March 2020

Essere anziani al tempo del "coronavirus"

Lino Banfi nel ruolo di 'nonno Libero'Esiste una sorta di cinismo crescente nei confronti degli anziani. Il che suona di certo come un paradosso in una società come quella italiana che sta invecchiando sempre di più grazie all'allungarsi della vita media e che ha, dall'altra parte del ciclo della vita, sempre meno bambini. Questo significa che le "pantere grigie" stanno contando sempre di più in termini elettorali ed anche per l'economia, come consumatori più capienti.
Eppure il "coronavirus" ha acceso un campanello d'allarme. Esiste in chi non sia già in età avanzata e difenda il suo status una certa vulgata di fronte alla malattia, che è facile riassumere. In sostanza - lo si vede dalle chiacchiere quotidiane - questo famoso virus sembra colpire ed uccidere in particolare i "grandi vecchi" e questo, appunto nei commenti, sembra essere considerato come un elemento non così grave dalle generazioni che li seguono cronologicamente.

Le scale in democrazia

Scale...Da tanti anni annoto qui i miei pensieri. So bene che la formula del blog è diventata meno attuale di quanto lo fosse stata quando cominciai a scrivere una ventina di anni fa e bisogna ricordare come allora le potenzialità di diffusione della Rete fossero ancora da capire.
Questo lavoro lo avevo fatto con la carta stampata, a ritmo settimanale, su "La Vallée notizie" e sul "Peuple Valdôtain" e persino al microfono ogni giorno prima su "Radio Monterosa" e poi su "Top Italia Radio" (dubito che le registrazioni esistano ancora). Era un sincero desiderio di comunicare e non propaganda spicciola, legato alla necessità di mantenere un legame con il mio vero mestiere.
Ora la situazione si è assestata con questi testi che redigo giorno per giorno, annotando pensieri e umori. E' una sorta di zibaldone in cui mischio ragionamenti miei e altrui, seguendo avvenimenti e stati d'animo.

Valle d'Aosta: epidemie del passato

In piccolo c'è scritto 'Il messaggio è puramente ironico. Per sdrammatizzare'Bisogna con lucidità, rispetto a questo maledetto "coronavirus", confidare nella scienza medica e nelle molte équipe che in tutto il mondo stanno lavorando per un vaccino, ed è bene prendere sul serio tutte le misure di igiene e di sanità pubblica che si stanno prendendo, anche se - beninteso - stanno cambiando molte delle nostre abitudini. Si tratta, però, di un'assicurazione sulla vita, specie per le fasce più a rischio.
Se si pensa alle epidemie del passato non si può che essere rassicurati sull'oggi, perché diversamente attrezzati, rispetto ai tre delle più noti contagi che toccarono la Valle nei secoli passati e chissà che cosa ci può essere stati nei periodi su cui non abbiamo documentazione.

Pensare ai più giovani

Lavarsi le mani...Spiace dover tornare sul "coronavirus". Ci provo ad uscire dal gorgo, ma poi capita di doverci rientrare, perché la normalità è davvero sepolta dagli eventi in corso. Vorrei cambiare prospettiva, domandandomi quale possa essere l'approccio che questo virus possa avere sui giovani e giovanissimi. La mia generazione, cresciuta nell'epoca delle vaccinazioni di massa contro mostri ancora ben visibili come poliomielite e tubercolosi, ha ben presente certo passato ed i nonni e le persone anziane risalivano ancora più indietro a descrivere i fantasmi delle malattie.
"Telefono Azzurro" ha creato un apposito decalogo per spiegare ai bambini e agli adolescenti il "coronavirus".

Le diverse evasioni

Evasione..."Evasione". Questa mattina pensavo a questa parola, guardando fuori dalla finestra, mentre albeggiava. Come talvolta capita anche in questo spazio con altri pensieri, mi sono messo a lambiccare sul perché mi fosse venuta a mente questo termine dagli usi assai diversi e persino contraddittori.
Guardo il vocabolario e trovo anzitutto: "L'atto, l'effetto e il modo di evadere, fuga da un luogo". L'uso più adoperato resta la fuga da carcere e, per fortuna ma anche per miei comportamenti, problemi di questo genere non ne ho mai avuti in vita mia. Spesso mi sono sentito dire - immagino per lusingarmi - che è una medaglia per me non avere mai avuto guai giudiziari nella mia pur lunga carriera politica. A dire il vero considero questa circostanza niente altro che la normalità e mi viene da sorridere per quella celebre espressione "A torto o ragione non farti mettere in prigione".

