allunga ormai come un elastico, tanto per complicarci la vita.
Ma proprio queste settimane dell'anno, in cui la scuola finisce e per qualcuno prepara la Maturità appena citata mi fanno pensare più di altro al tempo che passa ed all'ammonimento che mi facevano quando ero bambino o ragazzino.

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