June 2020

Aspettando il 2 giugno

La scheda del referendum del 2 giugno 1946Non lo dico né per sfida e neppure per fare il beffardo, ma con un filo di dispiacere. Mi piacerebbe sapere da molti che hanno messo il tricolore alle finestre o sui balconi che cosa evoca per loro il 2 giugno, la Festa della Repubblica, celebrata domani.
L'impressione è che la memoria sia piuttosto fallace sulla storia italiana anche in epoca di sovranismo squillante in cui ci si attacca alla bandiera più come un feticcio che per il suo possibile significato.
Atteggiamenti emotivi e sentimentali hanno le gambe corte come le bugie, mentre solo la consapevolezza crea il senso civico che ha radici solide. Altrimenti - lo dico con ironia - vale il detto "Passata la Festa, gabbato lo Santo". Nel senso che piano la democrazia diventa qualcosa di acquisito per sempre, senza avere consapevolezza del fatto che è una conquista che ha avuto un percorso travagliato e nulla è mai per sempre. Basta guardare a noi stessi ed al mondo che ci circonda per capire che il Male, così umano e non solo diabolico, incombe su di noi.

Le parole della pandemia

La 'quarantenaUna considerazione generale in premessa ci sta, ormai ad alcuni mesi dall'arrivo del "coronavirus". La prima osservazione riguarda la comunicazione istituzionale: la mia impressione è che a Roma come ad Aosta l'esperienza non sia stata positiva. Si è usato in alcuni casi uno strumento vecchio come il cucco della conferenza stampa ed in altri casi scorciatoie stile "social" con lunghi monologhi di protagonisti politici e scientifici. Sarà ora che si usino professionisti del ramo che abbiano studiato una disciplina che non consenta dilettantismo e la mancanza di un approccio opportuno fa scoprire ancora di più l'improvvisazione di larga parte della classe politica ed il linguaggio inadatto di chi affianca i politici con propri gerghi corporativi inadatti per il grande pubblico.
Il giornalismo spesso ha battuto queste stesse piste, dando anch'esso un'immagine per nulla idilliaca con troppi "reggimicrofono" e pochi capaci di dimostrare libertà di pensiero, scavando negli eventi ed evitando le troppe logiche ansiogene emerse nei momenti più delicati.

Solo con gli occhi

La statua di San Francesco, a San Fiorano, con la mascherinaMascherina, ma non solo. Così è, anche se non ci piace. Ci pensavo l'altro giorno, quando ho incontrato una mia cara ex collaboratrice e - maledizione! - per assodata abitudine mi è scappato un abbraccio con bacino accennato. Non si può e mi sono subito pentito di averlo fatto!
Niente stretta di mano, niente pacca sulla spalla, niente sfioro dei corpi. Si è come astronauti con tuta spaziale, che invece è solo l'immaginaria aura di distanziazione.
Leggevo su "Le Point" un pezzo magistrale dello scrittore algerino Kamel Daoud: «Si on n'a pas perdu un être cher ou si on n'a pas été soimême contaminé, le virus est invisible, théorique. Ce sont des dizaines de contraintes et de frustrations, un couvre-feu, une solitude ou une faillite».

La visione del futuro

Il 'Dottor Pangloss' di Joseph Jefferson di John Singer SargentPaolo Franchi sul "Corriere della Sera", qualche giorno fa, ha scritto un interessante articolo dedicato alla politica italiana, che vale come spunto, nella sua parte iniziale, anche per la politica valdostana.
Così Franchi: «La questione l'ha posta più nettamente di tutti, seppure nella forma di una domanda retorica, Graziano Delrio sul "Corriere": "In questo periodo è stata lanciata un'idea che sottendesse una visione? Un'idea che facesse anche solo discutere, nel bene e nel male, ma che aprisse un dibattito, una polemica, un confronto?". No, nessuno l'ha lanciata. Colpisce, nel nostro tempo sospeso, la miseria di quello che una volta veniva chiamato, un po' pomposamente, il dibattito pubblico. Non è una novità, purtroppo. Mai come in questi mesi, però, alla faccia del mantra "Nulla sarà come prima", abbiamo vissuto in una prolungata astinenza da idee, proposte, progetti».

Quell'appello in favore degli anziani

Un anziano a spasso nel centro di AostaQualche settimana fa, l'Ansa Valle d'Aosta ha pubblicato l'elenco dei nomi, dell'età e del luogo di residenza di molti dei morti dovuti al "coronavirus". Una tristissima litania dietro alla quale si celavano naturalmente storie di vita e lutti che hanno colpito la nostra comunità.
Veniva a proposito in mente l'iniziativa dirompente, il 24 maggio, del quotidiano americano "New York Times" che aveva pubblicato sulla prima pagina i nomi e brevi necrologi di mille vittime, come grido di denuncia della terribile pandemia in un Paese governato da Donald Trump, che all'inizio parlò di una semplice influenza. Sembrava in quella scelta del prestigioso giornale di rivedere quando, nel cuore del contagio, su "L'Eco di Bergamo" esistevano paginate di necrologi veri e propri, che - assieme ai camion con le bare con destinazione la cremazione altrove - sono assurti purtroppo a simbolo di una vera e propria strage.
Lo scrivo con buona pace dei negazionisti imbecilli e dei loro alleati "no-vax" che si mettono un giubbotto catarifrangente arancione per dire che questa storia del "covid-19" è stata tutta una panzana. Meriterebbero di finire nelle patrie galere.

