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02 ott 2018

Maschere

di Luciano Caveri

«Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo Sul nostro contenitore dell'anima, così quando, Se per un mero gioco, l'anima stessa si smaschera, Sa d'aver tolto l'ultima e aver mostrato il volto?». Così Fernando Pessoa scrive di un tema che viviamo tutti i giorni su noi stessi e sugli altri, quando dobbiamo verificare il nostro modo di essere. Esame di coscienza da una parte per non avere elementi di ambiguità di comportamenti o di derive opportunistiche che critichiamo negli altri e poi la verifica quotidiana di quanti, invece, appaiono con diversi volti proprio per queste stesse ragioni. Ne ha parlato spesso Luigi Pirandello, che sul mascheramento ha scritto storie avvincenti diventate persino teoria, e non a caso ammoniva: «Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti». Oppure ecco un'altra sua frase illuminante: «E dopo tutto cos'è una bugia? Solo la verità in maschera».

Ricordate - estremizzando - l'espressione "sepolcro imbiancato"? Un modo antico per definire ipocrita chi lo meriti, che si deve a Gesù, che così definì i farisei (antica setta ebraica e in modo proverbiale chi è falso), paragonandoli appunto sepolcri imbiancati, che dietro un'apparenza gradevole nascondono la decomposizione dei cadaveri. Così, terribile nella descrizione e nei toni, nel Vangelo di Matteo: «Guai a voi ipocriti, maestri della legge e farisei! Voi siete come tombe imbiancate: all'esterno sembrano bellissime, ma dentro sono piene di ossa di morti e di marciume. Anche voi, esternamente, sembrate buoni agli occhi della gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di male». Se questo è il peccato mortale per fortuna esistono peccati veniali. Ci pensavo, in questa versione light del mascheramento, alle molte maschere che tutta la politica valdostana ha finito per indossare e di volti naturali o coperti da maschere fisse o molto mobili. Poi quale sia la maschera indossata dipende da chi, come, quando, dove e perché. Ci riflettevo rispetto ad un'intervista pubblicata oggi su "La Vallée" riguardo alla politica valdostana e che mi permetto di pubblicare anche qui:

"Luciano Caveri, politico di lungo corso, come osserva la situazione in evoluzione in questi giorni? «La situazione è decisamente complicata: lo è in generale nella politica italiana ed europea e lo è anche in Valle. Mi pare che, in particolare nella nostra Regione, il dialogo politico si inceppi purtroppo con troppa facilità e il rischio è che la vecchia arte della mediazione, che se fatta bene può essere un compromesso al rialzo, non sia più parte dello strumentario. Bisogna raffreddare la temperatura, perché altrimenti le cose peggioreranno, e bisogna che tutti - dico tutti - facciano uno sforzo.Emerge un rischio di immobilismo, che prescinde dalla buona volontà degli uni o degli altri e riguarda stabilità e volontà costruttiva. Sia chiaro che chi cerca nuove geometrie politiche ha tutto il diritto di farlo, perché la democrazia è fatta di numeri. Anche se una maggioranza - qualunque essa sia - di diciotto consiglieri su trentacinque consiglieri resterebbe comunque un'incognita che fa riflettere su una nuova legge elettorale, a questo punto a mio avviso indispensabile, che dia i numeri per scongiurare ribaltoni e controribaltoni». Sembra restare in sospeso un "però"? «Nella mia azione politica ho sempre messo al primo punto l'onestà intellettuale. Non posso negare, perché voglio evitare di mischiarmi agli eccessi di tifoseria politica, che esistano delle situazioni che possono e devono essere migliorate. Ci sono colpe complessive: l'azione politica piuttosto inceppata, il dialogo insufficiente, che a volte si declina nel poco rispetto reciproco, sono solo alcuni dei fatti che sarebbe inutile nascondere. Ciò non vuol dire che non si possano mettere in atto quei cambiamenti, a questo punto, indispensabili per la Valle d'Aosta, che partono da una "tabula rasa" rispetto ad ogni ambiguità. La drammatizzazione di un dossier come quello del Casinò a fronte di tanti problemi serissimi che vive la nostra comunità rischia di essere irrealistico rispetto ai cittadini. La realtà del Casinò, con le sue opportunità e le tante ombre, è importante, come lo sono i suoi lavoratori e le loro famiglie. Ma non credo che sia la sola priorità del momento. I problemi occupazionali, i tempi di attesa nella sanità, il sostegno alle famiglie, le questioni che toccano i nostri insegnanti e i nostri alunni nella scuola, il rilancio dell'Università per i nostri studenti, l'isolamento devastante della nostra regione "turistica" nei Trasporti, il sostegno per i nostri imprenditori che ogni giorno si mettono in gioco rischiando del proprio e l'elenco potrebbe proseguire. Penso siano queste le vere priorità su cui la classe politica dovrebbe interrogarsi e portare velocemente soluzioni concrete. Fatemi aggiungere i rapporti finanziari con lo Stato e le opportunità perdute con l'Europa, che devono figurare all'ordine del giorno». Esiste dunque una ricetta? «Non ci sono soluzioni facili a problemi difficili, ma quel che è certo è che sono positivi gli inviti al dialogo più vasto, non solo riferito a leader vecchi o nuovi. Ho la sensazione che mai come in questo momento la classe politica sia troppo spesso autoreferenziale, scollegata dal resto del mondo, dalla vita reale. Progettare il futuro della Valle è una questione di ampio respiro, e per prepararsi bisogna fare uno sforzo. Incominciare a guardare quali sono i punti di incontro e partire da lì. Confrontarsi apertamente, mettendo nel cassetto problemi personali vecchi e nuovi ed evitare di usare le criticità per altri scopi, che poi portano solo a liti da cortile, di cui i valdostani credo facciano volentieri a meno. Ho la sensazione - mi ripeto - che ci si attardi troppo sulle formule di governo, condite da inimicizie da faida, più che sull'azione necessaria da mettere in atto per risolvere i problemi. Spero che le riunioni previste dei movimenti politici - compresa quella di MOUV' il 7 ottobre - offrano finalmente occasione ai loro partecipanti di parlare nel merito dei punti da risolvere e non solo sulle alleanze»".