L'ultimo sguardo sul mondo

notte_luna.jpgChissà come sarà il nostro ultimo sguardo sul mondo. Certo è che, pensando alla tragedia del terremoto ed alle persone imprigionare sotto le macerie, è consolatorio pensare ad un "addio" che avvenga senza sofferenza e con dignità.
Quella dignità che doveva emergere dalla legge in discussione sul testamento biologico, rivendicando giustamente il legislatore un ruolo primario per evitare di essere surrogato dalla giurisprudenza. Mi auguro che la Camera riveda il testo del Senato, che fa carta straccia del testamento biologico.
L'eutanasia è un obbrobrio, ma lo è altrettanto - come opposto estremismo - la cancellazione del rispetto del paziente e della sua volontà (in violazione del comma 2 dell'articolo 32 della Costituzione), come se la persona fosse un burattino nelle mani dello Stato.
Un insulto per chi crede nel federalismo e dunque aborrisce l'idea di uno Stato etico o peggio teocratico che si fa dittatura.

Commenti

Mi piacerebbe...

sentire il sole sulla pelle quando passerò la grande porta!
Ho una mia convinzione di quello che troverò dopo questa manciata di anni passati qua sulla Terra e l'ultima sensazione che vorrei mi accompagnasse è il calore del sole. Tutto il resto lo conservo e lo conserverò nel cuore per sempre. Così come spero in un addio indolore e dignitoso ma visti i casini e la violenza che qualcuno si è arrogato di fare sul testamento biologico, beh su questo... comunque sperare non costa nulla!
Ho già espresso le mie idee in proposito e ne sono sempre più convinto e non voglio più tornarci sopra.

Infatti...

credo che questo sia il punto: la dignità.
Ognuno naturalmente deve essere libero di comportarsi come vuole, nel rispetto delle sue convinzioni religiose. Ma imporre a tutti una propria visione è una violenza inverosimile. Capisco, avendo studiato il "caso Englaro", che la vicenda è complessa, perché la posta in gioco è alta. Tuttavia io non voglio essere alimentato con un sondino nello stomaco, che prevede un'operazione chirurgica, qualora le mie condizioni siano da considerarsi ragionevolmente di "non ritorno".

E' buffo...

non temo la mia, ma quella degli altri, perché non faranno più parte del mio domani, ma un solo ricordo nel mio cuore.

Sondino.

La scorsa settimana la mamma di una nostra amica, cosciente e consapevole, ha rifiutato l'operazione che ne avrebbe agevolato l'alimentazione. Era stata edotta sui tanti risvolti negativi del "dopo" intervento: infezioni, cure antibiotiche pressoché costanti, spossatezza e molto altro.
Ha scelto di non farla.
Non si possono immaginare i sentimenti contrastanti della famiglia. Sapere che un tuo caro non avrà più scampo è travagliante.
La mia consapevolezza?
Siamo solo all'inizio di un cammino, non solo legislativo, ma di comprensione di altri aspetti, che vanno oltre la ricerca della pulsazione cardiaca (diversa dalla vita), a tutti i costi.

Vero...

se leggi la storia della donazione degli organi, ma lo stesso vale per le tecniche con cui oggi allunghiamo la nostra vita, ti accorgi di come tutti (giuristi, filosofi, religiosi...) si trovino di fronte ad un mondo nuovo che scuote in profondità ogni convinzione.
Diffido per questo delle grandi, contrapposte, semplificazioni.

Il discorso...

è proprio questo, se avessi una frattura ad una gamba farei di tutto per guarire, sarei disposto a patire di tutto ma poi riuscirei a ristabilirmi e magari zoppicando un po' avrei una vita del tutto normale, ma arrivare alla fine del cammino e, per egoismo o convinzione di qualcuno, finire con un sondino in gola e con un respiratore che mi fa sopravvivere per quanto ancora e per che cosa!!!
Per vergognarmi di me stesso e per vedere gli occhi dei miei cari che mi compatiscono... no!
Meglio che quando è ora sia veramente ora. Chiudo gli occhi e chi s'è visto s'è visto, senza tante balle.
Se poi, uno vuole stare attaccato ad una macchina per millenni, faccia pure, non sono io a giudicare o ad impedire: ma sia ben chiaro che della propria pelle ognuno deve essere padrone sovrano. Poi me la vengano a raccontare i preti, i medici, sedicenti santoni od impallinati di turno.
Io decido su di me.

Il tema è molto complesso...

e le riflessioni che comporta non sono alla mia portata senza specifici approfondimenti, ma qualcosa basato esclusivamente sulle mie idee di massima vorrei scriverlo su questo "superblog":
- attenzione, una vita è vita indipendentemente dalla qualità che essa abbia a nostro giudizio;
-la vita di un malato di alzheimer (ad esempio mia madre) o di un quarantenne con famiglia e in piana attività psicofisica (ad esempio io) ha lo stesso identico valore assoluto;
- nessuno è padrone della propria vita;
- siamo tutti intenti a "indirizzare", indicativamente e approssimativamente, la propria vita;
- bisogna rispettare la volontà altrui, ad esempio se uno vuole uccidersi e, nonostante tutti i miei sforzi intellettuali, perseveri nell'intenzione, non è giusto impedirglielo con l'uso della forza;
- è più importante l'educazione alla vita che l'obbligo alla vita;
- dalla preistoria ad oggi nell'universo ci sono e ci sono state miliardi di vite tutte diverse e tutte ugualmente dignitose e con lo stesso identico valore assoluto;
... tante altre cose che andrebbero dette.
La società civile non si sostituisce alla religione e in questo lento processo di laicizzazione l'etica ha difficoltà a trovare una sua strada sostenibile razionalmente.
Certo, stiamo diventando tutti burattini di uno Stato, informe e immateriale, che vuole sostituirsi alle singole persone, tutte diverse e tutte importanti.
Sono frasi un po' buttate lì ma dovrebbero dare un'idea sulla mia opinione in materia.

Capisco...

e rispetto le tue riflessioni su temi filosofici e morali di grande spessore.
Io comunque non vorrei mai restare in vita se non ho più coscienza alcuna per un senso astratto di santificazione della vita come un feticcio.

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