Il gioco dei "se fosse"

Un raro jukeboxViviamo in un mondo bislacco in cui ogni tanto i confini dell'immaginazione sono infranti dalla realtà e dunque tocca spingersi ancora più in là.
Donald Trump si arrabbia perché i danesi, sdegnati, rifiutano la proposta di acquisto della Groenlandia, occasione ghiotta per il Presidente degli Stati Uniti per restare nella storia non solo per la bizzarria della sua elezione, ma perché si aggiungerebbe una stellina alla bandiera americana.
Visto che non bisogna mai privarsi della fantasia (Aldo Palazzeschi diceva: «Anche in un fazzoletto da naso può esserci un firmamento, basta sapercelo vedere»), vorrei giocare quest'oggi al famoso gioco "se fosse" (o "se fossi"). Ricordate? Tipo: «se fosse un colore, se fosse un animale, se fosse una canzone...».

Incominciamo allora con un Paese. Di prossimità comprerei certamente la Svizzera per infinite ragioni che non mi metto ad elencare, mentre - nel caso di sbocco al mare - sarei per un'isola caraibica, temendo nelle pur straordinarie isole maldiviane di ritrovarmi solo a parlare con un paguro Bernardo.
Se fosse un colore, pur temendo di non poterne acquistare l'esclusiva, direi il blu nelle sue infinite sfumature, rendendomi conto che l'acquisto dell'intero arcobaleno risulterebbe una megalomania.
Se fosse un'animale? Non è semplice: anche se un po' fesso resto dell'idea che comprarsi lo stock di stambecchi avrebbe un gran fascino, ma da modesto subacqueo confesso che un pezzo multicolore (ne restano pochi) di barriera corallina con flora e fauna annessa sarebbe un bel regalo.
La canzone? Qui diventa difficile e necessariamente - come la proustiana "madeleine" - si dovrebbe trattare di una canzone del passato. Risolverei con l'acquisto di qualche "jukebox", dal 1960 in poi, anche se con "Spotify" basta collegarsi, ma senza l'esclusiva dell'acquisto in blocco.
Se fosse una montagna è facile: comprerei l'intero massiccio del Monte Rosa, comprese le vallate afferenti per motivi sentimentali, perché quelle restano da sempre le mie montagne.
In maniera secca. Se dovessi comprare un mese sarebbe giugno; se fosse una stagione l'estate; se fosse un giorno il sabato. Temo però che mi annoierei ed avrei nostalgia degli altri mesi, delle altre stagioni e degli altri giorni della settimana...
Se fosse uno sport? Metto i piedi per terra e mi infilo gli sci da discesa. Comprerei una stazione sciistica tutta per me, comprensiva di tutti gli annessi e connessi per godermi in piena libertà e senza rischiare che un fesso con lo snowboard mi spiani.
Se fosse un periodo storico da comprare mi prenoterei un posto in prima fila del passaggio di Napoleone in Valle d'Aosta nel 1800. Non sarebbe male anche l'acquisto complessivo, quando mai ci sarà, di una macchina del tempo (tipo la serie di film "Ritorno al futuro") per rivivere, spiando da distante, certi bei passaggi della mia vita.
Se fosse un profumo? Comprerei in esclusiva il profumo delle resine di certi boschi e l'odore della salsedine di certi mari. Il mio profumo storico "Eau Sauvage" lo compro tranquillamente in negozio.
Se fosse una parola sarei in difficoltà a scegliere. Vorrei in una scatola regalo il termine "Libertà", ma anche "Allegria" non mi spiace affatto e pure "Alba" mi dà, con "Nascita", quel senso di guardare avanti, che mi sembra una molla per vivere.
Come frutto vorrei l'esclusiva sulla mela renetta, un numero sarebbe il 1958, mio anno di nascita, più che un libro comprerei una biblioteca senza fine, per un personaggio dei fumetti come non portarsi a casa l'amato Paperino con cui discutere sul nulla, se fosse un pianeta, Marte, su cui piantare per primo una bandiera della nostra Terra...
Capisco che sono sogni bislacchi, ma non fanno male a nessuno e di questi tempi già questo non è poco.
Anzi, lo diceva meglio uno scrittore ormai dimenticato (e complicato) come Alberto Moravia: «C'è nei sogni, specialmente in quelli generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia».

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