Dove va la Televisione?

Uno scorcio da 'LeRendezVousEvviva l'Oceano per me che amo il Mediterraneo! Sono ritornato, come avviene da qualche anno, a "LeRendezVous" a Biarritz, voluto dalla organizzazione "TV France International", nata per valorizzare i prodotti televisivi di produzione francese. Esempio purtroppo non esistente nel panorama italiano. Si tratta di un'occasione per capire di più su dove va la Televisione, diventata un elettrodomestico dalla natura digitale in senso lato, liberatasi così negli anni dalla schiavitù del segnale del ripetitore vicino e ampliatasi a dismisura via Web (con la fibra come vera protagonista) ed attraverso il satellite.
Leggevo ieri, sul "Corriere della Sera", Aldo Grasso, diventato fra i pochi esperti in materia, che partiva da una novità così espressa: «La nuova stagione televisiva si apre con una novità importante: "Canale 5" è tornato sulla piattaforma "Sky" e, a breve, vi faranno ritorno anche "Rete 4" e "Italia 1"».

«Il rientro di "Canale 5" può apparire una cosa squisitamente tecnica - prosegue Grasso - ma per il mercato televisivo segna un passaggio importante, come clamoroso era stato il momento dell'uscita dei canali "Mediaset" dalla piattaforma "Sky", tre anni fa (tre anni fa? Con le moderne tecnologie sembra sia passato un decennio). Il tutto - ricordate? - per un braccio di ferro fra i due broadcaster: durante l'estate 2015, il Biscione aveva dato tono ultimativo alle richieste, avanzate per anni, di vedersi pagati i diritti di ritrasmissione per i suoi canali in chiaro. In previsione di "Premium" (un'esperienza che ora pare agli sgoccioli), Pier Silvio Berlusconi non aveva voluto regalare alla piattaforma "Sky" il ruolo strategico del gatekeeper (controllore privilegiato) che offre al pubblico tutto o quasi quello che passa in televisione».
Affonda poi il coltello nel nuovo uso della Televisione: «Ma l'attuale consumo televisivo non è fatto solo di prodotti, è fatto anche di modalità di visione e, in un comunicato "Mediaset" afferma di voler "portare i propri canali su tutte le piattaforme free e pay: digitale terrestre, satellite e streaming online. Un'estensione continua che comporta due importanti risultati: da un lato garantire al pubblico la visione delle reti "Mediaset" su qualsiasi device, dall'altro accrescere in modo adeguato la forza, la qualità e il valore dei palinsesti e dei contenuti Mediaset". Che è esattamente quanto si suggeriva al Biscione, inascoltati, al momento del distacco. Non c'è dubbio, il vero cambiamento negli ultimi anni riguarda proprio l'estensione della convergenza e le abitudini di visione: il consumo televisivo tende a farsi sempre più personalizzato, in un'ideale linea di sviluppo che conduce dalla griglia del palinsesto alla libertà "video on demand"».
Ci si chiede, di conseguenza, che fine faccia la Televisione generalista. Un vecchio del mestiere, Jean Dufour di Ampersand, mi ha segnalato come - in questo mondo globalizzato - funzioni non solo questa dimensione di prodotti globalizzati, ma vi è anche fame di prodotti locali, nati cioè per soddisfare una richiesta di conoscenza della realtà in cui si vive ad alimentare un'identità comunitaria regionale, cittadina e persino di quartiere.
Torna, anche per la Televisione, quel termine "Glocal - Glocalizzazione", che perde e assume peso a seconda delle circostanze, e che Livia D'Anna così riassumeva: «La definizione più conosciuta della parola "glocale", e del processo di "glocalizzazione" a essa riferito, è quella introdotta nella prima metà degli anni novanta dal sociologo inglese Roland Robertson, e da lui mutuata dall'Oxford Dictionary of New Words, per indicare i fenomeni derivanti dall'impatto della globalizzazione sulle realtà locali e viceversa. Essa deriva dal termine giapponese "dochakuka", in origine usato per indicare l'adattamento delle tecniche agricole alle condizioni locali e diffusosi poi negli anni ottanta in riferimento a questioni di marketing come sinonimo di "global localization", localizzazione globale, per indicare una prospettiva globale adattata alle condizioni locali».
Così si aggiunge più avanti: «Partendo da questo spunto semantico, Robertson allarga lo spazio della questione del rapporto dialettico tra globale e locale ai diversi ambiti intellettuali e prasseologici. Il globale non è di per sé contrapposto al locale; piuttosto, quello che è generalmente considerato locale è essenzialmente incluso nel globale. In questo senso la globalizzazione, lungi da tendenze omogeneizzanti, include il legame e le connessioni con le dimensioni locali. Globalizzazione e localizzazione vengono considerate come tendenze non opposte, ma strettamente interconnesse in un processo di reciproca inclusione e modellizzazione».
Insomma: quel che conta - nella dimestichezza con contenitori e contenuti - è l'interesse per chi "consuma" Televisione, a cui dovrà essere consentita facilità tecnologica ed una Televisione sempre più à la carte, che non costringa mai ad orari obbligati, ma consenta nel tempo libero di potere costruire l'offerta (corrispondente alla domanda!), che può oscillare fra il proprio milieu ed il mondo intero.

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