'ndrangheta: l'obbligo di sapere

Il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia, in audizione nella Commissione antimafia del Consiglio ValleNon possono esistere margini d'ombra sulla presenza e sulle interazioni della 'ndrangheta in Valle d'Aosta, perciò è bene capire che cosa sia successo. Non si tratta di drammatizzare, ma semmai di avere una mappa chiara su affari e appoggi. Vedremo, a questo proposito, gli esiti della Commissione speciale del Consiglio Valle e certe audizioni con Forze dell'ordine e magistratura confermano sin da ora che non si può far finta di niente e certo e anzitutto, spetta a chi deve indagare sugli aspetti penali intervenire laddove necessario.
Mio zio Severino Caveri, a metà degli anni '60, con espressioni che oggi potremmo bollare come "politicamente scorrette", denunciò in un suo articolo la "spinta" all'immigrazione calabrese voluta dall'allora segretario del Partito socialista Francesco Froio, "paracadutato" in Valle per pilotare in parte la fine della "Giunta del leone" ed il cui curriculum negli anni successivi, anche recenti, è illuminante.
Quel che preoccupava mio zio, che bollare come xenofobo è ridicolo per chiunque legga l'insieme dei suoi "scritti umanisti", erano i metodi che c'erano dietro questa scelta. 
Il tempo gli ha dato ragione: ad una vasta immigrazione onesta e ormai integrata con cui ho rapporti di amicizia e stima da anni (lo preciso per evitare le strumentalizzazioni, magari proprio da parte di amici dei 'ndranghetisti), fa da contraltare una parte pur circoscritta che invece ha aderenze con la malavita organizzata in un'attività ormai bicefala fra Calabria e Valle d'Aosta (con legami con il resto del Nord). Far finta di niente sarebbe ridicolo e spero che prima o poi emerga - per un'elementare ragione di chiarezza - chi, nel mondo della politica, ha coltivato amicizie, cercato voti, compartecipato ad affari, creando un "ponte" pericolosissimo per il futuro della nostra comunità. Da questo punto di vista spero che si scavi nella "nuova" immigrazione, quella ancora in corso dalla Calabria in questi anni, che potrebbe aiutare in alcuni casi a mappare i link esistenti. 
Le numerose pubblicazioni sulle infiltrazioni mafiose in Regioni del centro-nord dimostrano come il fenomeno prima si radichi e poi si diffonda come un erba velenosa e infestante e di come, senza rapidità di risposta, gli esiti possano essere disastrosi. Specie se i metodi mafiosi finiscono per penetrare in profondità con un rischio di condizionamento delle decisioni politiche e amministrative, che poi - dovendo essere realisti - significano soldi e ancora soldi.
Purtroppo sporchi.

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