Il Piccolo Principe: un film per capire il libro

Un fotogramma del film con la piccola protagonistaSono stato al cinema parecchie volte in queste vacanze, non potendo sciare per mancanza di neve e soprattutto perché la mia frattura al braccio non è ancora guarita del tutto.
Fra i film che ho visto c'è stato anche "Il Piccolo Principe" del regista Mark Osborne (quello di "Kung Fu Panda"). I critici non sono stati molto teneri con questa operazione cinematografica, ma mi pare siano stati troppo severi.
Scriveva nel 2013 la giornalista Micol De Pas su "Panorama": «Il libro più fortunato di Antoine De Saint-Exupéry ha appena compiuto settant'anni. E' "Il Piccolo Principe", capolavoro di poesia narrativa per giovani lettori. Che sa appassionare anche i grandi, perché parla dritto al cuore di tutti, dai sei ai cent'anni. Un classico, insomma, dal linguaggio universale, comprensibile a qualunque latitudine, tanto che vanta ormai edizioni in oltre duecento lingue».

Alla fine dell'articolo citava le ragioni che spingono alla lettura: «Cinque valori da non dimenticare mai: godere della bellezza, fare ricerca in se stessi, prendersi cura dell'amore, coltivare l'amicizia e non perdere la speranza».
Spiegava a sua volta Daria Galateria nella nota all'edizione pubblicata da "Sellerio": «Nel 1942, "Saint-Ex" disegnava sulla tovaglia bianca, in un ristorante di New York, sorvegliato severamente dal cameriere. «Cos'è?» aveva chiesto l'editore. «Un bambino che porto nel cuore» rispose Antoine. «Facciamone un libro per l'infanzia» propose l'editore, più che altro «per svagare quel gigante triste». "The Little Prince" e "Le Petit Prince" uscirono contemporaneamente in America il 6 aprile 1943. In Francia fu pubblicato solo nel 1946, postumo: perché Saint-Exupéry il 31 luglio 1944 era stato abbattuto da un caccia tedesco. Per questo i grandi dicono che "Il Piccolo Principe" è anche un testamento».
Il libro in effetti, che credo faccia parte del percorso sentimentale di molti di noi, ha diversi livelli di lettura, a seconda dell'età ed è un libro per l'infanzia a condizione che ci sia un adulto ad aiutare il bambino nella lettura, che è una selva di pensieri e di simboli. In fondo è l'operazione del film: il centro del libro passa attraverso una storia costruita nella parte cinematografica a vantaggio di un percorso che dovrebbe essere di comprensione. Per sommi capi: una bambina, programmata dalla sua mamma per diventare un'adulta perfettina, trascura le sue rigide tabelle di studio per seguire un percorso di amicizia e di arricchimento e si fantasie attraverso un vecchio bizzarro, suo vicino di casa, che sarebbe poi l'aviatore invecchiato del celebre libro. Il cartone animato, elegante ed efficace, con disegni che dal poetico passano quasi alla fantascienza, ha l'ambizione di raccontare "Il Piccolo Principe", ma in realtà ci sono due livelli di lettura. Uno vale per chi il libro lo ha letto e capito, un'altra è per chi lo ha leggiucchiato o ne è del tutto all'oscuro. Nel primo caso apprezza lo svelamento anche a vantaggio dei più piccoli, nel secondo perde qualche pezzo per strada e si dovrà accontentare della storia cinematografica.
Ma la pellicola regge e commuove e spiega - cosa terribilmente difficile da esprimere ai bambini ma mistero pure per noi adulti - che cosa può essere la morte.
Resta la personalità interessante di Saint-Exupéry, anch'essa con diverse letture possibili.
In un vecchio articolo di Jean Montenot su "L'Express" ci sono due passaggi. Uno riporta il severo giudizio dello scrittore Jean-François Revel «dans un pamphlet acide intitulé En France, s'en est pris à celui qu'il appelle "l'homme coucou", coupable "d'avoir remplacé le cerveau humain par un moteur d'avion" et d'être devenu dans la France du Général "un saint et un prophète". Le seul "mérite" de Saint-Exupéry aurait été alors d'avoir "révélé aux Français qu'une ânerie verbeuse devient profonde vérité philosophique si on la fait décoller du sol pour l'élever à sept mille pieds de haut"».
Il secondo e opposto giudizio è quanto osservato dal filosofo Martin Heidegger «en écrivant sur la couverture de l'édition allemande du "Petit Prince" de 1949: "Ce n'est pas un livre pour enfants, c'est le message d'un grand poète qui soulage de toute solitude et par lequel nous sommes amenés à la compréhension des grands mystères de ce monde"».
Io mi accodo e sarebbe bello poter dire ad una persona amata che un giorno: «Quand tu regarderas le ciel, la nuit, puisque j'habiterai dans l'une d’elles, puisque je rirai dans l'une d'elles, alors ce sera pour toi comme si riaient toutes les étoiles. Tu auras, toi, des étoiles qui savent rire».

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