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22 giu 2011

Alpi

di Luciano Caveri

La politica offre ogni tanto qualche "enclave" di ragionamento rispetto ad una quotidianità che sembra fatta solo di amministrazione, attività degna da non banalizzare, ma immagino che chi entri in politica abbia anche la speranza di avere idee nuove e di immaginare progetti per il futuro.  Oggi a Grenoble sarà per me un'occasione del genere. Si farà il punto su un programma europeo che si chiama "Spazio Alpino" e che la nostra Valle ha abbastanza adoperato e la cui perimetrazione, cioè il territorio dove si applicano i progetti, coincide con le Alpi, pur in una visione assai larga che comprende zone subalpine e le grandi città. Sarò lì come rappresentante del "Comitato delle Regioni" e il solco dell'intervento mi permetterà di parlare dei futuri fondi strutturali, delle strategie europee all'orizzonte 2020, della crisi economica e del suo impatto con il cammino dell'integrazione europea. Ma il "cuore" del discorso è il futuro politico delle Alpi, questa straordinaria catena di montagne che attraversa l'Europa e unisce e divide popolazioni rese diverse e assieme simili da civiltà cresciute e sviluppatesi sotto le grandi cime. Esistono libri bellissimi che raccontano di questa sinfonia di popolazioni, con usi e costumi che riecheggiano come echi da una vallata all'altra a dispetto della rigidità dei pur diversi Stati nazionali che incidono sulle Alpi dalla Slovenia sino al Principato di Monaco. Da qualche tempo, l'Europa ha cominciato a discutere di macroregioni (il Baltico, il Danubio, il Grande Nord,  il Mediterraneo...), incrociando questa logica di area vasta con la neonata creatura che si chiama cooperazione territoriale, che cita fra l'altro la particolarità e le affinità in tutta Europa dei territori montani. Se aggiungiamo a questo che da vent'anni esiste, ormai moribonda, la "Convenzione Alpina", strumento di tutela delle Alpi di diritto internazionale e che le Regioni alpine adoperano sempre più strumenti di cooperazione territoriale (la vecchia cooperazione transfrontaliera), come il "Gect - Gruppo europeo di cooperazione territoriale", allora si capisce la sfida resa ancora più affascinante da nuove tecnologie che avvicinano i popoli alpini, liberandoli dalle difficoltà fisiche di contatto. Un cantiere aperto che va seguito e so quanto sia difficile farlo, pensando alla crisi, alle difficoltà in atto, alla voglia di dedicarsi all'oggi più che guardare al domani. Non si tratta solo di un esercizio intellettuale, ma di capire per tempo se e come le Alpi potranno essere ed avere una dimensione politica.