Il futuro degli impianti a fune

La seggiovia di Chardonney a ChamporcherE' sempre difficile parlare di Turismo. Ricordo quando me ne sono occupato in diverse vesti, la partecipazione a certe lunghe assemblee di categoria o miste fra addetti ai lavori, in cui esisteva il rischio di forte ripetitività, buona litigiosità, ricette risolutrici le più varie. Per arrivare alla fine alla proposta, che io stesso ho cavalcato delle Riforme e cioè mettere mano ad esempio a certi meccanismi di funzionamento alla ricerca del meglio. Il vero problema è che siamo bravi anche in Valle a legiferare, ma siamo scarsi a seguirne il reale impatto per comprenderne la bontà dei risultati. In sostanza il feedback, che è utile in tutto, figurarsi quando verte norme dovrebbero incidere sulla società e sull'economia.

Ci sono esempi recenti di tipiche, tipo "bookingvalledaosta" o la scelta di non fare più campagne promozionali vere e proprie e lo spacchettamento è stato spesso utile per scegliere con chi lavorare, per non dire dell'Office du Tourisme che non si capisce bene cosa faccia, perché l'Assessorato troneggia.
Leggo con piacere che in generale gli impianti a fune della Valle d'Aosta viaggiano con il vento in poppa, anche in un anno in cui è soprattutto al costoso innevamento artificiale che si deve la salvezza della stagione per via di un inverno avaro di neve naturale. Sono contento che ciò avvenga anche se, più passano gli anni, e meno mi convincono gli aspetti derivanti dalle cifre nude e crude. Ciò avviene in tutto il comparto turistico: penso a Saint-Vincent, cittadina termale che vede in apparenza ottimi numeri in presenze e arrivi nel trascorso 2016, ma chiunque abbia memoria storica della località - e io sono fra questi - verifica con sconforto come non bastino le cifre e una loro lettura ottimistica a far da maquillage ad una decadenza di un paese turistico per eccellenza, che a tutt'oggi appare gravissima.
Certo - e lo dico per esperienza - il comparto impiantistico va analizzato con molta attenzione e non sempre una rondine fa primavera, pensando ad esempio ai costi elevati per il personale e la notevole mole di interventi manutentivi che sono obbligatori per legge, oltreché al costo di rinnovamento o costruzione di nuovi impianti, essendoci tra l'altro sul mercato dei costruttori una situazione duopolistica che certo non calmiera i prezzi (e certi costi finali, come avvenuto con lo "Skyway" sul Monte Bianco, lasciano senza fiato per l'incremento rispetto alle previsioni iniziali).
Da questo punto di vista, l'accorpamento parziale delle stazioni - con la clamorosa topica di non comprendere il purtroppo declinante Col de Joux - è stato certo un punto positivo, dovuto anche al passaggio alla Regione di stazioni prima detenute dai Comuni. Questa semplificazione, con geometrie non sempre comprensibili, si è fermata sul limitare di una società unica, che diminuirebbe ancora i costi generali e ottimizzerebbe le risorse con una riflessione - come sta avvenendo in Svizzera - rispetto alle società che hanno una funzione sociale e dunque è lecito ragionare su bilanci in perdita.
Evitando di creare situazioni alla Casinò o alla "Cva", cioè con aspetti di perdita del senso della realtà in investimenti ed assunzioni, una sola società potrebbe essere utile anche per riflettere su come affrontare il mercato dello sci e ragionare anche - come avviene nel "Dolomiti Superski" - sul ruolo del capitale privato. Io ero a buon punto con un possibile matrimonio Zermatt - Cervinia/Valtournenche ed esisteva un investitore privato che guardava con interesse al "Monterosaski", ma dopo di me c'è chi ha scelto il "tutto pubblico" e chissà perché...
Bisogna comunque nel settore impiantistico valorizzare nuovi manager emergenti e salutare con affetto "vecchie glorie" che hanno dato molto, ma non si può pensare che abbiano visioni nuove, specie se furono (uso apposta il passato remoto) interpreti degli anni più facili del settore, quando le vacche erano grasse e non ebbero paura di spendere e spandere.
Le idee originali ed i progetti innovativi languono e si va avanti per inerzia e ciò non porta bene. Per dire dei problemi un solo esempio: si ha idea della cifra colossale che servirà per il rinnovo nei prossimi decenni degli impianti esistenti e si ragiona davvero su come avere queste risorse?

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