Politica: sogno o concretezze dei fatti?

Volare alto nei sogniMi è capitato nelle settimane scorse di partecipare a molte riunioni politiche e, per fortuna, nelle settimane prossime potrò sottopormi ad una disintossicazione. Mi spiace nei molti anni di militanza politica di non avere tenuto esatto verbale di quante volte mi sia rinchiuso in una stanza per discutere di problemi, strategie, tattiche e di tutto ciò che fa parte della vita dei partiti, da soli o - nel caso di alleanze - con altri.
Tempo perduto? No, questa è la democrazia che dilata tempi e dibattiti, in cui bisogna avere pazienza anche nell'ascoltare, prescindendo dall'esito. Certo col tempo si perde fiducia, quando non si dicono cose vere e manca la lealtà e dunque siamo davvero di fronte ad uno spreco. Per altro io sono abituato - e temo sia un difetto - a parlare chiaro ed a non nascondermi nelle nebbie di paroloni che servono spesso per allontanarsi apposta dal punto oppure alla logica del rinvio per poi dover decidere appositamente presi dallo scadere del tempo.

Mi è capitato di recente di sentir dire, ad esempio, che «i valdostani hanno bisogno di un "sogno" in cui credere». La prima reazione a caldo, ma in questo caso «boccaccia mia statte zitta» (come da frase della mia infanzia di un pupazzo noto come "Provolino", azionato da Raffaele Pisu), sarebbe stata citare alcuni proverbi sui sogni. Tipo: "chi crede ai sogni, si trova in mano un pugno di mosche"; "chi sogna d'esser signore, si sveglia mendico"; "con i sogni non si fabbricano case"; "taluni sognano ad occhi aperti"...
Ma non l'ho fatto e mi sono solo premurato di capire meglio, ed ecco il mio ragionamento, naturalmente rispettoso dei sognatori.
La somma "Treccani" dà almeno tre significati ai sogni che ci possono interessare. Cominciamo dal primo: «In senso ampio, ogni attività mentale, anche frammentaria, che si svolge durante il sonno; in senso più ristretto, e più comunemente, l'attività (che si verifica generalmente nelle fasi di "sonno rem") più o meno nitida e dettagliata, con una struttura narrativa più o meno coerente, con sensazioni prevalentemente visive e con eventuale partecipazione emotiva da parte del dormiente. Con questo significato si adopera prevalentemente al singolare: vedere qualcosa o qualcuno in sogno; "alla giovane una notte dormendo parve in sogno vedere sé essere nel suo giardino" (Boccaccio); fare qualche cosa, andare in un luogo in sogno; apparire, manifestarsi in sogno; "ne ho un vago ricordo", come di cosa veduta (o di fatto vissuto) in sogno. Molto comunemente l'espressione familiare nemmeno (o neppure, neanche, nemmanco) "per sogno", per negare enfaticamente».
Ecco il secondo: «Contenuto di un determinato sogno, serie di immagini che in quell'attività si avvicendano: "fare un sogno"; "un bel sogno", "un sogno dolce, piacevole"; "un brutto sogno", "un sogno penoso, angoscioso, pieno di incubi"; "sogni strani, fantastici, assurdi"; "una notte agitata, piena di sogni torbidi"; "fare, o avere, un sogno rivelatore"; "il sogno si è avverato"; "interpretare, spiegare un sogno, mettendolo in relazione con fatti della vita reale presente o passata, o considerandolo come un presagio di avvenimenti futuri" (in tal caso, si parla comunemente di "sogno premonitore"); "credere, dar retta ai sogni"; "libro dei sogni", libro che propone interpretazioni dei varî sogni possibili collegandoli con gli avvenimenti della vita o traendone presagi, numeri del lotto, eccetera; "mi pare un sogno!", esclamazione frequente di fronte a una realtà, piacevole o spiacevole, a cui si stenta a credere perché straordinaria, troppo bella o, al contrario, ma meno comunemente, troppo dolorosa e imprevista».
Infine, attenzione: «Immaginazione vana, fantastica, di cose irrealizzabili: "spera di vincere, ma è un sogno"; "purtroppo, era tutto un sogno; sono sogni!"; "è sogno o realtà?"; "ciò che una volta pareva un sogno oggi è diventato realtà"; con il significato di ideale non realizzato o non realizzabile, è talora determinato storicamente: "il sogno wilsoniano di un mondo pacifico"; "il sogno americano" (calco dell'inglese "American dream") di una grande prosperità e di un facile successo. Più genericamente, illusione, cosa vagheggiata con la fantasia: "il bel sogno è svanito"; "sogni di gioventù"; "i rosei sogni della sua giovinezza"; "ha realizzato il suo sogno d'amore"; "l'uomo, la donna dei suoi sogni", idoleggiato (o idoleggiata) nella fantasia; "non si può vivere di sogni!". E per indicare uno stato idillico di vita beata, un periodo di felicità: "è stato un sogno, un bel sogno"; "siamo vissuti come in un sogno", in forma esclamativo, di persona o cosa bellissima: "che villetta! un sogno!"; "una creatura splendida, un sogno!". In altri casi, esprime o sottintende l'idea della vanità: "la gloria o la bellezza, l'amore, è tutto un sogno, un breve sogno"».
Espressioni del tutto simili ci sono nel "sondzo" in patois: «Gnenca pe sondzo!; Fére un sondzo; Comme un sondzo» e via di questo passo...
In ossequio al bilinguismo evoco, con gli identici significati, ma con interessante etimologia il francese "rêve": «(XIIe siècle) de l'ancien français "resver, errer", de "re- et *esver, errer", voir "desver, divaguer", du gallo-romain "*esvo, vagabond", du latin populaire "*exvagus", composé de "ex" et de "vagus, errant". Il avait le sens de "délirer, radoter" et a supplanté songer dans le sens de "faire des rêves en dormant"».
Insomma c'è sempre una componente poetica e lunare, che rischia di allontanarci dalla realtà, che dev'essere in politica un caposaldo per dare il senso di concretezza, che non esclude - attenzione! - la componente di utopia come elemento da realizzare in concreto, ed è ricca la genia di utopisti che furono precursori del futuro. Ma "sogno" francamente mi suona maluccio.
In fondo lo diceva Marcel Proust nello scrivere: «De même que les peuples ne sont pas longtemps gouvernés par une politique de pur sentiment, les hommes ne le sont pas par le souvenir de leur rêve».
Vittorio Foa, politico che amava la Valle d'Aosta e che venne eletto nel solo partito federalista alla Costituente, il "Partito d'Azione", ha detto e condivido: «Bisogna guardare la concretezza dei fatti, dobbiamo vedere non le idee generiche ma come si possono realizzare le cose».

Copyright © 2008-2017 Luciano Caveri