Le Olimpiadi invernali in crisi

La pista di bob abbandonata di 'Torino 2006'Vale la pena di parlare del tema, viste le "gelate" Olimpiadi coreane in corso, costate la cifra da capogiro di tredici miliardi di dollari, che sono una quantità di denaro colossale, già sapendo che di molte strutture non si saprà cosa farne ed alcune saranno smantellate (il gigantesco stadio olimpico e persino le piste di sci per rinaturalizzare la montagna!) ed è già tristemente evidente il flop fra uscite ed entrate mancate.
Da qui parto con quanto scritto prima dell'inizio della kermesse sportiva da Daniele Fiori sul "Fatto Quotidiano": «La ventitreesima edizione delle Olimpiadi invernali comincia nel disinteresse generale. In Italia e nel mondo nessuno si è accorto che i migliori atleti degli sport su neve e ghiaccio si sfideranno dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang, in Corea del Sud. Nessuna televisione si è svenata per comprare i diritti (la "Rai" lo ha fatto per fare felice il "Coni" di Malagò), nessun coreano è interessato ad assicurarsi i biglietti per assistere alle competizioni. Nemmeno la "tregua olimpica" sbandierata da Nord e Sud, da Kim Jong-un e Moon Jae-in - un'operazione di distensione che però non porterà a cambiamenti concreti - ha scaldato gli animi».

Poi il giornalista osserva: «I Giochi olimpici non li vuole più organizzare nessuno. E quelli invernali ancor più delle "vere" Olimpiadi estive. A parte l'eccezione delle spese faraoniche di Vladimir Putin per "Sochi 2014", circa 38 miliardi di euro, anche con costi più contenuti l'evento rimane un salasso per chi lo organizza. Ne sanno qualcosa a Torino, dove otto anni dopo le Olimpiadi del 2006 le casse comunali erano le più indebitate d'Italia (per oltre tre miliardi di euro) e la città doveva ancora fare i conti con impianti abbandonati ed enti costosi. Tant'è che i prossimi Giochi invernali verranno organizzati a Pechino, dove le montagne più vicine distano novanta ed oltre duecento chilometri. I cinesi sono gli unici a potersi permettere, un decennio dopo quelle estive, di organizzare ancora delle Olimpiadi».
Sembra passato un tempo immemorabile da quel referendum del 1992 con il quale la Valle d'Aosta disse di "no" alle Olimpiadi invernali. Per altro il voto che portò la giapponese Nagano (dove oggi gli impianti sono uno sfascio) ad avere i Giochi nel 1998 è ancora oggi considerato esempio di scuola di come un miliardario eccentrico possa facilmente "pilotare" con logiche corruttive i voti dei delegati, per cui la bontà dei dossier di presentazione è già caducata da pilotaggi extrasportivi.
Rimpianti? Assolutamente no! Essendo all'epoca deputato posso confermare che lo Stato all'epoca non avrebbe scucito ai valdostani una lira (non c'era ancora l'euro...) per l'investimento colossale che si sarebbe dovuto fare e sorvolo su alcune personalità che allora avrebbero pilotato gli eventuali appalti, perché ancora vivi, vegeti e ben presenti.
Semmai il rimpianto riguarda la mancata collaborazione con Torino per le sue Olimpiadi invernali del 2006, scelta effettuata qualche anno prima con il "gran rifiuto" di chi comandava all'epoca. Avremmo potuto avere qualche prova con la promessa di modernizzazione della ferrovia, ma il «no» - come da testimoni - fu secco. Naturalmente la storia non si scrive con i "se" e con i "ma", però...
Ora in Italia si guarda al 2026 - decisione a Milano con sessione CIO a settembre 2019 con scelta di certo europea - con la speranza di una candidatura italiana. Per la cronaca ha già rinunciato per i costi esorbitanti la svedese Stoccolma e restano in pista la canadese Calgary e la giapponese Sapporo, più qualcosa che si muove fra Norvegia, Finlandia ed Austria. Mentre sempre sul piano internazionale - come cartina di tornasole - hanno detto di "no" alla candidatura sia i Grigioni in Svizzera (e la stessa fine sembra destinata a fare il Valais con Sion) sia il Tirolo austriaco, che ha di conseguenza tagliato le ali a Trento e Bolzano, che speravano di essere della partita.
In Italia si riagita senza speranza Torino, malgrado le ferite non ancora rimarginate della Olimpiade piuttosto recente, pensando magari ad un ticket con Milano assieme alla Valtellina, ma i lombardi sperano di far da soli e sono per ora i candidati ufficiali del Comitato olimpico italiano. Fa sorridere che Milano, che pensava alle Olimpiadi estive nel 2028, già assegnate a Los Angeles, ora punti sull'inverno come se nulla fosse, come sta facendo Pechino con la doppietta ottenuta, che ridicolizza la montagna vera. Sarebbero le due grandi città accomunate dal fatto di essere località senza... neve.
In Valle d'Aosta qualcuno aveva lanciato l'ipotesi fantasiosa di una eco-Olimpiade per il 2026, forse non avendo chiaro il budget necessario che neppure grandi città di pianura (sic!) ormai reggono e vedendo il mondo - beati loro! - con le lenti rosa in un periodo in cui in Valle per capire le cose che verranno ci vorrebbe una chiromante e temo che le previsioni nella palla di vetro non sarebbero granché!
La verità è che le Olimpiadi vanno seriamente ripensate, altrimenti nessuno mai più accetterà - lo si è visto con il "fuggi fuggi" anche dalle candidature delle Olimpiadi estive - il bagno di sangue finanziario della loro organizzazione, per non dire del pasticcio crescente fra sport vecchi e nuovi, doping in una guerra infinita fra guardie e ladri e status da "dilettanti" degli atleti che fa ridere i polli...

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