Per fortuna che c'è l'Europa

Dirsi "europeisti" di questi tempi vuol dire scontrarsi troppo spesso con chi non capisce un tubo, ma subisce un quotidiano lavaggio del cervello di chi odia l'Europa e le ascrive qualunque responsabilità.
Un tempo mi giravano le scatole e combattevo sul tema, senza omettere critiche ed insoddisfazioni verso questa Unione che abbiamo. Ho poi deciso di lasciar stare nel nome del "quieto vivere" e della considerazione che chi meno sa e più è combattivo, chiuso nella sua gabbietta di certezze, tipo criceto nella ruota.
In questa fase, tra l'altro, si attendono gli aiuti comunitari all'Italia, che non può fare la schizzinosa, ma è anche vero che la componente "pentastellata" del Governo Conte freme, perché vuole restare al Governo e perché sa bene che il consenso popolare sta finendo, per cui attualmente - come fa per altre cose il Partito Democratico, che ormai non si può neanche più vedere - deve far finta che il loro feroce antieuropeismo sia stato dismesso, mentre è nel loro "dna".
Leggevo un articolo interessante di Pierre Haski su "L'Obs": "Une nouvelle fois, c'est dans la crise que l'Europe avance. La négociation n'est pas terminée mais l'optimisme est de mise à Paris, Berlin et Bruxelles, après l'annonce du plan de relance de la présidente de la Commission européenne, Ursula von der Leyen. Reprenant en partie celui qu'avaient présenté une semaine plus tôt Emmanuel Macron et Angela Merkel, il a créé la surprise: il accepte pour la première fois un endettement commun des 27 pays de l'UE pour des subventions budgétaires - et pas seulement des prêts - aux régions et secteurs les plus touchés par la pandémie. C'est un test "existentiel" pour l'Europe; il est en passe d'être réussi".

L'orrore del razzismo

Donald Trump davanti alla chiesa di 'St. John'Per me gli esseri umani sono tutti uguali ed in più considero il razzismo un'espressione già in sé bacata, perché presupporrebbe l'esistenza di diverse "razze", mentre di "razza umana" ce n'è una sola. Anche se nel "dna" scopriamo come noi "Sapiens" si abbia dentro di noi qualcosa degli ominidi che furono nostri concorrenti. L'ultimo scomparso è stato il celebre "uomo di Neanderthal".
Esistono semmai civiltà, culture, usi e costumi che si differenziano in maniera straordinaria ed è perfettamente legittimo che ognuno di noi possa avere delle preferenze e stilare una propria personale graduatoria. Ben diverso sono l'odio, il disprezzo, l'intolleranza. Al razzismo in genere si accompagna la xenofobia, i cui confini sono abbastanza indeterminati. Questa è un'esasperazione dell'etnocentrismo, cioè della propensione a ritenere che la propria comunità sia superiori a quelli di qualsiasi altra e questo crea chiusure e, naturalmente, avversione per gli altri.

Annus horribilis

La Regina Elisabetta II durante il discorso del 24 novembre 1992"Annus mirabilis" è una locuzione latina, traducibile in italiano come "anno meraviglioso". Secondo l'"Oxford english dictionary", l'espressione fu impiegata per iscritto per la prima volta nel titolo dell'omonimo poema del poeta inglese John Dryden, che riguardava gli eventi del 1666. Infatti, nonostante l'Inghilterra fosse stata colpita da una grave calamità come il Grande incendio di Londra e pure da un'epidemia di peste, Dryden scelse d'interpretare l'assenza di disastri ulteriori come il frutto di un salvifico intervento divino, in quanto la presenza del "666" - numero del diavolo - lasciava presagire eventi ben più nefasti.
Nell'Annus mirabilis, composto da 304 quartine, l'autore si occupò anche delle vittorie riportate contro gli olandesi. "Il poema - dice la "Treccani" - è prolisso, e viziato in tutta la sua estensione dallo stile affettato ancora in voga; ma contiene molte parti efficaci ed eloquenti, particolarmente il contrasto fra il morale delle flotte rivali, e la profezia sulla futura grandezza di Londra. Il successo dell'Annus Mirabilis fu in parte causa che nel 1668 ricevesse la nomina di poeta laureato e di storiografo reale".

Perché non è un problema di plexiglass

La ministra dell'Istruzione Lucia AzzolinaOgni giorno seguo con paura le piroette del ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, "pentastellata" assurta - con la complicità del Partito Democratico e del premier Giuseppe Conte, dilettante della politica come lei - ad un ruolo decisivo per il futuro dei nostri figli in epoca di pandemia.
Sulla riapertura delle scuole, sin da subito rinviata a settembre, mentre in Europa si riaprivano le aule pur a geometria variabile, la prode Azzolina ha detto tutto ed il suo contrario. Un caso di... scuola di chi, in spregio a competenze e capacità, siede in un posto dove può fare danni incalcolabili e, se la si critica, si finisce persino per essere accusati di discriminazione, perché donna. Per me donna o uomo non fa la benché minima differenza: contano le qualità.

Il "coronavirus" nel cassetto

Io nello studio 2 della radio di 'Rai' valdostanaCon oggi, giunto alla quindicesima puntata, chiudo il mio impegno radiofonico sul "coronavirus". In quindici settimane, ogni martedì, ho raccontato dell'epidemia in Valle d'Aosta, cercando di inquadrarla nel più ampio contesto europeo per non restare solo chiuso nei confini regionali. Ho realizzato un più di cento interviste, intervallate dai miei pensieri e dalle musiche adatte. Trovate tutto, purtroppo senza musica, non avendo ancora un podcast autonomo, postato sulla pagina "Facebook" della "Rai Valle d'Aosta".
E' stato un esercizio interessante, perché non pressato dalle esigenze dell'informazione quotidiana. Il ritmo settimanale non legato solo all'attualità, ma ad un ritmo più lento con comparazioni forse meno emotive, mi hanno consentito di seguire i fatti con quadri che hanno evidenziato lo stato della situazione in modo molto netto.

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