July 2020

Quando arrivai al Parlamento europeo

Il sottoscritto al suo debutto al Parlamento europeoVent'anni fa, di questi tempi, entravo al Parlamento europeo. Era la prima volta ed è rimasta tale che un valdostano ci riusciva con il meccanismo dell'apparentamento e fu una grande emozione. Mi trovai a sostituire Massimo Cacciari, che lasciò il seggio, un anno dopo le elezioni. In realtà se Antonio Di Pietro, anche lui nella lista dei "Democratici", avesse optato per il Sud sarei entrato subito, ma l'ex magistrato scelse di far entrare al Sud Pietro Mennea, il famoso sprinter.
Ci rimasi male che questo non fosse avvenuto, ma mi permise l'esperienza di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo "D'Alema bis". Poi, quando si profilò l'esperienza europea, a dimostrazione dei casi della vita, fu il nuovo premier Giuliano Amato prospettarmi il ruolo di ministro delle Regioni, ma a quel punto non avrei certo potuto rinunciare al seggio di parlamentare europeo.

Conoscere la Valle

Una carta 3D della Valle d'AostaL'interrogativo potrà far sorridere: «i valdostani conoscono la loro Valle?».
Una premessa è d'obbligo, visto che c'è sempre chi specula su logiche di etnismo, cioè di esaltazione del proprio gruppo etnico, a detrimento degli altri. In realtà questo atteggiamento sarebbe del tutto contraddittorio con la sovrapposizione di popolazioni che, con la loro presenza antica e più recente, hanno forgiato i Valdostani di oggi. La fierezza di far parte di una comunità è largamente condivisa, spesso anche dagli ultimi arrivati. Chi non si vuole riconoscere e sceglie di essere "apolide" fra di noi ha piena libertà di farlo, ma questo non vuol dire intaccare quella preponderante maggioranza che si sente valdostano per origine, per adozione e direi per scelta. Questa appartenenza, specie per chi crede nel federalismo, non è mai contro qualcuno.

Anche Nello vola

Nello CharbonnierNell'ultimo romanzo di Gianrico Carofiglio, scrittore mai banale nei suoi romanzi, c'è un passaggio che mi ha fatto pensare: "Il tempo è molto più esteso per i giovani perché sperimentano in continuazione cose nuove. La loro vita è piena di prime volte, di improvvise consapevolezze. Il tempo scorre veloce quando si invecchia perché, di regola, si ripete sempre uguale".
Lo trovo giustissimo e devo dire che mi ci attengo. Ho una parente acquisita che si occupa di ospizi (uso la parola politicamente scorretta, ma almeno si sa di che cosa si parla), che racconta di come chi, anche in queste strutture - fatto salvo le malattie, che sono altra cosa - quando smette di usare il cervello e di appassionarsi a qualcosa e finisce per appassire di giorno in giorno.
Ma se questo è il viatico per dare un senso alla propria vita, vale a dire il pericolo terribile della ripetitività che spegne la coscienza, quel che davvero è insopportabile nell'invecchiare è la perdita dei propri cari e dei propri amici e conoscenti. Come su di una scacchiera sono tanti a sparire e ad impoverire la nostra vita.

Le attese sul "covid-19"

Assembramenti nel centro di AostaSe si riguardano i mesi scorsi al rallentatore, anche attraverso i post quotidiani che qui ho pubblicato, l'ossessione da "coronavirus" ha dominato per giorni e giorni la mia e la vostra vita.
Nulla di eccezionale, in fondo. Era davvero impossibile occuparsi di altro. Ogni tanto io stesso mi imponevo di cambiare argomento, ma il tarlo del "covid-19" tornava subito in scena, perché questa era la realtà minacciante ovunque e sempre.
Ora - per chi è stato fortunato e bravo a proteggersi - si tira un sospiro di sollievo, non foss'altro per aver evitato contagio ed il terno al lotto della malattia. Poiché mi sono occupato settimana dopo settimana, attraverso il mio lavoro radiofonico, dell'epidemia, testimonio davvero come l'uscita dall'ossessione sia stata difficile e con strascichi. Ancora oggi conosco persone che sembrano anestetizzate: credo che gli psichiatri un giorno scriveranno pubblicazioni scientifiche su quel certo torpore, quasi uno stordimento che molti hanno alla ricerca di una quotidianità perduta, difficile da riconquistare.

Governo tremebondo sulle autostrade

Le code sulla 'A26'Sono stato in Liguria qualche giorno fa e mi sono sorbito il problema sempre più grave dell'accessibilità dello sbocco al mare più vicino per i valdostani. Quel giorno, per i soliti lavori tra routine ed emergenza crolli, sembrava un bollettino di guerra raggiungere Genova.
La "Torino - Savona" aveva un ingorgo spaventoso, idem sulla "Genova Voltri - Gravellona Toce", per cui ho fatto la "Serravalle", che è una gimkana che chiamare «autostrada» e farla persino pagare è davvero un'impresa.
Ho visto il nuovo "Ponte Morandi", nuovo davvero di zecca, dopo il crollo per il quale si aspetta il dovuto processo ed il chiarimento dei troppi "perché", ma resta ancora chiuso, perché non si sa bene chi lo debba collaudare. Una storia tutta italiana che fa orrore.

