Saint-Pierre ed il centro di accoglienza governativo

L'ingresso, sventrato, dell'ex hotel 'Lanterna' di Saint-PierreQuella dell'albergo "Lanterna" di Saint-Pierre è una esemplare storia "all'italiana", di quelle in cui sfuggono le risposte a certi perché. Cominciando dalle ragioni dell'acquisto di questo bene, comprato da privati dal Ministero dell'Interno, per farne prima un immobile inutilizzato e poi un rudere degradato da teppisti e spogliato da ladri di qualunque cosa di utile ci fosse da portare via. Da Statuto di autonomia valdostano (articolo 5 primo comma), essendo un edificio statale in evidente disuso, l'immobile sarebbe dovuto transitare - ho seguito il dossier in epoche diverse - alla nostra Regione, ma il Viminale si è battuto davanti a tutte le giurisdizioni per tenere questa struttura, intanto vittima di incuria. Ma il fabbricato era per Roma una questione di principio o, più prosaicamente, scocciava che il bene passasse ad una Regione autonoma...

Ora la struttura, della serie - spero che si avverta l'ironia - "meglio tardi che mai", torna strategica per lo Stato, che si comporta in verità proprio da Stato e non da Repubblica. Questo significa che le comunità locali non sono state coinvolte da Roma come si sarebbe dovuto e neppure Aosta lo ha fatto, visto che le funzioni prefettizie sono in capo al presidente della Regione. Ed anche in paese il sindaco, Paolo Lavy, non ha condiviso per tempo la notizia, resa pubblica da un'opposizione, capitanata da Alessia Favre, stupefatta che su un fatto così significativo si fosse scelta la linea del mutismo.
Fa testo per ora quanto resocontato il 26 novembre scorso su di un'interrogazione in prima Commissione Affari Costituzionali, con la firma del deputato valdostano Rudi Marguerettaz e che centrava così la questione: «Se il Governo insista sulla scelta di inserire l'ex hotel "Lanterna" tra gli hub regionali - ossia come collocazione utile per i richiedenti asilo ospitati in Valle d'Aosta - ovvero non consideri più opportuno rivedere tale decisione».
Così sintetizza il Servizio rendicontazione di Montecitorio: «Il sottosegretario Domenico Manzione risponde all'interrogazione in titolo facendo notare che il Governo ha tutto l'interesse a mantenere un dialogo proficuo con le Regioni, aspettandosi che ciascuna di esse dia puntuali indicazioni circa l'individuazione delle strutture deputate all'accoglienza dei migranti. Rilevato che nel caso di specie ciò non è avvenuto, fa presente che il Governo è disponibile a rimeditare la decisione assunta, qualora la Valle d'Aosta fornisca indicazioni al riguardo».
Poi il testo scritto: «Con l'interrogazione all'ordine del giorno si chiede al ministro dell'Interno di rivedere la decisione di adibire a hub regionale la struttura denominata ex hotel "Lanterna", situata nel comune valdostano di Saint-Pierre, ritenendola inadatta all'accoglienza dei migranti. Effettivamente, nell'ambito della pianificazione volta ad assicurare un'equilibrata distribuzione dei richiedenti asilo su tutto il territorio nazionale, questa Amministrazione ha individuato l'immobile in argomento quale centro governativo di accoglienza da attivare in attuazione delle decisioni adottate nell'ambito dell'Agenda europea sulla migrazione. Ragion per cui esso è stato correttamente riportato nella roadmap presentata dall'Italia all'Unione europea per l'accoglienza dei migranti.
Occorre tener presente che la struttura di Saint-Pierre è di proprietà della "Riserva Fondo Lire U.N.R.R.A", gestita dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno. La sua destinazione all'accoglienza dei migranti è pienamente conforme alla normativa vigente - cioè al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri numero 755 del 1994 - che individua le modalità per il perseguimento dei fini della predetta "Riserva". La struttura era da tempo inutilizzata e presentava, in ogni caso, assoluta necessità di rilevanti interventi di manutenzione straordinaria per evitarne il degrado. Di conseguenza, l'Amministrazione dell'Interno ha incaricato dell'esecuzione dei relativi lavori il competente Provveditorato Interregionale per le opere pubbliche che, in qualità di stazione appaltante, ha elaborato il progetto esecutivo al fine di avviare celermente le procedure di gara per l'aggiudicazione delle opere.
Preciso che il progetto esecutivo prevede la realizzazione dell'intervento in tre fasi successive, la prima delle quali si stima possa essere attuata entro il primo semestre 2016. Le relative risorse sono disponibili nell'ambito degli ordinari stanziamenti di bilancio. Per quanto concerne il contenzioso in essere con la regione Valle d'Aosta, la sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Torino in data 29 settembre 2014 è stata impugnata dal Ministero presso la Corte d'Appello. Nelle more della pronuncia definitiva, il Ministero dell'Interno rimane l'unico ente titolare della gestione dell'immobile. Voglio infine evidenziare, che, nelle diverse occasioni di confronto sui temi dell'accoglienza dei migranti, la Regione Valle d'Aosta non ha proposto soluzioni alternative a quelle indicate dall'Amministrazione dell'Interno»
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Questa la replica di sintesi dell'onorevole Marguerettaz: «Nel prendere atto con favore della disponibilità del Governo a rivedere la propria decisione, auspica che il confronto con la Regione in futuro sia più aperto e proficuo e porti ad una soluzione adeguata e più conveniente, anche dal punto di vista economico, per la regione stessa».
La notizia di questa botta e risposta con il Governo è arrivata con una decina di giorni di ritardo e anche su questo ci si chiede il perché.
Stupisce anche che il Ministero, pur ancora in contenzioso con la Regione Valle d'Aosta di fronte alla giustizia civile, prosegua sul terreno scivoloso di un impiego di un bene la cui proprietà è in discussione e non è un fatto politico di poco conto.
Resta insomma un problema di sostanza, cioè l'uso di quel vecchio albergo cui - come dice il sottosegretario - la Regione non ha proposto alternative, ed uno di forma e di sostanza in punto di democrazia. E cioè, partendo dal Comune, non c'è stata una tempestiva informativa al Consiglio comunale, mentre in Regione il Consiglio Valle doveva essere interessato su una questione assai spinosa. Ma soprattutto, per tempo e dettagliatamente, su scelte che ricadono su di loro andavano fatti i partecipi i cittadini, anzitutto quelli di Saint-Pierre, sapendo che ci si trova di fronte ad un impatto percentuale di migranti sul totale della popolazione che non è un'inezia. Il silenzio in certi casi non è affatto "d'oro" ed innesca incomprensioni e paure.
Bisogna evitare di invocare a vanvera la riservatezza su di un tema delicato e pieno di possibili incognite.
Certi omissis appiccano incendi.

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