Il "coronavirus" fra noi

Si sapeva che, prima o poi, il "coronavirus" sarebbe spuntato anche in Valle d'Aosta e dai casi annunciati in queste ore sappiamo che gemmeranno, perché così è fatta un'epidemia, altri casi, legati alla famiglia della media Valle implicata nell'infezione. Si sta ora, come sempre, allertando le persone che hanno avuto a che fare con loro nei giorni scorsi e che potrebbero risultare colpite dal contagio e toccherà, di seguito, vedere con chi loro siano entrati in contatto.
Nessuno poteva ragionevolmente pensare che sarebbe durata a lungo quella immunità che, per qualche giorno, ci ha permesso di essere l'unica Regione italiana non contagiata. D'altra parte facciamo parte di un sistema di comunicazioni che ci lega alla Pianura Padana con facilità e da lì provengono la maggior parte dei turisti, anche da zone "rosse" o "gialle", come si declina al momento la pericolosità dei luoghi e naturalmente delle popolazioni.
Si aggiunge l'asse delle comunicazioni verso i trafori e sappiamo che Alta Savoia e cantoni Romandi sono stati già colpiti e dunque bisognerà vigilare alla frontiera, come loro faranno con noi.

Stretta di mano, abbraccio e bacio

La scultura 'Peace' di Stephen J. Kaltenbach, a Sacramento, in California, negli USAMi riesce difficile non stringere la mano a chi incontro e, con le persone con cui ho un rapporto affettuoso, mi viene ancora naturale un abbraccio, aggiungendo talvolta per certi casi di maggior intimità e simpatia quello che i francesi chiamano "faire la bise" (addirittura tre volte come avviene con i miei amici vallesani). Ed invece i consigli governativi ci vorrebbero addirittura un metro di distanza, che mi domando come sia fattibile in certe circostanze, tipo i supermercati, i trasporti pubblici, per non dire dei comizi che dovrebbero esserci nella campagna elettorale per Regionali e Comunali in Valle d'Aosta (cosa capiterebbe nei seggi, luogo rischioso per i contagi?).

"Coronavirus" tra privacy e necessità di sapere

Evasione...Gira che ti rigira l'attualità del "coronavirus" incalza e che sia il problema vitale che ci frulla sempre in testa lo si vede ogni giorno, specie ora che il virus è arrivato in Valle d'Aosta o meglio è stato infine rinvenuto ed a fronte di crescenti misure importanti che cambiano la nostra vita quotidiana. Capita perciò di trovarsi a ragionare su diversi aspetti e oggi ne vorrei annotare uno, che parte da un lontano passato da evocare non per un parallelo impossibile, ma per certi aspetti- come dire? - psicologici e anche pratici.
La peste del 1630 uccise in Valle d'Aosta almeno cinquantamila persone e forse è una cifra per difetto. La cronaca più drammatica dei fatti accaduti nell'occasione di questa epidemia a Milano ce l'ha data nei "Promessi Sposi" - libro obbligatorio nel curriculum scolastico - Alessandro Manzoni, che descrive in modo magistrale la paura per il contagio e le molte dicerie che si diffondevano nella popolazione. Il fatto più noto, tanto da diventare proverbiale, è quello che ci fossero persone che spargevano appositamente unguenti venefici per propagare la peste.

Lettera al "coronavirus"

Una rappresentazione grafica del 'coronavirus'Signor "coronavirus", chiamato "covid-19",
lei si è insinuato nelle nostre vite e speriamo tutti che ciò non avvenga anche nel nostro corpo senza essere invitato e con il gusto violento di sconvolgere la nostra quotidianità. Con la conseguenza in certi casi di uccidere senza alcuna distinzione di luoghi e persone, pur con qualche preferenza per i più deboli. Questo aspetto del suo carattere dimostra quanto sia una brutta creatura della Natura, di cui volentieri vorremmo fare a meno ed è un nostro nemico giurato che ci minaccia e per questo la combattiamo.
Lei è una sorta di diavolo minuscolo che piomba tra di noi e si diffonde con una certa facilità, profittando della socialità di noi, razza umana. Della nostra voglia di abbracciarci, di baciarci, di fare festa e stare insieme, mentre lei - bestia grama - approfitta di noi e ci costringe a isolarci, proteggerci e ad avere timore per noi e per i nostri cari e a diffidare degli altri perché veicolo del suo desiderio di espandersi come certi alieni dei film di fantascienza.

Come soldati contro il "coronavirus"

Una coda di sciatori il 7 marzo 2020L'altro giorno ero a Torgnon per sciare. Mi trovavo al punto di arrivo della seggiovia del "Collet" a 2.250 metri, uno dei tanti è straordinari belvedere che ci offrono sul nostro territorio una visione delle nostre montagne. Da quella visuale svetta il Cervino con la sua imponente e enigmatica singolarità e il colpo d'occhio abbraccia quella sinfonia di roccia e ghiacci che è il massiccio del Monte Rosa.
Un paesaggio forgiato da milioni di anni di travagli geologici di fronte al quale ciascuno di noi misura la propria piccolezza e quanto sia fuggevole la nostra vita e insignificante il nostro passaggio, come un'orma sulla neve che mi circondava in quel momento.
Il vociare attorno dei turisti mi ha riportato alla realtà di una giornata fresca in mezzo alla natura con un cielo azzurro sopra di me.
Tutto perfetto? Tutt'altro.

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