L'addio delle Signorine Buonasera

Claudia Andreatti alla fine dell'ultimo annuncioLa Televisione è uno strano misto di innovazione e nostalgia. Dal nostro passato riemergono trasmissioni e personaggi che ci hanno fatto compagnia. Credo che sia capitato a tutti, quando ci si ritrova con dei coetanei, di passare in rassegna - in momenti evocativi simpatici - telefilm, cartoni animati, sceneggiati: ognuno ha i suoi ricordi e le sue preferenze di programmi che in qualche modo ci hanno forgiati. Per altro, basta guardare l'audience del contenitore post telegiornale delle ore 20 di "Rai1", "Techetechetè", per capire che questa voglia di cose passate è un fenomeno popolare. Ma la televisione è anche innovazione, laddove ci sono coraggio e idee per farlo, e ogni tanto - a spezzare la ripetitività rassicurante dei palinsesti per un pubblico sempre più vecchio e conservatore - spuntano nuovi generi e proposte singolari.

Per altro la televisione è uno strumento relativamente giovane, se pensiamo che l'annuncio della nascita dello strumento avvenne nel 1926 in Gran Bretagna, ma l'inventore era uno scozzese, John Logie Baird. Nel 1939, invece, si avviarono in Italia le trasmissioni sperimentali, ma il vero successo e la sua incidenza sociale parte dal 1954, quando la "Rai" inizia le sue trasmissioni. Posso dire che, persi i primi anni, dall'infanzia in poi appartengo a quella generazione che ha visto tutto lo sviluppo, finendo poi da giovane per andarci a lavorare...
Ma tutto cambia ed è di questi giorni la notizia che la televisione pubblica ha cancellato definitivamente una figura familiare: l'annunciatrice dei programmi, una categoria ben nota con la dizione di "Signorine Buonasera". L'estate scorsa ad Ayas presentai una serata, che risultò molto piacevole con tre di loro. Una era una decana: la colta e acuta Rosanna Vaudetti. Vi era poi la nota e affascinante Maria Giovanna Elmi (la "Fatina"!). Infine la più giovane fra loro, ma con volto ben conosciuto e fisico procace, Alessandra Canale.
Loro stesse quella sera erano ben consce del destino prossimo venturo che sarebbe piombato sulla figura dell'annunciatrice, già rimasta come una sorta di sopravvivenza in un clima di crescente incomprensione della dirigenza. Nulla da comparare con quei tempi d'oro, evocati quella sera, quando la suggestione televisiva faceva delle signorine della televisione - istruite agli esordi nella necessità di nascondere ogni traccia di femminilità da considerarsi maliziosa - dei personaggi popolarissimi e gettonati. Un lento e inevitabile declino, oggi direi crudemente rappresentato da spot di annuncio che danno continuità all'incedere della programmazione senza che un volto amico faccia da traghettatore tra una trasmissione e l'altra.
Bisogna prenderla con rassegnazione e considerare che almeno le "Signorine Buonasera" ci lasciano un buon ricordo e hanno fatto parte di quel fenomeno di "unificazione nazionale", che ha visto protagonista, anche se sugli esiti si può discutere, proprio la Televisione (e in parallelo la sorella più vecchia, la Radio). Su questo ebbe, come spesso accaduto, una visione assai lucida Pier Paolo Pasolini quando descrisse così il fenomeno: «Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero Paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza».
Ecco perché il servizio pubblico radiotelevisivo ha il dovere di rappresentare anche le realtà locali per evitare che certe omologazioni, oggi di dimensioni ancora più vaste, operino sulle culture locali come i prodotti chimici che hanno fatto fatto sparire le varietà di fiori dai prati.

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