Il re degli animali e dell'araldica

Io insieme ad Alessia Favre, Laurent Viérin ed Andrea Rosset durante la conferenza stampa nella quale abbiamo dato la notiziaQualunque sarà l'esito nelle prossime ore della causa davanti al Tribunale delle Imprese di Torino, competente in materia di marchi, la guerra dichiarata dal leone dell'Union Valdôtaine contro il leone dell'Union Valdôtaine Progressiste - ma, attenzione, anche contro la dizione del neonato movimento - appare ridicola, perché non si fa politica con le carte bollate.
Aggiungo alcune ragioni. Anzitutto sul tema - simbolo politico e denominazione - si è pronunciato già due volte, su richiesta sempre dell'UV, l'Ufficio elettorale regionale, composto da tre magistrati del Tribunale di Aosta. La prima volta nel 1973, in occasione delle elezioni regionali con l'allora UVP e la seconda volta, poche settimane fa, per le elezioni politiche contro il rinato movimento. Esemplare la conclusione dei magistrati in quest'ultima pronuncia, che - con un esame dettagliato - respinge l'idea che un elettore possa confondersi, vista la differenza fra i leoni e considerato il fatto che l'aggettivo "progressiste" consente una chiara distinzione fra le due Union.
Aggiungerei che il nuovo ricorso a Torino, che tenta con un'altra giurisdizione di ottenere quanto già respinto dal giudice naturale ad Aosta, suona come offensivo per gli elettori. Mi riferisco alla tesi, proposta dall'UV, secondo la quale buona parte di quelli che hanno scelto l'UVP, in occasione delle politiche, si sarebbero confusi, sbagliandosi per la somiglianza del simbolo con quello unionista e la stessa cosa, adombra l'UV, capiterebbe con le prossime regionali. Tesi incredibile, che in sostanza considera i cittadini-elettori facili da gabbare e poco intelligenti.
Vi è poi una considerazione, se volete, più simpatica e non giuridica. Si tratta della storia del leone nella simbologia medioevale. Consiglio due libri di del famoso storico Michel Pastoureau: uno, pubblicato con "Einaudi", è "Medioevo simbolico", l'altro, per l'editore "Laterza", si intitola "Bestiari del Medioevo". Chi li leggerà si farà le idee chiare sull'infondatezza delle tesi di chi rivendichi un uso esclusivo del leone.
Pastoureau ricorda che «il leone è la figura più frequente nelle arme medievali». Si parla del quindici per cento e il secondo animale è l'aquila, che non arriva al tre per cento. Spiega l'autore: «Da dove vengono questi leoni pre- e proto-araldici? Più che una influenza delle crociate e a un prestito franco ai danni delle insegne e degli usi emblematici bizantini e musulmani, credo a un ruolo svolto dai tessuti e dagli oggetti d'arte, importati con regolarità dal Vicino e Medio Oriente e sui quali i leoni sono rappresentati di frequente, talvolta in atteggiamenti già quasi araldici».
Tanti leoni, trasferiti in una miriade infinita di marchi, ridicolizzano chi volesse un'esclusiva.

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