L'uomo è ciò che mangia

Le antiche 'targhe alimentari' che si trovavano fuori dai negoziNon mi infilo nella spiegazione del perché il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, ottocentesco, abbia inventato un modo di dire poi diffusosi: «L'uomo è ciò che mangia». Si sappia, però, che in lingua tedesca ("der Mensch ist was er isst") è un singolare gioco di parole, data la somiglianza tra "ist" (terza persona singolare del verbo "essere") e "isst" (terza persona singolare del verbo "mangiare"), che ovviamente in italiano rende meno.
Nella sostanza, mai come di questi tempi, siamo diventati attenti a che cosa mangiamo rispetto al passato, consci di come il passaggio tra cibo ed organismo incida moltissimo, nel bene come nel male.

Per altro le generazioni come la mia sono quelle che più di altre hanno visto con i loro occhi e con i propri stomaci un progressivo allargarsi del perimetro da cui arrivano i prodotti alimentari che consumiamo (il mondo a tavola!) ed anche un affermarsi sempre più evidente dell'industria alimentare che condiziona il mercato (le multinazionali imperano...). Tutto questo facilitato da tecniche di coltivazione intensive vegetali e animali e da tecniche di conservazione sempre più sofisticate, partendo dal frigo di casa, ai suoi esordi... "frigidaire".
Vorrei aggiungere, rispetto alla crescente attenzione, un ulteriore elemento: il timore crescente di non sapere bene che cosa contengano i prodotti che finiscono nei nostri piatti. Tipo questa storia di queste ore, per me inedita, dell'antipulci - il "Fipronil" - che attraverso le galline finisce nelle uova. Parliamo - e già il nome fa inorridire - del "fluocianobenpirazolo": un insetticida ad ampio spettro che - beccatevi la spiegazione scientifica - disturba l'attività del sistema nervoso centrale dell'insetto impedendo il passaggio degli ioni cloruro attraverso il recettore del "Gaba" ed il recettore del "Glut-Cl" (non so cosa siano, ma trascrivo con impressione). Ciò causa la ipereccitazione dei nervi e dei muscoli degli insetti contaminati. Viene usato - come dicevo - prevalentemente come antipulci, ed è un veleno a lenta attività d'azione: una volta inserito in un'esca, l'insetto viene avvelenato ma non muore istantaneamente ma ha il tempo di ritornare alla colonia o nella tana. Fa abbastanza schifo? Ebbene è la punta dell'iceberg e con buona pace dei vegani - che segnalano orrori nelle carne degli allevamenti intensivi, spesso spaventosi - anche nel vegetale le cose non brillano, visto l'uso intensivo di pesticidi per frutta e verdura.
Certo è che l'insieme di problemi di inquinamento vero e proprio degli alimenti, a differenti livelli di pericolosità, colpisce e allarma in particolare per quel bel tomo che uccide amici e parenti: il cancro. Una "spada di Damocle" che pende capricciosamente sul capo di ciascuno di noi, che partecipa - non proprio a sua insaputa - alla terribile lotteria, sperando di non essere mai estratto. E' evidente che tante schifezze chimiche minacciano la nostra salute e la nostra vita ed anche il consumatore più accorto non ha abbastanza strumenti informativi e culturali per reagire a chi si ingegna sull'uso di sostanze che si possono dimostrare pericolose e soprattutto cancerogene. E' vero che le autorità di controllo lavorano sul tema grazie a normative serie di cui la vituperata Unione Europea è autrice ("Coldiretti" attacca spesso l'UE, ma sarebbe meglio riflettesse sulle carenze in Italia, ma certo non vuole disturbare l'amico ministro Maurizio Martina). Resta comunque una lotta continua fra guardie e ladri (anzi, gli avvelenatori). Ed è altrettanto vero che i consumatori più avveduti ci provano sempre di più a ribellarsi, cercando di mangiare meglio ed è bene farlo con grande convinzione, senza troppo farsi influenzare da mode e notizie false ("fake news" avrebbe fatto più chic). Infatti anche in questo settore i fondamentalisti vanno banditi, perché vanno bene la vigilanza e la denuncia, ma sia chiaro che non tutte le sostanze sono nocive.

Copyright © 2008-2017 Luciano Caveri