La Montagna e la Confindustria

Vincenzo Boccia, presidente di 'Confindustria' ed Anna Mareschi, delegata alla MontagnaLeggevo in questi giorni - su segnalazione del mio amico occitano Mariano Allocco - il documento di "Confindustria" (compresa quella valdostana) dedicato ai temi della Montagna. Avendo scritto nella mia vita numerosi documenti e anche tante normative su questi temi, mi sono avvicinato con un qualche scetticismo al tema, forse perché noto con tristezza che troppe cose attorno alla Montagna finiscono per essere afflitte da un terribile male italiano, pure contagioso. Si chiama "convegnite" e funziona così: esistono temi da risolvere, questioni da affrontare, urgenze che avanzano? Nessun problema: si fa un bel convegno e si parla e straparla con diversi oratori. Finita la giornata si va a casa contenti e tutto resta come prima
Invece, questo documento mi piace, perché è moderno, non è in politichese, anche se il linguaggio è del tutto confacente alle necessità di non volare basso, perché quando si scende troppo di livello sento puzza di demagogia o peggio di vieta retorica e di queste due storture non ne abbiamo davvero bisogno!

L'incipit: "La montagna non ha ancora un peso adeguato nella galassia delle politiche comunitarie, nonostante l'attivazione di una "Strategia dell'Unione Europea per la Regione alpina - Eusalp". Che lo sviluppo delle terre alte non sia al centro dell'agenda politica europea è confermato, ad esempio, dal fatto che non esiste un servizio, presso la Commissione Ue, dedicato alla montagna, diversamente da quanto accade nelle amministrazioni nazionali o regionali di alcuni Paesi membri. Ciò non significa, beninteso, che l'Ue non si sia occupata o non si occupi di montagna attraverso le sue politiche settoriali e decisioni specifiche. Ma è del tutto evidente, ed è questo l'aspetto cruciale, che gli interessi della montagna sarebbero meglio protetti e garantiti se vi fosse chi se ne fa carico, garantendo una rappresentanza organizzata sia Bruxelles, sia a Roma".
Sotto il titolo "La sfida Eusalp" così si prosegue: "Nel contesto europeo, la Regione alpina, oltre a possedere caratteristiche geografiche e naturali uniche, è una delle zone più ricche del mondo e una di quelle dall'economia più dinamica, innovativa e competitiva nel Vecchio Continente. La Regione però deve anche affrontare importanti sfide che impongono di trovare una risposta comune:
- la globalizzazione economica, che richiede al territorio di distinguersi per competitività e innovatività;
- le tendenze demografiche, caratterizzate particolarmente dagli effetti cumulativi dell'invecchiamento, della bassa densità della popolazione nelle zone montuose e dei nuovi modelli migratori;
- l'elevata vulnerabilità ai cambiamenti climatici ed ai loro effetti prevedibili su ambiente, biodiversità e condizioni di vita degli abitanti;
- la sfida energetica di gestire e soddisfare la domanda in modo sostenibile e sicuro a costi ragionevoli;
- la sua peculiare posizione geografica in Europa, che la rende una regione di transito;
- l'alto grado di stagionalità, in particolare in determinate zone turistiche. Rimangono inoltre forti le differenze tra le molteplici zone della Regione (ad esempio tra le zone montuose e le Prealpi).
Il Consiglio europeo del 19/20 dicembre 2013 ha esortato la Commissione a redigere insieme agli Stati membri una "Strategia dell'Ue per la Regione alpina - Eusalp", avvalendosi delle solide basi poste dalle forme di cooperazione già attive nella Regione"
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Ho seguito i primi passi di questa Strategia è noto con tristezza la scarsa partecipazione politica della Valle d'Aosta dal 2013 ad oggi per una visione miope e provinciale, come se il tema fosse solo tecnico.
Aggiunge Confindustria: "La Regione Alpina è un punto centrale di prosperità, modernità e innovazione fondamentale per lo sviluppo europeo, dove vivono e lavorano 70 milioni di persone, uno spazio dove si trovano le più importanti zone metropolitane di medie dimensioni d'Europa che sono fortemente legate alle montagne alpine e prealpine che costituiscono la cerniera tra questi territori da un punto di vista economico, logistico, ambientale. Date queste premesse, rafforzare l'accordo di solidarietà che lega le montagne e le aree metropolitane della Regione Alpina costituisce il vero valore aggiunto di una Strategia macroregionale per le Alpi, non solo per questi territori, ma per promuovere una crescita "inclusiva, intelligente e sostenibile" in tutta Europa, così da far fronte efficacemente alle sfide sociali, economiche ed ambientali di questa Regione che è un punto di snodo cruciale tra l'Europa del Nord e quella del Sud".
Salto qualche parte e propongo questo passaggio: "L'idea è di coordinarsi a livello di un gruppo di Stati e regioni su sfide comuni, che richiedono un approccio coerente, e che non possono essere affrontate efficacemente in maniera isolata. Il tratto comune sono le montagne e le vallate della catena alpina, con le loro necessità e sfide comuni, quali la tutela della natura, i trasporti, l'uso del suolo, l'adattamento ai cambiamenti climatici, il turismo montano, la gestione delle risorse idriche. Alla luce della dimensione transnazionale di queste sfide, una strategia macroregionale ha quindi un fondamento".