Mai dimenticarsi di San Bernardo

Il Colle del Gran San Bernardo il giorno della sua riaperturaOgni volta che mi capita di salire al Colle del Gran San Bernardo avverto il peso della Storia. Un luogo magico, che contiene nella logica del genius loci o, con Gustave Flaubert, del «l'âme des lieux», tutta quanta la storia valdostana e delle Alpi, ma persino di una parte dell'Europa. Perché questo Colle alpino è sempre stato un punto di giunzione fra Nord e Sud in cui sono passati pellegrini ed eserciti, commercianti e viandanti: un mondo brulicante attraverso i millenni, che mostra come sbagli chi pensa alle montagne come luoghi chiusi.
L'altro giorno discutevo con un amico esperto d'arte e usavamo come esempio tangibili di questa "internazionalità" patrimoni culturali immensi ben visibili nel piccolo di un castello come quello di Issogne o come il Palazzo Roncas di Aosta con dipinti preziosi che raccontano di una Valle ricca di influenze culturali.

Tolleranza zero

Tolleranza zeroL'espressione "tolleranza zero" risale all'inizio degli anni Novanta ed indica un modello politico basato sull'applicazione particolarmente intransigente delle norme di pubblica sicurezza, incarnato dall'ex sindaco italoamericano di New York, Rudolph Giuliani, avvocato di Donald Trump.
Per questo la "Treccani" segnala come si tratti di una traduzione nuda e cruda dall'inglese "zero tolerance", vale a dire "complesso di decisioni e di provvedimenti legislativi miranti a perseguire i reati minori senza praticare sconti, e, anche, qualunque atteggiamento di radicale rifiuto a giustificare in qualche modo i reati in questione o i varî fenomeni che possano recare turbamento alla vita sociale o individuale".
Per cui è evidente come modi di dire come questo finiscano poi per essere decontestualizzati dalla versione originale e oggi "tolleranza zero" si applica in modo più vasto. Per cui, scevro da logiche da sceriffo o da supereroe, che non mi si confanno, vorrei anch'io esprimere una versione personale della "tolleranza zero".

Povera Scuola

La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina durante la sua prima visita ufficiale dopo il lockdownMio figlio Laurent in questi giorni prenderà la laurea magistrale on line - ed è una vera tristezza - e mia figlia Eugénie, che ha già preso la laurea di primo livello, ha dovuto fare degli esami anche lei via Web e ciò dimostra come il maledetto "coronavirus" incida non poco sull'Università. Resto convinto - e lo penso anche rispetto alle Università telematiche - che gli studi di quel livello servono anche per far parte di una comunità in carne ed ossa e non virtuale.
Ma i ragazzi più grandi sono ormai cresciuti e formati, mentre altrettanto non si può dire del più piccolo, che inizierà a settembre la quinta elementare, dopo il disastroso periodo di confinamento con la "didattica a distanza", che a quell'età non può assolutamente sostituire, neanche nel migliore dei mondi possibili, l'insegnamento in aula.

La gaffe istituzionale di Conte

Giuseppe ConteDifendere le proprie prerogative costituzionali è un caposaldo dell'Autonomia valdostana. Per questo bisogna diffidare di ogni interferenza, piccola o grande che sia. Mi è capitato spesso nella mia attività politica di dover affermare regole e principi per evitare che un buchino servisse come porta d'ingresso di stravolgimenti istituzionali.
Per cui inorridisco per questa recente iniziativa del premier Giuseppe Conte che, con una lettera alla presidente del Consiglio Valle Emily Rini, si occupa della vigente legge elettorale in tema di equilibrio di rappresentanza fra donne e uomini nei Consigli regionali, chiedendone alla Valle d'Aosta per lettera (per lettera!) una modifica rispetto alla vigente preferenza unica.
Già l'interlocuzione è sbagliata: l'Esecutivo nazionale scrive al presidente del Consiglio e non, come dovuto in primis al presidente della Regione (o lo ha fatto ma Renzo Testolin ha taciuto?), ma la cosa peggiore è l'invasione di campo su di una materia pienamente in capo alla Regione.

Venghino signori!

L'ultima riunione del Consiglio Valle della quindicesima Legislatura«Venghino signori venghino...». Questa frase di richiamo la pronuncia l'imbonitore che invita le persone ad uno spettacolo. Può essere per assistere ad una scalcagnata esibizione circense, oppure per proporre la vendita di prodotti miracolosi, come il famoso "elisir di lunga vita" distillato da un ciarlatano.
Sempre da piazza è l'immagine della vendita al miglior offerente, un'asta con incanto, vera e propria gara al rialzo tra i partecipanti. Partendo da un prezzo base prestabilito, chi mira all'acquisto presenta la propria offerta e rialzano di volta in volta fino a quando uno vince per abbandono degli altri.
Queste fotografie ricordano alcuni dei protagonisti della politica valdostana in questa situazione assurda che ha un "prima" ed un "dopo". Prima è l'instabilità di questa sfortunata e frenetica Legislatura con la costante di maggioranze e governi ballerini; il dopo è l'arrivo del "covid-19", che ha allungato lo scioglimento del Consiglio Valle e le elezioni con una situazione kafkiana e giuridicamente dubbia in certi passaggi e con norme la cui eccezionalità resta da dimostrare - e forse qualcuno ne chiederà conto - in un regime di prorogatio.

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