Né mugugni né fatalismo sull'Autonomia

Un gioco geografico per bimbi, con la Valle d'Aosta 'legata' a Piemonte e Liguria"Mugugnare" è un termine di origine genovese ("mugugnu"), diventato famoso per via della sua diffusione nel linguaggio marinaresco e si riferisce a quei brontolii sordi di scontento e di disapprovazione che qualcuno fa in determinate circostanze. Si tratta di un parente stretto, come origine, del verbo "muggire" e dunque è evidente la derivazione onomatopeica di mugugno, cioè proveniente dal suono naturale del bovino, che nell'umano dimostra disapprovazione. Si tratta ovviamente di una visione grottesca simile ad altre parole che indicano un malcontento espresso a mezza voce, tipo borbottamento, brontolamento, bofonchio, brontolio e via di questo passo.

Molto più plateale - e splendidamente reso in quella lingua ricchissima che è il napoletano - è l'espressione, linguisticamente definita per ovvie ragioni un volgarismo "chiagni e fotti" (in italiano "piangi e fotti"). Definisce un tipico atteggiamento umano, opportunista e ipocrita, esibito da alcune persone che sono solite indugiare in lamentazioni proprio in quei momenti in cui le cose, per loro,non vanno così male. Ha scritto in un suo libro Antonello Caporale: «lamentarsi perché tutto va male, fino a che non si può trarre dal marcio quel che serve a ciascuno; del piangere miseria collettiva, mentre si persegue l'interesse individuale».
Sono due atteggiamenti diversi, che però rappresentano bene una certa visione dall'esterno della Valle d'Aosta in questi tempi di difficoltà per la nostra Autonomia. Il ragionamento di avversari e nemici è così sintetizzabile: i valdostani da una parte si lamentano difendendo l'indifendibile, dall'altra - pur avendo la pancia piena - piagnucolano per mantenere privilegi e vantaggi ormai anacronistici. Da Destra da Sinistra, da sopra da sotto, pure ormai da insospettabili il refrain che si afferma, magari diversamente modulato secondo le circostanze è: "non ci sono più ragioni storiche e politiche per l'Autonomia speciale". Anzi, ormai cresce - in una specie di asta al rialzo - il desiderio di far sparire tout court la Regione autonoma, "fusa" in una macroregione che vorrebbe dire la morte istituzionale della Valle d'Aosta, così come si è sviluppata dal 1945 ad oggi nel solco di una storia millenaria che ha sempre avuto come plot il desiderio di autogoverno.
Le reazioni da noi a questo atteggiamento, fattosi sempre più protervo e persino violento nei confronti della Valle, è una sorta di tranquillità di chi si sente in una specie di botte di ferro e dunque con calma olimpica incassa. Le reazioni muscolari sono quelle da retorica comizio o da commemorazione ufficiale, ma poi in realtà si flirta con chi - dall'esterno - manovra per azzerare ogni diritto dei valdostani, spacciandolo per semplici concessioni del passato e in quanto tali revocabili senza colpo ferire. Sarà bene ragionare sia sull'aggressività così come sulla moltiplicazione di certi attacchi in corso, ma anche sulla reazione che le nostre autorità preposte stanno facendo su quanto avviene, come se l'escalation fosse una burrasca destinata a finire presto e quindi la tolleranza fosse frutto di un'astuta strategia di raffreddamento.
Sarebbe bene, invece, attrezzarsi al peggio in punta di Politica e in punta di Diritto, perché qui l'accerchiamento sta aumento di intensità ed ormai al nostro interno siamo pieni di "cavalli di Troia", appositamente posteggiati, e che agiranno al momento buono per indebolire ogni azioni di risposta in caso lo scenario si facesse ancora più cupo. Qualcuno dirà che sono catastrofista: un vecchio autonomista che gioca sui nemici esterni per cercare consensi interni.
Mi pare che la posta in gioco non riguardi voti o prebende, ma ci troviamo in un passaggio storico di grande dinamismo istituzionale che non può essere affrontato con vecchi strumenti e con la speranza di farla franca per chissà quale congiuntura astrale. Eppure di questo si parla poco e con un senso fatalistico che non dovrebbe appartenere ad una comunità alpina quale dovrebbe essere quella valdostana.
A meno che, in fondo, diventati mollaccioni e poco sicuri della propria identità (francese compreso, che deve essere restare un caposaldo per sapere chi siamo e come legame con parte del mondo) non si scelga di arrendersi alle circostanze e compartecipare, mestamente ma colpevolmente, a questa logica indegna del tramonto e della sepoltura (tocco legno) dell’Autonomia valdostana.

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