I mattoni per l'autonomia

Bisogna scegliere che strada prendereHo incontrato oggi una giovane per una tesi, come spesso mi accade. E' bello incontrare gli studenti universitari e i giovani in generale, confrontarsi con loro, capire come vedono le cose, come si preparano ad affrontare il futuro.
Spetta a noi renderli coscienti e partecipi, trasmettere quel poco che sappiamo perché non si disperda, lasciare loro il testimone per la "loro" corsa, che sarà fatta con i valori che esprimeranno in un mondo che cambia rapidamente e rispetto al quale dovranno muoversi per non restare indietro.
Capita, come oggi, di vedere la luce dell'intelligenza, che è fatta dal coraggio di lasciare il "nido", affrontando anche studi altrove, stage in posti diversi, "bagni freddi" di fronte a realtà sconosciute, mentalità differenti e conoscere persone da cui trarre insegnamenti e rubare idee. Solo così si cresce. 
Immiserisce, invece, guardare solo il proprio ombelico, pensare che tutto si esaurisca qui, bearsi di essere e del benessere, girare in tondo o giocare a un gioco dell'oca solo nostro.
Chi esce e poi rientra, evitando la "fuga di cervelli", porta nuovi mattoni alla casa dell'autonomia in costruzione, scongiurando il pericolo - assieme a chi qui opera e lavora per tenere viva un'idea - che diventi una polverosa catapecchia. 
Ogni generazione deve lasciare il suo segno, ma la continuità è un filo sottile. Quel "fil rouge" della storia valdostana, che attraversa il tempo e le epoche e richiede che ci sia la ricchezza di una comunità "plurielle", bastione contro il provincialismo che raggrinzisce.

Commenti

Complimenti...

per questo articolo e per il messaggio che ne traspare. Sono stato un "cervello in fuga" (non a grandissimi livelli, nel mio piccolo mi consideravo un "cervellino" in fuga...) e ho fatto una fatica tremenda a tornare in Valle dopo dieci anni di esperienza fuori.
Per poter tornare ho dovuto cambiare settore anche per colpa di una certa ottusità e prepotenza romana (per la quale me la sono veramente legata al dito). Però sono riuscito a tornare e condivido in pieno questo suo articolo. Adesso ne gioisco io e la mia famiglia, e particolarmente ne gioiscono i miei figli, che vivono in un contesto ambientale e sociale incomparabile.
A tutti coloro che criticano il sistema e l'ambiente valdostano, suggerisco una prova di dieci anni di permanenza altrove. L'altro giorno sentivo mio figlio più grande cantare «O ma dzenta, ma verda Vallaye...» (gliela insegnano alla scuola materna col corso di Patois) e dentro di me sentivo i brividi.

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