Interessante il giudizio sulla precedente "Convenzione Alpina", che non ha centrato il bersaglio: "Va anche detto, però, che queste sfide comuni sono proprio quelle di cui si occupa già la Convenzione delle Alpi, istituita nel 1991 proprio per consentire un approccio coerente a problemi e potenzialità di comune interesse. Per quale motivo, quindi, occorre un nuovo quadro di cooperazione in questa regione? Le ragioni sono fondamentalmente due: la prima riguarda il fatto che molte regioni alpine, pur essendo le destinatarie della Convenzione, non l'hanno mai riconosciuta con "proprio strumento" e l'hanno vissuta come una imposizione degli Stati (che l'hanno negoziata a e firmata). Fra l'altro il territorio di applicazione della Convenzione delle Alpi taglia attraverso molte regioni, perché è limitato all'area alpina in senso stretto (14 milioni di abitanti). La seconda ragione è che la Convenzione delle Alpi, essendo responsabilità dei ministeri dell'ambiente in quasi tutti i Paesi firmatari, viene (erroneamente) vista come Trattato volto a "limitare" lo sviluppo economico. Non è un caso che siano state le regioni, ed in particolare le grandi regioni "non solo montane" (Lombardia, Baviera, Rhône-Alpes) a spingere per Eusalp e perché l'area di riferimento di questa strategia comprendesse un territorio di oltre 70 milioni di persone, che si estende da Mannheim al Po".
Condivido la parte del documento che invita a fare sistema e per la piccola Valle d'Aosta è davvero una necessità: "Se le aree montane godessero di una rappresentanza organizzata, di un'opinione pubblica diffusa, la possibilità che le iniziative dell'Ue si rivelino favorevoli per le terre alte sarebbero senz'altro maggiori.
La montagna nell'Ue e nel Paese non è figlia di un dio minore, ma bisogna organizzarsi ed aiutarla. Perché, anche dal suo sviluppo, dipende la crescita dell'Italia e dell'Europa"
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Sottoscrivo un altro passaggio: "Risulta perciò fondamentale favorire una visione non stereotipata delle terre alte: non più luoghi depressi e da assistere, bensì territori che anche in virtù delle loro caratteristiche e specificità - partecipano appieno alla crescita economica del Paese. Ovviamente secondo un modello di sviluppo più equilibrato e incardinato sull'innovazione, sulla tipicità delle produzioni locali, sul mantenimento della biodiversità, sulla manutenzione del territorio e del sistema idrogeologico, insomma sulla valorizzazione di quei fattori che ne determinano la diversità e, potenzialmente, anche il successo: l'ambiente, il clima, la coesione sociale...
Insomma, se è vero che una "questione montagna" certamente esiste, è altrettanto vero che essa va posta in maniera diversa dal passato: della montagna occorre per far sì che il suo valore, le sue specificità, i suoi tanti talenti siano valorizzati e messi in circuito, a beneficio della montagna stessa e del Paese nel suo complesso"
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Sono strategici anche i tre ambiti di intervento proposti nel documento:
"1. Il primo e decisivo riguarda gli investimenti in reti di informazione e di trasporto: tutti i più importanti e seri studi sullo sviluppo delle terre alte evidenziano il legame tra infrastrutturazione del territorio e declino della popolazione. La qualità della vita passa anche attraverso la qualità dei collegamenti, oltre che dei servizi essenziali come l'istruzione o la sanità.
2. Il secondo ambito di intervento riguarda direttamente lo sviluppo economico, attraverso tre linee di azione:
a) rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l'innovazione, ad esempio mediate incentivi all'impiego anche temporaneo di ricercatori, con particolare riferimento ai profili tecnico-scientifici;
b) investire nelle competenze, nell'istruzione e nell'apprendimento permanente per la crescita del capitale umano e sociale;
c) promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, ad esempio: incentivando investimenti innovativi finalizzati al perseguimento di specifici obiettivi di miglioramento dell'efficienza e di riduzione dei costi, riduzione dell'impatto ambientale e miglioramento delle condizioni di sicurezza sul posto di lavoro; favorendo l'accesso ai mercati internazionali, in particolare facendo leva sulla creazione di reti di impresa e di sinergie tra filiere produttive tra settori;
d) sostegno all'avvio di nuove iniziative imprenditoriali, soprattutto innovative. Vale la pena sottolineare, a questo proposito, una delle criticità della montagna: la scarsa capacità di generare o attrarre imprese a carattere innovativo, legate soprattutto allo sviluppo delle tecnologie digitali"
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Un cenno alla parte finale, che per noi significa valorizzare gli strumenti possibili per raddrizzare la nostra Autonomia speciale, facendola valere come elemento importante e riguarda, secondo Confindustria "il modello di governance territoriale, con la semplificazione dei livelli amministrativi e la conseguente ridefinizione del sistema delle autonomie locali, in particolare dopo la mancata riforma costituzionale e le disposizioni della Legge Delrio, con particolare riferimento al ruolo delle Province.
Il destino di uno Stato o di un territorio non dipende dalla geografia e, men che meno, dall'orografia, bensì dalla qualità e dall'efficacia dei sistemi di governo e, quindi, delle politiche pubbliche attuate. E' da questa consapevolezza che è necessario parti per (ri)disegnare il futuro della montagna, e non solo"
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La riforma della democrazia Alpina si gioca per noi nel rapporto con i territori svizzero e francese a noi vicini e con le zone piemontesi attigue, ma anche con una riforma del nostro sistema di democrazia locale, certo non guardandosi compiaciuti il proprio ombelico ma con uno scambio continuo con l'intero Arco alpino e - se ne siamo capaci - con le montagne del mondo che esprimono civiltà con cui il dialogo ha un suo perché.

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